Questo articolo esamina criticamente lo studio di ISICO sul rapporto tra tennis e scoliosi, evidenziando le limitazioni metodologiche che impediscono di trarre conclusioni definitive sui fattori di rischio associati alla pratica del tennis. Lo studio non utilizza un approccio prospettico, limitandosi a rilevare la prevalenza delle deformità spinali senza poter determinare la causalità.
Tennis, scoliosi e attitudine scoliotica
Da un punto di vista anatomico, il rachide di un individuo normale, esaminato in X-grafia, si presenta perfettamente allineato in proiezione antero-posteriore. Nel caso di una scoliosi, invece, la colonna vertebrale, sempre visualizzata sul piano frontale, presenta una o più inflessioni laterali. Detta deformità esercita inoltre i suoi effetti negativi sui rimanenti piani (sagittale e trasversale) e, di conseguenza, su tutto il rachide. La scoliosi strutturata è, dunque, un’affezione tridimensionale del rachide, non riducibile volontariamente, ed è particolarmente evolutiva durante il periodo puberale. Tale evolutività tende a rallentare nel corso dell’età adulta, sebbene alcune scoliosi, a fine accrescimento scheletrico, siano destinate a peggiorare anche di un grado all’anno (Weinstein & Ponseti, 1983). Nella maggior parte dei casi, la scoliosi ha una etiologia sconosciuta e viene, così, definita idiopatica (Nachemson & Sahlstrand, 1977).
Diversamente, l’attitudine scoliotica è caratterizzata da un’alterazione morfologica del tronco causata da una curva laterale della colonna vertebrale. Tale alterazione, reversibile e autocorreggibile, compare quando il soggetto assume posture in carico, mentre scompare totalmente o si riduce quando lo stesso soggetto assume posture fuori carico. Questo tipo di condizione rientra nelle cosiddette scoliosi funzionali. L’attitudine scoliotica può determinarsi a causa di ipometria (o eterometria) degli arti inferiori, stati infiammatori muscolari, dolore vertebrale e/o muscolare, alterazioni di tipo posturale.
L’attività tennistica agonistica, che oggi si tende a iniziare in età sempre più acerba e viene proseguita per due-tre ore al giorno negli anni dell’accrescimento, può comportare un asimmetrico potenziamento dei gruppi muscolari del cingolo scapolare e dell’arto superiore di un lato (come di regola avviene e si evidenzia nei giovani campioni), mentre al controlaterale non compete altro ruolo che quello di alzare la pallina nel gesto del servizio. Ma tutto ciò, si può controbattere, non è mai stato sufficiente a indurre una deformazione rachidea evolutiva. Al riguardo, è necessario utilizzare correttamente il termine evolutiva, poiché l’aggravamento in corso di accrescimento è requisito indispensabile per poter parlare di scoliosi vera. Diversamente, si può parlare solo di una deviazione rachidea secondaria ad asimmetrico sviluppo muscolare, chiaramente non evolutiva e non dissimile da quanto si osserva nei casi (piuttosto rari, ma ben noti) di agenesia di un grande pettorale oppure nei molto più frequenti casi di ipometria degli arti inferiori. Ciò detto, gli studi esistenti sono pochi, e quei pochi scarsamente attendibili (Lisi, 2018).
Tennis e scoliosi. Lo studio - poco attendibile - di ISICO
Nel testo (estratto, introduzione e metodi) è riportato come lo scopo del presente lavoro sia quello di verificare la prevalenza delle deformità spinali e di mal di schiena in adolescenti che praticano tennis a livello competitivo, confrontati con controlli sani (Zaina et al., 2016). Per raggiungere tale obiettivo è stato utilizzato un disegno di studio trasversale.
Si osservano diverse criticità nella scelta del disegno di studio e sue conseguenze.
I disegni trasversali presentano pregi e difetti. Infatti:
- Raccolgono informazioni relative all'esposizione ai fattori di rischio e ai loro esiti (insorgenza della patologia) nello stesso momento e sullo stesso paziente. Possono essere pensati come un'istantanea di una malattia in una popolazione in un particolare momento. Tuttavia, visto che l'esposizione e lo stato di malattia sono misurati nello stesso istante temporale, È per questo che spesso vengono utilizzati solo in prima battuta, per poi eseguire studi caso-controllo o di coorte;
- Offrono risultati immediati e sono economicamente poco rilevanti in quanto non richiedono l'impiego di mezzi, tempo e personale per lunghi periodi (al contrario di studi caso-controllo o ancor più di coorte);
- Sono utili per esplorare la distribuzione di una malattia al tempo "0", l'associazione fra malattia e fattore casuale; possono essere considerati come una prima fase di uno studio da approfondire con altre tipologie di disegni (caso-controllo o di coorte);
Non si capisce per quale motivo sia stato preso un gruppo di controllo, non essendo contemplato da questo tipo di studio. Inoltre, nel testo vengono definiti "controlli sani", quando invece viene espressamente detto che per la scelta di tale gruppo non è stata posta alcuna restrizione né sul tipo di sport praticato, né su una diagnosi pregressa di malattia. Per definizione, un gruppo di controllo è un gruppo di soggetti che, a parte il fatto di non aver sviluppato la malattia, è identico per tutte le altre caratteristiche al gruppo dei casi.
- Nella sezione dedicata all' “Analisi Statistica” non è stato riportato il software utilizzato per svolgere l'analisi, né se sia stata o meno testata la normalità dei dati. Inoltre non è stato specificato quale tipo di statistica descrittiva è stata utilizzata nelle tabelle a seguire. Infatti osserviamo per variabili continue un xy.z ± xy.z (x,y,z sono cifre da 0 a 9), ma non si evince cosa rappresenti la quantità a destra del “±”, ma solamente intuire che possa essere una deviazione standard o un errore standard essendo la quantità presente a sinistra del simbolo “±” una media.
- Nei “Metodi” è descritto l'uso del test Chi quadrato. Per utilizzare tale metodo, la numerosità totale dovrebbe essere superiore a 200 e nessuna frequenza osservata dovrebbe essere inferiore a 5. In caso venisse violata la prima ipotesi dovremmo ricorrere alla correzione per continuità di Yates, nel secondo caso, utilizzare il test esatto di Fisher. Nel presente lavoro, in tabella 1 e 2 osserviamo la mancanza di entrambi i requisiti, ma viene lo stesso utilizzato il test Chi quadrato, portando con probabilità a risultati fuorvianti.
- In caso di risultati non statisticamente significativi è stato riportato semplicemente un “NS”, senza avere la grandezza della non significatività (sarebbe stato più opportuno anche in questi casi riportare il valore p).
L'articolo discute la relazione tra il tennis e le deformità spinali, evidenziando che non esiste una differenza statisticamente significativa nell'incidenza delle deformità tra i giocatori di tennis e altri gruppi. Tuttavia, sottolinea che il disegno dello studio non consente di stabilire una relazione di causa-effetto, ma solo una correlazione, suggerendo la necessità di studi futuri più approfonditi.
“Risultati” è riportato che «la media di ATR non differisce tra i gruppi, sia nei maschi che nelle femmine» (5): questo non è affatto vero; infatti le medie differiscono tra i gruppi, sia nei maschi che nelle femmine, ma tali differenze non sono statisticamente significative. Sarebbe quindi stato opportuno specificare che la media di ATR non differisce in maniera statisticamente significativa tra i gruppi sia nei maschi che nelle femmine, approccio seguito in altri punti dei risultati per altre variabili.
6. Nell' “Estratto” (Risultati) sono riportati per ATR dei valori che non si ritrovano nel testo: per le femmine, gruppo tennis 3.2°± 1° quando in Tabella 1 è riportato 3.2°± 2.1°; per il gruppo "School" nell'estratto è riportato 2.8°± 1°, mentre in Tabella 1, 2.8°± 1.7°. Per il gruppo dei maschi avviene una cosa simile: gruppo tennis 2.8°± 1° quando in Tabella 2 è riportato 2.8°± 1.5°; per il gruppo "School" nell'estratto è riportato 2.6°± 1°, mentre, in Tabella 2, 2.5°± 1.4°. In questo ultimo caso è stato sbagliato anche il valore p, essendo riportato nell'estratto "p<0.05" ed in tabella "NS": questo genera molta confusione.
| Gruppo | ATR |
|---|---|
| Tennis | 3.2°± 2.1° |
| School | 2.8°± 1.7° |
| Gruppo | ATR |
|---|---|
| Tennis | 2.8°± 1.5° |
| School | 2.5°± 1.4° |
7. In tabella 3 sembra sia stata invertita la riga dei soggetti maschili con quelli femminili: risulta che i soggetti di sesso maschile che praticano tennis hanno un'età media di 12.0± 0.8 mentre dalla tabella 2 il valore riportato è 12.0± 1.0. Per i soggetti di sesso femminile stessa cosa: hanno un'età media di 12.0± 1.0 mentre dalla tabella 10.1 il valore riportato è 12.0± 0.8: i valori sono stati probabilmente invertiti. Per quanto riguarda la variabile ATR, si osserva la stessa cosa, facendo il rapporto tra i valori riportati in tabella e le rispettive numerosità dei gruppi: il valore 28% è per i soggetti di sesso femminile, il 26% per i soggetti di sesso maschile. Inoltre non si capisce perché in tabella 3 sia stato considerato in ATR=5° e ATR=7°, mentre in tabella 1 e 2 ATR>5° e ATR>7°: significa forse che non esiste alcun soggetto con ATR=5 e ATR=7? Questo è fuorviante alla comprensione ed al confronto che si vuole fare in tabella 3 sfruttando i dati del presente lavoro.
| Gruppo | Età Media | ATR=5° | ATR=7° |
|---|---|---|---|
| Maschi | 12.0± 0.8 | 26% | 26% |
| Femmine | 12.0± 1.0 | 28% | 28% |
Conclusioni e riflessioni
Il titolo dello studio è assai fuorviante, in quanto sembra stabilire una relazione di causa-effetto asserendo la non pericolosità del tennis per le patologie legate alla colonna vertebrale durante la crescita. Ad avviso di chi scrive, sarebbe stato più corretto (anche se meno accattivante e/o mediaticamente espressivo) un titolo come: «Il tennis non è correlato con le patologie legate alla colonna vertebrale durante la crescita: risultati da uno studio trasversale». Tanto premesso, si rende opportuno soffermarsi su percorsi di studio più attinenti e probanti. Lo studio di coorte, sicuramente il più accurato, richiede una scrupolosa pianificazione, una popolazione da campionare molto vasta e una disponibilità di risorse tali da rendere praticamente proibitiva la sua realizzazione. L’approccio caso-controllo, invece, potrebbe risultare meno arduo. Esso consiste nel reclutare un gruppo di soggetti con scoliosi, possibilmente (anche se non necessariamente) incidenti, per evitare modifiche nel comportamento e possibili “bias” di informazione, e un adeguato numero di controlli. Un altro approccio, molto più costoso e a maggior rischio di bias da non rispondenti, è lo studio caso-controllo di popolazione, dove i controlli vengono selezionati dalla popolazione generale con procedura randomizzata (semplice, oppure con appaiamento rispetto alle caratteristiche dei casi): tale selezione può avvenire, ad esempio, attingendo al database dell’anagrafe sanitaria. Nel caso in questione occorrerebbe prestare molta attenzione a eventuali bias di selezione o di confondimento dovuti, in particolare, al fatto che i soggetti che praticano lo sport del tennis appartengono, in genere, a strati sociali medi o elevati, che potrebbero possedere caratteristiche diverse dalla popolazione generale (si metta in conto una maggiore attenzione diagnostica, con sovrastima dell’occorrenza della scoliosi, diversi fattori di rischio - o invece protettivi - per la stessa patologia).
E poi, si tenga altresì presente che un’eventuale ricerca dovrà essere comunque sottoposta a studi biomeccanici rigorosi che tengano presenti anche le “catene cinetiche”, ovvero i movimenti e l’attivazione muscolare “a valle e a monte”. Questi studi, a loro volta, si avvarranno di strumentazione adeguata, come EMG di superficie, sistemi optoelettronici per l’analisi 3D del movimento e complessi modelli biomeccanici: il tutto, ovviamente, rapportato al morfotipo, alla racchetta e al grado di tensione dell’incordatura. E, ovviamente, in linea con i princìpi della ormai ben nota “evidence-based medicine” (la cosiddetta “Medicina basata sulle prove di efficacia”, e non sulle evidenze, come alcuni autori, erroneamente, continuano a riportare), le future pubblicazioni scientifiche richiederanno prove oggettive e ripetibili.
In conclusione, per quanto orientato a escludere un significativo ruolo etiopatogenetico del tennis nel determinismo della scoliosi, chi scrive ritiene che, oggi come oggi, non sia possibile giungere a una conclusione definitiva sul rapporto tennis e scoliosi (per i tempi, le metodologie e i costi che le tipologie di studi dianzi accennati richiedono) e, data la carenza di studi cui possa essere attribuita una valenza scientifica risolutiva, sia quanto meno prematuro archiviare il problema (Lisi, 2018).
Bibliografia
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Lisi, R. (2007). Tennis e scoliosi, stato dell'arte. Roma: Lombardo Editore.
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Lisi, R. (2018). La scoliosi nel tennis, tutta la verità. Latina: Il Trifoglio Bianco.
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Nachemson, A., Sahlstrand, T. (1977). Etiologic factors in adolescent idiopathic scoliosis. Spine, 2, 176-184.
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Weinstein, S.L., Ponseti, I.V. (1983). Curve progression in idiopathic scoliosis. Am J Bone Joint Surg, 65, 447-455.
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Zaina, F. et al. (2016). Tennis is not dangerous for the spine during growth: results of a cross-sectional study. Eur Spine J, 25(9), 2938-2944.
Vedi anche
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Uno swing contro la scoliosi?
Numero 38
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Domande frequenti
Qual è la principale critica mossa allo studio ISICO sul rapporto tra tennis e scoliosi?
La critica principale riguarda la metodologia dello studio, in particolare l'uso di un disegno trasversale inadeguato, un gruppo di controllo mal definito e errori nell'analisi statistica, che compromettono l'attendibilità delle conclusioni.
Lo studio ISICO ha dimostrato che il tennis causa la scoliosi?
No, lo studio ISICO non ha dimostrato una relazione causale tra tennis e scoliosi. Le criticità metodologiche evidenziate suggeriscono che le differenze osservate potrebbero essere adattamenti muscolari asimmetrici piuttosto che vere deformità evolutive del rachide.
Quali tipi di studi sarebbero più adatti per indagare la relazione tra tennis e scoliosi?
Per chiarire la relazione tra pratica tennistica precoce e alterazioni rachidee, sarebbero necessari studi longitudinali più rigorosi, che seguano gli atleti nel tempo per osservare lo sviluppo di eventuali deformità.
Le asimmetrie muscolari nei tennisti sono sempre indicative di scoliosi?
No, le asimmetrie muscolari nei tennisti possono essere adattamenti fisiologici dovuti alla natura unilaterale dello sport e non necessariamente indicano la presenza di scoliosi. È fondamentale distinguere tra adattamenti e patologie.
Quali sono le implicazioni di questa analisi critica per allenatori e preparatori atletici?
Questa analisi suggerisce che è prematuro allarmarsi riguardo al tennis come causa di scoliosi. Gli allenatori dovrebbero concentrarsi su programmi di allenamento equilibrati che mirino a prevenire squilibri muscolari e promuovere uno sviluppo armonico, monitorando attentamente la postura degli atleti.
Esistono linee guida per la prevenzione delle alterazioni del rachide nei giovani tennisti?
Attualmente, le linee guida si concentrano sulla prevenzione generale delle alterazioni del rachide attraverso l'equilibrio muscolare, il rinforzo del core e l'attenzione alla tecnica. Studi futuri più robusti potrebbero portare a raccomandazioni più specifiche per il tennis.
Dove posso trovare ulteriori informazioni affidabili sulla scoliosi e lo sport?
Per informazioni affidabili, è consigliabile consultare fonti scientifiche peer-reviewed, riviste specializzate in medicina dello sport e ortopedia, e siti di organizzazioni mediche riconosciute che si occupano di patologie del rachide.