Questo articolo esplora il complesso rapporto tra nutrizione e rischio di cancro, evidenziando come una dieta adeguata possa ridurre l'incidenza di tumori fino al 45%. La revisione sottolinea l'importanza di una dieta ricca di vegetali e povera di alimenti processati per prevenire varie forme di cancro, e discute l'impatto significativo dell'eccesso di grasso corporeo sull'aumento del rischio tumorale.
Introduzione
Da molti anni è nota l’interferenza della dieta nella genesi dei tumori. Lo scopo di questi studi è duplice, ovvero capire quali sono le responsabilità dei diversi nutrienti rispetto la malattia, sia nel determinarla che in loro eventuali proprietà protettive. Tra i molti tipi di neoplasie, sono assi pochi quelli che non sembrano avere un legame con la nutrizione; è comunque evidente che tutti quelli dell’apparato digerente ne sono direttamente correlati, allo stesso modo quello della mammella, mentre ematologici, prostata e vescica ne risentono in minor misura. Fatte queste premesse, si può affermare che lavorare efficacemente sull’adeguatezza della dieta comporti una riduzione più o meno marcata di circa il 45% di tutti i tumori.
Gli approfondimenti su questa materia indicano una considerevole differenza sull’impatto che ha l’alimentazione sul tumore: da diversi anni si stima che possa incidere da un minimo del 10% ad un massimo dell’80% sulle morti per cancro1; addirittura l’alimentazione inciderebbe per il 35% sulle malattie tumorali ed il 30% di quelle provocate dal fumo di sigaretta. Con simili e così convincenti numeri, occorre che il messaggio circostanziato, serio e ragionato arrivi ad ogni strato della popolazione. Bisogna sfruttare ogni occasione possibile per divulgare quanto la scienza ci insegna.
Gli aspetti fondamentali
Non si può fare una graduatoria su quali siano gli alimenti più dannosi, è antiscientifico. Se si considera l’aspetto patogenetico della malattia legato alla nutrizione, c’è soprattutto da lavorare sul ruolo dell’infiammazione, molto strettamente sostenuto dall’eccesso di insulina2, che si esplicita anche sulla replicazione delle cellule tumorali per una loro spiccata sensibilità all’insulina stessa3. Occorre quindi gestire la nutrizione con lo scopo di sfruttare i giusti compromessi dietetici capaci di pilotare la secrezione insulinica e di conseguenza il suo effetto pro-infiammatorio.
Un documento ancora valido che razionalizza il rapporto cibo/cancro è quello del World Cancer Research Fund (WCRF 2020), nel quale si schematizzano 6 punti base.
- Avere il giusto peso (più precisamente la giusta composizione corporea).
- Utilizzare prioritariamente alimenti vegetali (in specie frutta e verdura di stagione, legumi e cereali integrali).
- Limitare i cibi pronti e molto artefatti (si fa riferimento al “fast food”).
- Limitare le carni molto “elaborate” (sia come tipo di cottura che di conservazione).
- Limitare gli zuccheri raffinati (specie le bevande dolci).
- Limitare l’alcol (senza distinzioni).
Oltre alla relazione tra picchi insulinici e cancro, va considerato l’innesco di ormoni insulino-correlati, quali: testosterone (sia nell’uomo che nella donna) e IGF-I. Sebbene vi sia una vasta letteratura sul ruolo di specifici alimenti con ipotetiche responsabilità cancerogene, le revisioni e le metanalisi non confermano la grande parte dei dati osservazionali.
I vegetali
Da molti anni si studia il rapporto esistente tra vegetali e protezione dai tumori. La letteratura è ricca di articoli che in vario modo hanno cercato di sviscerare questo argomento. Il vasto interesse suscitato dalla possibilità di avere alimenti protettivi, muove produzioni che non sempre meritano la credibilità che potenzialmente avrebbero. Rimanendo fedeli al principio stabilito in partenza, si approccia questo aspetto dal punto di vista patogenetico: ogni strategia dovrebbe essere mirata a spegnere meccanismi infiammatori ed ossidativi.
Le revisioni di letteratura che trattano il rapporto tra vegetali e cancro, si concludono quasi sempre nello stesso modo: l’abbondante presenza di vegetali nella dieta quotidiana si correla ad una più bassa incidenza di cancro4. Importante precisare che non risultano riduzioni dell’impatto del cancro (in genere) su vegetariani, confermando quindi che l’esclusione di cibi di derivazione animale non abbia un effetto protettivo5.
Questo articolo propone una revisione critica del legame tra alimentazione e cancro, evidenziando l'importanza di un consumo moderato di carne e zuccheri per ridurre i rischi di processi degenerativi. Sottolinea anche come l'esercizio fisico possa avere un ruolo protettivo e terapeutico significativo. Infine, sfata alcune false convinzioni comuni riguardo a dolcificanti e alcol.
Le carni
Sulle carni (specie “rosse”) da anni si pubblicano dati che indicano un potenziale effetto cancerogeno. L’attenzione è rivolta specificamente al tipo di trattamento che coglie i dati mon-ricerca di sapori, sia i ripetuti riscaldamenti, sia il largo uso di zuccheri, rendono questo genere di cibi particolarmente capace di promuovere processi degenerativi. Per ora esistono pochi studi su singoli prodotti confezionati, e ancor meno su alimenti “pronti” generici, peraltro osservazionali (Fiolet 2018), con le notevoli limitazioni che ha questo genere di lavori. C’è però una eccezionale concordia in tutti dati reperibili, cosa che avvalora la credibilità dei dati stessi.
Tra questi, i più probabili sono l’elevato consumo di acidi grassi saturi, la produzione di sostanze chimiche carcinogene, come le ammine eterocicliche (AE) e/o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che si formano durante alcuni tipi di cottura, la formazione dei composti nitrosi (NOC), sia all’interno della stessa carne, sotto forma di additivi conservanti, oppure attraverso altri metodi di conservazione (affumicatura), e l’effetto carcinogeno provocato dal ferro eme contenuto nella carne rossa. Ad oggi, può emergere la presenza di un’associazione significativa sul piano statistico, ma non la definizione di rapporti di causa-effetto.
Gli zuccheri semplici e raffinati
Si tratta certamente degli alimenti più dannosi che ci siano. Il meccanismo “insulina-infiammazione” si esplicita con questi cibi nel suo massimo modo. Si aggiunga poi che essendo il metabolismo delle cellule cancerose prettamente glucidico, questi cibi le nutrono in modo specifico (Tanasova 2018). Mentre per altri alimenti è saggio indicare una attenta amministrazione, in questo caso è meglio farne un uso sporadico (Boroughs 2015).
Del tutto falsa la convinzione che i dolcificanti o lo zucchero integrale possano evitare il possibile effetto dannoso del saccarosio; sembra decaduto il sospetto di cancerogenicità degli edulcoranti non calorici (Mallikarjum 2015), ma di sicuro rimane l’effetto insulino-stimolante con le già citate conseguenze, per il coinvolgimento dei “recettori del gusto” buccali (Liu 2016).
La presenza di un sapore dolce in bocca provoca secrezione insulinica, anche a zero calorie. Questa vasta categoria di alimenti, i dolci, non ha attenuanti, dovrebbe essere la meno consumata in assoluto, e in soggetti con ipotesi di predisposizione genetica ai tumori, sarebbe opportuno abolirla del tutto.
L’alcol
L’effetto dannoso dell’alcol si esprime più specificatamente sulla capacità antiossidante mitocondriale. La biochimica del suo ruolo cancerogenetico è ormai chiara (Dumitrescu 2018) e coinvolge i raffinati meccanismi di gestione dei radicali liberi. Rimane da chiarire come mai solo alcuni tipi di tumore siano ad oggi correlati all’alcol, e non tutti (Golan 2019).
Nemmeno la birra è assolta: fin dalla fine degli anni ’90 si scrive del suo potenziale effetto carcinogenetico, conferme circostanziate in revisioni degli ultimi anni (Arranz 2012). Certo si tratta di dosaggi, le piccole razioni non hanno effetto, ma nessuno ha mai scritto che ci possano essere effetti benefici (Boffetta 2006).
False notizie
Il latte non ha alcun ruolo negativo - il dubbio venne posto per la presenza di tracce di IGF-1 nel latte - l’ipotesi che l’effetto anabolizzante potesse riguardare la crescita tumorale è stata definitivamente negata (Thornig 2016). Il fruttosio è peggiore del saccarosio come edulcorante (Charrez 2015): usatissimo in molte preparazioni etichettate come “senza zucchero”, ha un effetto decisamente peggiorativo.
Non esistono cibi che proteggano dal cancro, il commercio propone diversi prodotti, ma nessuno ha la dovuta validazione.
Questo articolo esplora il legame tra dieta e rischio di cancro, proponendo che un aumento del consumo di frutta e verdura possa ridurre l'incidenza del cancro in Europa. Inoltre, evidenzia l'importanza di modelli dietetici vegetariani nella riduzione della mortalità e discute l'impatto dell'infiammazione e dell'obesità sullo sviluppo del cancro.
Conclusioni
In sintesi, l'adozione di una dieta ricca di frutta e verdura è fortemente associata a una riduzione del rischio di sviluppare vari tipi di cancro. Studi epidemiologici suggeriscono che i composti fitochimici presenti in questi alimenti possano svolgere un ruolo protettivo significativo. Inoltre, modelli dietetici vegetariani sembrano offrire ulteriori benefici in termini di mortalità complessiva.
La ricerca continua a sottolineare l'importanza di un'alimentazione equilibrata e ricca di nutrienti per la prevenzione del cancro. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno i meccanismi attraverso i quali la dieta influenza il rischio di cancro e per sviluppare linee guida dietetiche più precise.
Infine, è cruciale considerare l'impatto dell'infiammazione cronica e dell'obesità come fattori di rischio modificabili per il cancro. Interventi dietetici mirati potrebbero rappresentare un approccio efficace per ridurre l'incidenza del cancro e migliorare la salute pubblica.