L'articolo esplora l'anafilassi indotta da esercizio fisico, una condizione rara ma potenzialmente grave, che si manifesta con sintomi allergici durante o dopo l'attività fisica. La crescente incidenza di questi casi richiede una maggiore consapevolezza tra allenatori e tecnici sportivi per prevenire e gestire efficacemente tali episodi.
Introduzione
I rischi correlati all'“allergia da allenamento” possono essere estremamente gravi sebbene molto rari; inoltre, la tendenza all'incremento dei casi rende necessario conoscere i dettagli da parte di tecnici sportivi e allenatori. La classica frase pronunciata dai sedentari cronici, secondo cui avrebbero un'allergia all'allenamento, nasconde un fondo di verità, sebbene non sia neppure lontanamente utile per giustificare un simile stile di vita. Si tratta dell'anafilassi indotta da esercizio fisico, una patologia relativamente rara e di recente individuazione, la cui diffusione sembra però in costante aumento. La sua manifestazione clinica è analoga a ogni altra tipologia di risposta allergica acuta che, nei casi più gravi, porta allo shock anafilattico.
Fitness e dintorni
L'anafilassi indotta da esercizio fisico può manifestarsi in momenti diversi della pratica (es.: al suo esordio o nella fase di maggiore impegno), così come può insorgere attraverso stimoli di natura differente ma che coinvolgono il lavoro muscolare, con una prevalenza per discipline come il running e le attività di endurance. In considerazione della tendenza all'aumento dei casi, e della gravità della risposta che molto spesso è imprevedibile e di diagnosi non immediata, si rende necessario non solo analizzare i meccanismi correlati, ma anche i comportamenti che possono favorire l'insorgenza del disturbo.
L'individuazione dell'anafilassi indotta da esercizio fisico risale agli anni Ottanta, ma il numero limitato di casi non ha consentito ad oggi una larga conoscenza del problema presso gli addetti ai lavori che operano al di fuori dell'ambito medico specialistico, come ad esempio trainer, istruttori e preparatori atletici impegnati direttamente con soggetti potenzialmente affetti. Sebbene infrequente, si stima che il numero di eventi di anafilassi indotta da esercizio fisico possa rappresentare sino al 15% del totale dei casi di anafilassi e, nella sua forma cibo-dipendente (di seguito descritta e verosimilmente rappresentata dalla metà delle situazioni) si potrebbe avere riscontro di 1 caso ogni 6.000 persone.
L'incremento nella pratica sportiva degli ultimi anni, se incontrovertibilmente ha delle ricadute positive a livello personale e sociale per quanto attiene la salute delle persone, determina dall'altro un aumento dei casi in termini assoluti, esigendo una conoscenza specifica del problema anche alla luce di circostanze che possono avere esito fatale dovuto a interventi tardivi e inadeguati.
Sebbene, come inizialmente menzionato, la prevalenza dei casi è al momento correlabile con le discipline di endurance, non solo questo non esclude la possibilità di una manifestazione anche per altre attività, ma non è neppure da sottovalutare l'ipotesi che una maggiore probabilità di eventi acuti correlati con attività di questo tipo, sia semplicemente la conseguenza di una maggiore diffusione percentuale di questo genere di allenamenti presso la popolazione. Lo stesso si può dire in relazione alle caratteristiche anagrafiche e di genere che descrivono il maggior numero di casistiche; per questo motivo (allo stato attuale della ricerca) è perlomeno affrettato eseguire un identikit preciso dei soggetti maggiormente a rischio e occorre invece ritenere eterogenea la popolazione potenzialmente coinvolta. Tuttavia è possibile aspettarsi una maggiore suscettibilità da parte di soggetti con familiarità o con presenza di malattie allergiche di altra natura e di chiara ed evidente sintomatologia; nei soggetti di sesso femminile (soprattutto durante il ciclo mestruale); una minore casistica in soggetti in età pediatrica, sebbene fenomeni di anafilassi indotta da esercizio sono stati riscontrati in un range di età compreso tra i 4 e i 74 anni.
Vi sono una serie di circostanze favorenti il manifestarsi dell'anafilassi indotta da esercizio fisico date sia da elementi ambientali (es.: mesi estivi e invernali), che da elementi personali riconducibili all'assunzione di cibo o all'introduzione di farmaci, in particolare FANS e alcune classi di antibiotici.
Gli aspetti più rilevanti per comprendere meglio dinamiche e trattamenti preventivi sono correlati indubbiamente alle cause scatenanti. Come chiarito da un importante approfondimento sul tema è possibile individuare 3 meccanismi patogenetici:
- cibo indipendente;
- cibo dipendente;
- alimento dipendente.
Le forme dipendenti dall'assunzione di cibo, o da uno specifico alimento, sono quelle statisticamente più frequenti e possono essere scatenate sia se il cibo in questione è introdotto prima dell'attività fisica (si assiste ad una comparsa precoce dei sintomi), sia se viene introdotto al termine dell'allenamento (in questo caso si osserva una latenza anche diverse ore prima della manifestazione clinica). In entrambi questi casi si può parlare più correttamente di anafilassi indotta da esercizio fisico cibo-dipendente, ritenendola una sottocategoria del disturbo principale caratterizzata, come di seguito descritto, da una sostanziale inesistenza di sintomi nel caso avvenga solo l'allenamento o solo l'introduzione di alimenti specifici.
I processi responsabili dell'anafilassi indotta da esercizio sono differenti anche nel caso di alimenti specifici, e tra questi meritano una particolare attenzione quelli relativi all'introduzione dei derivati del grano, che per altro sono verosimilmente di più frequente manifestazione. Nel corso dell'attività fisica avviene infatti l'attivazione dell'enzima transglutaminasi, nell'uomo si possono individuare 8 differenti forme di transglutaminasi, ciascuna con funzioni specifiche che vanno dalla coagulazione sanguigna ai processi digestivi e questo enzima (in tal caso di derivazione batterica) è usato anche nell'industria alimentare. La transglutaminasi intestinale è rilasciata dai fibroblasti (cellule del tessuto connettivo) e dai macrofagi (cellule del sistema immunitario), si lega alla gliadina (proteina del glutine) operando una deaminazione. Il glutine viene idrolizzato in peptidi nel corso della digestione proprio ad opera della transglutaminasi intestinale. La sua presenza massiva determinata dall'esercizio fisico in risposta all'incremento di IL-6 (interleuchina-6 è una proteina secreta dai linfociti-T e dai macrofagi, appartiene alla classe delle citochine e ha un ruolo attivo nella modulazione del sistema immunitario) promuove, in associazione ad alimenti contenenti glutine, una reazione allergica mediata da un più agevole legame con immunoglobuline.
Questo articolo esplora le reazioni allergiche indotte dall'esercizio fisico, evidenziando come l'attività fisica possa influenzare l'assorbimento di allergeni e scatenare anafilassi in soggetti predisposti. Propone strategie preventive basate sulla comprensione dei fattori scatenanti individuali, senza ricorrere all'eliminazione totale di alimenti o all'uso preventivo di antistaminici.
Discussione
In alcuni casi, le reazioni agli alimenti possono essere aggravate dall'attività fisica, a causa della rapida assunzione della gliadina e dell'uso concomitante di alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Questi fattori possono compromettere le giunzioni strette intestinali, facilitando il passaggio di macromolecole e potenzialmente scatenando reazioni allergiche.
Non solo i derivati del grano, ma anche crostacei, nocciole, arachidi e altri alimenti possono essere coinvolti nelle reazioni cibo-dipendenti. L'attività fisica può indurre variazioni fisiologiche come la ridistribuzione del flusso ematico e l'aumento dell'espressione di citochine, che possono alterare la degranulazione dei mastociti e il rilascio di istamina.
Nonostante la mancanza di una valutazione inconfutabile in termini di causa-effetto, è importante comprendere i fattori scatenanti individuali per ridurre i rischi senza compromettere la qualità della vita. Un buon distanziamento tra l'ultimo pasto e l'allenamento può essere un efficace strumento preventivo.
È sconsigliato l'uso preventivo di antistaminici, poiché potrebbero ritardare la comparsa di sintomi lievi e l'intervento in caso di anafilassi grave. Il trattamento acuto delle manifestazioni cliniche è di pertinenza medica, ma si raccomanda che i soggetti con diagnosi confermata abbiano sempre a disposizione un infusore automatico di epinefrina.
Conclusioni
La comprensione dei fattori scatenanti individuali delle reazioni allergiche indotte dall'esercizio è fondamentale per prevenire episodi senza compromettere la qualità della vita. L'eliminazione totale di alcuni alimenti non è sempre necessaria, e un buon distanziamento orario tra pasto e allenamento può essere sufficiente. L'uso di antistaminici preventivi è sconsigliato, mentre è essenziale avere a disposizione un infusore di epinefrina per le emergenze.
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