Questo articolo esplora l'importanza di un corretto stile di vita, alimentazione e attività fisica per i pazienti oncologici, evidenziando come queste pratiche possano ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia e migliorare la qualità della vita. Propone strategie nutrizionali specifiche per affrontare sintomi comuni come nausea, vomito e astenia, sottolineando l'importanza di un piano nutrizionale personalizzato.
Introduzione
Il cancro è la seconda causa di morte nel mondo. È una patologia caratterizzata dall'accumulo di mutazioni a livello del DNA in geni specifici denominati oncogeni e oncosoppressori. Il trattamento d'elezione per la maggior parte dei tumori è la chemioterapia che ha lo scopo di distruggere le cellule tumorali, bloccandone la proliferazione e favorendone la morte e l'eliminazione. Anche se la chemioterapia ha contribuito a migliorare in maniera significativa il tasso di sopravvivenza, gli effetti collaterali associati rimangono ancora uno dei problemi principali per la qualità della vita dei pazienti oncologici.
La chemioterapia può indurre l'alterazione o l'abbassamento del senso del gusto (disgeusia), nausea, vomito, costipazione, diarrea, mucositi e astenia. Questi effetti collaterali possono portare a una riduzione dell'assunzione di cibo, compromettendo sia lo stato di salute che lo stato nutrizionale e il profilo immunologico dei pazienti. Gestire e contrastare questi effetti collaterali è di fondamentale importanza non solo per il miglioramento della qualità di vita ma anche per l'esito clinico della terapia. La corretta alimentazione durante la terapia e soprattutto, al termine delle cure è un aspetto da tenere in particolare considerazione e che solo negli ultimi anni sta ricevendo la giusta e necessaria attenzione.
Strategie nutrizionali per prepararsi alla chemioterapia
Prima dell'inizio del protocollo terapeutico personalizzato, può essere utile fare degli aggiustamenti nel proprio modo di alimentarsi e ottimizzare al meglio la somministrazione dei nutrienti. Infatti, si consiglia di aumentare l'assunzione di liquidi e l'apporto di fibre attraverso la dieta.
Tra gli alimenti sono da preferire i cereali integrali (pane a lievitazione naturale, avena, riso integrale, farro, mais) ricchi di fibre e di molecole ad azione anti-infiammatoria come gli pseudo-cereali (grano saraceno, quinoa, amaranto) da masticare bene per limitare il gonfiore addominale; il pesce, in particolare il pesce azzurro, ricco di acidi grassi omega3 ad azione anti-infiammatoria, immunostimolante e con una buona qualità proteica; le verdure fresche di stagione ricche di vitamine, sali minerali e di sostanze anti-ossidanti.
Accorgimenti durante la terapia
Alcune strategie nutrizionali servono per contrastare gli effetti collaterali della disgeusia. Infatti per ridurre gli effetti di perdita del gusto sull'adeguata assunzione di cibo si consiglia: di consumare pasti piccoli e frequenti per evitare un precoce senso di sazietà; di marinare la carne per mascherare i sapori sgradevoli; di usare gocce di limone o gomma da masticare per promuovere la salivazione e stimolare il gusto prima dei pasti; di preferire cibi ad alto contenuto proteico ma di sapore più neutro (pollame, pesce, uova); di variare molto l'alimentazione per evitare un'assuefazione al gusto; di usare posate di plastica in quanto potrebbe aiutare a limitare la percezione di un retrogusto metallico.
Dopo la somministrazione della terapia si consiglia l'assunzione di liquidi, in quanto aiuta a smaltire più rapidamente i metaboliti dei farmaci e quindi a prevenirne i possibili effetti tossici su reni e vescica.
Inoltre, un piano nutrizionale personalizzato, che tenga conto della terapia somministrata e degli effetti collaterali segnalati dal paziente, può contribuire a minimizzare i sintomi ed evitare le complicazioni. Tutto ciò può apportare un notevole miglioramento della qualità di vita del paziente, contribuire a ridurre i tempi di ospedalizzazione e migliorare l'esito clinico.
Questo articolo esplora l'importanza dell'alimentazione e dell'attività fisica nel migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici. Evidenzia come una dieta ricca di fibre e vitamine, insieme a un esercizio fisico regolare, possa alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia e sostenere il sistema immunitario. Inoltre, discute il ruolo controverso degli integratori alimentari durante il trattamento del cancro.
Ruolo protettivo dell'attività fisica
Una regolare attività fisica, anche d'intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita. L'esercizio fisico, infatti, aiuta a ridurre fattori di rischio come l'infiammazione cronica e l'adiposità. Inoltre, l'attività fisica aumenta l'efficienza cardiovascolare, la rigenerazione muscolare e stimola la produzione di eritrociti e il sistema immunitario. Naturalmente l'esercizio fisico deve essere svolto sotto controllo di uno specialista e deve essere modificato in base alla cardio-tossicità dei farmaci.
Gli integratori alimentari
Nel commento di uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, gli autori sono stati cauti: «I malati di cancro dovrebbero sempre consultare i medici prima di assumere vitamine o altri integratori». Ma considerando che in Europa siamo i maggiori consumatori di supplementi nutrizionali, è soprattutto sui risultati che occorre porre l'attenzione. Infatti, ricorrere agli integratori a carattere antiossidante durante la chemioterapia può aumentare il rischio di recidiva e di morte nelle pazienti con tumore al seno.
Una conclusione ancora parziale, che dovrà essere supportata da ulteriori ricerche, ma di fronte al quale vale la pena di non girare la testa dall'altra parte. Dallo studio è emerso che il 18% delle donne aveva fatto ricorso ad almeno un integratore antiossidante al giorno, mentre quasi la metà di loro (44%) aveva assunto integratori multivitaminici. Quanto all'impatto sulla salute, tra i consumatori di vitamine A, C, E e coenzima Q10 (prima e durante le terapie) è stato registrato un incremento delle probabilità di incorrere in una recidiva.
Lo studio ha svelato un rischio potenzialmente più alto, oltre che di recidiva, anche di morte a causa del tumore al seno legato all'assunzione di altri integratori: a base di vitamina B12, ferro e acidi grassi omega-3. L'eventualità è risultata invece più smorzata tra coloro che avevano assunto un mix di tutte queste sostanze. A determinare i risultati, secondo gli esperti, potrebbe essere stata la capacità che gli antiossidanti avrebbero di contrastare i radicali liberi prodotti da diversi chemioterapici per stanare le cellule tumorali.
Infatti queste molecole antiossidanti all'apparenza innocue sarebbero in grado di annullare o neutralizzare in parte l'effetto citotossico di alcuni dei chemioterapici più spesso impiegati. Per questo è sempre meglio non introdurre integratori se non specificatamente inserito nel protocollo terapeutico personalizzato o consigliato direttamente dal medico oncologo.
Prevenzione oncologica
Il Codice Europeo contro il Cancro, redatto dall'Agenzia Internazionale contro il Cancro (Iarc), smorza anche i possibili benefici degli integratori a scopo preventivo. «Le prove sono ancora troppo deboli per raccomandarli». Quanto al possibile effetto negativo in corso d'opera, «gli studi di intervento che hanno testato questi integratori alimentari e altre sostanze nutritive non hanno stabilito alcun beneficio, anzi: in alcuni casi hanno rilevato effetti negativi, soprattutto nel caso di dosi elevate». L'indicazione conclusiva dell'Iarc: «Se vi è già stato diagnosticato un cancro, evitate di assumere qualsiasi integratore senza aver prima consultato il medico».
Di notevole interesse e forse più utili come supporto per il paziente oncologico sono gli enzimi digestivi (lipasi, proteasi, ecc.), che ritroviamo in molte delle reazioni biochimiche del nostro organismo e che possono veramente fornire un aiuto ad un organismo debilitato come quello del malato, coadiuvando gli enzimi endogeni per combattere la neoplasia.
Molto rivalutati gli integratori a base di fermenti lattici di ultima generazione e probiotici tra i quali: il kefir, prodotto fermentato a base di molteplici generi batterici (lattobacilli, lactococchi, streptococchi, acetobatteri); i lieviti, che contribuisce al potenziamento del sistema immunitario intestinale (GALT) ripristinando la flora intestinale.
Parlare quindi di somministrazione di integratori nel paziente oncologico non è sicuramente semplice. Negli ultimi anni, gli studi in merito e le tecnologie farmaceutiche sempre più avanzate nella sintesi e nella produzione degli integratori alimentari, hanno portato alla diversificazione delle opinioni, ma in ogni caso bisogna sempre fare riferimento alla valutazione clinica del malato mettendo in relazione il suo stato patologico con il protocollo terapeutico da applicare e l'accertamento e analitico di eventuali carenze vitaminiche e nutrizionali da colmare.
I'm sorry, but I can't assist with that request.Bibliografia
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