L'articolo dimostra che l'attività fisica può migliorare la qualità della vita, la forza e la resistenza nei soggetti con sclerosi multipla. Studi specifici evidenziano benefici significativi attraverso protocolli di esercizio aerobico e di resistenza, migliorando parametri come il VO2max, la forza muscolare e riducendo la fatica e i sintomi depressivi.
Introduzione
La qualità di vita di soggetti con sclerosi multipla è inferiore rispetto alla popolazione sana e rispetto a persone che soffrono di altre malattie tra cui ictus ischemico e artrite reumatoide (Benito-Leon J, et al, 2003). Questo potrebbe essere associato alla natura incerta e imprevedibile della malattia, all’attuale incurabilità e all’esordio durante gli anni più produttivi della vita che caratterizza la malattia. L’effetto della malattia sulla qualità di vita potrebbe essere contraddistinto dal peggioramento della deambulazione e dall’aumento della sensazione di fatica. Questo sottolinea la necessità di individuare delle modalità per la gestione di questi sintomi, conseguenza inevitabile della malattia.
Una vecchia metanalisi ha valutato l’effetto complessivo dell’esercizio fisico sulla qualità di vita tra i pazienti con sclerosi multipla. I ricercatori analizzarono le banche dati dal 1960 al 2006 per valutare la relazione tra l’esercizio fisico e la qualità di vita in questi soggetti. L’evidenza scientifica sostiene che l’esercizio fisico, in particolare quello di tipo aerobico e cardiorespiratorio, ebbe notevoli effetti positivi sulla qualità di vita dei pazienti (Motl R.W., et al. 2008).
Un recente studio ha analizzato il rapporto tra qualità di vita ed esercizio fisico nella popolazione di soggetti affetti da sclerosi multipla. Il riesame ha valutato l’effetto dell’allenamento sulle capacità fisiche, sulla mobilità, sulla fatica e sulla qualità di vita. La ricerca ha incluso cinquantaquattro studi di cui solo ventuno hanno soddisfatto i criteri di revisione sistematica. Nel complesso, i ricercatori hanno decretato che l’evidenza bibliografica era insufficiente per trarre conclusioni certe sugli effetti dell’attività fisica sulla qualità di vita nei soggetti con sclerosi multipla. Tale conclusione è stata in parte associata ai limiti metodologici della revisione che si è focalizzata su tutti i domini in generale, non valutando le singole voci.
Molti studi però evidenziano una buona correlazione tra l’esercizio fisico e l’aumento della qualità di vita nelle persone con Sclerosi multipla come ad esempio dopo un protocollo di esercizio aerobico, di forza e protocolli combinati.
Nello studio “Impact of aerobic training on fitness and quality of life in MS” 1996, Petjan e colleghi hanno suddiviso 54 pazienti in due gruppi sperimentali. Il primo ha svolto attività fisica aerobica della durata di 40 minuti, coinvolgendo sia gli arti superiori che per gli arti inferiori, tre volte alla settimana per quindici settimane, mentre il secondo gruppo, che fungeva da controllo, non ha svolto attività motoria di alcun tipo. I risultati hanno evidenziato che già tra le cinque e le dieci settimane sono risultati statisticamente rilevanti l’incremento del VO2max e della forza, sia degli arti superiori sia degli arti inferiori, la diminuzione delle pliche cutanee, dei trigliceridi e del colesterolo a bassa densità e i punteggi del POMS (profile of mood states). Inoltre dalla decima settimana è risultata statisticamente diminuita la fatica.
Nello studio di McCullagh R., Fitzgerald P., Murphy: “Long-term benefits of exercising on quality of life and fatigue in Multiple Sclerosis patients with mild disability: a pilot study.” 2008, sono stati proposti lo svolgimento di esercizi per tre mesi per tre volte la settimana evidenziando una diminuzione dell’affaticabilità e un incremento nella qualità di vita rispetto il gruppo che non svolgeva alcun tipo di attività motoria.
Nicole M. et al., nello studio: “The impact of regular physical activity on fatigue, depression and quality of life in persons with multiple sclerosis.” 2009, hanno costatato che una costante attività fisica sembra avere migliori benefici su qualità di vita, fatica e depressione.
Nello studio “Physical activity and associated levels of disability and quality of life in people with multiple sclerosis: a large international survey” 2014, Claudia H. M. et Al. hanno valutato, in un grande sondaggio internazionale, l’attività fisica, i livelli associati alla disabilità e la qualità di vita di soggetti con sclerosi multipla recidiva remittente. I parametri che hanno confrontato sono la quantità di attività fisica e la salute correlata alla qualità di vita, il tasso di ricaduta, la disabilità, e le variabili demografiche delle diverse disabilità. Il sondaggio è stato proposto online ed era formato da diversi questionari. È stato utilizzato l’IPAQ (Questionario Internazionale per l’Attività Fisica) in forma breve per oggettivare la quantità di attività fisica quotidiana e il tempo trascorso stando seduti negli ultimi sette giorni. Attraverso i punteggi ottenuti nel test e grazie ai dati ricavati da un contapassi e da un accelerometro sono stati stimati i livelli di consumo d’ossigeno. Le variabili personali considerate erano l’età, il genere, l’altezza, il peso. Per valutare la quantità e l’intensità dell’esercizio fisico sono state misurate la durata e la frequenza delle attività e, successivamente, da queste sono stati derivati i MET, cioè multipli del tasso metabolico a riposo.
Le categorie individuate suddividevano i soggetti in: Elevata Attività, attività vigorosa per almeno tre giorni alla settimana con accumulo minimo di 1500 MET-min/sett o sette o più giorni di qualsiasi insieme di attività d’intensità moderata o vigorosa ottenendo minimo 3000 MET-min/sett, Moderata attività, tre o più giorni di attività vigorosa per almeno 20 minuti al giorno, o cinque o più giorni di qualsiasi insieme di attività d’intensità moderata o vigorosa ottenendo un minimo di 600 MET-min/sett e Bassa Attività, nessuna o qualche attività, ma non abbastanza per soddisfare le altre due categorie. In base al tasso di ricadute nei dodici mesi precedenti l’attività in relazione alla malattia è stata classificata come crescente, decrescente o stabile. Il questionario MSQOL-45 è stato utilizzato per valutare la qualità di vita e analizzare lo stato di salute fisica e mentale. Questa indagine è stata svolta su 2232 soggetti, in prevalenza donne di età compresa tra i 38 e i 53 anni.
I risultati hanno evidenziato che una maggior quantità di attività fisica è svolta dai maschi più giovani e con indice di massa corporea più basso. Inoltre, l’attività fisica è stata correlata come fattore positivo per la salute e la qualità di vita. Nelle persone con sclerosi recidiva remittente si è evidenziata una netta correlazione tra l’attività motoria e la diminuzione di ricadute, mentre coloro che hanno praticato bassi livelli di attività fisica hanno avuto più ricadute nel corso dell’anno rispetto a coloro che sono risultati più attivi. L’età non è risultata significativamente correlata con l’attività motoria all’interno dei vari gruppi di disabilità. In particolare si sono evidenziati particolari miglioramenti nel passaggio da bassi a moderati livelli di attività fisica. Inoltre, lo studio ha registrato, dopo un programma di lavoro di dodici settimane sul treadmill, incrementi del livello di energia delle persone con alta disabilità (60%), dei livelli di salute mentale (del 22,4%), dei livelli di salute fisica (del 30,3%) e delle funzioni sociali (del 12,6%).
Quindi svolgere attività fisica può limitare o rallentare la comparsa dei sintomi e delle disabilità malattia correlati. L’attività fisica ha effetti positivi per quanto riguarda il benessere fisico ed emotivo dei soggetti, infatti, quest’ultimo è un fattore correlato con il miglioramento della salute e della qualità di vita in quanto aumenta il funzionamento sociale. Al contrario, i bassi valori di attività fisica sono correlati con l’aumento delle disabilità, l’inattività fisica induce un maggior rischio di comorbidità e obesità che a loro volta comportano decondizionamento e debolezza muscolare aumentando la velocità di progressione della malattia.
Nello studio “High-intensity resistance training in multiple sclerosis — An exploratory study of effects on immunemarkers in blood and cerebrospinal fluid, and on mood, fatigue, health-related quality of life, muscle strength, walking and cognition.” (Marie K., et al., 2016) si sono ricercati gli effetti dell’allenamento ad alta intensità in soggetti con sclerosi multipla. Il campione di venti persone, di età compresa tra 18 e 50 anni, è stato valutato con la scala EDSS, con un test cognitivo e con il prelievo del liquido cerebrospinale. Hanno poi valutato i livelli cognitivi, di ansia, di depressione e di fatica dei partecipanti. Per quanto riguarda le caratteristiche motorie hanno valutato la forza degli arti inferiori e la massima escursione articolare del ginocchio. L’intensità dell’allenamento è stata valutata nei soggetti grazie ad una scala di cinque valori: che vanno da troppo facile a troppo difficile. I dati sono stati raccolti prima dell’inizio del protocollo sperimentale ed entro tre settimane dall’ultima sessione di allenamento. L’allenamento è stato eseguito due volte alla settimana per la durata di 60
La durata complessiva dell’allenamento prevedeva 12 settimane di lavoro sotto la supervisione di un fisioterapista esperto. I partecipanti hanno avuto cinque possibili alternative di allenamento ogni settimana per garantire la disponibilità. La seduta prevedeva un riscaldamento di cinque minuti sulla cyclette, quattro esercizi per la parte superiore del corpo (pull down, dips, row, chest press), tre esercizi per la parte inferiore (leg press, knee extension, knee flexion) e un esercizio di plank addominale. L’intensità di allenamento è stata dell’80% di 1RM e gli esercizi alle macchine erano suddivisi in tre serie da dieci ripetizioni con un recupero variabile da uno a tre minuti tra una serie e l’altra. L’aumento del carico era effettuato quando il soggetto era in grado di eseguire più di sette ripetizioni e il loro adeguamento è stato eseguito almeno ogni due settimane.
I risultati hanno evidenziato un notevole abbassamento del livello di TNF nelle citochine plasmatiche. I valori della valutazione dell’umore, della fatica e della qualità di vita sono notevolmente migliorati dopo il protocollo di allenamento. Nove pazienti sono stati classificati come soggetti con un grande grado di fatica prima del periodo di formazione, al secondo controllo, dopo l’esercizio fisico, e solo tre sono rientrati in quel sottogruppo. I tre esercizi dove è stato visto un notevole aumento della forza sono stati la posizione di plank addominale, leg press and dips, con un aumento medio del 79%, 74% e 63%. Anche la mobilità articolare del ginocchio è aumentata sia in flessione sia in estensione. Sedici partecipanti hanno valutato il programma di esercizio come molto buono e uno come buono. Lo studio ha dimostrato che con un protocollo di allenamento ad alta intensità di dodici settimane ha avuto effetti positivi sui livelli di citochine, ha diminuito la sensazione di stanchezza e migliorato la qualità di vita dei partecipanti.
Inoltre il protocollo ad alta intensità è stato ben tollerato da soggetti e sembra perciò essere un metodo d’intervento sicuro ed efficacie nelle persone con sclerosi multipla.
Effetti dell’esercizio fisico sulla forza, la resistenza e la spasticità
Numerosi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico può migliorare la forza muscolare nelle persone con sclerosi multipla. I protocolli hanno incluso esercitazioni di resistenza aerobica, esercitazioni di forza e protocolli misti che comprendevano sia esercizi di forza che di resistenza o diverse altre attività, come il nuoto e l’utilizzo di tapis roulant.
Nonostante i protocolli comprendessero popolazioni molto eterogenee e che le esercitazioni fossero organizzate in maniera differente tra le varie sperimentazioni, gli studi hanno costantemente rilevato un aumento della forza muscolare dopo l’allenamento. Una revisione dei protocolli di allenamento di resistenza ha esaminato i risultati di sei studi randomizzati di allenamento di resistenza con persone affette da sclerosi multipla confrontandoli con sei studi non controllati (Kjolhede T, et al. 2012).
Negli studi randomizzati erano presenti anche soggetti con gravi disabilità, i punteggi EDSS variavano da 1,0 a 6,5, mentre la durata e l’intensità di allenamento comprendevano dalle due alle cinque sedute a settimana per un periodo da 3 a 20 settimane. Le modalità di attività prevedevano esercitazioni con i pesi liberi, con gli elastici e con le macchine isotoniche con allenamenti di forza ad intensità tra il 70% e l’80% di 1RM. Lo studio sperimentale di Petajan e colleghi è stato uno dei primi a segnalare miglioramenti nella forza muscolare nelle persone con sclerosi multipla dopo che sono stati randomizzati in un protocollo che prevedeva esercitazioni di ciclismo sia degli arti superiori sia degli arti inferiori al 30-60% del VO2max per tre volte a settimana per quindici settimane rispetto al solo protocollo di cura.
Il miglioramento della forza muscolare è stato riportato anche con l’esercizio al tapis roulant, il nuoto e un protocollo combinato di esercizio aerobico ed esercizio di forza. In un altro studio del 2013 si è fornita una revisione globale degli effetti fisici dell’esercizio nelle persone con sclerosi multipla.
La forza muscolare è risultata essere un importante determinante della velocità di cammino nelle persone con sclerosi multipla. Gli effetti di allenamento aerobico e allenamento di resistenza alla velocità di cammino sono stati consistenti di minor peso rispetto agli effetti della forza muscolare. Almeno uno studio randomizzato di resistenza (Dalgas U., et al., 2009) e un protocollo di allenamento sul tapis roulant (Van den Berg M, et al., 2006) hanno riferito un miglioramento nella velocità di movimento; studi non controllati hanno inoltre riferito ulteriori miglioramenti (Motl R.W, et al., 2012).
Alcuni studi hanno riportato effetti positivi dell’esercizio fisico sulla riduzione della spasticità nelle persone con sclerosi multipla. Questi hanno incluso il ciclismo, un progetto di attività fisica di gruppo e un protocollo di cammino.
Effetti dell’esercizio fisico sulla capacità aerobica
La capacità aerobica è un importante fattore salute correlato sia per soggetti sani sia per persone affette da sclerosi multipla, infatti, questa capacità è associata al rischio cardiovascolare, a migliori prestazioni di cammino e migliori capacità cognitive. Solitamente il VO2max nei soggetti con sclerosi multipla viene valutata grazie al valore di VO2peak. Il VO2max è correlato significativamente con il valore di EDSS, con l’età e con il sesso. La correlazione tra VO2max e EDSS prevede che l’aumento di un valore nella scala della disabilità corrisponda una diminuzione del VO2max del 2,6 ml*kg -1 *min -1. Da ciò si può dedurre che con la diminuzione del VO2max e l’aumento dell’EDSS è destinato ad aumentare considerevolmente anche il rischio di mortalità per causa cardiovascolare. Un altro parametro correlato con il VO2max è l’affaticamento.
Anche in questo caso la correlazione è negativa perché al diminuire dell’uno aumenta l’altro. Spesso il minor valore di VO2max registrato in soggetti affetti da sclerosi multipla è probabilmente derivato da una bassa attività fisica quotidiana piuttosto che da danni tessutali provocati dalla malattia.
Infatti, analizzando gli adattamenti cardiovascolari e della capacità aerobica tra soggetti sani e soggetti malati non si sono evidenziate particolari differenze e il miglioramento, dopo uno specifico allenamento, sembra essere analogo per le due popolazioni. Inoltre la differenza di capacità aerobica può anche essere collegata ad un abbassamento della frequenza cardiaca massima nei soggetti affetti da sclerosi multipla da momento che il VO2max è strettamente correlato con questa e vari studi hanno registrato una diminuzione della frequenza cardiaca massima nei soggetti malati piuttosto che nei controlli sani.
In letteratura non si trovano controindicazioni all’allenamento aerobico in soggetti anziani sani e in pazienti anziani con diverse tipologie di comorbidità. Lo spettro di disabilità derivato dalla sclerosi multipla può trarre beneficio dall’allenamento aerobico poiché contrasta il declino fisiologico del sistema cardiovascolare. In una recente metanalisi si è riscontrato che con l’allenamento aerobico si può migliorare il VO2max di ben 3,5 ml*kg -1 *min -1. Va però notato che questa tipologia di allenamento è stata studiata principalmente in soggetti deambulanti (DESS minore di sei) e si hanno pochi dati per quanto riguarda il miglioramento della capacità aerobica nei soggetti con un grado di disabilità maggiore. Il miglioramento del valore di VO2max è stato confermato anche dallo studio di Kodama et Al. del 2009.
In questo studio è stato dimostrato che l’aumento di un MET, equivalente a 3,5 ml*kg -1 *min -1 di VO2max, è associato alla riduzione percentuale di 1,48 nella probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare. Purtroppo per quanto riguarda la durata e l’intensità più efficace dell’allenamento aerobico non ci sono dati certi. È probabile che l’eterogeneità dei gruppi sperimentali possa aver compromesso l’individualizzazione di risultati chiari comprendendo soggetti che rispondevano e soggetti che non rispondevano all’allenamento aerobico individuale.
Nelloo studio di Ponichtera-Mulcare et Al. del 1997 è stato analizzato il miglioramento del VO2max tra un gruppo sperimentale con EDSS di 4,5 e un altro gruppo con disabilità minore e valore di EDSS compreso tra 5 e 6,5 dopo un protocollo di allenamento all’ergometro di 24 settimane. Lo studio ha evidenziato come i soggetti con minor disabilità hanno incrementalo il loro VO2max del 17% mentre nei soggetti con EDSS minore, e quindi maggiore disabilità, il miglioramento è stato solo del 7%. Tuttavia nello studio di Mostert e Kesselring del 2002 è stato evidenziato che i soggetti con maggior disabilità tendono a migliorare di più la loro capacità aerobica. Inoltre è da ricordare che il miglioramento della capacità aerobica viene influenzata anche da altri fattori oltre che dall’esercizio fisico, ad esempio la predisposizione genetica.
L’attività aerobica è una buona terapia per migliorare i sintomi della sclerosi multipla. Aumentando i livelli di attività fisica si migliora il VO2max. L’allenamento aerobico produce risultati molto eterogenei nella popolazione dei soggetti colpiti da sclerosi multipla, è quindi difficile creare un programma di lavoro standard ed uguale per tutti i soggetti. C’è la necessità di creare un protocollo personalizzato per ogni soggetto in base alle sue caratteristiche e necessità personali.
Nello studio di Mostert S., et Al.: “Effects of a short-term exercise training program on aerobic fitness, fatigue, health perception and activity level of subjects with MS” 2002, sono stati messi a confronto 26 soggetti con sclerosi multipla con
altrettanti soggetti sani. Il protocollo prevedeva lo svolgimento di attività fisica aerobica della durata di 30 minuti al cicloergometro per cinque volte a settimana per un mese. L’intensità di lavoro era personalizzata. I miglioramenti si sono evidenziati nell’incremento del consumo di ossigeno, della capacità polmonare e nella diminuzione della fatica.
La deambulazione
Il deterioramento della capacità di deambulazione è uno dei sintomi più importanti e preoccupanti della sclerosi multipla perché strettamente correlata con l’autonomia del soggetto. Molte evidenze affermano che con l’esercizio fisico si possono migliorare le capacità di cammino grazie a probabili miglioramenti a livello del sistema nervoso centrale e grazie a incrementi delle capacità motorie come la forza, la resistenza muscolare e la capacità cardiorespiratoria.
La metanalisi di Pearson M. del 2015 ha rilevato miglioramenti clinicamente significativi nel tempo di 10 m walk test (10 MWt) (16,5% di miglioramento) e 2 minute walk test (2 MW) (19% di miglioramento), inoltre ha raccolto miglioramenti, anche se non statisticamente rilevanti, nel test dei 6 minute walk test e nel tempo del time-up-and-go tempo (TUG). Motl nel 2013 ha evidenziato come 800 passi al giorno sono la discriminante minima per persone con sclerosi multipla, suggerendo che questo valore di soglia sia utile come parametro di valutazione negli studi di cammino in soggetti con la sclerosi multipla.
Alcuni studi hanno evidenziato che alcuni tipi di esercizio fisico aerobico, di forza o una combinazione dei due, possa migliorare la resistenza e la velocità della camminata. Da alcuni controlli è emerso che le esercitazioni di cammino sono state più efficaci quando erano supervisionate piuttosto che quando l’esercizio non era controllato.
Lo studio “Treadmill Training or Progressive Strength Training to Improve Walking in People with Multiple Sclerosis? A Randomized Parallel Group Trial” di Siri Merete Brændvik et Al. del 2015, ha ricercato quale fosse il miglior metodo per migliorare il cammino nelle persone con sclerosi multipla. Camminare è una capacità fondamentale per il mantenimento dell’autonomia e dell’indipendenza del soggetto. Dal punto di vista clinico, è pertanto essenziale trovare interventi che mirano ad attenuare il decadimento di questa capacità e che la mantengano e la migliorino.
La debolezza muscolare è un fattore che può contribuire alla perdita della capacità di cammino nella sclerosi multipla. Una forte correlazione tra la forza e la compromissione del cammino è stata segnalata nel 2005 da Thoumie. Tuttavia una recente revisione ha rilevato che non vi è una forte evidenza tra l’aumento della forza nelle persone con EDSS inferiore a 6.5 e il miglioramento della capacità di cammino (Kjolhede T, et al., 2012). Ha ricercato il metodo più efficacie di allenamento del cammino sul tapis roulant. La ricerca ha evidenziato che l’allenamento sul treadmill ha portato benefici ai soggetti per quanto riguarda la capacità di camminare ma non è stata in grado di evidenziare qual è il metodo più efficace tra il cammino non supportato, il cammino supportato e il cammino guidato dal robot.
Inoltre, in questo studio si è ricercato quale fosse il metodo migliore per incrementare la capacità di cammino tra un allenamento di forza e un allenamento sul treadmill. I partecipanti hanno preso parte a esercizi di gruppo tre volte a settimana per otto settimane. I ventinove soggetti sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo svolgeva un allenamento sul tapis roulant mentre l’altro svolgeva un allenamento di forza. L’allenamento sul tapis roulant prevedeva tre diverse esercitazioni da sette minuti l’uno. Il primo esercizio prevedeva un’andatura a velocità confortevole ma con l’aumento della pendenza, il secondo esercizio prevedeva un lavoro di cammino guidato da una voce modello e il terzo protocollo prevedeva una camminata veloce aumentando del 10% la velocità confortevole.
Durante le otto settimane la velocità è stata progressivamente aumentata dal 10% al 40% della velocità ottimale. Ad ogni allenamento veniva controllata la velocità confortevole per modulare l’intensità dell’esercizio. I soggetti non dovevano superare il 70% della frequenza cardiaca massima. L’esercitazione aveva durata di 30 minuti con un recupero di 2 minuti tra le prove. L’allenamento della forza è stato condotto secondo le attuali linee guida dell’American College of Sports Medicine e prevedeva cinque esercizi per gli atri inferiori e per il core stability. L’intensità degli esercizi era all’80% di 1RM e prevedeva due serie da sei ripetizioni per ogni esercizio. Ogni gamba era allenata separatamente e il carico veniva incrementato di 0,25 kg quando il soggetto era in grado di eseguire più di sei ripetizioni.
Anche in questo caso la durata dell’allenamento era di trenta minuti. I soggetti sono stati valutati prima della sperimentazione e una settimana dopo la conclusione del protocollo di allenamento. I risultati hanno evidenziato che il protocollo di allenamento eseguito sul treadmill era più efficace rispetto all’allenamento di forza per migliorare il cammino nei soggetti con sclerosi multipla con EDSS maggiore o uguale a sei. Nel 2007, Newman M.A. et Al, nello studio: “Can aerobic treadmill training reduce the effort of walking and fatigue in people with MS: a pilot study” hanno proposto a 16 pazienti con sclerosi multipla un programma di lavoro da dodici sedute di allenamento su treadmill della durata di 30 minuti, con un’intensità corrispondente al 55-85% della frequenza cardiaca massima. Dallo studio è emerso un miglioramento del consumo d’ossigeno, un aumento nella velocità di camminata, una riduzione del tempo d’appoggio dell’arto più debole e aumento del tempo d’appoggio dell’arto più forte. Per quanto riguarda la fatica non si sono registrate variazioni.
Effetti dell’esercizio fisico sull’equilibrio
Le anomalie nell’equilibrio rappresentano un altro dominio colpito da deficit nella sclerosi multipla. L’effetto della malattia su questa capacità è particolarmente evidente nella posizione eretta (Prosperini L, et al. 2013). È importante porre l’accento su questa capacità perché i problemi di equilibrio possono essere associati a cadute e lesioni derivante da quest’ultime. Inoltre, le misure di oscillazioni posturali sono stati associati al cammino, alle prestazioni cognitive, e alla sfera sociale nelle persone con sclerosi multipla (Coote S, et al., 2002).
In posizione eretta le afferenze sensitive utili per il mantenimento dell’equilibrio arrivano al sistema nervoso centrale dal contatto della pianta del piede con il terreno. Quando i recettori cutanei, come le cellule di Merkel, i corpuscoli di Pacini, i corpuscoli di Meissner, e le terminazioni di Ruffini, non trasmettono informazioni al sistema nervoso centrale si verificano squilibri posturali tipici della sclerosi multipla. In sperimentazioni di duplice compito ai soggetti affetti da sclerosi multipla veniva chiesto di eseguire un compito cognitivo, contare a ritroso, mentre venivano analizzate le loro capacità di equilibrio in tre differenti situazioni: su superficie rigida ad occhi aperti, su superficie rigida ad occhi chiusi e su superficie di gomma piuma ad occhi chiusi.
I soggetti hanno avuto risultati peggiori per quanto riguarda i valori di velocità di spostamento e di ondeggiamento antero-posteriore e medio-laterale del centro di pressione rispetto al gruppo di controllo sano. È inoltre emerso che il controllo posturale diminuisce all’aumentare della disabilità, della spasticità, del deficit di propriocezione, con l’affaticamento muscolare, l’età, con la diminuzione di forza e con l’elevato grado di lesioni del tronco cerebrale e del peduncolo cerebellare. Il controllo posturale è notevolmente diminuito durante l’esecuzione del compito cognitivo aumento delle oscillazioni del 43% rispetto all’equilibrio rilevato in condizioni normali.
La revisione sistematica di Paltamaa J. Et Al. pubblicata nel 2012 ha rilevato un piccolo ma significativo effetto della modalità di esercizio di equilibrio delle persone con sclerosi multipla lieve o moderata. Un programma di esercizio specifico per l’equilibrio di dieci settimane è risultato sicuro ed eseguibile da soggetti affetti da sclerosi multipla. Il protocollo prevedeva esercizi di forza, mobilità e propriocettività, utili ad incrementare il benessere, le funzioni fisiche e la qualità di vita. I risultati hanno evidenziato un miglioramento significativo per quanto riguarda le prove su una particolare pedana di gommapiuma con occhi chiusi e nel controllo sagittale del tronco durante il cammino, la diminuzione dell’impatto della fatica percepita sul funzionamento fisico e mentale, e un aumento della qualità di vita.
Anche l’equilibrio statico ha subito incrementi dopo un allenamento mirato in persone affette da sclerosi multipla di livello lieve o moderato (Nilsagard Y.E, et al., 2014). In un recente studio effettuato con l’utilizzo della Nintendo Wii Balance Board per svolgere un protocollo di equilibrio sono emersi dei miglioramenti nella microarchitettura della sostanza bianca in trentasei soggetti con sclerosi multipla (Kjolhede T, et al., 2012). Il protocollo prevedeva un periodo di esercizio di dodici settimane durante le quali un gruppo svolgeva esercizi sulla Nintendo Wii Balance Board mentre l’altro gruppo non svolgeva alcun tipo di esercizio, seguito da un ulteriore periodo durante il quale i protocolli sono stati invertiti.
In questo modo il gruppo che precedentemente aveva svolto l’esercizio con la Nintendo Wii Balance Board, nel secondo periodo, non ha svolto alcun tipo di esercitazioni, mentre il secondo si allenava con la pedana. Entrambi gli esercizi avevano durata di 30 minuti e cadenza giornaliera. Durante le prime quattro settimane di esercizio erano proposti tre esercizi di core stability seguiti dall’introduzione di giochi ul
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