Questo articolo esplora i meccanismi alla base del dolore lombare, evidenziando l'importanza di un approccio integrato che consideri non solo fattori fisici ma anche psicologici e sociali. Propone l'adozione di buone abitudini e specifici esercizi posturali per la prevenzione e gestione del dolore, basandosi sulla metodologia di Giovanni Bersi.
Il dolore lombare
Da un punto di vista anatomopatologico, il “mal di schiena” indica un dolore, acuto o cronico, localizzato a livello della colonna vertebrale. In realtà, i disturbi più comuni interessano uno specifico tratto del rachide, quello lombare (Figura 1), donde il termine “lombalgia”: la sintomatologia dolorosa, cioè, si localizza nella parte bassa della schiena (fondo schiena).
Le altre sofferenze vertebrali (dolore cervicale e dorsale), sebbene altrettanto fastidiose e potenzialmente invalidanti, sono statisticamente meno frequenti. Nella letteratura scientifica, di solito, per dolore lombare meccanico aspecifico si intende quello meccanico-degenerativo (il mal di schiena più comune), che può essere sostenuto da fenomeni degenerativi di uno o più segmenti di movimento; possono riguardare il disco, le articolazioni interapofisarie, il sistema muscolo-legamentoso. C’è da osservare che il danno degenerativo può essere favorito da uno scarso controllo neuromuscolare sui muscoli stabilizzatori della colonna lombare.
In sostanza, la stabilità segmentaria e il benessere della nostra colonna lombare dipendono da tre sistemi: (1) il sistema osteo-disco-articolare-legamentoso; (2) il sistema muscolare e fasciale; (3) il sistema nervoso centrale e periferico. Il dolore lombare deriva dalla compromissione di uno o più dei tre sistemi dianzi citati.
Performance e postura
L’interpretazione del dolore lombare meccanico-degenerativo aspecifico deve tener conto di questi dati:
- L’identificazione di una discopatia degenerativa o di una protrusione discale o di un relativo restringimento del canale non rappresentano automaticamente la causa del disturbo che il paziente lamenta. In molti casi, l’esistenza di fenomeni degenerativi mono- o plurisegmentari è del tutto asintomatica.
- Nel dolore lombare esiste sempre una componente psicoaffettiva. Questo è il motivo per cui la diagnosi corretta e le conseguenti iniziative terapeutiche devono derivare da un completo inquadramento diagnostico clinico/strumentale. Nel paziente lombalgico è necessario un dialogo e una conoscenza della personalità del paziente stesso.
«L’attuale consensus scientifico internazionale definisce la lombalgia comune (o aspecifica) una patologia bio-psico-sociale, sottolineando che, oltre a fattori fisici, entrano in gioco anche fattori psicologici e sociali con un ruolo determinante nell’insorgenza e nel mantenimento del dolore» (Waddell, 1987; Monticone & Giovanazzi, 2007), ma negli ultimi decenni l’interpretazione del mal di schiena è diventata sempre più settoriale, troppo patomeccanica, troppo avulsa dalla personalità del paziente.
- Dalla lombalgia meccanico-degenerativa aspecifica devono essere escluse le forme cliniche di mal di schiena determinate da fenomeni flogistici sistemici (artrite reumatoide e tutte le patologie connettivali di origine autoimmune), i tumori, le fratture, le infezioni.
Questo articolo propone un approccio innovativo all'allenamento fisico, combinando tecniche di respirazione e movimenti specifici per migliorare la postura e prevenire infortuni. Viene sottolineata l'importanza di automatismi funzionali per mantenere la stabilità lombare e migliorare le prestazioni fisiche.
Metodi
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Un approccio estremamente innovativo innalza il livello qualitativo di questa nuova edizione, con istruzioni dettagliate sulle tecniche di respirazione, utili ad una corretta esecuzione dei movimenti per una massima efficacia.
Risultati
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La stabilità del sistema dorso-lombo-pelvico viene garantita dalla contemporanea contrazione dei muscoli addominali, retroversione del bacino e riduzione attiva della lordosi lombare. Quando si ritorna nella posizione quadrupedica, rilasciare i muscoli addominali e ripetere con gli arti controlaterali.
Discussione
Raccomandata dall'American College of Sports Medicine (ACSM), la guida "Fitness e allenamento giovanile - Le basi fondamentali" si basa sulle evidenze derivanti dalle ricerche più recenti. Essa chiarisce le teorie scientifiche che sostengono l'allenamento giovanile e le pratiche applicative da mettere in campo attraverso programmi di lavoro efficaci e mirati al massimo risultato in fatto di creatività, interesse e divertimento.
La retroversione del bacino e la riduzione consensuale della lordosi lombare sono il risultato della contrazione simultanea degli addominali e dei glutei. Devono essere acquisite come automatismi da introdurre nella gestualità e nelle funzioni della vita quotidiana.
Conclusioni
Accanto alle buone abitudini e al trattamento ginnastico, è indispensabile imparare a sfruttare alcuni automatismi, come la contrazione del pavimento pelvico durante ogni gesto della vita quotidiana, per reclutare stabilizzatori della colonna lombare. Questi automatismi sono necessari per prevenire il dolore lombare e migliorare la stabilità della colonna vertebrale.
Questo articolo propone l'importanza di adottare automatismi posturali, come la retroversione del bacino, per migliorare la stabilità lombare e prevenire il dolore lombare. Tali pratiche non solo aiutano nella vita quotidiana, ma possono anche migliorare le prestazioni sportive, riducendo il rischio di sovraccarico delle articolazioni e dei muscoli.
Terzo automatismo
L’ultimo, che Bersi ha denominato movimento “scimmia” di Alexander modificato, consiste nell’abbandono di un’errata e purtroppo comune abitudine: la flessione della colonna lombare. Il movimento deve avvenire flettendo le anche e le ginocchia, fino all’accosciamento. Nel movimento di discesa e di risalita del tronco, la colonna lombare non partecipa ed è mantenuta stabile inserendo costantemente il primo e il secondo automatismo che si sono dianzi enunciati.
Una volta raggiunta la posizione accosciata, la colonna vertebrale dorso-lombare non sarà più regolata dal principio della leva di primo genere svantaggiosa (come nella verticalità), ma dal principio della leva di primo genere indifferente.
Nella prima, il fulcro (rappresentato dai corpi vertebrali) è lontano dalla resistenza, offrendo così a quest’ultima un braccio di leva più lungo rispetto a quello usufruibile dalla potenza (gli erettori spinali).
Nella seconda (leva di primo genere indifferente), il fulcro è al centro, per cui resistenza e potenza sono in sostanziale equilibrio e l’impegno funzionale è estremamente ridotto.
Conclusioni
A ben vedere, l’ipotesi suggerita da Bersi era già stata paventata anni prima - in alcune sue parti - dal francese Siffredi (1996). Che, molto probabilmente, ha preso spunto - a sua volta - dalle osservazioni di Cailliet (1991).
Questa “unità di intenti” tra Siffredi e Bersi è riconducibile in particolar modo al concetto di “retroversione del bacino”. Lo studioso transalpino, tuttavia, ne parla in termini di “basculamento pelvico” (Siffredi, 1999).
Appare chiaro che per una corretta attuazione della meccanica di basculamento è necessaria la normalità dei dischi, delle articolazioni posteriori e dei legamenti longitudinali. Infatti, il basculamento pelvico dipende soprattutto dall’articolazione delle anche e, di conseguenza, dallo stato delle articolazioni coxo-femorali e dei muscoli e legamenti a queste correlati. Proprio la degenerazione artrosica delle coxo-femorali comporta un disturbo più o meno accentuato del movimento.
Bibliografia
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