Questo articolo esamina l'impatto del golf, in particolare del movimento dello swing, sulla scoliosi. Analizza come le sollecitazioni biomeccaniche del golf possano influenzare negativamente una colonna vertebrale già compromessa, ma suggerisce anche che un'attività fisica ben gestita possa mitigare alcuni rischi.
Il modello di prestazione e le relative sollecitazioni a livello del rachide
In generale, la fase di backswing (Fig. 1A), nota anche come upswing, viene eseguita con minore tensione e stress fisico in tutto il corpo rispetto al resto del movimento. In detta fase, l'equilibrio, la propriocezione e la mobilità articolare risultano spesso più importanti della reale forza muscolare. Il passaggio al downswing (Fig. 1B) richiede invece una notevole coordinazione e una capacità di separare la parte inferiore del corpo (e il bacino) dalla parte superiore (Edwards, Dickin e Wang, 2020), mediante una condizione di massima efficienza muscolare (spesso carente nei casi di scoliosi idiopatica).
Tale condizione si attua solo se il golfista assume una corretta postura. Dopo l’impatto con la pallina, passando dal follow-through al finish (Fig. 1C), inizia la decelerazione del corpo: la maggior parte dei muscoli lavora in contrazioni eccentriche, con l'intero “core stability” (sistema di stabilità del complesso muscolare coxo-lombo-pelvico) che fa da motore all’inizio del backswing e da freno nel finish. Nei soggetti con scoliosi idiopatica non stabilizzata clinicamente, una ridotta, o assente, sinergia (co-contrazione) tra i muscoli del “torchio addominale” (o “core”) e quelli che cercano di decelerare il corpo, potrebbe produrre un peggioramento della rotoscoliosi.
Tanto premesso, l’analisi biomeccanica del backswing evidenzia come la rotazione massima delle spalle del golfista, rispetto ai fianchi, avviene nella regione alta dorsale, con fulcro intorno alla quarta vertebra toracica (T4), distretto raramente coinvolto da deformità scoliotica. Per quanto concerne il rachide lombare, si determina un’importante torsione assiale (Lim, Chow e Chae, 2012), ma l’assenza di coste minimizza l’eventuale possibile azione di incremento della rotazione vertebrale. Inoltre, sia nel rachide dorsale che in quello lombare, i movimenti di backswing, ma soprattutto quelli di downswing, anche in caso di esecuzione con modalità esplosiva, non determinano ipermobilità in inversione di curva (unica reale controindicazione), bensì un sovraccarico biomeccanico delle unità funzionali L4/L5 e della cerniera lombo-sacrale, inducendo fenomeni degenerativi precoci a livello dei corpi vertebrali, dei processi articolari e dei dischi interposti. Pure nel più rigoroso rispetto della tecnica golfistica, backswing e downswing possono essere praticati con intensità diverse, in modo efficace e non esasperando le due posizioni estreme. Infatti, si è evidenziato come un backswing accorciato riduca la rotazione del tronco, diminuendo i carichi sulla colonna vertebrale rispetto a uno swing completo (Dale e Brumitt, 2016). Prima degli anni ‘80, la modalità “classica” del gioco del golf (Cole e Grimshaw, 2016) non ha prodotto danni ai “vecchi campioni” dove lo swing terminava in posizione eretta, o ad “I” (Cole e Grimshaw, 2016; Gluck, Bendo e Spivak, 2008)
nel follow- through (Fig. 2A). Purtroppo, a partire dagli anni ’80, al fine di assicurare maggiore potenza e velocità al downswing, tipico dello “swing moderno” (Gluck, Bendo e Spivak, 2008; Hume, Keogh e Reid, 2005), nonché ad aumentare la distanza del colpo, si è incrementato il potenziamento muscolare, con particolare riguardo ai grandi muscoli del tronco. Ciò ha determinato un importante incremento di microtraumi da sovraccarico funzionale del distretto lombare interessato (Quinn et al, 2022). Difatti, sebbene un eccessivo potenziamento delle grandi masse muscolari del tronco consenta la generazione di una maggiore potenza di rotazione, il violento arresto del movimento (finish) sulla cerniera lombo-sacrale (peraltro in una postura che, alla massima torsione, somma l’estensione e la latero-flessione) è foriera verosmilmente di dolore e lesioni (Fig. 2B).Ancora, la massima torsione indotta dal backswing coinvolge la regione dorsale alta (raramente sede di scoliosi), avente fulcro sulla quarta vertebra dorsale (D4) e il rachide lombare, insieme alla cerniera lombosacrale con un importante carico torsionale sul disco di L4/L5 (Fig. 3A). Nel downswing si somma, all’azione torsionale, il carico della latero-flessione sul rachide lombare (Sugaya H et al, 1999). In tale situazione, se l’azione di gioco comportasse estrema potenza e velocità, si verrebbero a determinare danni da sommatoria temporale di polimicrotraumi, con effetti degenerativi a carico delle unità funzionali L4/L5/S1 e, in particolare, a livello dell’anulus fibroso, che può andare incontro ad uno sfiancamento, con conseguente alterata dislocazione del nucleo polposo e rischio di ernia discale (Fig. 3B).
Comunque, al fine di ottenere l'accelerazione necessaria a produrre la velocità della testa del bastone, si rende necessario che, ad un backswing lento e deliberato, segua un downswing rotatorio esplosivo. E così, ruotando i fianchi e le spalle indietro da un lato, i giocatori generano u
na notevole energia potenziale, simile a quella di una molla carica, che viene poi rilasciata con un movimento esplosivo nel corso del ritorno del ferro verso il basso. Durante detta fase, entrambi i fianchi e le spalle ruotano verso il bersaglio affinché il ferro segua il corpo dal follow-through sino al finish. Quanto maggiore è l’angolo “X”, formato dall’asse bi-acromiale delle spalle con l’asse bi-crestiliaco del bacino, tanto maggiore è lo stiramento della componente elastica dei muscoli: l’energia potenziale accumulata cioè si somma all’energia contrattile dei muscoli che, con una contrazione concentrica, producono il downswing esplosivo. Il risultato finale è un incremento della velocità, che si scarica sulla faccia del ferro, o del legno, generando un tiro più potente e lungo (McLean, 1992).
Riassumendo: massimizzare la produzione di energia (elastica + contrattile), necessaria per effettuare un colpo potente ed esplosivo, richiede la rotazione di busto e spalle attorno al centro di massa corporea con un angolo “X” (ancora molto aperto mentre si colpisce la palla). È necessario, cioè, che si realizzi il meccanismo conosciuto come “contrazione pliometrica” (contrazione eccentrica rapidamente seguita da contrazione concentrica). Nel golf, tale meccanismo interessa i grandi muscoli del tronco e della parete addominale.
Il risultato finale dei movimenti combinati, in rapida successione, di backswing - downswing - follow-through – finish, è rappresentato da momenti torsionali sull’asse vertebrale che si compensano reciprocamente. Il problema si pone se, ai movimenti di torsione, si somma la flessione laterale, soprattutto nel caso di soggetto affetto da rotoscoliosi. Purtroppo, proprio in questo caso il movimento associato di torsione e latero-flessione può divenire motivo di destabilizzazione del precario equilibrio biomeccanico del rachide a causa della mobilizzazione in inversione della curva scoliotica. E ciò, a maggior ragione, se il tronco non è muscolarmente preparato ad affrontare il gesto tecnico specifico dello swing. La mobilizzazione laterale in inversione della curva scoliotica, senza adeguata preparazione fisica e ginnastica compensativo-posturale, obbliga a una particolare attenzione se si esaperano backswing e downswing.
Riflessioni e conclusione
Nella delicata fase di accrescimento corporeo, i giovani presentano un periodo di fragilità strutturale, risultando più esposti a rischi di alterazioni morfologiche. Ciononostante, la pratica non agonistica, che comporta lunghi percorsi a piedi in una condizione sempre di equilibrio aerobico, può costituire una valida alternativa alla riduzione della funzionalità respiratoria e dell’ipotrofia muscolare, determinate entrambe dall’uso costante del corsetto ortopedico. Indossato anche per diversi anni, infatti, l’ortesi induce inevitabilmente una progressiva riduzione dell’impegno cardio-respiratorio e dell’attività dei muscoli intrinseci ed estrinseci del rachide. È fondamentale, poi, associare alla respirazione il lavoro muscolare, perché la frequenza respiratoria aumenta in funzione delle maggiori necessità energetiche e produce un incremento della ventilazione polmonare: la migliore ginnastica respiratoria, nel senso di una maggiore richiesta d’ossigeno, è l’attività sportiva, di cui lo scoliotico ha estremo bisogno. Nelle scoliosi adolescenziali in trattamento con corsetto ortopedico, tra l’altro, il rischio di possibile spinta evolutiva è verosimilmente minore, in quanto la mobilizzazione non esasperata del gesto golfistico è ampiamente compensata dalle spinte derotanti e deflettenti operate dal corsetto.
Un altro aspetto, di cui tener conto, è quello psicomotorio: il divieto di praticare attività sportiva, in presenza di dismorfismi, determina una drastica diminuzione di proposte motorie associata alla percezione di diversità e menomazione. In estrema sintesi, la pratica di uno sport evita il rischio di compromettere lo sviluppo delle potenzialità motorie dell’adolescente. Una ridotta dimensione di abilità motorie, infatti, si riflette negativamente sulla strutturazione della componente psico-relazionale e comportamentale dei giovani adolescenti, limitando così il raggiungimento di quei traguardi accessibili ai giovani non portatori di dismorfismi.
Ben diverso il caso del golf professonistico, ove gli intensi regimi di allenamento di forza e potenza esplosiva consentono di ottenere movimenti più energici, ossia colpi più potenti e lunghi, ma anche maggiori forze biomeccaniche sulle unità funzionali L3/L4/L5 e sulla cerniera lombo-sacrale (Sugaya H et al, 1999). L’eccessiva velocità di torsione, associata alla flessione controlaterale ed estensione del busto, produce un violento stress biomeccanico asimmetrico non solo sui dischi intervertebrali, ma parimenti sulle faccette articolari, predisponendole a patologie degenerative di tipo artrosico per sovraccarichi ripetuti nel tempo.
Tra l’altro «nei pazienti con scoliosi idiopatica, la disposizione delle faccette articolari sui piani coronale e trasversale potrebbe diminuire la flessibilità lombare sul piano sagittale. Di conseguenza, una maggiore curvatura lombare e rotazione portano ad un altrettanto maggiore restrizione della flessione lombare» (Kao et al, 2014).
Quindi, l'elemento rotazione, essendo presente in maniera massiva soprattutto nel backswing, potrebbe determinare un aggravamento della scoliosi in quei soggetti non stabilizzati clinicamente (busto e ginnastica correttivo-compensativa), come meccanismo di compenso dovuto proprio a una maggiore restrizione della flessione lombare.
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