L'articolo esplora l'importanza del Muscular Time Under Tension (TUT) negli allenamenti contro resistenze, evidenziando come un TUT controllato possa massimizzare gli adattamenti neuromuscolari, migliorare la sintesi proteica e stimolare risposte ormonali anaboliche. Nonostante alcune controversie, il TUT è considerato un fattore chiave per l'ipertrofia muscolare e la forza.
Time Under Tension (TUT)
Tante sono le variabili che arricchiscono i comuni protocolli di allenamento contro resistenze e con il passare degli anni l'attenzione a queste è cresciuta proporzionalmente all'evoluzione dei metodi utilizzati, i quali presentano sempre più dettagli e controllo sugli ingredienti nella ricerca di guadagni di forza e ipertrofia superiori. Uno degli elementi modificabili, forse il meno considerato, è il tempo sotto tensione muscolare o meglio conosciuto come Time Under Tension (TUT). Quest'ultimo rappresenta la quantità di tempo totale (secondi, s) di un set o di una singola ripetizione durante la quale il tessuto muscolare, impegnato in un lavoro contro resistenze, si trova costantemente soggetto a tensione [54]. Il TUT sembrerebbe giocare un ruolo cruciale in relazione alla dose totale di esercizio durante le sessioni di allenamento [1; 3; 7; 40; 58] ed in combinazione con carico e velocità di movimento (speed of movement) rappresenta un importante descrittore poichè riflette il tempo di stimolazione negli allenamenti di forza [7; 16; 58]. In letteratura non son presenti molti studi che abbiano direttamente manipolato il TUT come variabile dell'allenamento, quindi gli effetti specifici di questa metodologia per quanto riguarda gli adattamenti neuromuscolari non sono ancora pienamente compresi al momento [58]. Tuttavia, alcune delle ricerche a disposizione del mondo accademico mostrano segnali positivi, tanto è vero che l'utilizzo della metodologia del TUT nei programmi di allenamento, quindi l'applicazione di una durata di tempo superiore nel completare una serie, restituirebbe una spesa energetica glicolitica e totale, ed un extra consumo di ossigeno post esercizio (Excess Post-exercise Oxygen Consumption, EPOC) maggiore rispetto ai comuni tempi di contrazione [48]. Relazioni tra TUT e affaticamento neuromuscolare sono state scoperte, invece, da alcuni ricercatori, i quali osservarono che "
se la fatica neuromuscolare è un importante variabile per lo sviluppo di forza e ipertrofia, allora un TUT più lungo può produrre guadagni superiori di forza e ipertrofia finchè il volume di allenamento non è gravamente compromesso" [58]. I vantaggi correlati all'uso di questa metodologia si esprimono anche nella possibilità di poter variare lo stimolo di allenamento; in altre parole utilizzando un diverso numero di ripetizioni e/o TUT per ripetizione, pur mantenendo lo stesso obiettivo (relazionato a differenti intervalli di TUT set), sarebbe possibile massimizzare forza e ipertrofia muscolare ottenendo ulteriori adattamenti e superando, quindi, fasi di stallo nell'accomodamento [15; 54]. Una tensione muscolare prolungata sembra avere effetti anche sulla sintesi proteica; uno studio abbastanza recente ha infatti rilevato un aumento della sintesi di proteine mitocondriali e sarcoplasmatiche ed anche, seppur in ritardo, stimolazione delle proteine miofibrillari (24-30h post-allenamento), il quale costituisce un preciso marker nei guadagni di forza e volume [8]. Altri studi ancora hanno concluso come l'estensione del TUT costituirebbe un importante fattore in grado di stimolare le risposte degli ormoni anabolici [17], anche perché, mediante un maggior coinvolgimento del sistema energetico glicolitico, le molecole di idrogeno prodotte influenzerebbero la biosintesi di alcuni ormoni anabolici come l'ormone somatotropo [6]. Non mancano peró risultati contrastanti e/o non significativi riguardo l'applicazione ragionata del TUT e/o utilizzo del metodo Super Slow rispetto ai tradizionali metodi di allenamento contro resistenze [4; 5; 11; 18; 19; 20; 22; 24; 25; 27; 32; 33; 34; 35; 39; 43; 49; 63]. Tuttavia, alcune delle ricerche menzionate hanno riscontrato, mediante più attenta analisi, diversi errori metodologici perció molti dei risultati riportati in letteratura sarebbero privi di fondamento scientifico e non supporterebbero la posizione adottata dall'American College of Sports Medicine (ACSM) nel febbraio 2002 [26] sulla durata delle ripetizioni negli allenamenti contro resistenze [10]; tantomeno forniscono valide prove sugli effetti di un tempo sotto tensione muscolare prolungato. D'altro canto, date le numorese implicazioni e variabili cui la nostra macchina biologica, impegnata costantemente nel proteggere la propria stabilità chimico-fisica od omeostasi, è in grado di rispondere, si rende necessaria una cauta visione critica dei metodi e dei risultati scaturiti da numerosi lavori con l'obiettivo di evidenziare i reali vantaggi e svantaggi che l'applicazione di un determinato TUT potrebbe produrre a livello neurofisiologico e antropomorfologico sul corpo umano, a fini prestativi e non. Più recentemente l'ACSM (2009)[3] ha menzionato esclusivamente il lavoro svolto da Tran et al. (2006)[58] sul rapporto tra TUT e affaticamento muscolare.
Espressioni del TUT
Negli allenamenti contro resistenze è possibile distinguere diverse configurazioni di TUT, utili nel supportare le operazioni di prescrizione dello stimolo allenante a breve, media e lunga durata:
- TUT repetition (Volume della ripetizione)
Somma della fase concentrica, quasi-isometrica ed eccentrica di ogni singola ripetizione all'interno di una serie [51; 57; 58] - TUT set (Volume della serie)
TUT repetition (x1) + TUT repetition (x2) + ...TUT repetition (xn) - TUT workout (Volume totale della seduta allenante)
TUT set (y1) + TUT set (y2) + ...TUT set (yn) - Specific Muscle Group TUT (Volume relativo della seduta allenante)
TUT totale considerato uno specifico gruppo muscolare
Potenzialità fisiologiche del TUT
Mantenendo la muscolatura sotto tensione per una quantità di tempo maggiore rispetto ai comuni programmi di allenamento contro resistenze (o comunque in maniera ponderata, non casuale) è presumibile lavorare significativamente sui principali fattori scatenanti la risposta ipertrofica [13; 21; 44; 50; 59], definita come aumento delle dimensioni degli elementi muscolari contrattili ed estensione della matrice extracellulare come supporto di crescita [62]:
Tensione/Sollecitazione meccanica (Mechanical Tension/Stimuli)
Una significativa tensione meccanica perturba l'integrità del muscolo scheletrico provocando risposte cellulari e molecolari a livello miofibrillare ed innesca i meccanismi di crescita muscolare connessi con l'attivazione e proliferazione delle cellule satellite (Myogenic Stem Cells). Preponderanti evidenze scientifiche indicano proprio nella sollecitazione meccanica il fattore principale nel produrre adattamenti di forza e potenza [12; 14; 26; 28; 29; 41] e direttamente stimolante i processi cellulari scatenanti ipertrofia [30; 60];
Trauma Meccanico/Danno muscolare (Mechanical Trauma/Muscle Damage)
Micro-traumi a livello del tessuto muscolare scatenanti i processi di rigenerazione e crescita muscolare (effetto supercompensatorio);
Stress metabolico (Metabolic Stress)
Lo stress metabolico (cossiddetto effetto di "pompaggio") gioca anch'esso un ruolo importante nel produrre crescita muscolare e guadagni di forza [23; 46; 52]; questo avviene, appunto, utilizzando esercizi che provochino ipossia e/o ischemia muscolare (Blood Flow Restriction Exercise, BFR), ad intensità pari o superiori al 50% 1RM.
TUT e qualità dell'ipertrofia muscolare
Recenti studi [36; 37; 42] han procurato dati interessanti per quanto riguarda l'orientamento ipertrofico delle fibre muscolari. Infatti, si è osservato come l'utilizzo di carichi leggeri (50%1RM) con TUT prolungato determinasse uno sviluppo, in termini ipertrofici, maggiore delle fibre a contrazione lenta o fibre di tipo I, mentre l'utilizzo di carichi più intensi (80%1RM) con TUT minore provocasse una crescita maggiore delle fibre a contrazione veloce o fibre di tipo II. Per questo motivo, la metodologia del TUT andrebbe considerata ed impiegata alla ricerca del massimo sviluppo della specifica tipologia di fibra muscolare; la qualità dell'ipertrofia delle fibrocellule è da considerarsi quindi TUT-dipendente, in rela
zione con l'intensità del carico motorio. Infatti, una recentissima meta-analisi 45 condotta analizzando 10 tra i più importanti studi sull'utilizzo di carichi intensi e meno intensi con TUT chiaramente eterogenei 2; 9; 31; 38; 42; 47; 53; 55; 56; 61 ci rivela che la strategia migliore per massimizzare gli adattamenti neuromuscolari negli allenamenti contro resistenze sia la combinazione di carichi intensi e meno intensi, promuovendo un'ipertrofia ottimale di entrambe le tipologie di fibre muscolari.
TUT repetion, %1RM e fibra muscolare maggiormente coinvolta
Sulla base delle precedenti deduzioni, risulta fruttuoso a livello concettuale, nondimeno pratico, fornire una visione grafica d'insieme sul rapporto tra intensità di carico, TUT per ripetizione e fibra muscolare maggiormente coinvolta nel lavoro (Fig. 1). Comprensibilmente, le quantità e le cifre utilizzate hanno carattere puramente esemplificativo, data la difficoltà di reperire dati indiscutibili sul piano scientifico.
Conclusioni sul TUT
In conclusione, le evidenze scientifice raccolte (anche se in piccola parte non a favore, molto spesso per incongruenza metodologica con altri studi che indagavano il medesimo fenomeno) ci suggeriscono come l'applicazione della metodologia del TUT nelle programmazioni di allenamento contro resistenze andrebbe maggiormente considerata, perlomeno al pari di altri indicatori che poi plasmano il progetto allenante finale e soprattutto se l'obiettivo è quello di ottenere utleriori stimoli e vantaggi (adattamenti) per quanto riguarda gli sviluppi di forza e ipertrofia. Tuttavia, sono sicuramente necessarie ulteriori ricerche per comprendere al massimo le implicazioni potenziali e potenziabili di questo modello di lavoro muscolare.