La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2019 Volume: 20193

Il segreto per l’ipertrofia… è la forza!

Abstract

Italiano

L'articolo analizza l'approccio metodologico all'allenamento per l'ipertrofia muscolare, sottolineando l'importanza dell'intensità di carico rispetto agli approcci tradizionali. Viene definita l'ipertrofia come aumento della sezione trasversa del muscolo attraverso incremento delle proteine contrattili actina e miosina. L'autore critica il concetto di 'isolamento muscolare' e propone un approccio basato sull'utilizzo di carichi elevati (oltre 85% dell'1RM) per ottimizzare il reclutamento delle unità motorie. I carichi alti attivano tutte le unità motorie, migliorano la coordinazione intramuscolare e disinibiscono gli organi tendinei del Golgi. L'approccio proposto privilegia l'intensità come parametro determinante, seguendo il principio della dimensione di Henneman per il reclutamento progressivo delle unità motorie dalla più piccola alla più grande.

English

The article analyzes the methodological approach to training for muscle hypertrophy, emphasizing the importance of load intensity over traditional approaches. Hypertrophy is defined as an increase in muscle cross-sectional area through the increase of contractile proteins actin and myosin. The author criticizes the concept of 'muscle isolation' and proposes an approach based on high loads (above 85% of 1RM) to optimize motor unit recruitment. High loads activate all motor units, improve intramuscular coordination, and disinhibit Golgi tendon organs. The proposed approach prioritizes intensity as a determining parameter, following Henneman's size principle for progressive motor unit recruitment from smallest to largest.

Keywords

Italiano

ipertrofia muscolare, forza massimale, principio Henneman, unità motorie, sovraccarico progressivo, 1RM, sintesi proteica, allenamento forza

English

muscle hypertrophy, maximal strength, Henneman principle, motor units, progressive overload, 1RM, protein synthesis, strength training

L'ipertrofia muscolare funzionale si ottiene privilegiando l'allenamento della forza massima con carichi elevati (oltre l'85% dell'1RM), che attiva tutte le unità motorie e stimola la sintesi proteica. Il segreto non risiede nell'isolamento muscolare o negli integratori, ma nell'utilizzo di esercizi base multiarticolari eseguiti con alta intensità e multifrequenza settimanale.

Introduzione

Il mondo del fitness è letteralmente bombardato dalla pubblicità e dal marketing. Allo stato dell'arte, pare che se non si assumesse né pre, né post work-out integratori proteici o amminoacidici, creatina, glutammina, arginina ecc (la lista sarebbe troppo lunga), il tanto agognato fisico muscoloso e definito non lo si potrebbe mai ottenere. I social, in tal senso, hanno peggiorato e di molto la situazione.

Sarebbe opportuno fare un passo indietro e parlare prima di metodologia di allenamento, e solo dopo valutare "se/cosa/quando/come" assumere quel determinato prodotto. Fintanto che si crede a tutto, e in particolar modo al "grosso" che dispensa in palestra consigli alimentari neanche fosse un ricercatore al servizio dell'Istituto Superiore di Sanità, non dovrebbe sorprendere più di tanto se i risultati ottenuti non sono in linea con quelli attesi (o forse sarebbe meglio dire sognati).

Sì, vi vendono sogni e per di più senza solide realtà, giusto per capovolgere un famoso slogan pubblicitario; forse sarebbe il caso di tornare a parlare di allenamento in termini scientifici ma divulgativi, senza dimenticare che stiamo pur sempre considerando come si utilizza un manubrio o un bilanciere e non certo di come si interviene su una dissezione aortica.

L'ipertrofia nel nostro caso è definibile come l'aumento della sezione trasversa del muscolo, un adattamento biologico e fisiologico messo in atto del nostro sistema muscolare in relazione ad uno stress meccanico e metabolico subito attraverso l'allenamento contro resistenza; perché si possano avere muscoli più grossi, in sostanza, non è necessario mangiare tante proteine ma risulta fondamentale la contrazione muscolare contro una resistenza esterna (sovraccarico).

Il mito dell'isolamento muscolare

Un altro dei miti duri a morire all'interno delle palestre è il famoso "isolamento muscolare", cioè l'idea che con quel particolare esercizio si possa stimolare al 100% solo quel distretto muscolare, o peggio ancora, solo una parte di esso (vedi petto esterno o interno, parte alta o parte bassa del bicipite brachiale). Questa è pura utopia, "biomeccanica da palestra" che però a quanto pare richiama molti seguaci al seguito; basterebbe ascoltare qualche conversazione (soprattutto nello spogliatoio), per capire quanto siano radicati questi concetti.

All'interno della cellula muscolare, l'ipertrofia è una conseguenza dell'aumento del numero delle proteine contrattili actina e miosina (ipertrofia miofibrillare) con un parallelo aumento del sarcoplasma (ipertrofia sarcoplasmatica) costituente la parte non contrattile del muscolo1.

L'ipertrofia è un processo adattativo piuttosto semplice, non richiedente un approccio polivalente, funzionale e multilaterale; con ciò non la si vuole assolutamente screditare, ma la pura ipertrofia risponde a parametri sia pratici che teorici piuttosto semplici. Numero medio-alto di ripetizioni, presenza di esercizi complementari (monoarticolari), frequenza di allenamenti settimanali (multifrequenza), forte motivazione; se a ciò si aggiunge la giovane età, il gioco è fatto.

Non entro nel merito di quanto ovviamente influiscano sia l'alimentazione sia l'aspetto ormonale, senza però enfatizzare oltremodo quest'ultimo; a titolo conoscitivo, si cita ad esempio l'MGF (fattore di crescita meccanico, una diversa isoforma della più conosciuta IGF 1), ormone prodotto in loco a seguito della stimolazione meccanica, il quale sollecita l'inizio dell'ipertrofia muscolare, attivando le cellule satelliti e mediando la loro proliferazione e differenziazione2.

L'approccio basato sulla forza

Ma se invece si ribaltasse la situazione e si ricercasse un'ipertrofia più funzionale? Allora si dovrebbe, da un certo punto di vista, ribaltare anche le classiche schede di allenamento ed assumere un approccio molto più aperto e parimenti meno schematico e ruotinario. Premetto che non voglio passare per il sovvertitore del body building (che ha comunque da insegnare), ma solo sollecitare ad una riflessione; se l'obiettivo non è la posa, ma la performance, il body building dovrebbe essere a supporto della preparazione atletica e non il contrario.

Il parametro intensità

In quest'ottica il parametro "intensità" diventa determinante, e per descriverla prendo in prestito e riassumo le indicazioni di Zatsiorsky e Kraemer3, che la valutano in quattro modi diversi:

  1. grandezza del sovraccarico, espressa come percentuale del sovraccarico (% dell'1 RM, ripetizione massimale);
  2. numero di ripetizioni per set;
  3. numero (o percentuale) di ripetizioni con sovraccarico massimale;
  4. densità della sessione (semplicemente, rapporto tra tempo di lavoro e tempo di recupero).

Reputo la densità un parametro importantissimo, tant'è vero che merita un articolo e spiegazione dettagliata a parte nei prossimi numeri (così forse capirete perché dovreste allenarvi senza cellulare…), ma ora è giusto soffermarsi sul punto 1, ossia la grandezza del carico. Sempre i due autori menzionati sostengono che durante esercizi di forza, le proteine muscolari sono forzatamente degradate in sostanze più semplici; durante il periodo di reintegro (fase anabolica) la sintesi di proteine muscolari, ossia actina e miosina, risulta accresciuta.

Gli effetti dei carichi elevati

Carichi alti o molto alti - per convenzione fissiamo una percentuale oltre l'85% dell'1RM - sortiscono altresì i seguenti effetti4:

  • agiscono su tutte le unità motorie (UM, ricordo che l'unità motoria è costituita dal motoneurone, il suo assone e le fibre muscolari da esso innervate);
  • richiamano sia le UM costituite da fibre a contrazione lenta (tipo I), sia quelle costituite da fibra a contrazione rapida (IIx);
  • disinibiscono gli organi tendinei del Golgi, i recettori sensoriali posti in prossimità della giunzione miotendinea, da cui partono i riflessi inibitori della contrazione muscolare quando il muscolo raggiunge una tensione eccessiva;
  • migliorano, in conclusione, la coordinazione intramuscolare (sincronizzazione, reclutamento, frequenza di scarica del motoneurone).

Per chiarezza, il tema è incentrato sulla forza massima ben conscio che vi siano altre tipologie di espressione di forza, molto utilizzate nell'ambito della preparazione atletica; la forza rapida e la resistenza alla forza ad esempio, così come la stessa forza massimale può essere suddivisa in dinamica e statica5.

Il principio della dimensione

In sostanza, qualora si volesse richiamare le unità motorie più grosse e parimenti più potenti, è necessario aumentare il sovraccarico esterno portandolo prossimo al massimale; il presupposto fisiologico che ne sta alla base prende il nome di "principio della dimensione" (legge di Henneman)6, secondo cui quando aumenta il potenziale d'azione del neurone eccitatorio presente nel sistema nervoso centrale, le UM si attivano procedendo dalla più piccola alla più grande, dalle meno potenti alle più potenti. Affinché la contrazione muscolare sia molto potente, la frequenza degli impulsi nervosi deve gioco forza essere elevatissima.

Applicazioni pratiche

Personalmente ritengo che la qualità faccia la differenza, abbinata come logica vuole alla multifrequenza; è assolutamente possibile far coincidere intensità (carico), frequenza, volume, densità. Ma a questo punto si deve obbligatoriamente fare una scelta (ahimè, come spesso capita nella vita), e allora l'idea potrebbe essere quella di incentrare l'allenamento quasi esclusivamente su esercizi base e multiarticolari, sia per gli arti superiori che inferiori, relegando ad un ruolo secondario i classici monoarticolari.

Esercizi di spinta e trazioni non dovrebbero mai mancare: pochi esercizi, semplici ma ripetuti più e più volte con tempi di recupero piuttosto stretti, in modo tale da creare un deficit di ATP e fosfati e stimolare successivamente la fase anabolica (prerequisito essenziale ai fini ipertrofici). Ma non solo: questi stessi esercizi devono essere ripetuti almeno due o tre volte la settimana, onorando il principio della multifrequenza.

In maniera più pragmatica, si potrebbe sostituire il canonico 4x10 con un 4x5 ad esempio; e invece di effettuare tre, quattro o cinque esercizi per lo stesso gruppo muscolare, si potrebbe optare per un paio di questi (almeno un base), con un più alto numero di serie per ciascuno. Sono assolutamente contemplate anche le superserie e set composti, con un numero limitato di ripetute (massimo 5-6 a scendere) per ogni esercizio.

Il problema nasce nel momento in cui si attua, mentalmente prima e in pratica poi, una netta distinzione tra forza e ipertrofia, tra allenamento neurale e metabolico; dal mio punto di vista, queste due variabili sono molto più vicine e interconnesse di quanto si possa credere. Se voleste sapere quale sia il numero di ripetizioni o range migliore per stimolare l'ipertrofia…mi verrebbe da rispondere tutti; intensità molto elevate e ciclizzare i vari parametri che concorrono all'ipertrofia, ivi compresa la forza; "attaccare" il sistema neuromuscolare con diversi stress metabolici ed energetici è la chiave di volta.

A voi la scelta.

come il classico range 8-12 al 75% dell'1RM7-8. Sintetizzando il tutto, i fattori alla base dell'ipertrofia restano sempre gli stessi, conosciuti ormai da diversi anni:
  • il lavoro meccanico all'interno della serie (ossia il numero delle ripetute);
  • le contrazioni eccentriche;
  • la frequenza degli allenamenti;
  • il tempo sotto tensione, conosciuto anche con l'acronimo T.U.T. (time under tension);
  • la riduzione delle riserve di fosfati e di ATP;
  • lo stress metabolico, con conseguente innalzamento della concentrazione di acido lattico;
  • il danno muscolare.

Non si vuole assolutamente sconfessare o screditare questi concetti, che ritrovano riscontro anche nella pratica, ma solo porre uno spunto di riflessione su quella che viene definita "ipertrofia funzionale"; alla base sottende probabilmente una conoscenza un po' più approfondita della materia abbinata ad una mentalità meno rigida e scevra di preconcetti tipica del bodybuilding old style.

È senza dubbio possibile aumentare la propria massa muscolare, a patto che si è anche molto bravi nel ciclizzare e periodizzare le fasi che virano più sul volume e quelle che spingono più sull'intensità (forza); ne trarrà beneficio anche la performance atletica, con un aspetto fisico meno "pompato", ma più forte e con masse muscolari ben proporzionate.

L'obiettivo è determinante, come sempre dev'essere in ottica di allenamento: se è vero che "tutte le strade portano a Roma" (cioè all'ipertrofia), non vedo perché la forza debba essere così poco contemplata o meglio, solo considerata all'interno della preparazione atletica ma non nel contesto dei centri fitness. Ciò che conta, nel lungo periodo, è la capacità di mixare questi aspetti per ottimizzare i risultati.

If strength is a cornerstone of athletic training for most sports, even for hypertrophic purposes, the same cannot be said about the gym still mostly linked to the classic body building methods. Essentially, workouts focused mainly on volume at the expense of intensity (external load) and characterized by numerous exercises for a single muscle group. This undoubtedly stimulates the hypertrophy, which however also sees a powerful stimulus in the maximal loads or under maximums; if well planned, strength is a powerful "ally" of hypertrophy.

Bibliografia

  1. 1. Schoenfeld, BJ. The mechanisms of muscle hypertrophy and their application to resistance training. J Strength Cond Res. 24(10):2857-72. 2010 Oct
  2. 2. Barton-Davis, ER, Shoturma, DI, and Sweeney, HL. Contribution of satellite cells to IGF-I induced hypertrophy of skeletal muscle. Acta Physiol Scan 167: 301–305. 1999
  3. 3. W.J. Kraemer, V.M. Zatsiorsky. (2008). Scienza e pratica dell'allenamento della forza. Perugia. Calzetti Mariucci editori.
  4. 4. T. Bompa, A. Buzzichelli. Periodizzazione dell'allenamento sportivo. Perugia. Roberto Calzetti Editore. 2017
  5. 5. J. Weineck. L'allenamento ottimale. Perugia. Calzetti Editori. 2001
  6. 6. W.J. Germann, C.L. Stanfield. Fisiologia umana. Napoli. EdiSES S.r.l. 2008
  7. 7. Burd et al. Muscle time under tension during resistance exercise stimulates differential muscle protein sub-fractional synthetic responses in men. J Physiol. 2012 Jan 15;590 (Pt 2):351-62. Epub 2011 Nov 21.
  8. 8. Burd et al. Enhanced amino acid sensitivity of myofibrillar protein synthesis persists for up to 24 h after resistance exercise in young men. J Nutr. 2011 Apr 1;141(4):568-73.

Vedi anche

Domande frequenti

Perché la forza massimale oltre l'85% dell'1RM è più efficace per l'ipertrofia?

Secondo il principio della dimensione di Henneman, i carichi superiori all'85% dell'1RM attivano tutte le unità motorie, incluse quelle di tipo II più potenti. Questo reclutamento completo stimola maggiormente la sintesi proteica e promuove l'ipertrofia funzionale attraverso la degradazione e ricostruzione delle proteine contrattili.

Come funziona il principio della dimensione di Henneman nell'allenamento?

Il principio di Henneman stabilisce che le unità motorie vengono reclutate in ordine crescente di dimensione: prima quelle piccole (tipo I), poi quelle grandi (tipo II). Solo con carichi elevati si attivano completamente le unità motorie più potenti, essenziali per massimizzare l'ipertrofia muscolare.

Gli integratori sono davvero meno importanti della forza per l'ipertrofia?

Sì, l'articolo sottolinea che l'ipertrofia muscolare dipende principalmente dalla contrazione contro resistenza esterna (sovraccarico progressivo) piuttosto che dagli integratori. La forza massimale rappresenta il fattore determinante per stimolare la crescita muscolare attraverso il reclutamento ottimale delle fibre.

Qual è la differenza tra ipertrofia funzionale e ipertrofia estetica?

L'ipertrofia funzionale, ottenuta attraverso l'allenamento della forza massimale, migliora sia la massa muscolare che la coordinazione intramuscolare e la capacità di generare forza. Questo approccio produce muscoli più forti e performanti, non solo più grandi esteticamente.

Come strutturare un allenamento basato sulla forza per l'ipertrofia?

L'approccio ottimale combina multifrequenza, intensità elevata (oltre 85% 1RM), volume adeguato e densità ottimale. La qualità dell'allenamento è prioritaria rispetto alla quantità, privilegiando carichi che permettano il reclutamento completo delle unità motorie.

Perché la coordinazione intramuscolare è importante per l'ipertrofia?

La coordinazione intramuscolare migliorata dall'allenamento della forza massimale permette un reclutamento più efficiente delle fibre muscolari, ottimizzando la stimolazione per la sintesi proteica. Questo processo è fondamentale per ottenere un'ipertrofia muscolare di qualità e duratura.

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