La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2021 Volume: 20214

Sistema immunitario nell’esercizio fisico: amico o nemico?

Abstract

Italiano

L'immunologia dell'esercizio è un campo di ricerca in rapida crescita che studia gli effetti dell'attività fisica sul sistema immunitario. Mentre sono ben documentati i benefici dell'esercizio fisico moderato per la salute generale, minori evidenze esistono sul ruolo attivo del sistema immunitario in risposta all'allenamento intenso. L'esercizio fisico moderato di breve durata (entro 45 minuti) produce effetti benefici per la difesa immunitaria, particolarmente negli anziani e nelle persone con malattie croniche. Durante l'attività fisica si osserva un aumento transitorio delle cellule immunitarie che favorisce l'immunosorveglianza e la produzione di citochine antinfiammatorie. Tuttavia, esercizi più intensi e prolungati possono sopprimere l'immunità e aumentare la vulnerabilità alle infezioni del tratto respiratorio superiore, particolarmente negli atleti di élite. I progressi tecnologici nella spettrometria di massa permetteranno migliore comprensione meccanicistica di come le perturbazioni immunitarie indotte dall'esercizio riducano il rischio di malattie croniche.

English

Exercise immunology is a rapidly growing research field that studies the effects of physical activity on the immune system. While the health benefits of moderate exercise are well documented, less evidence exists regarding the active role of the immune system in response to intense training. Moderate exercise of short duration (within 45 minutes) produces beneficial effects for immune defense, particularly in elderly and people with chronic diseases. During physical activity, a transient increase in immune cells is observed that promotes immunosurveillance and production of anti-inflammatory cytokines. However, more intense and prolonged exercises may suppress immunity and increase vulnerability to upper respiratory tract infections, particularly in elite athletes. Technological advances in mass spectrometry will allow better mechanistic understanding of how exercise-induced immune perturbations reduce the risk of chronic diseases.

Keywords

Italiano

sistema immunitario, esercizio fisico, immunità, allenamento, sport, salute, infezioni, citochine, cellule NK, neutrofili

English

immune system, physical exercise, immunity, bodybuilding, sport, health, infections, cytokines, NK cells, neutrophils

Questo articolo esplora il complesso rapporto tra esercizio fisico e sistema immunitario, evidenziando come l'attività fisica regolare possa migliorare la risposta immunitaria e ridurre il rischio di infezioni, mentre un esercizio intenso e prolungato potrebbe sopprimere l'immunità. Viene inoltre sottolineato il ruolo delle citochine e delle cellule immunitarie nel mediare questi effetti.

Introduzione

Mai come durante la pandemia Covid-19, il rapporto tra esercizio fisico e sistema immunitario ha destato maggiore attenzione. Tuttavia, se da un lato sono chiari gli effetti benefici per la salute conseguenti ad un’attività fisica regolare, meno consistenti sono le evidenze sul ruolo attivo del sistema immunitario in risposta all’allenamento.

Gli effetti causali esercizio fisico–salute sono numerosi e ben documentati relativamente a capacità aerobica, forza e funzionalità, ma anche a salute mentale, processo di invecchiamento, obesità, sindrome metabolica, rischio di malattie croniche come diabete mellito, cancro, malattie cardiovascolari, artrite e salute delle ossa e delle articolazioni.

Metodi

Allo stesso modo, ma con maggiore consistenza scientifica e medica, le evidenze indicano che l’inattività fisica è un grave problema di salute pubblica, con una vasta gamma di effetti dannosi. Oltre il 50% dello stato di salute può essere attribuito a comportamenti non salutari, con fumo, dieta e inattività fisica come principali contributori.

Di conseguenza, le linee guida per promuovere l’attività fisica a beneficio della salute sviluppate da organismi nazionali e sovranazionali come l’OMS sono univocamente improntate a raccomandarne dosi minime quotidiane da osservare per evitare la sedentarietà.

Risultati

Sotto il profilo clinico e quello strettamente sportivo, uno degli aspetti più intriganti e potenzialmente rilevanti dell’esercizio attiene ai suoi effetti sulla vulnerabilità degli atleti alle infezioni - in particolare del tratto respiratorio superiore - soprattutto quando si tratta di agonisti impegnati in competizioni dove la malattia delle vie respiratorie superiori è la ragione più comune per la presentazione non correlata a lesioni a una clinica di medicina dello sport, rappresentando il 35-65% delle presentazioni di malattia.

Discussione

L’immunologia dell’esercizio è invece un campo relativamente nuovo – il 90% delle pubblicazioni è successivo al 1990 – ma in rapida crescita. La relativa letteratura sta consentendo di comprendere gli effetti dell’attività fisica e dell’allenamento sulla risposta immunitaria integrata; effetti che includono le influenze indotte dall’esercizio sui meccanismi immunitari sia innati che adattivi, la sorveglianza immunitaria, l’infiammazione acuta e cronica e la traiettoria dell’immunosenescenza.

Il rimodellamento del sistema immunitario con l’età, infatti, contribuisce in modo sostanziale alla cattiva salute degli anziani, con un aumento del rischio di infezioni, cancro e malattie infiammatorie croniche che concorrono alla multimorbilità legata all’età.

Conclusioni

Come dimostrato in studi clinici, questo effetto generato dall’esercizio può aiutare a contrastare la tipica diminuzione dei progenitori linfoidi legata all’età. L’esercizio costante e moderato potrebbe anche migliorare le risposte anticorpali alle vaccinazioni e ridurre morbilità e mortalità delle malattie infettive.

Rispetto alla popolazione sedentaria, infatti, la popolazione che rispetta le linee guida sull’esercizio fisico ha una minore esposizione al rischio ed è stata associata a una migliorata risposta immunitaria.

Questo articolo esplora l'impatto dell'esercizio fisico intenso e prolungato sul sistema immunitario, evidenziando come possa portare a una temporanea immunodepressione, nota come "finestra aperta". Tuttavia, la relazione tra esercizio e funzione immunitaria è complessa e influenzata da vari fattori, tra cui lo stress e il recupero, e non sempre porta a un aumento del rischio di infezioni respiratorie.

Risultati

Il numero dei linfociti, invece, dopo un aumento nell’immediato post-esercizio, decrementa rapidamente: in seguito ad un esercizio ad alta intensità o molto prolungato, può raggiungere tassi di linfopenia clinica, per ritornare a livelli basali entro 4-6 ore.

L’idea che un esercizio prolungato e intenso provochi una "finestra aperta" (open window) di immunodepressione durante il recupero dopo l’esercizio è ben accettata, seppur con alcune evidenze in disaccordo.

In particolare, ciò che avviene si osserva dopo prestazioni impegnative di endurance, dove il numero di cellule NK può necessitare anche di 7 giorni per tornare a livelli normali.

Tale fenomeno è probabilmente imputabile ad una traslocazione periferica delle cellule NK in reazione alla presenza di antigeni nei siti periferici, soprattutto polmoni e intestino.

Un atleta che maggiormente può andare incontro a questa situazione è tuttavia un atleta soggetto ad una contemporanea presenza di stress, non solo di natura sportiva, collegata ad un possibile stato di deficit di recupero.

Questa sommatoria di elementi concorre a creare uno stato di overreaching non funzionale che, da solo, interferisce con il sistema immunitario.

L’eventuale stato di overreaching non funzionale acuisce questa immunodepressione, aumentandone la durata e i potenziali rischi, anche a causa della incipiente e debilitante sindrome da overtraining.

Del resto, il danno muscolare indotto dall’esercizio (EIMD) può attivare le cellule immunitarie necessarie a promuovere la rigenerazione dei muscoli scheletrici.

È tuttavia un’area complessa, dove una serie di fattori come sesso, età, alimentazione, livello di forma fisica, genetica e familiarità con l’attività fisica, influenzano l’entità del decremento delle prestazioni e il decorso temporale del recupero dopo l’EIMD.

I leucociti sembrano essere mobilitati dalla rottura del sarcomero in seguito a diverse contrazioni muscolari accompagnate dalla produzione di citochine infiammatorie e specie reattive dell’ossigeno.

L’EIMD è seguito da una riduzione a breve termine della forza muscolare e un aumento del gonfiore muscolare localizzato, quindi indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata e compromissione dell’apprendimento delle abilità motorie.

Discussione

Un moderato esercizio di resistenza (<2 h, allo stato stazionario del lattato vicino a 2 mmol.l-1, o <30 min allo stato stazionario del lattato di 4 mmol.l-1) ha prodotto cambiamenti minori nella funzione immunitaria rispetto all’esercizio faticoso (~100 % soglia anaerobica o superiore, o >2 h di esercizio di resistenza esaustivo).

Inoltre, ogni volta che una sezione di esercizi di resistenza acuta ha causato una apprezzabile risposta immunosoppressiva, questa è stata considerata relativamente contenuta nella misura della sua funzione cellulare.

Sebbene alcuni studi definiscano quindi persino speculativa la teoria in parola, in particolare in riferimento al rischio di infezione da COVID-19, resta possibile che una sessione di esercizio intenso o di estrema resistenza (intensità superiore al 100% della soglia anaerobica o 2-3 ore di esercizio di resistenza esaustivo) sia in grado di evocare una maggiore immunodepressione.

La linfopenia osservata rappresenterebbe uno stato intensificato di sorveglianza immunitaria e regolazione immunitaria guidato da una mobilitazione preferenziale delle cellule ai tessuti periferici. Sarebbe pertanto un equivoco etichettare qualsiasi forma di esercizio acuto come immunosoppressivo.

Ad esempio, non sono state registrate alterazioni nei linfociti T helper-2 dopo 2,5 ore di esercizio di resistenza eseguito al 75% del consumo massimo di ossigeno in corridori allenati, suggerendo che non vi era alcuna immunosoppressione post-esercizio.

Conclusioni

Nell’ambito dell’esercizio di resistenza, alcuni studi hanno riportato incidenze maggiori di infezioni in atleti impegnati in lavoro più lieve rispetto a chi eseguiva esercizi di resistenza maggiori: nella valutazione di 273 corridori, nel corso di 2 mesi di allenamento prima di una gara di 5 km, 10 km e mezza maratona, coloro che si preparavano per una mezza maratona presentavano casi di URTI inferiori (6,8%) rispetto ai corridori che si preparavano per le gare di 5 e 10 km (17,9%).

Tuttavia, i dati suggeriscono che gli atleti impegnati in allenamenti e gare continuative e di alto livello possono sperimentare episodi meno infettivi rispetto ai corridori ricreativi a causa degli effetti diretti e indiretti sull’immunosorveglianza. Inoltre, l’esperienza di gara stressante non sembra aumentare il rischio di contrarre un’infezione respiratoria acuta.

È stato d’altra parte riscontrato che il 12,9% dei partecipanti alla Maratona di Los Angeles riportava episodi di infezione durante la settimana successiva alla maratona rispetto a solo il 2,2% dei 134 corridori allenati in modo simile che avevano partecipato all’evento.

Questo articolo esplora la complessa relazione tra esercizio fisico intenso e sistema immunitario, evidenziando come un allenamento eccessivo possa aumentare la vulnerabilità alle infezioni. Propone strategie preventive, come il defaticamento e un'adeguata alimentazione proteica, per mitigare gli effetti negativi sull'immunità.

Discussione

Dopo la Maratona di Stoccolma del 2000, è stato osservato un aumento del tasso di infezioni tra gli atleti rispetto ai corridori ricreativi; aumento che è stato attribuito al maggior volume di allenamento eseguito dagli atleti1. Analogamente, è stato rilevato che solo il 19% dei corridori ricreativi riportava URTI, mentre il 45% degli atleti mostrava URTI nei 15 giorni successivi alla Maratona di Londra del 2010. Va precisato, tuttavia, che l’URTI presentata dal 58% dei corridori era di natura allergica piuttosto che infettiva, giacché la maratona si era svolta durante la stagione dei pollini, e quindi degli allergeni2.

Le esposte contraddizioni potrebbero essere correlate alle differenze nel livello di allenamento. Soltanto alcuni studi hanno riportato riduzioni della risposta proliferativa dei linfociti, e soppressione della funzione dei neutrofili: è stato quindi sostenuto che i risultati contrastanti possano imputarsi a differenze nel disegno della ricerca tra gli studi - studi trasversali rispetto a studi longitudinali; all’intensità e al volume dell’esercizio; allo stato e al livello individuale di allenamento; ai parametri del sistema immunitario valutati; e ad influenze genetiche su URTI3.

Poiché la maggior parte degli studi disponibili si basa su sintomi delle cellule specifiche, che utilizzano glucosio, proprio allo scopo di preservare tale substrato. Appare pertanto evidente che quando sale il cortisolo, come risultato, acuto e temporaneo, dell’allenamento cala anche l’efficienza del sistema immunitario.

Contemporaneamente all’aumento del cortisolo, in corso di una seduta di allenamento protratta sufficientemente a lungo, abbiamo una contemporanea caduta del testosterone/hgh, vedi fig.1, con conseguente rallentamento del processo anabolico, che coinvolge anche l’anabolismo delle proteine anticorpali.

Da questa situazione, oltre che dalla liberazione di citochine infiammatorie che trasferiscono, temporaneamente, verso i muscoli le cellule immunitarie, nasce la teoria dell’open window, che vuole lo sportivo più soggetto a malattie ad agente virale o batterico, specialmente delle vie aeree, nell’immediato post allenamento e per un tempo variabile in maniera individuale e legata al volume e alla struttura del carico somministrato.

Conclusioni

Come abbiamo visto in precedenza, su tale aspetto le evidenze scientifiche sono discordanti, però ogni atleta di livello e ogni allenatore di livello sa, per esperienza diretta, che effettivamente questa fragilità immunitaria temporanea esiste, e che pertanto alcune semplici precauzioni nella gestione del post work out vanno prese, pena l’ammalarsi.

L’osservazione in questo campo dei risultati scientifici, che scaturisce discordante, appare all’occhio dell’operativo, ancora una volta, indispensabile ma non sufficiente ad elaborare gli aspetti comportamentali pratici. Del resto, i lavori di ricerca al riguardo non sono mai riferiti ad atleti che si allenano più di 20 ore settimanali, come invece accade abitualmente in molte situazioni di élite.

È evidente che la situazione di stress cambia molto se passiamo da 10 ore settimanali, già marker di un atleta vero, a più di 20 ore. La situazione di open window determina immediatamente l’importanza del defaticamento alla fine della sessione, non come semplice, e breve, momento di rilassamento, ma come situazione del tutto integrante, anche nel terreno della prevenzione.

Infatti, se non c’è stress biologico/metabolico, come accade appunto nei processi di allenamento, non ci sono nemmeno gli adattamenti acuti, effetto immediato del carico, tra i quali anche l’innalzamento del cortisolo con relative conseguenze. Al contrario un’attività blanda, ma sufficientemente lunga, determina un effetto wash out che contribuisce a riportare alla normalità i livelli sia del cortisolo che delle citochine infiammatorie, responsabili del momento di fragilità, in tempi minori rispetto alla semplice chiusura della sessione.

Esattamente come avviene nello smaltimento del lattato e di altri prodotti residui della bioenergetica della seduta.

Anabolismo proteico e anticorpi

Dobbiamo immediatamente ricordare che gli anticorpi, responsabili principali dell’immunità acquisita e specifica, sono proteine, normalmente glicosilate quindi legate a carboidrati, e che nella loro formazione rispondono a tutte le regole delle proteine e del loro anabolismo.

Non è raro riscontrare che atleti abbiano un apporto di proteine/aminoacidi inferiore alle loro esigenze reali, non teoricamente determinate da tabelle di laboratorio che sottostimano il reale carico interno dato, non solo dall’allenamento, ma anche dalla vita di relazione e dallo stile che si sostiene nelle 24h. Va tenuto nella debita considerazione che nella maggior parte dei programmi di allenamento di tutti gli sport, anche se preparatori per competizioni di potenza, la durata delle sedute ci porta verso aree resistive, caratterizzate comunque da marcato effetto catabolico, che andrà riparato, soprattutto proprio nella componente proteica di struttura, sottraendo pertanto gli aminoacidi anche all’ambito proteine anticorpali.

Per esempio, capita peraltro non raramente di vedere atleti etichettati come ipotiroidei lievi idiopatici, segnali ematochimici alla mano, quando in realtà il problema consisteva proprio in un insufficiente apporto di proteine/aminoacidi che andava a limitare la produzione degli ormoni peptidici tiroidei. Il problema, infatti, rientrava aumentando l’apporto proteico. Evidente che questa situazione possibile deficit sarebbe destinata ad avere importanti ripercussioni anche sulla produzione delle proteine anticorpali.

Non raro che tale deficit reale e funzionale, anche se non teorico, dipenda da una sottovalutazione del ruolo di “aminoacido/i limitante/i” presente/i in molti cibi, anche di moda (vedi il triptofano per la ricotta…) e da analoga sottovalutazione della biologia e della biochimica dell’assorbimento degli elementi.

Vedi anche

Domande frequenti

L'esercizio fisico rafforza sempre il sistema immunitario?

No, non sempre. L'esercizio fisico moderato e di breve durata (fino a 45 minuti) tende a rafforzare il sistema immunitario, aumentando la mobilitazione di cellule immunitarie e citochine antinfiammatorie. Tuttavia, allenamenti intensi e prolungati possono temporaneamente sopprimere la funzione immunitaria, rendendo l'organismo più suscettibile alle infezioni.

Qual è la differenza tra esercizio moderato e intenso per l'immunità?

L'esercizio moderato (es. camminata veloce, jogging leggero per 30-45 minuti) è generalmente benefico, promuovendo l'immunosorveglianza. L'esercizio intenso e prolungato (es. maratone, allenamenti ad alto volume) può indurre una 'finestra aperta' di immunosoppressione, aumentando il rischio di infezioni del tratto respiratorio superiore negli atleti.

Quali cellule immunitarie sono coinvolte durante l'esercizio?

Durante l'esercizio, si verifica una mobilitazione transitoria di diverse cellule effettrici del sistema immunitario, tra cui neutrofili, monociti e cellule Natural Killer (NK). Queste cellule svolgono un ruolo chiave nella difesa contro patogeni e nella sorveglianza immunitaria.

L'allenamento eccessivo può aumentare il rischio di ammalarsi?

Sì, l'allenamento eccessivo e il sovrallenamento possono compromettere la funzione immunitaria, aumentando la suscettibilità alle infezioni, in particolare quelle del tratto respiratorio superiore. Questo è spesso osservato negli atleti d'élite o in chi non gestisce adeguatamente il recupero.

Come posso bilanciare l'allenamento per supportare il mio sistema immunitario?

Per supportare il sistema immunitario, è consigliabile bilanciare l'intensità e il volume dell'allenamento, includendo periodi di recupero adeguati. L'esercizio moderato e regolare è la strategia più efficace. È importante anche una nutrizione equilibrata, un sonno sufficiente e la gestione dello stress.

Cosa sono le citochine antinfiammatorie e come sono influenzate dall'esercizio?

Le citochine antinfiammatorie sono molecole proteiche che aiutano a regolare e ridurre l'infiammazione nel corpo. L'esercizio fisico moderato può stimolare la produzione di queste citochine, contribuendo agli effetti benefici sulla salute e sulla modulazione della risposta immunitaria.

L'immunologia dell'esercizio è un campo di studio importante?

Assolutamente sì. L'immunologia dell'esercizio è un campo emergente e multidisciplinare che studia i complessi meccanismi attraverso cui l'attività fisica influenza la risposta immunitaria. Comprendere questa relazione è fondamentale per ottimizzare la salute, le prestazioni atletiche e prevenire le malattie.

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