La deprivazione da sonno e i disturbi del riposo notturno compromettono significativamente la performance atletica attraverso molteplici meccanismi fisiologici e cognitivi. Gli atleti che soffrono di carenza di sonno mostrano riduzione dell'11% nella performance cardiovascolare, alterazioni nei processi cognitivi e aumento del tempo di reazione. Il sonno rappresenta uno strumento strategico fondamentale per il recupero post-allenamento e la prevenzione degli infortuni negli atleti.
Introduzione
L'interazione tra il sonno e la performance atletica è un dibattito ancora poco esplorato e che, soprattutto nell'ultimo decennio, sta catalizzando notevole attenzione da parte della comunità scientifica. In particolar modo, i ricercatori si stanno concentrando, con un interesse crescente, sull'analisi degli effetti negativi che la deprivazione da sonno, il sonno frammentato e, più genericamente, il vasto corollario dei disturbi associati, generano sulla prestazione sportiva. Allo stato attuale dell'arte, è possibile reperire un cospicuo numero di ricerche scientifiche concernenti, in misura massiva, gli effetti del jet lag, riscontrati sugli atleti professionisti.
Sarebbe tuttavia auspicabile estendere la ricerca alla globalità degli aspetti concernenti il sonno, evitando di soffermarsi esclusivamente su alcuni fenomeni che rappresentano delle anormalità, prettamente sporadiche, nella cronobiologia dell'individuo.
Questa tematica potrebbe portare ad un notevole risvolto nell'ambito della ricerca condotta sulle scienze motorie e sportive, alla luce di alcune evidenze che identificano nel sonno una possibile strategia per velocizzare il recupero post allenamento o a seguito di una performance sportiva di elevata intensità1. Il sonno inteso sia come riposo notturno che pomeridiano, potrebbe pertanto rappresentare il fulcro innovativo di un ragionamento inglobato all'interno della pianificazione e della programmazione dell'allenamento, oltre che uno strumento preventivo per quanto riguarda tutti quegli infortuni causati dagli effetti negativi di un riposo incostante o carente.
Inoltre, solo un'esigua quantità di studi ha cercato di approfondire l'esistenza di effetti specifici, indotti dalla deprivazione da sonno, in relazione alla disciplina sportiva pratica: si tratta di raffronti circoscritti a differenti categorie di atleti professionisti, quali i pallavolisti e i corridori o intere macrofamiglie di sport, come ad esempio gli sport individuali e i giochi sportivi (Figura 1).
| VARIABILI | Discipline individuali | Giochi di squadra |
|---|---|---|
| Durata totale del sonno (hh) | 6,5±1,1 | 7,0±1,2 |
| Ora del risveglio (hh:mm) | 06:29±1:01 | 07:46±01:08 |
| Ora d'inizio del sonno (hh:mm) | 22:49±00:48 | 22:49±01:05 |
| Bedtime (hh:mm) | 22:07±00:49 | 23:24±01:06 |
| Latenza del sonno (min) | 22,0±26,6 | 16,0±22,1 |
| Tempo trascorso a letto | 8,2±1,0 | 8,5±1,2 |
| Efficacia del sonno (%) | 85,9±6,1 | 86,4±4,8 |
| Qualità soggettiva del sonno | 2,7±1,0 | 2,6±0,9 |
| VARIABILI | Ciclismo | Nuoto | Triathlon |
|---|---|---|---|
| Durata totale del sonno (hh) | 6,7±0,9 | 6,4±1,5 | 6,1±0,9 |
| Ora del risveglio (hh:mm) | 06:42±00:58 | 06:46±01:26 | 06:19±00:44 |
| Ora d'inizio del sonno (hh:mm) | 22:51±00:54 | 22:54±01:11 | 22:49±00:42 |
| Bedtime (hh:mm) | 22:39±00:58 | 22:14±01:10 | 22:27±00:39 |
| Efficacia del sonno (%) | 86,5±5,5 | 84,4±6,7 | 83,8±4,1 |
La deprivazione da sonno è associata, in maniera preponderante, alla perdita di vigore fisico, ad una maggiore stanchezza ed alla depressione dell'umore3. Altri studi hanno correlato la deprivazione di sonno ad una massiccia riduzione delle funzioni immunitarie1, alla diminuzione nella capacità di espressione della forza muscolare3.
Una ricerca ha raggruppato gli effetti della deprivazione da sonno in tre aree principali: la performance cardiovascolare, le funzioni metaboliche ed ormonali, gli effetti psicologici4.
È stato osservato come una prolungata e duratura assenza di sonno sia in grado di determinare una riduzione della performance cardiovascolare pari all'11%5. Le osservazioni relative alle implicazioni ai danni del sistema cardiovascolare, sono riassumibili in aumento generale dell'attività simpatica ed un aumento della disfunzione endoteliale venosa, in soggetti non affetti da patologie particolari3. Una quantità considerevole di ricerche ha corroborato l'associazione tra l'assenza cronica di sonno e gli effetti sulla performance cardiovascolare, definendo la deprivazione di sonno come un possibile fattore di rischio per l'ipertensione e le sindromi metaboliche di diversa natura.
Attraverso una ricerca sperimentale, è stato possibile approfondire il confronto tra gli effetti della deprivazione di sonno in due differenti tipologie di atleti professionisti: i pallavolisti e i corridori. Le conclusioni precisano come la capacità di prestazione massimale subisca delle riduzioni a causa della perdita di sonno negli atleti dell'una e dell'altra disciplina sportiva, evidenziando tuttavia prestazioni significativamente inferiori per quanto riguarda i pallavolisti, rispetto ai corridori. Nella fattispecie, la deprivazione di sonno causa una diminuzione della ventilazione minuto (VE, corrispondente al numero di atti respiratori al minuto). Stando a quanto emerge dai risultati, i pallavolisti sembrerebbero più inclini dei corridori ad accusare gli effetti negativi della deprivazione di sonno6.
Per quanto riguarda gli effetti dal punto di vista psicologico e cognitivo, occorre sottolineare alcune premesse necessarie. La cognitività viene suddivisa concettualmente in conscia ed inconscia; essa comprende vari aspetti quali, ad esempio, l'apprendimento, la memoria, la presa di decisione ed altri numerosi processi4. Le caratteristiche individuali ed interindividuali, tra le quali si annoverano l'età ed il genere d'appartenenza, possono influire sulle ripercussioni che la deprivazione di sonno genera sulla performance sportiva3, 4. Ricerche specifiche hanno osservato come la perdita di sonno rallenti l'elaborazione dei processi cognitivi, provocando disturbi alla memoria, alla capacità di apprendimento, oltre che una diminuzione dello stato di veglia e della capacità attentiva3.
Molti autori concordano nell'affermare come la deprivazione da sonno, definita in un range temporale che va dalle 30 alle 64 ore, modifichi significativamente il tempo di reazione, aumentandolo3, 4, 7.
Nell'analisi degli effetti che caratterizzano il sonno irregolare o la sua totale assenza, è opportuno ricordare i fattori metabolici ed ormonali implicati: il sonno è pressoché essenziale nelle funzioni organiche, cellulari e sistemiche di un organismo e la sua assenza è
Non sono state trovate evidenze scientifiche in grado di sostenere come l'assenza di sonno determini una perdita motivazionale negli atleti professionisti; è invece possibile riconoscere una correlazione tra le emozioni provate nell'arco della giornata e la durata della fase REM (rapid-eye-movement): molti studi hanno hanno infatti riconosciuto il ruolo che le emozioni ricoprono nelle variazioni (si tratterebbe sia di incremento che diminuzione) di questa specifica fase del sonno. Per contro, l'assenza prolungata di sonno tende ad intensificare emozioni dalla connotazione negativa che contribuiscono ad aumentare la percezione della fatica e dello sforzo, così come il pessimo umore 8.
La desincronizzazione di un individuo dal suo stile di vita, così come ai possibili problemi ed irregolarità dei ritmi circadiani, può dare adito ad un ampio ventaglio di effetti collaterali come la depressione, cancro, sindromi metaboliche. In questo contesto, si inserisce perfettamente lo studio condotto da un'équipe di ricercatori che ha focalizzato l'attenzione sul confronto tra le caratteristiche e l'andamento del comportamento sonno-veglia negli atleti professionisti, afferenti sia alle discipline sportive individuali che agli sport di squadra 2. Sulla popolazione normale ovvero dagli studi condotti sui non atleti, è emerso come l'assenza di sonno sia correlata all'insorgenza di deficit neuro-comportamentali. Alcuni ricercatori hanno quantificato il numero di ore necessarie, nella fattispecie 8 ore per notte, per evitare deficit neuro-comportamentali e disturbi cognitivi, associati alla perdita di sonno. I dati analizzati mostrano come gli atleti professionisti siano soliti dormire per una quantità di ore inferiore alle 8 generalmente raccomandate (una media di 6,8 ore a notte), in particolar modo la durata del sonno è risultata significativamente inferiore per gli atleti delle discipline sportive individuali rispetto agli atleti dei giochi sportivi: indicativamente 30 minuti di sonno in meno 2. I risultati hanno permesso di formulare delle interessanti osservazioni in merito alle differenze che intercorrono tra atleti professionisti delle discipline sportive individuali e degli sport di squadra (figura 3, figura 4).
| VARIABILI | Sport di squadra | ||
|---|---|---|---|
| Pallacanestro | Rugby | Football | |
| Durata totale del sonno (hh) | 7,5±1,0 | 6,9±1,5 | 6,9±1,5 |
| Ora del risveglio (hh:mm) | 08:02±01:18 | 07:59±01:19 | 08:17±01:28 |
| Ora d'inizio del sonno (hh:mm) | 23:25±00:53 | 23:51±01:37 | 00:08±01:12 |
| Bedtime (hh:mm) | 23:04±00:56 | 23:43±01:37 | 23:58±01:11 |
| Efficacia del sonno (%) | 88,1±3,8 | 87,3±5,2 | 86,7±4,2 |
| Gruppo | n | Bedtime (hh:mm) | Tempo trascorso da svegli (hh:mm) | Latenza del sonno (mm) | Durata del sonno (hh:mm) | Efficacia del sonno (%) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Maschi | 23 | 8,46±0:46 | 17,0±17,8 | 7:06±0:28 | 1:17±0:41 | 81,2±7,4 |
| Femmine | 43 | 8:17±0:46 | 12,7±13,5 | 6:56±0:44 | 1:05±0:24 | 83,9±6,4 |
Un'altra importante osservazione verte sul fatto che gli atleti delle discipline individuali siano soliti andare a dormire e a svegliarsi prima rispetto alla controparte, a causa dell'orario della prima sessione di allenamento, pianificata indicativamente intorno alle 6 di mattina. Per compensare la scarsa quantità di sonno a notte, alcuni atleti delle discipline sportive individuali hanno deciso di anticipare l'orario del sonno; tuttavia, questo cambiamento non ha influito positivamente sulla qualità e quantità del sonno 2. In base ai risultati analizzati, anticipare l'orario del sonno non rappresenta una soluzione efficace per migliorare la qualità del sonno degli atleti professionisti, in particolar modo delle discipline individuali: esiste infatti una fascia oraria, identificata in letteratura come zona proibita (forbidden zone) che rende difficile sia l'avviamento che il mantenimento del sonno.
La fascia sopracitata comprende l'orario che va dalle 19 alle 22 11. Nel caso in cui gli atleti decidessero di anticipare il sonno, rischierebbero pertanto di rientrare all'interno della forbidden zone, lasciando decadere qualsivoglia effetto positivo, trovando difficoltoso già solo l'addormentarsi.
In letteratura, è stata contemplata una possibile soluzione alternativa per compensare la deprivazione di sonno negli atleti professionisti: si tratta, più precisamente, del riposo pomeridiano. La possibilità per gli atleti di inserire un riposo pomeridiano tra le sessioni di allenamento, costituisce un argomento ancora poco chiaro in letteratura. Uno studio ha riscontrato l'esistenza di riposi pomeridiani più frequenti negli atleti delle discipline individuali che degli sport di squadra, giustificabile per via della durata inferiore relativa il riposo notturno 2. Alcune ricerche hanno dimostrato come il riposo pomeridiano sia in grado di migliorare in modo significativo il tempo di reazione nel walking 12.
In attesa di approfondire quest'alternativa in occasione di possibili ricerche future, il riposo pomeridiano potrebbe rappresentare un valido rimedio per contrastare gli effetti dell'insonnia o delle deprivazioni da sonno ed un elemento strategico nella programmazione dell'allenamento, orientato a migliorare ed incentivare i tempi di recupero 13. Ad ogni modo, resta indispensabile valutarne accuratamente le conseguenze, poiché
Conclusioni
Lo studio degli effetti generati dalla deprivazione da sonno su molteplici aspetti, quali fattori metabolici, ormonali, cognitivi e psicologici, ha riscosso notevole attenzione nell'ambito della ricerca sperimentale. Per quanto si è consapevoli delle proprietà benefiche del sonno e dei risvolti negativi determinati dalla sua assenza o dai disturbi che potrebbero renderlo discontinuo e frammentato, in letteratura si annovera solo un'esigua quantità di studi, finalizzata ad approfondire, da un lato, la correlazione tra sonno e performance atletica sia l'influenza e, dall'altro, le caratteristiche del sonno nella programmazione dell'allenamento degli atleti di tutte le categorie. Il sonno potrebbe pertanto costituire uno strumento efficace ed aggiuntivo nella vita degli atleti e, per quanto le sue finalità restino ancora sostanzialmente inesplorate, esso risulta indispensabile nella prevenzione degli infortuni e nella realizzazione di prestazioni sportive di livello elevato.
Gli effetti collaterali, causati dalla deprivazione da sonno e dai disturbi connessi al riposo notturno sulla performance sportiva e sugli aspetti psicologici degli atleti professionisti, necessitano indubbiamente di ulteriori approfondimenti nell'ambito della ricerca. Il sonno rappresenta un elemento imprescindibile nella programmazione dell'allenamento e costituisce un'efficace risorsa sia nella prevenzione degli infortuni che
un'efficacia del sonno significativamente maggiore nelle femmine rispetto ai maschi (figura 4).Discussione
Le evidenze scientifiche presentate in questa rassegna sottolineano l'importanza cruciale del sonno per gli atleti e le sue multiple interconnessioni con la performance sportiva. La letteratura esaminata rivela che la deprivazione di sonno non si limita a compromettere la prestazione fisica, ma influenza significativamente anche gli aspetti cognitivi e psicologici fondamentali per il successo atletico.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso dalla ricerca è la relazione tra disturbi del sonno e sindrome dell'overtraining. Tradizionalmente, questa condizione è stata attribuita esclusivamente a un'errata programmazione dell'allenamento con carichi eccessivi. Tuttavia, le evidenze suggeriscono che i disturbi del sonno potrebbero rappresentare sia una causa che una conseguenza dell'overtraining, creando un circolo vizioso che può compromettere gravemente la carriera atletica.
La ricerca ha inoltre evidenziato differenze significative legate al sesso dell'atleta, con le femmine che mostrano una maggiore efficacia del sonno rispetto ai maschi. Questo dato apre interessanti prospettive per approcci personalizzati alla gestione del sonno negli atleti professionisti.
Conclusioni
Il sonno rappresenta un elemento imprescindibile nel supporto dei molteplici aspetti cognitivi e psicologici afferenti alla prestazione sportiva. L'evidenza che 5 ore di esercizio fisico intermittente e di moderata intensità tendano a diminuire la capacità di reazione dei soggetti con una deprivazione da sonno pregressa, allungandone irrimediabilmente i tempi, costituisce un'affermazione di fondamentale rilevanza.
Questo fa capire come sussista un considerevole rischio d'infortunio per tutti gli atleti che praticano esercizio fisico, a seguito di un sonno frammentato o disturbato. La comprensione di questi meccanismi è essenziale per sviluppare strategie efficaci di prevenzione e ottimizzazione della performance.
Sarebbe inoltre auspicabile focalizzare la ricerca sulle differenze o, per contro, le analogie che intercorrono tra gli atleti di svariate discipline sportive, affetti da disturbi legati alla deprivazione da sonno. Solo attraverso un approccio multidisciplinare e personalizzato sarà possibile massimizzare i benefici del riposo notturno per gli atleti di élite.
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Vedi anche
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Overtraining e sport
Numero 6