Questo articolo esplora l'impatto del golf, in particolare del movimento dello swing, sulla colonna vertebrale, evidenziando come una corretta esecuzione possa prevenire danni nei soggetti con scoliosi. Propone che, nonostante i rischi di sovraccarico biomeccanico, il golf praticato con attenzione possa essere compatibile con la gestione della scoliosi.
Introduzione
Il modello di prestazione della reale forza muscolare e le relative sollecitazioni a livello del rachide sono cruciali nel golf. La fase di backswing, nota anche come upswing, è generalmente eseguita con minore tensione rispetto al resto del movimento, richiedendo equilibrio, propriocezione e mobilità articolare.
Attività preventiva e compensativa
Nei soggetti con scoliosi idiopatica non stabilizzata clinicamente, una ridotta sinergia tra i muscoli del "torchio addominale" e quelli che decelerano il corpo potrebbe peggiorare la rotoscoliosi. L'analisi biomeccanica del backswing evidenzia come la rotazione massima delle spalle avvenga nella regione alta dorsale, raramente coinvolta da deformità scoliotica.
Il backswing accorciato riduce la rotazione del tronco, diminuendo i carichi sulla colonna vertebrale rispetto a uno swing completo. Tuttavia, il potenziamento muscolare e l'incremento della distanza del colpo nel "swing moderno" possono portare a microtraumi da sovraccarico funzionale del distretto lombare.
La massima torsione indotta dal backswing coinvolge la regione dorsale alta e il rachide lombare, con un importante carico torsionale sul disco di L4/L5. Durante il downswing, si somma il carico della latero-flessione sul rachide lombare, aumentando il rischio di danni da sommatoria temporale di polimicrotraumi.
Il risultato finale dei movimenti combinati di backswing, downswing, follow through e finish è rappresentato da momenti torsionali sull’asse vertebrale che si compensano reciprocamente. Tuttavia, il movimento associato di torsione e latero-flessione può diventare problematico nei soggetti affetti da rotoscoliosi.
Questo articolo propone che la pratica del golf, con i suoi specifici gesti tecnici come lo swing, possa causare stress biomeccanici significativi sulla colonna vertebrale, in particolare nei giovani con scoliosi. Suggerisce che un allenamento adeguato e un defaticamento mirato possano mitigare questi effetti negativi, promuovendo uno sviluppo motorio sano negli adolescenti.
Attività preventiva e compensativa
Un altro aspetto, di cui tener conto, è quello psicomotorio: il divieto di praticare attività sportiva, in presenza di dismorfismi, determina una drastica diminuzione di proposte motorie associata alla percezione di diversità e menomazione. In estrema sintesi, la pratica di uno sport evita il rischio di compromettere lo sviluppo delle potenzialità motorie dell’adolescente. Una ridotta dimensione di abilità motorie, infatti, si riflette negativamente sulla strutturazione della componente psico-relazionale e comportamentale dei giovani adolescenti, limitando così il raggiungimento di quei traguardi accessibili ai giovani non portatori di dismorfismi.
Ben diverso il caso del golf professionistico, ove gli intensi regimi di allenamento di forza e potenza esplosiva consentono di ottenere movimenti più energici, ossia colpi più potenti e lunghi, ma anche maggiori forze biomeccaniche sulle unità funzionali L3/L4/L5 e sulla cerniera lombo-sacrale12. L’eccessiva velocità di torsione, associata alla flessione controlaterale ed estensione del busto, produce un violento stress biomeccanico asimmetrico non solo sui dischi intervertebrali, ma parimenti sulle faccette articolari, predisponendole a patologie degenerative di tipo artrosico per sovraccarichi ripetuti nel tempo.
Tra l’altro «nei pazienti con scoliosi idiopatica, la disposizione delle faccette articolari sui piani coronale e trasversale potrebbe diminuire la flessibilità lombare sul piano sagittale. Di conseguenza, una maggiore curvatura lombare e rotazione portano ad un altrettanto maggiore restrizione della flessione lombare» (Kao et al., 2014).
Quindi, l’elemento rotazione, essendo presente in maniera massiva soprattutto nel backswing, potrebbe determinare un aggravamento della scoliosi in quei soggetti non stabilizzati clinicamente (busto e ginnastica correttivo-compensativa), come meccanismo di compenso dovuto proprio a una maggiore restrizione della flessione lombare.
In golf, gli stress biomeccanici del gesto tecnico specifico (tra questi, lo swing) hanno ripercussioni sulle strutture corporee e, in particolare, sulla colonna lombare. Disturbi, come lombalgia meccanica, lombosciatalgia con protrusioni e/o ernie, rappresentano eventi molto comuni5. Nonostante la mancanza di studi scientifici rigorosi, siamo convinti che la pratica dello sport agonistico sia controindicata negli adolescenti affetti da vera scoliosi, cioè una patologia che presenta caratteristiche di irriducibilità e rapida evoluzione. Lo stesso, quindi, vale per il golf poiché comporta il sottoporre una colonna vertebrale intrinsecamente “fragile” a carichi che possono essere tollerati da colonne normali. Nelle forme paramorfiche, tuttavia, l’attività ludica, sebbene non possieda proprietà correttive o terapeutiche, gode comunque dei vantaggi attribuibili a una sana pratica motoria, esercitata in gruppo e all’aperto, equamente divisa tra gesto tecnico, adeguata preparazione psicofisica e defaticamento mirato a correggere l’ergonomia posturale.
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