La glutammina è un aminoacido condizionatamente essenziale che svolge funzioni cruciali nel trasporto dell'ammoniaca, nella sintesi del glicogeno e nel supporto del sistema immunitario. Negli sportivi può essere utile per contrastare l'affaticamento e ottimizzare il recupero, sebbene gli studi sui suoi effetti sulla forza fisica mostrino risultati contrastanti.
Le funzioni metaboliche della glutammina
La glutammina è considerata un aminoacido non essenziale, che si trova in dosi più abbondanti nel muscolo, ed è il maggior aminoacido libero nel plasma. La struttura chimica della glutammina, contenente due atomi di azoto, permette l'incorporazione e il trasporto dell'ammoniaca, sostanza tossica liberata dal muscolo durante l'esercizio fisico. L'ammoniaca, grazie alla glutammina, può così raggiungere in una forma non tossica il fegato e i reni, subendo due diverse modifiche: trasformata in urea nel fegato o eliminata come ammonio dai reni.
Questa azione disintossicante della glutammina è cruciale in condizioni di acidosi, per la proprietà di questo aminoacido di tamponare le urine grazie all'enzima glutamminasi renale. Per definire la glutammina "non essenziale" ci si riferisce alla capacità dell'organismo di poterla sintetizzare a partire dal glutammato con una reazione irreversibile, tramite la glutammina sintetasi.
Allo stesso modo, la glutammina rientra in molteplici processi metabolici, regolando l'equilibrio acido-base, la neoglucogenesi e agendo da precursore per il glutatione. La glutammina è utilizzata inoltre come fonte energetica ad alti dosaggi dai leucociti, in particolare i linfociti, dagli enterociti e dalle cellule staminali del midollo osseo.
Questa particolare funzione è stata identificata nei primi anni '80 mediante uno studio sui linfociti e sui macrofagi. Precedentemente si pensava che le cellule del sistema immunitario traessero energia dall'ossidazione del glucosio, ma presto è stato scoperto che la glutammina viene ossidata da queste cellule ad una velocità pari, se non addirittura superiore, a quella del glucosio.
Un altro possibile impiego della glutammina consiste nella biosintesi nucleotidica e la proliferazione cellulare. Sono diverse le ricerche sul ruolo della glutammina come promotore della sintesi di glicogeno ed è per tale ragione considerato un aminoacido glucogenico.
La glutammina, inoltre, promuove l'assorbimento di liquidi dall'intestino e la sua somministrazione orale facilita l'assimilazione del sodio. Uno studio del 1993 focalizzato su soggetti malati di tumore, ha evidenziato come le cellule tumorali siano avide di glutammina: questo ovviamente non deve far credere che la glutammina sia un aminoacido dannoso in soggetti sani e in buona salute, in quanto essenziale per il mantenimento omeostatico.
Si ricorda a questo proposito, che attribuire ad un solo elemento la causa di una patologia multifattoriale come il tumore è un errore, e si vuole sottolineare che l'ossessiva ricerca di cibi "anticancro", spesso sponsorizzate da mode dettate dal marketing, è del tutto illusoria poiché ogni alimento è in grado di espletare funzioni positive e negative e la propensione verso un versante rispetto all'altro risiede nel quantitativo assunto, nella frequenza di assunzione e nella qualità del prodotto acquistato.
Ritornando piuttosto alle funzioni proprie della glutammina, così riassunte, sono:
- Immunostimolante
- Detossificante
- Neoglucogenica
- Idratante
- Adattogena (antistress)
Le molteplici attività svolte da questo aminoacido lo hanno riclassificato come condizionatamente-essenziale.
Fonti e modalità di assorbimento della glutammina
L'assorbimento di glutammina avviene a livello dell'orletto a spazzola delle cellule intestinali attraverso due sistemi di trasporto: un trasporto Na+-dipendente e un sistema Na+-indipendente. Dal punto di vista alimentare, la glutammina è assorbita nel digiuno, in percentuali che variano dal 60% al 90% nella specie umana. Solamente il tratto gastrointestinale utilizza circa il 40% della glutammina totale contenuta nel corpo.
Questo aminoacido è presente in molti alimenti, sia naturali sia realizzati a livello industriale: tra i primi, a titolo esemplificativo, l'albume dell'uovo presenta su 100 g un quantitativo di acido glutammico pari a 1,55 g, così da rappresentare l'aminoacido principale insieme alla leucina. Un altro esempio può essere il latte intero: il quantitativo di acido glutammico è di 0,634 g su 100 g di prodotto, pur considerando che la farina di frumento tipo 0 contiene circa 4 g di acido glutammico su 100 g.
Per quel che riguarda invece la categoria dei prodotti industriali, le proteine del siero del latte e l'albume d'uovo in polvere sono importanti fonti di acido glutammico (glutammato). Il glutammato, inoltre, è prodotto attraverso il catabolismo di altri due aminoacidi: la prolina e l'arginina.
È possibile ottenere la produzione del glutammato (o acido glutammico), anche a partire dall'a-chetoglutarato, ovvero un intermedio del ciclo di Krebs, attraverso la reazione reversibile della glutammato deidrogenasi. Dal glutammato poi, attraverso la glutammina sintetasi, viene prodotta la glutammina.
Il catabolismo della glutammina porta al riassorbimento di ioni bicarbonato, con funzione alcalinizzante, avendo come vantaggio il fatto che tali ioni non vengono eliminati attraverso le urine. Le sorgenti più importanti di glutammina, poiché ne producono una quantità elevata, sono il muscolo scheletrico e il tessuto adiposo.
Sebbene il fegato sia in grado di ossidare più di venti aminoacidi e utilizzarli per la produzione di differenti sostanze necessarie al corpo, il muscolo scheletrico è in grado di ossidarne solamente sei: i tre aminoacidi ramificati, aspartato, asparagina e glutammato. Questa capacità ossidativa del muscolo nei confronti di questi aminoacidi interessa la sintesi di glutammina e alanina.
La glutammina nelle attività sportive
L'impiego di glutammina in ambito sportivo può essere utile per contrastare i segni dell'affaticamento ed ottimizzare il recupero. L'efficacia in tal senso di questo aminoacido può essere comprovata dal fatto che gli sforzi fisici intensi e lo stress sono in grado di abbassare i livelli di glutammina e ostacolano il corretto funzionamento del sistema immunitario, con conseguente immunosoppressione.
Il cortisolo, ormone indispensabile per la vita, è secreto dalle ghiandole surrenaliche, si comporta come immunosoppressore se prodotto in eccesso, e la glutammina al contrario potrebbe essere un buon stimolante del sistema immunitario.
Alcuni studi hanno dimostrato come la supplementazione di glutammina sia utile per incrementare la sintesi proteica nei ratti e ridurre la degradazione proteica negli animali e negli esseri umani dopo intervento chirurgico. La glutammina, inoltre, può avere una certa valenza in ambito clinico per il mantenimento delle masse muscolari e il buon funzionamento del sistema immunitario.
Pochi invece sono i risultati scientifici raccolti sull'influenza della glutammina sul potenziamento della forza fisica negli atleti: in merito a questo argomento, gli studi restano discordanti.
I diversi effetti della glutammina sono trattati in uno studio del 1999 condotto da Antonio e Street che ha evidenziato, a livello ipotetico, quali potrebbero essere i possibili utilizzi per gli sportivi: nel medesimo studio sono evidenziati gli effetti della glutammina sul sistema immunitario e la capacità dell'aminoacido di legare l'acqua, con conseguente idratazione. In tal senso, probabilmente la glutammina potrebbe essere utilizzata negli sport di endurance, dove il fenomeno disidratativo può inficiare la performance.
Un altro studio del 2001 ha messo a confronto tre gruppi di individui che si sono allenati per sei settimane: un gruppo ha assunto un placebo, un secondo ha assunto la glutammina e un terzo con la glicina. Lo scopo dello studio è stato quello di analizzare le variazioni tra i tre gruppi nell'espressione di forza massimale alla leg press e alla bench press. Il risultato non ha registrato differenze nell'espressione di forza massimale a seguito di ingestione di glutammina.
Un anno dopo, nel 2003, uno studio eseguito in doppio cieco randomizzato e pubblicato ancora sul Journal of Strength & Conditioning Research, ha interessato due gruppi di 28 uomini sottoposti ad esercizi con sovraccarichi: il gruppo placebo e il gruppo supplementato con una combinazione di creatina, ribosio e glutammina, hanno svolto 8 settimane di allenamento con sovraccarichi e in questo arco di tempo sono state monitorate le differenze in composizione corporea, forza e resistenza muscolare.
Entrambi i gruppi hanno manifestato simili incrementi nella forza e nella resistenza muscolare, sebbene nel gruppo supplementato si sia registrato un aumento nel peso corporeo, soprattutto a carico della massa magra. Nessuno dei due gruppi ha modificato il proprio intake kcalorico giornaliero durante le 8 settimane, suggerendo la conclusione che la supplementazione possa aver favorito l'incremento della massa magra.
Sulla stessa linea, una review scientifica del 2007 di Nieman ha messo in luce la mancanza di fondamenti solidi per poter consigliare questo aminoacido come ausilio ergogenico. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda le variazioni ormonali: la glutammina assunta a livello orale si è infatti dimostrata utile per l'innalzamento dell'ormone della crescita, con dosaggi di 2 grammi20.
Ad oggi esiste la formula dipeptide, derivante dal glutine, considerata valida per una maggiore biodisponibilità rispetto alla L-glutammina, poiché assorbita già nello stomaco14. Nelle attività di endurance come la maratona, le cellule dell'immunità innata mostrano alterazioni, sia in termini di numero che nelle funzioni ricoperte. Attualmente, l'assunzione di carboidrati al termine della maratona risulta essere ancora la pratica maggiormente diffusa e quella più efficace a livello nutrizionale, poiché rallenta l'aumento delle citochine e degli ormoni dello stress15. Altre strategie, quali l'assunzione di sostanze antiossidanti e glutammina, hanno avuto risultati scadenti15.
Conclusioni
La glutammina è una sostanza utile per il nostro organismo, in quanto svolge una serie di funzioni finalizzate al mantenimento dell'omeostasi corporea, soprattutto per la sua funzione disintossicante. Nonostante essa subentri in molteplici reazioni e processi biochimici, la sua validità nel mondo dello sport risulta marginale. I risultati ottenuti dall'analisi di diversi studi potrebbero essere attribuibili al fatto che soggetti giovani o allenati mostrano un'efficiente capacità di recupero e pertanto la scelta di somministrare la glutammina non è determinante.
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