L'articolo esplora i benefici dell'attività motoria per le donne affette da carcinoma mammario, evidenziando come l'esercizio fisico strutturato possa contribuire a migliorare la qualità della vita e ridurre il rischio di recidiva. Viene sottolineata l'importanza di una prescrizione personalizzata dell'attività fisica come parte integrante del percorso terapeutico per le pazienti oncologiche.
Introduzione
Il cancro al seno risulta essere la neoplasia più diagnosticata nelle donne. Secondo l'ISTAT, nel 2016, il carcinoma mammario ha rappresentato la prima causa di morte per tumore nelle donne con 12.600 decessi. Dalla fine degli anni Novanta si osserva una continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (-0,8%/anno), attribuibile a maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e quindi all'anticipazione diagnostica e anche ai progressi terapeutici.
Il cancro in Italia e nel mondo
Ogni giorno in Italia si diagnosticano più di 1.000 nuovi casi di cancro. Si stima che nel nostro Paese vi siano nel corso dell'anno circa 377.000 nuove diagnosi di tumore, di cui 195.000 fra gli uomini e 182.000 fra le donne. La collaborazione tra AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM e PASSI sottolinea come, tenendo conto dell'invecchiamento della popolazione, l'incidenza dei tumori nel periodo 2008-2016 sia in aumento tra le donne (+1,3% per anno dal 2008) e sostanzialmente stabile tra gli uomini.
Restano complessivamente stabili le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Nel corso della vita, statisticamente, purtroppo circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalerà di tumore. Considerando l'intera popolazione, i tumori in assoluto più frequenti sono quelli della mammella (14,6%) e del colon retto (11,6%), seguiti da quello del polmone (10,9%) e da quello della prostata (9,6% solo nel sesso maschile).
Le varie forme di cancro al seno
Ci sono diversi tipi di tumore al seno e una prima importante distinzione può essere fatta tra forme non invasive e forme invasive. Il seno è costituito da grasso, tessuto connettivo e una serie di strutture ghiandolari organizzate nei cosiddetti lobi, responsabili della produzione di latte che viene esecreto attraverso sottili canali, definiti dotti mammari. Le forme non invasive si sviluppano nei dotti e non si espandono al di fuori del seno, pertanto difficilmente questa forma dà luogo a noduli palpabili al tatto e, di conseguenza, più spesso viene identificata attraverso la mammografia.
La più comune forma di carcinoma in situ è il carcinoma duttale in situ. Il cancro al seno invasivo ha la capacità di espandersi al di fuori del seno, la forma più comune è il carcinoma duttale infiltrante, che rappresenta circa i 3/4 di tutti i casi di cancro della mammella. Questa patologia può diffondersi ad altri organi, in genere attraverso i linfonodi e raramente dà sintomatologia attraverso il dolore.
Fattori di rischio
Il cancro al seno è il risultato di una crescita incontrollata di alcune cellule del seno e le cause esatte di questa trasformazione non sono ben chiare; tuttavia esistono numerosi fattori che aumentano le probabilità di una trasformazione delle cellule in massa tumorale. Il rischio di ammalarsi di cancro al seno aumenta con l'età, la patologia risulta essere più frequente dopo i 50 anni: 8 casi su 10 si verificano dopo questa fascia d'età.
La presenza di familiari stretti che si sono ammalati in precedenza di cancro della mammella aumenta statisticamente le probabilità di ammalarsi. Possedere specifiche varianti di alcuni geni (soprattutto BRCA1 e BRCA2) può aumentare il rischio di sviluppare questa forma tumorale ed è possibile, in alcuni casi, trasmettere alla prole queste forme genetiche. Le persone già colpite dal carcinoma mammario hanno una probabilità più alta, rispetto al resto della popolazione, di essere nuovamente colpite dalla malattia.
Il seno è composto da migliaia di piccole ghiandole deputate alla produzione di latte, una loro alta concentrazione comporta il fatto che alcune mammelle possano essere più dense di altre e le donne con seno denso hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro al seno, proprio in virtù del più alto numero di cellule che possono trasformarsi in cellule tumorali. Il seno denso è inoltre una condizione che rende più difficile leggere la mammografia e identificare eventuali anomalie.
Questo articolo propone che l'attività fisica regolare può ridurre significativamente il rischio di cancro al seno, grazie alla modulazione di marker infiammatori e ormonali. Studi clinici dimostrano che l'esercizio fisico migliora la qualità della vita e riduce i biomarcatori associati al cancro, suggerendo un forte legame tra attività motoria e prevenzione oncologica.
Prevenzione
La prevenzione è di fondamentale importanza. Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni. In alcune regioni si sta sperimentando lo screening tra i 45 e i 74 anni (con una periodicità annuale nelle donne sotto ai 50 anni). I programmi organizzati di screening prevedono che l’esame venga eseguito visualizzando la mammella sia dall’alto verso il basso che lateralmente.
La prevenzione del tumore della mammella passa anche per stili di vita corretti. In particolare, si sono dimostrate efficaci alcune abitudini salutari, come una dieta equilibrata e l'attività fisica regolare.
Cancro e attività fisica
I fattori di correlazione tra attività fisica e cancro al seno si basano principalmente sulla modulazione dei marker infiammatori, degli steroidi sessuali, dell’asse del fattore di crescita insulino-simile (IGF-I) e delle adipochine. L’infiammazione cronica è un fattore di rischio comune per le malattie cardiovascolari e si riflette in un aumento delle citochine proinfiammatorie, tra cui il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-??), interleuchina 6 (IL6), leptina, adipochine e proteina C-reattiva (CRP), insieme a una diminuzione delle citochine antinfiammatorie come l’adiponectina.
Secondo l’OMS, per “attività fisica” si intende “qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo”. In questa definizione rientrano non solo le attività sportive, ma anche semplici movimenti come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici, che fanno parte della “attività motoria spontanea”.
Lo studio YALE è uno studio clinico controllato e randomizzato che ha valutato l’effetto dell’attività fisica programmata sui livelli dei IL6, CRP e TNF-?? in 75 donne in post menopausa sopravvissute alla patologia. Un’analisi di sottogruppi ha rilevato che nelle pazienti che sono riuscite a raggiungere più dell’80% degli obiettivi del loro programma d’intervento, i livelli di IL6 sono stati significativamente ridotti.
Lo studio HEAL (Health, Eating, Activity and Lifestyle), è uno studio osservazionale in un campione di 1.183 pazienti con tumore al seno, e ha valutato l’effetto dell’esercizio fisico su biomarcatori simili a quelli descritti nello studio YALE. In questo campione di persone osservate, l’attività fisica era associata a bassi livelli di PCR e leptina e alti livelli di IGF-I.
I benefici derivanti dall’attività fisica per i malati di cancro sono sia fisiologici che psicologici. Oggi sono ben dimostrati e supportati da evidenze scientifiche che includono l’attività fisica in programmi di intervento basati su esercizi strutturati per i pazienti, durante e dopo i trattamenti antineoplastici.
Questo articolo propone che un programma supervisionato di esercizio aerobico e di resistenza può migliorare la qualità della vita e la sopravvivenza dei pazienti oncologici. L'attività fisica, anche svolta a domicilio, risulta efficace nel migliorare le capacità cardiovascolari e la forza muscolare, riducendo il rischio di recidiva e mortalità.
Discussione
Ciò dimostra che un programma supervisionato di esercizio aerobico e di resistenza può essere efficace: anche una buona programmazione di attività fisica svolta a domicilio può risultare una buona alternativa. Lo studio di Vincent et al. del 2013 ha valutato infatti l’efficacia di un programma di allenamento a casa, scoprendo che i pazienti riuscivano a migliorare le loro capacità cardiovascolari.
Courneya et al. nel 2013 ha confrontato invece una programmazione di attività fisica aerobica di 30-60 minuti, con una programmazione di esercizio aerobico combinato ad esercizi di resistenza alla forza, nelle donne con cancro al seno sottoposte a chemioterapia, appurando che le funzioni fisiologiche migliorassero con tutti i tipi di allenamento. L’allenamento aerobico di maggiore durata apportava maggiori benefici in parametri quali qualità della vita, dolore e sintomi endocrini. L’esercizio combinato ha ottenuto risultati migliori per l’incremento della forza muscolare.
Sommariamente l’attività aerobica prolungata ha apportato maggiori benefici nei confronti della sopportazione del dolore e delle capacità di prestazione aerobica. Questi dati confermano che attività motorie prolungate nel tempo possano essere tranquillamente svolte da questi pazienti, con effetti positivi su vari sintomi deleteri per il paziente1.
L’esercizio fisico viene raccomandato non soltanto a pazienti in terapia ma anche a pazienti sopravvissuti alla patologia ed inoltre l’attività motoria è collegata non soltanto a miglioramenti nella qualità della vita ma anche a un aumento e miglioramento della loro sopravvivenza2.
Conclusioni
È essenziale sviluppare politiche di salute pubblica per sensibilizzare e incrementare la partecipazione dei malati di cancro ai programmi di attività fisica programmata, attraverso la divulgazione di informazioni adeguate, per analizzare i bisogni e le barriere di ciascuna popolazione oncologica a seconda del centro in cui ricevono le varie terapie, consentendo di incrementare l’interesse dei pazienti a partecipare a programmi di attività motoria programmata. Inoltre, è importante formare altri professionisti sanitari che interagiscono con i pazienti per partecipare ad influenzare positivamente il paziente affinché si avvicini all’attività motoria strutturata3.
L’American College of Sports Medicine (ACSM), la più grande organizzazione delle scienze motorie e sportive, di recente ha pubblicato nuove linee guida sugli esercizi per la prevenzione contro il cancro affermando che “ci sono prove coerenti e convincenti che l’attività fisica svolga un ruolo nella prevenzione di molti tipi di cancro”4.
Molte altre entità hanno dichiarato conclusioni simili5. Tuttavia la dura realtà è che, nonostante le linee guida pubblicate, l’esercizio fisico non è considerato una strategia di intervento per la prevenzione o il trattamento di qualsiasi forma di cancro, ed è raramente consigliato o anche solo menzionato durante le visite preventive e/o