Questo articolo esplora la scoliosi idiopatica, una condizione caratterizzata da una deviazione della colonna vertebrale senza una causa specifica identificabile. Viene discusso l'approccio conservativo basato sul movimento, con particolare attenzione alla diagnosi e al trattamento per rallentare la progressione della scoliosi durante la crescita.
Introduzione
Con il termine generico scoliosi si intende un gruppo eterogeneo di condizioni patologiche caratterizzate da cambiamenti della forma e della posizione della colonna vertebrale, del torace e del tronco. La scoliosi (dal greco skolios, obliquo, curvo) è una deviazione immutabile del rachide che si accompagna a una rotazione sul piano frontale e a una torsione dei corpi vertebrali sul piano orizzontale, con conseguente interessamento di altre strutture articolate.
La scoliosi strutturale o semplicemente scoliosi, non deve essere confusa con la “scoliosi non strutturale” o atteggiamento scoliotico, che è una curvatura secondaria derivata da cause conosciute. Solitamente si riduce o scompare dopo l’eliminazione del problema scatenante.
Metodi
Diagnosi di scoliosi idiopatica
La concezione di scoliosi idiopatica compare per la prima volta negli scritti di Kleinberg del 1922 e si applica a tutti i pazienti per cui non è possibile identificare una specifica patologia che causa la deformità. La scoliosi idiopatica non possiede una causa comune univoca, ma è probabile che sia dovuta a una molteplicità di concause, rendendola una sindrome con un’eziologia multifattoriale.
Distinguiamo la scoliosi idiopatica in:
- Infantile: tra gli 0-2 anni.
- Giovanile: tra i 3-9 anni.
- Adolescenziale: tra i 10-17 anni.
- Adulta: dai 18 anni in su.
Il periodo adolescenziale rappresenta il momento più significativo poiché, generalmente, è in questa fase che si verifica la progressione della scoliosi.
Diagnosi radiografica
Affinché si possa fare diagnosi di scoliosi, dopo l’esame obiettivo, occorre fare una radiografia completa della colonna vertebrale. Sono necessarie due proiezioni, una sagittale e l’altra frontale. L’entità della curva scoliotica si misura sul piano frontale mediante la ricerca dell’angolo di Cobb.
L'angolo di scoliosi misurato su una radiografia frontale in ortostatismo secondo il metodo di Cobb è uno dei fattori decisivi nella gestione della scoliosi idiopatica.
Risultati
Il test di Risser è un altro importante parametro da valutare alla radiografia per identificare lo stato di maturità dello scheletro. Tale test va a identificare la presenza o l’assenza del nucleo di ossificazione della cresta iliaca.
Discussione
Un’ulteriore classificazione della scoliosi idiopatica si basa su dove la deformità si colloca sul piano frontale della colonna vertebrale. La classificazione distingue 5 tipi principali di scoliosi: toracica, lombare, toraco-lombare, cervico-toracica e combinata.
Conclusioni
Secondo le linee guida SOSORT del 2016, gli obiettivi del trattamento conservativo della scoliosi idiopatica possono essere divisi in fermare la progressione della scoliosi e migliorare la qualità della vita del paziente. Molteplici studi suggeriscono che i trattamenti conservativi rallentano la progressione della scoliosi e, in alcuni casi, ne riducono la gravità.
Questo articolo propone un approccio basato sull'evidenza per il trattamento della scoliosi idiopatica, sottolineando l'importanza degli esercizi fisioterapici specifici (PSSE) e delle attività sportive. Si evidenzia come il coinvolgimento attivo del paziente e il monitoraggio continuo siano fondamentali per il successo del trattamento.
Metodi
La sempre dalle linee guida SOSORT forza dei muscoli della schiena e curva durante la pubertà (ridurla ove possibile).
- Esercizi fisioterapici specifici (Physiotherapy Scoliosis-Specific Exercises, PSSE) per prevenire la progressione della scoliosi durante la crescita.
- Prevenire o curare disfunzioni respiratorie.
- Prevenire o curare sindromi dolorose della colonna.
- Migliorare l'estetica attraverso la correzione posturale.
- Attività sportive.
L'evidenza scientifica conferma che tali esercizi siano un valido strumento per la gestione della scoliosi.
Discussione
Ottenere questi obiettivi risulta essere molto problematico poiché i diversi clinici trattano il paziente con la stessa patologia in maniera più o meno diversa.
La variazione di intervento può essere dovuta alle preferenze del paziente o alla specificità della competenza dell'ortopedico; fortunatamente viene in aiuto lo Schema di Approccio Pratico (Practical Approach Scheme, PAS) che rappresenta una proposta di approccio clinico basato sull'evidenza scientifica.
Il PAS si propone di aiutare i clinici esperti nelle decisioni di trattamento e quindi protegge anche gli operatori fisioterapici e non da decisioni presumibilmente sbagliate. Basarsi sull'evidenza scientifica in campo pratico-operativo è per definizione la migliore integrazione possibile tra conoscenza offerta dalla medicina, la competenza dell'esperto e le preferenze del paziente1.
Trattamento con esercizi fisioterapici specifici
La società internazionale per il trattamento ortopedico e riabilitativo della scoliosi (SOSORT, 2016) ha concordato sul fatto che i trattamenti con esercizi fisioterapici specifici (PSEE) dovrebbero consistere in:
- Autocorrezione in tre dimensioni.
- Formazione/apprendimento nelle attività della vita quotidiana.
- Stabilizzazione della postura corretta.
- Educazione del paziente.
Funzionalità respiratoria ed esercizi
Una serie di studi condotti principalmente sugli adolescenti con scoliosi fra 30° e 60° hanno dimostrato diversi tipi di alterazioni respiratorie nei pazienti. La funzionalità respiratoria risulta essere influenzata dalle deformità vertebrali quali: flessione laterale anormale, rotazione vertebrale, rigidità spinale e diametro sagittale della gabbia toracica2.
Tutte queste ricerche sottolineano l'importanza dell'esecuzione di attività aerobiche generali (incluso lo sport) e di un allenamento respiratorio al fine di migliorare la capacità di esercizio e il funzionamento dei muscoli respiratori. La maggior parte delle scuole di PSSE utilizzano tecniche di respirazione specifiche come parte integrante del trattamento con esercizi per facilitare la derotazione della colonna e la correzione delle aree del tronco oramai collassate.
Svariati studi dimostrato che i PSSE possono migliorare anche la funzionalità respiratoria ed è per questo che gli esperti raccomandano l'uso di esercizi specifici per promuovere l'educazione respiratoria oltre che la gestione delle curve patologiche.
Attività sportive
È stato suggerito che i pazienti con scoliosi idiopatica non dovrebbero limitarsi nel prendere attivamente parte alle attività motorie e sportive dato che la partecipazione non sembra avere effetti sulla presenza e/o sul grado della scoliosi3.
Anche le linee guida italiane sul trattamento riabilitativo degli adolescenti con scoliosi o altre deformità vertebrali raccomandano ai pazienti di fare sport, in quanto si è visto che chi partecipa regolarmente ad attività sportive, anche generali, ha un'autostima più alta e di conseguenza un migliore outcome psicologico4. Questo aspetto è molto importante da considerare, in quanto la diagnosi di scoliosi e l'eventuale utilizzo successivo di tutori ortopedici, mina l'immagine del sé corporeo con tutto ciò che ne consegue da un punto di vista socio-relazionale ed emozionale5.
Tuttavia, non dobbiamo sovrapporre le attività sportive con i PSSE; di fatto, seppur entrambe le metodologie di intervento utilizzino il mezzo "corpo" per gestire la scoliosi idiopatica, esse hanno scopi diversi. Mentre i PSSE sono stati ideati per affrontare appositamente la deformità scoliotica, il controllo posturale e le compromissioni funzionali, le attività motorie e sportive hanno obiettivi più generali rivolti al miglioramento della forma fisica e al benessere. Fare sport permette di ottenere risultati più in ambito sociale, psicologico e fisiologico piuttosto che strutturale.
Nuoto e scoliosi idiopatica
C'è da precisare inoltre che non tutti gli sport, specialmente se svolti in maniera agonistica, sono utili per gestire la scoliosi idiopatica; di fatto, è stato riportato che il nuoto, che tradizionalmente veniva proposto come buona attività sportiva per la scoliosi (e persino prescritto da alcuni medici come trattamento!) è associato con un rischio aumentato di asimmetria del tronco ed ipercifosi6.
Gli elementi negativi che il nuoto determina sono inerenti proprio alla natura del fluido in cui il corpo è immerso. Secondo il principio del galleggiamento differenziato, gli arti inferiori, a causa del loro peso notevole, tendono ad affondare mentre il torace, essendo riempito di aria, tenderà a galleggiare.
Dal momento che nel galleggiamento prono (posizione tipica dello stile libero) per evitare che le gambe affondino, si contraggono i muscoli estensori dell'anca, i muscoli paravertebrali e i muscoli lunghi lombari; per via della loro naturale conformazione tenderanno ad avvicinare i punti più estremi delle loro inserzioni e quindi ad accentuare la curva lordotica lombare7.
Nel galleggiamento supino (stile dorso), la lordosi lombare che si forma è dovuta sia al tentativo di portare il torace il più possibile in superficie e sia alla trazione esercitata dai muscoli retti femorali e dai muscoli ileopsoas, non controbilanciati dai muscoli retti dell'addome (ibidem).
Lo stile rana, seppur sia un lavoro sinergico bilaterale, è uno stile che agevola la formazione, anche in questo caso, di una importante lordosi lombare, sia quando il nuotatore alza la testa per respirare sia quando esegue l'azione di recupero delle gambe (ibidem).
Infine, lo stile delfino è una tecnica natatoria impegnativa, sia per il notevole lavoro dei muscoli pettorali tendenti a protendere le spalle in avanti per via della loro retrazione, sia per l'eccessivo carico di lavoro che si avverte a livello lombare (ibidem).
In definitiva, quindi, tutti gli stili di nuoto determinano l'accentuazione di una curva lordotica che rappresenta un ostacolo agli obiettivi del trattamento conservativo della scoliosi idiopatica (basti pensare che una iperlordosi accentuata può portare a lombalgia). C'è inoltre da considerare le pressioni che l'acqua esercita su una schiena non simmetrica8. Se supponiamo un torace sano come un cilindro perfetto, le forze impresse dal liquido si trasmettono in modo uguale su tutte le parti del cilindro stesso; viceversa, se quest'ultimo fosse deformato, come nel caso del soggetto scoliotico, ciò non avverrebbe aumentando la rotazione delle vertebre del rachide.
Quanto detto fin qui sembrerebbe allontanare l'ipotesi di effettuare qualsiasi lavoro in ambiente acquatico; ciò non è del tutto vero in quanto, sebbene il nuoto dovrebbe essere evitato, l'esercizio fisico in acqua è ancora possibile, poiché porta notevoli vantaggi che potrebbero essere sfruttati anche per un soggetto scoliotico (ibidem). Essi sono:
Sport asimmetrici e scoliosi idiopatica
Un altro interrogativo riguarda gli sport fortemente asimmetrici. Purtroppo, pochi sono gli studi di correlazione tra scoliosi e sport piuttosto
Questo articolo propone che l'attività fisica, inclusi gli sport acquatici, possa avere benefici significativi per i pazienti con scoliosi idiopatica, migliorando la funzione cardiorespiratoria e il benessere psicologico. Nonostante alcune restrizioni possano essere necessarie in base alla gravità della curva scoliotica, l'attività fisica è raccomandata anche durante il trattamento con tutori ortopedici.
Conclusioni
La scoliosi idiopatica è una condizione patologica che altera l'estetica e l'armonia psichica e strutturale della persona.
Per venire in aiuto ai giovani pazienti si ricorre a una metodologia terapeutica scientificamente provata composta dalla cooperazione di più figure professionali.
- Aumento delle grandi funzioni organiche, in particolare cardiocircolatoria e respiratoria.
- Azione di scarico vertebrale dato dal principio di Archimede.
- Percezione propriocettiva diversa in acqua rispetto alla terraferma.
- Ambiente rilassante che permette di prendere confidenza e fiducia con il proprio corpo.
- Temperatura dell'acqua, in particolare per il suo effetto analgesico.
- Partecipazione attiva ed entusiastica alle attività natatorie.
Questi e molti altri vantaggi possono essere sfruttati al fine di creare una vera e propria strategia al fine di ridurre la curva scoliotica. Restrizioni potrebbero essere poste sulla pratica di certi tipi di attività sportive in base alla gravità della curva e alla progressione della deformità e all'opinione del medico specializzato; tuttavia, in assenza di complicazioni, si raccomanda di continuare a svolgere attività sportive anche durante il trattamento con tutori ortopedici per via dei benefici fisici (miglioramento dell'apparato cardiorespiratorio in primis) e psicologici che queste attività forniscono, sempre con cautela soprattutto quando si tratta di sport di contatto o altamente dinamici.
Bibliografia
-
Takahashi et al., 2007
-
Padua et al., 1979
-
Kafer, 1975
-
Seleviciene et al., 2022
-
Tribastone & Tribastone, 2001
-
Kenanidis et al., 2008
-
Zaina et al., 2015
-
Negrini et al., 2006
-
Fällström et al., 1986
-
Lisi & Giuffreda, 2019
-
Zaina e colleghi (2016)