L'osteoporosi, malattia silenziosa che colpisce una donna su tre dopo i 50 anni, può essere efficacemente prevenuta attraverso uno stile di vita attivo e un'adeguata assunzione di calcio fin dall'età pre-puberale. L'esercizio fisico contro resistenza stimola il rimodellamento osseo seguendo le leggi di Wolff, mentre il calcio e la vitamina D rappresentano nutrienti fondamentali per raggiungere il picco di massa ossea entro i 25-30 anni.
Introduzione
Per indagare lo stato di mineralizzazione delle ossa (soprattutto il suo contenuto in calcio), si utilizza la MOC, acronimo che sta per Mineralometria Ossea Computerizzata.
Questo esame strumentale, solitamente, viene effettuato in aree ben delimitate dello scheletro come la zona lombare o il collo del femore ad esempio; è un esame non invasivo, indolore e sicuro (l'esposizione alle radiazioni è molto bassa). Vi sono varie tecniche di MOC, ma senza dubbio la più utilizzata e consigliata dal mondo scientifico è l'apparecchiatura DEXA (densitometria ossea a doppia emissione di raggi X), considerata il gold standard per la diagnosi di osteoporosi. Prima di addentrarci ulteriormente nell'argomento, una digressione lessicale doverosa: per massa minerale ossea (BMC, Bone Mineral Content) s'intende la quantità di minerali contenuti nel nostro scheletro e in linea generale più è alta, maggiore è la resistenza dell'intero apparato scheletrico e minore il rischio di fratture. La massa ossea, così come la densità ossea, viene appunto misurata con la MOC e può essere un interessante dato di riferimento per valutare la stessa persona nel tempo.
Ma se si volesse un dato più significativo bisognerebbe valutare la densità minerale ossea (BMD, Bone Mineral Density), che indica la quantità di minerali contenuti in un'unità di volumi di osso (cioè in un centimetro cubo di osso) perché è questo il dato che permette di fare confronti fra persone diverse e produrre una diagnosi più accurata di osteoporosi.
L'osteoporosi: definizione e classificazione
L'osteoporosi è una malattia sistemica e multifattoriale che aumenta la fragilità ossea colpendo, dopo i 50 anni, una donna su tre e un uomo su cinque e rendendo più probabile il verificarsi di fratture. L'osteoporosi si verifica quando la massa ossea diminuisce più rapidamente di quanto il corpo sia in grado di sostituirla, portando a una perdita netta di resistenza dell'osso. Come risultato lo scheletro diventa fragile, tanto che anche un lieve urto o una caduta minore possono provocare una frattura (detta frattura da fragilità). L'osteoporosi non dà segni o sintomi fino a quando non si verifica appunto una frattura: questo è il motivo per cui è spesso definita come una 'malattia silenziosa'1.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce come "una malattia caratterizzata da ridotta densità della massa ossea e alterazione microstrutturale del tessuto osseo, responsabili di un'incrementata fragilità dello stesso e di un conseguente aumento del rischio di fratture".
L'osteoporosi si distingue in primaria e secondaria:
- primaria, è la forma tipica che colpisce le donne in menopausa e gli anziani;
- secondaria, che colpisce persone già affette da altre malattie o come conseguenza di un uso protratto nel tempo di alcuni farmaci (ad esempio cortisonici, antiepilettici, immunosoppressori, ormoni tiroidei).
Prevenzione dell'osteoporosi
Sebbene l'osteoporosi sia una patologia tipica dell'età anziana e al netto dell'aumento dei casi a livello mondiale, sarebbe opportuno mettere in atto tutta una serie di azioni preventive affinché se ne riduca l'incidenza: stile di vita e alimentazione sono a tutti gli effetti le due variabili più importanti da prendere in considerazione, fin dalla più tenera età.
Allo stato dell'arte e in relazione alla forza delle raccomandazioni scientifiche (grado A)2, la miglior modalità di prevenzione verso questa patologia passa da uno stile di vita attivo (comprendente esercizio fisico svolto con continuità) e l'assunzione di calcio attraverso la dieta: queste due variabili sono tanto importanti quanto prima vengano adottate, quindi se ne consiglia la loro attuazione fin dai soggetti pre-puberi a prescindere dal sesso.
Il ruolo dell'esercizio fisico
Sono diversi anni oramai che il mondo scientifico sottolinea le conseguenze positive dell'allenamento contro resistenza per ciò che concerne il rimodellamento osseo, sia per il sesso maschile sia (soprattutto) per il sesso femminile. Sottoporre il tessuto scheletrico a stimoli meccanici e contro resistenza risulta essere determinante per la salute e l'integrità futura delle ossa, in quanto queste ultime rispondono anche alle due leggi del chirurgo Julius Wolff (1836-1902), ossia:
- ogni stimolo funzionale porta a una modifica-zione dell'osso;
- ogni modificazione dell'intensità e della direzione delle forze conduce a una variazione della struttura e, talora, della forma dell'osso.
È stato visto che le esercitazioni che prevedono salti aumentano il contenuto minerale osseo (BMC) nelle bambine in pre-pubertà (quindi prima del menarca), così come la densità ossea (BMD) è più alta nei giovani adolescenti impegnati in attività contro resistenza, ma non solo: gli effetti positivi dell'esercizio fisico si ripercuotono anche sulla densità ossea dei giovani adulti e nelle giovani donne, e un mantenimento/miglioramento della BMD in post-menopausa è possibile se il soggetto si mantiene fisicamente attivo3. Un altro aspetto molto interessante dell'esercizio fisico è che questo, se svolto con volumi e intensità consoni, migliora anche il trofismo muscolare e stimola l'accumulo di minerali all'interno del tessuto osseo, sia nell'uomo che nella donna; ciò si traduce in un minor rischio di cadute e fratture. Nel soggetto femminile però è altresì importante che vi sia una buona introduzione con la dieta di calcio, minerale fondamentale per la salute dell'osso; il binomio esercizio fisico/alimentazione risulta essere determinante nel sesso femminile4, in quanto maggiormente esposto a osteoporosi rispetto all'uomo. Si potrebbe asserire senza alcun problema che la prevenzione nei confronti di questa patologia è indubbiamente più semplice della sua cura, e che quindi uno stile di vita attivo con un'alimentazione che preveda sali minerali, vitamine e proteine nelle giuste dosi è la chiave di volta per assicurare una maggiore salute al nostro sistema scheletrico5.
Il tessuto osseo: un tessuto dinamico
L'osso è quindi un tessuto vivo e dinamico, il quale va incontro a rimodellamento costante in pratica tutta la vita e questo grazie alla cellule di cui si compone: osteoblasti, osteoclasti e osteociti. Gli osteoblasti possono essere anche definiti "produttori di osso", in quanto responsabili della costruzione della massa ossea attraverso un processo chiamato deposizione, mentre gli osteoclasti o "demolitori dell'osso" sono responsabili della demolizione del tessuto osseo mediante il processo chiamato di riassorbimento; quando un osteoblasto costruisce l'osso, alla fine del processo viene immobilizzato all'interno del tessuto circostante e si trasforma in un altro tipo di cellula chiamata osteocita che mantiene la matrice circostante ma non deposita più nuovo tessuto osseo6.
Dal punto di vista ormonale, lo stress indotto dall'esercizio fisico contro resistenza stimola la produzione di prostaglandine E2 e di ossido nitrico (NO) da parte degli osteociti. La prostaglandina E2 stimola gli osteoblasti, mentre l'NO inibisce gli osteoclasti. In questo scenario, gli estrogeni rappresenterebbero l'anello di congiunzione tra stress e processo adattativo, consentendo agli osteoblasti di rispondere al carico meccanico. Infatti in condizioni di menopausa o amenorrea non si assiste a tale fenomeno; anche il testosterone può influenzare lo stress applicato sull'osso e quindi il processo di adattamento. Il testosterone aumenta la massa muscolare comportando un aumento del carico meccanico sull'osso e favorendone la neo-apposizione7.
Il picco di massa ossea
È abbastanza intuitivo immaginare un metabolismo osseo più "vivace" durante tutta l'età dello sviluppo, laddove vi è (soprattutto in età adolescenziale sotto la spinta ormonale) un aumento sia in lunghezza che in spessore delle ossa; il picco di massa ossea, cioè il valore massimo di BMD che un determinato segmento scheletrico può raggiungere, è indicativamente circoscritto ai 25-30 anni per entrambi i sessi.
Sono vari i fattori che intervengono nel determinare il picco di massa ossea, parametro molto importante perché raggiungendo valori fisiologici si riduce il rischio di fratture nell'età adulta. Tra questi fattori vanno annoverati senza dubbio quelli genetici, il sesso, l'etnia, fattori ormonali, dietetici ed esercizio fisico. Rispetto ad anni fa, lo stile di vita (inteso soprattutto come attività fisica e alimentazione) ha assunto sempre più importanza anche nel determinare il picco di massa ossea, tant'è che potrebbe valere per un buon 40-60%8.
Il ruolo del calcio e della vitamina D
Spostando il focus dell'attenzione sull'alimentazione e l'integrazione, un ruolo prioritario viene giocato dal calcio e dalla vitamina D; nello specifico, il calcitriolo è probabilmente il fattore più importante nell'aumentare l'assorbimento del calcio a livello intestinale9, ma non solo:
- garantisce il corretto rinnovamento e mineralizzazione delle ossa10;
- riduce i livelli di PTH in modo da ridurre la perdita ossea indotta dal PTH11,12;
- aumenta la massa ossea13;
- stimola direttamente il tessuto muscolare riducendo al contempo il rischio di cadute14,15;
- mantiene costante la calcemia, e se questa dovesse ridursi, mobilizza il calcio dal tessuto osseo allo scopo di mantenere entro range fisiologici la concentrazione ematica.
Un eccesso di fosfato (carni, coca-cola) può interferire negativamente con l'assorbimento del calcio, se quest'ultimo però fosse assunto nelle dosi adeguate problemi non dovrebbero essercene e anche l'acido fitico (semi, noci, cereali integrali) potrebbe giocare lo stesso ruolo negativo del fosfato. Assunzioni elevate di sodio possono far aumentare la perdita urinaria di calcio, sebbene il sale sarebbe da ridurre soprattutto per le sue ripercussioni sulla pressione arteriosa. Ricordo che per quanto riguarda il sodio, bisogna prestare attenzione anche a quello "nascosto" nelle carni conservate (salumi e insaccati), nel pane e nei sostituti, nel dado da brodo, negli snack e nei prodotti in salamoia27.
Ma lo stesso calcio potrebbe giocare degli effetti su altre sostanze, come ad esempio il ferro ed il magnesio: elevati livelli di calcio ne potrebbero ridurne l'assorbimento, e questa situazione potrebbe verificarsi anche col fosfato e lo zinco28.
Le misure preventive nei confronti di una patologia quale l'osteoporosi devono essere attuate fin da piccoli, perché durante gli anni dello sviluppo e fino ai 20-25 anni si pongono le basi per la futura integrità e salute ossea; da malattia multifattoriale qual è, vi sono dei fattori di rischio modificabili che sono strettamente dipendenti dal nostro stile di vita e in primis alimentazione ed esercizio fisico. Tabagismo, abuso di bevande alcoliche e vita sedentaria sono tra i fattori di rischio comportamentali più importanti da considerare, tanto più se il soggetto è giovane e di sesso femminile. In Italia questa "patologia silente" colpisce sempre più persone, conseguenza di abitudini alimentari e comportamentali inadeguate; al netto di una sedentarietà dilagante anche fra i più giovani il quadro futuro non può che peggiorare. La prevenzione quindi dovrebbe partire all'interno delle scuole elementari e medie, attraverso appuntamenti inerenti alimentazione e sport presieduti da personale medico o sanitario e rivolto anche ai genitori; si dovrebbe mirare a un intervento multidisciplinare fin dalla più tenera età, inquadrando l'osteopo
rosi come una patologia di interesse pediatrico. E se può sembrare un concetto paradossale, ricordo sono gli anni dello sviluppo i più importanti nel gettare le basi per ossa sane e forti. Se sulla genetica l'essere umano non può intervenire, su tutti quegli aspetti secondari legati allo stile di vita assolutamente sì.Abstract
Osteoporosis is a disease that affects an increasing number of people and since risk factors are now very well known, a number of preventive actions should be implemented from the earliest age. Among the most important variables to consider there is for sure a proper nutrition, which provides the right contribution of macro and micronutrients (essential vitamins D and calcium) and constant exercise; particular attention is also paid to the right timely use of certain drugs, such as inflammatory glucocorticoids, among which the most well-known is cortisone. Prevention is excluded from sharing one another or the other sex, even though women are more likely to have this disease.