La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2019 Volume: 20193

Le patologie croniche e il movimento: l’esercizio fisico come prevenzione e cura

Abstract

Italiano

Il presente studio esamina il ruolo dell'esercizio fisico nella prevenzione e cura delle patologie croniche, che rappresentano la principale causa di morte a livello globale, causando circa 40 milioni di decessi annui. Le patologie croniche includono cardiopatie, ictus, cancro, diabete e affezioni respiratorie croniche. I fattori di rischio vengono classificati in modificabili (alimentazione scorretta, fumo, abuso di alcol, inattività fisica) e immodificabili (età, predisposizione genetica). L'inattività fisica è identificata come uno dei principali fattori di rischio di mortalità mondiale. L'articolo analizza gli adattamenti indotti dall'attività fisica programmata correttamente, evidenziando i benefici su tutti gli apparati corporei. Le linee guida internazionali raccomandano mezz'ora di attività moderata per 5 giorni/settimana o 20 minuti di attività vigorosa per 3 giorni/settimana. L'allenamento produce modificazioni strutturali e funzionali dell'apparato locomotore, cardiovascolare e respiratorio, confermando il ruolo chiave dell'esercizio fisico nella prevenzione primaria delle patologie croniche.

English

This study examines the role of physical exercise in the prevention and treatment of chronic diseases, which represent the leading cause of death globally, causing approximately 40 million deaths annually. Chronic diseases include cardiovascular diseases, stroke, cancer, diabetes, and chronic respiratory conditions. Risk factors are classified as modifiable (poor diet, smoking, alcohol abuse, physical inactivity) and non-modifiable (age, genetic predisposition). Physical inactivity is identified as one of the main mortality risk factors worldwide. The article analyzes the adaptations induced by properly programmed physical activity, highlighting benefits across all body systems. International guidelines recommend half an hour of moderate activity for 5 days/week or 20 minutes of vigorous activity for 3 days/week. Training produces structural and functional modifications of the locomotor, cardiovascular, and respiratory systems, confirming the key role of physical exercise in primary prevention of chronic diseases.

Keywords

Italiano

patologie croniche, esercizio fisico, prevenzione malattie, attività fisica terapeutica, cardiopatie, diabete, sedentarietà, OMS linee guida, movimento salute, fitness terapeutico, malattie respiratorie, programmazione allenamento

English

chronic diseases, physical exercise, disease prevention, therapeutic physical activity, heart disease, diabetes, sedentary lifestyle, WHO guidelines, movement health, therapeutic fitness, respiratory diseases, workout programming

L'attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per la prevenzione e il trattamento delle patologie croniche, responsabili del 70% dei decessi globali. Un programma di allenamento correttamente strutturato genera adattamenti positivi su tutti i sistemi corporei, contrastando efficacemente i fattori di rischio modificabili come sedentarietà, alimentazione scorretta e stili di vita inadeguati.

Introduzione alle patologie croniche

Si è soliti associare le patologie croniche alla sfera dell'anzianità e considerarle molto lontane dal mondo giovane-adulto, ma la realtà è ben diversa. Siamo circondati da pazienti o potenziali pazienti affetti da queste patologie, è utile quindi fare chiarezza.

Le patologie croniche sono la principale causa di morte in tutti i continenti: si tratta di un ampio gruppo di malattie caratterizzate da un lungo decorso e che pertanto richiedono un'assistenza a lungo termine; in questo gruppo di malattie rientrano cardiopatie, ictus, cancro, diabete e affezioni respiratorie croniche.

Il monitoraggio delle patologie croniche, a livello globale, è gestito direttamente dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e in una delle ultime statistiche si afferma che siano causa di morte per quaranta milioni di persone ogni anno (circa il 70% di tutti i decessi a livello globale): nello specifico, il numero maggiore di decessi è dovuto alle malattie cardiovascolari (17,7 milioni di persone), seguite dai tumori (8,8 milioni di persone), dalle malattie respiratorie (3,9 milioni) e dal diabete (1,6 milioni).

Fattori di rischio modificabili e immodificabili

Tra i fattori di rischio (FR) delle patologie croniche è possibile considerare ai fini classificativi il parametro della modificabilità. Infatti, i FR si classificano in modificabili e immodificabili. Nel primo gruppo è possibile inserire tutti gli stili di vita poco sani: alimentazione scorretta, fumo di sigaretta, abuso di alcol e mancanza di attività fisica; nel secondo gruppo è possibile menzionare età e predisposizione genetica.

Da professionisti del movimento, ambasciatori dei migliori stili di vita, saremo i primi ad agire sui fattori di rischio modificabili dei nostri clienti; di vitale importanza risulta quindi la corretta informazione, in modo da evitare che il cliente arrivi da noi già paziente, con una diagnosi confermata dal medico o, peggio che il nostro cliente diventi paziente.

Malattie croniche, attività e inattività fisica

Prima di parlare del ruolo chiave dell'attività fisica nella prevenzione delle patologie croniche, è importante soffermarsi sugli esiti negativi di un'abitudine all'inattività fisica, uno dei più importanti fattori di rischio di mortalità nel mondo. Gli Stati membri dell'OMS hanno concordato come obiettivo strategico di ridurre del 10% l'inattività fisica entro il 2025.

Questo fattore di rischio ha origine principalmente dai comportamenti sedentari in casa e sul lavoro o anche da diversi fattori ambientali legati all'urbanizzazione: per esempio l'inquinamento (cattiva qualità dell'aria), assenza di parchi, marciapiedi o impianti dedicati al movimento e l'alta densità del traffico. La teoria della pericolosità dell'inattività fisica è confermata da una revisione sistematica del 2008 che mette in relazione la sedentarietà e il rischio di patologie croniche, affermando che lo stile di vita inattivo e la mancanza di regolare attività fisica sono vere e proprie cause di queste malattie.

Definizione di attività fisica

Ma che cos'è l'attività fisica? L'attività fisica è definita come qualsiasi movimento corporeo, in grado di realizzare un dispendio energetico, realizzato dalla muscolatura scheletrica. Si può quindi affermare che l'attività fisica si realizza semplicemente "vivendo" tutte le attività di vita quotidiana dal lavoro ai giochi, dalle faccende domestiche alle attività ricreative.

Il movimento può essere considerato come una delle più importanti funzioni organiche dell'uomo in grado di produrre effetti positivi su tutti gli apparati di cui l'organismo umano è costituito. Tutti i professionisti del movimento e della salute hanno il compito di indirizzare lo stile di vita dei propri clienti o dei propri pazienti verso una metodologia attiva che ponga alla base l'attività fisica e il divieto di sedentarietà; gran parte delle problematiche che interessano gli adulti e gli anziani di oggi dipendono dalla ipocinesi e quindi dalla carenza di movimento.

Le linee guida internazionali

Le linee guida internazionali realizzano un profilo ideale della quota di attività fisica in grado di supportare uno stile di vita attivo, questo prevede:

  • mezz'ora al dì per almeno 5 giorni a settimana di attività fisica ad intensità moderata (40-60% VO2 max);
  • due ore e mezza a settimana o 20 minuti al giorno per almeno 3 giorni a settimana ad intensità vigorosa (61-85% VO2 max);
  • un'ora a settimana o qualunque combinazione di attività fisica ad intensità moderata o vigorosa, che raggiunga o superi i valori minimi consigliati;
  • per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti si consigliano 60 minuti al giorno di attività di intensità da moderata a vigorosa.

Gli adattamenti indotti dall'attività fisica

Perché il movimento per la prevenzione delle patologie croniche? Quali adattamenti induce la giusta programmazione dell'attività fisica? L'attività fisica, se programmata correttamente, favorisce il benessere, l'efficienza fisica dell'individuo, ritarda il processo di invecchiamento nell'anziano e apporta benefici e adattamenti negli apparati che costituiscono il corpo umano; un programma di allenamento è in grado di generare modificazioni strutturali e funzionali di tutti gli apparati, a seconda degli obiettivi e dei contenuti che propone.

Adattamenti dell'apparato locomotore

L'allenamento realizza modificazioni importanti dell'apparato locomotore che permette il movimento di tutti i distretti del corpo umano ed è formato da due sistemi: il sistema scheletrico e il sistema muscolare. Il primo è costituito da ossa, articolazioni e legamenti mentre il secondo sistema è costituito da muscoli, tendini, guaine e borse mucose.

Il muscolo modificherà la sua sezione trasversale, ma anche la sua lunghezza in base al tipo di lavoro proposto in allenamento. Questo aspetto è considerato dalla legge di Lesur, secondo cui "se un muscolo lavora in accorciamento completo e in allungamento incompleto, con contrazioni concentriche, si retrae progressivamente", ma "se un muscolo retratto lavora in allungamento completo e in accorciamento incompleto, con contrazione eccentrica, può recuperare l'allungamento", e dalla legge di Borelli e Weber Fick che afferma: "l'ampiezza del movimento condiziona la lunghezza del ventre muscolare e viceversa".

Per quanto concerne l'accrescimento e il rimodellamento osseo, invece, la legge di Wolff afferma che "ogni stimolo funzionale porta ad una modificazione dell'osso", quindi gli elementi ossei si dispongono, aumentando la densità dell'osso, dove vi è pressione maggiore, calcificandosi successivamente.

Dunque per lo sviluppo di ossa robuste, in età giovanile si consigliano gli "impact-sport" (giochi sportivi di squadra o ginnastica artistica), ossia sport in grado di generare stimoli intensivi per il corpo. L'attività motoria ha effetti benefici anche sulla funzionalità articolare, fondamentale in tutte le discipline sportive e parimenti utile a tutti i segmenti corporei durante i movimenti della vita quotidiana; le modificazioni che è possibile ottenere da un programma di allenamento adeguato sono senza dubbio legate ad un mantenimento fisiologico e irrobustimento articolare, con conseguente stabilità delle articolazioni.

Uno stile di vita sedentario porterà il corpo ad assumere posture errate ed effettuare movimenti con escursione limitata, causando un progressivo irrigidimento delle articolazioni: pertanto è consigliabile un allenamento quotidiano, al fine di mantenere elastiche le strutture capsulari, connettivali e muscolari.

Adattamenti dell'apparato cardiocircolatorio

L'apparato cardiocircolatorio durante l'esercizio fisico ha un unico grande obiettivo: essere completamente efficiente nel soddisfare le aumentate richieste dell'organismo. Durante l'esercizio, l'aumento della frequenza cardiaca (FC) è direttamente proporzionale all'aumento dell'intensità dello stesso, sino a raggiungere la massima FC (per esercizi in grado di portare il soggetto all'esaurimento); per quanto riguarda esercizi di livello submassimale, la cui intensità è mantenuta costante, la frequenza cardiaca aumenta rapidamente sino a raggiungere la FC di steady-state (frequenza ottimale per soddisfare le esigenze dell'organismo a quella determinata intensità di lavoro).

Si può dunque affermare che la frequenza cardiaca è un indice importante in grado di identificare l'intensità dell'impegno del cuore durante l'esercizio. Un altro indice in grado di quantificare l'adattamento cardiaco all'allenamento è il recovery della frequenza cardiaca, definito come il tempo impiegato dal cuore per tornare alla frequenza di riposo.

L'allenamento porterà il sistema muscolare a richiedere più ossigeno e più sostanze nutritive per sostenere il lavoro; vi sarà dunque un aumento del flusso sanguigno diretto ai muscoli, un'efficace ridistribuzione di sangue nell'organismo e un aumento della capillarizzazione dei muscoli allenati. Per quanto concerne invece la P.A. (pressione arteriosa) a riposo si può affermare che questa, in seguito a periodi di allenamento aventi come obiettivo il miglioramento della resistenza prolungata, tenderà a diminuire i suoi valori. Durante un esercizio contro resistenza, invece, vi sarà un innalzamento momentaneo della PA che non genera un aumento della stessa a riposo, anzi il sistema cardiovascolare risponde all'allenamento contro resistenze con l'abbassamento della pressione a riposo.

L'attività fisica induce importanti modificazioni sulla struttura del cuore, l'allenamento regolare e continuato nel tempo sia "per la resistenza" sia "contro resistenza" realizza un'ipertrofia del muscolo cardiaco, ossia un aumento delle dimensioni delle fibre miocardiche.

Il movimento favorisce la vasodilatazione arteriosa specialmente delle coronarie, mediante l'aumento dell'efficacia dell'EDRF (Endothelium-derived relaxing factor), una sostanza emessa dall'endotelio che permette quindi (a lungo termine) la riduzione del rischio di infarto.

L'esercizio fisico quindi realizza benefici rilevanti sul cuore, sui vasi sanguigni e il lavoro di tutto l'apparato cardiocircolatorio: miglioramento del nutrimento del miocardio, riduzione della pressione sanguigna per i soggetti che svolgono attività fisica regolare, miglioramento dei tempi di recupero dopo lo sforzo e aumento della quantità di sostanza nutritive trasportate a livello periferico.

L'allenamento non genera alcuna modificazione strutturale su polmoni, bronchi e vie respiratorie ma sicuramente la maggior richiesta di ossigeno genererà un aumento della ventilazione polmonare.

I benefici dell'attività fisica per l'apparato respiratorio saranno legati a un minor dispendio energetico a carico dell'apparato muscolare deputato alla respirazione e a una maggiore efficienza del diaframma e altri muscoli respiratori, questo permetterà un aumento della mobilità della gabbia toracica con conseguente maggiore capacità vitale.

Altri effetti positivi dell'allenamento sull'apparato respiratorio riguardano la diminuzione della frequenza respiratoria sia durante l'esercizio e sia a riposo, l'aumento del tempo di apnea e infine la scomparsa o la comparsa ritardata del "fiatone".

Quali sono le caratteristiche di un allenamento per la prevenzione delle patologie croniche?

L'allenamento "per la prevenzione" avrà l'obiettivo primario di determinare un senso individuale di benessere sia fisico sia mentale: questo tipo di lavoro permetterà di avere tutti gli adattamenti precedentemente illustrati per tutti gli apparati, ma soprattutto avrà un ruolo determinante eliminando l'inattività motoria tra i fattori di rischio delle patologie croniche.

Bisogna ricordare che prima di proporre o consigliare un piano di allenamento, è indispensabile una visita medica preventiva eseguita da un medico di Medicina generale se trattasi di attività avente finalità ludico-motoria, o da un medico specialista in Medicina dello sport se trattasi di proposte di allenamento aventi una finalità sportiva agonistica.

Le regole generali di programmazione per un allenamento "per la prevenzione" non differiscono in alcun modo a quelle sport-specifiche:

  • incrementare gradualmente i parametri di carico, volume e intensità;
  • costanza e motivazione durante i cicli di allenamento;
  • allenamento come abitudine di vita, considerato un momento piacevole, capace di incastrarsi perfettamente nei momenti di vita familiare, professionale e sociale.

Le proposte inerenti all'allenamento "per la prevenzione" sono quindi tutte diverse e numerose: è fondamentale per il professionista del movimento individualizzare sempre il processo di allenamento sia in caso di soggetto sano e sia in caso di soggetto che presenti già la malattia.

Per il soggetto sedentario

Il professionista del movimento propone inizialmente un lavoro basato sulla mobilità articolare e sulle capacità coordinative, caratterizzato da volumi e intensità d'allenamento bassi che tendono progressivamente a crescere durante il macrociclo. Questo tipo di allenamento permette una diminuzione dei fattori di rischio cardiovascolare (eccesso di peso, eccesso dei valori di glicemia e grassi ematici). Un'ottima programmazione di questo allenamento agisce positivamente sull'ipertensione di I e II grado. Il soggetto iperteso, infatti, deve prediligere un allenamento di intensità scarsa o media (60-70% FCM) in modo da favorire un lavoro "di volume" del cuore, provocando una maggiore capillarizzazione e un aumento della formazione di vasi collaterali nel muscolo scheletrico e nel miocardio.

L'allenamento della resistenza, oltre a favorire la dilatazione delle coronarie con conseguente ottimo rifornimento di sangue al muscolo cardiaco, permette un abbassamento di eventuali livelli elevati di lipidi ematici e rappresenta un lavoro di sostegno e di prevenzione della terapia dei diabetici poiché l'attività fisica aumenta l'assorbimento di glucosio nelle cellule.

L'allenamento della forza

Facendo riferimento all'allenamento della forza, si può affermare che può essere finalizzato al mantenimento o all'incremento della capacità di prestazione fisica, degli ormoni che la regolano ma anche al mantenimento e prevenzione posturale. Durante la vita si assiste a variazioni di forza e altri parametri della prestazione psicofisica strettamente correlati alla diminuzione di determinati ormoni (in particolare quelli anabolizzanti): l'allenamento della forza permette un'attivazione di questi ormoni, favorendo il giusto recupero e adattamento psicofisico. Esempi importanti sono:

  • l'aumento progressivo della secrezione del GH nei trenta minuti successivi l'allenamento di forza, che provoca ottime condizioni per i meccanismi di adattamento metabolico;
  • l'effetto anabolico derivante dalla produzione di testosterone da parte delle gonadi, causato da un allenamento intensivo di forza con alti valori di lattato.

L'allenamento delle capacità condizionali quindi, realizza una vera e propria azione di prevenzione primaria (rivolta a soggetti sani), ma necessita in ogni caso l'esclusione di controindicazioni da parte del medico in riferimento a metodi e contenuti specifici.

Per quanto riguarda la prevenzione secondaria (rivolta a soggetti malati asintomatici o soggetti ad alto rischio) e terziaria (rivolta a soggetti malati), l'attività fisica risulta nuovamente protagonista.

In una recente revisione della letteratura (2016, Cartabellotta et al.), l'esercizio fisico è considerato un intervento sanitario efficace nel trattamento di numerose patologie croniche; in termini di riduzione di mortalità, il movimento è in grado di determinare benefici simili a quelli ottenuti con interventi farmacologici nella prevenzione secondaria di patologie coronariche, nella riabilitazione post-ictus, nello scompenso cardiaco e nella prevenzione del diabete.

Conclusioni

Il movimento e l'attività fisica programmata nella maniera corretta, saranno il farmaco migliore per la prevenzione e il trattamento delle patologie croniche non trasmissibili, rappresentando uno strumento terapeutico naturale, efficace e privo di effetti collaterali negativi.

L'attività fisica preventiva rappresenta la medicina più naturale per il corpo umano e il metodo di prevenzione ideale per fronteggiare l'avvento sempre più imponente delle patologie croniche. L'allenamento "per la prevenzione" deve essere prescritto e realizzato attraverso un importante progetto d'equipe caratterizzato dal lavoro in sinergia tra: medico, professionista sanitario, professionista del movimento e cliente.

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Vedi anche

Domande frequenti

Quanta attività fisica serve per prevenire le patologie croniche secondo l'OMS?

L'OMS raccomanda almeno 150 minuti settimanali di attività fisica moderata o 75 minuti di attività vigorosa per prevenire patologie croniche come cardiopatie, diabete, tumori e malattie respiratorie.

Quali sono le principali patologie croniche prevenibili con l'esercizio fisico?

Le principali patologie croniche prevenibili con l'esercizio fisico sono cardiopatie, tumori, diabete e malattie respiratorie, che causano 40 milioni di morti all'anno e sono legate a fattori di rischio modificabili come sedentarietà.

Come l'esercizio fisico modifica l'organismo per prevenire le malattie croniche?

L'esercizio fisico induce adattamenti positivi nell'apparato locomotore, cardiovascolare e osseo attraverso meccanismi fisiologici regolati dalle leggi di Lesur, Borelli-Weber-Fick e Wolff, migliorando la funzionalità generale dell'organismo.

Qual è il ruolo dei professionisti del movimento nella prevenzione delle patologie croniche?

I professionisti del movimento hanno un ruolo chiave nel promuovere stili di vita attivi, programmare correttamente l'attività fisica e educare la popolazione per ridurre l'incidenza delle patologie croniche.

La sedentarietà è davvero così pericolosa per la salute?

Sì, la sedentarietà è uno dei principali fattori di rischio modificabili per le patologie croniche. L'inattività fisica contribuisce significativamente ai 40 milioni di decessi annui causati da malattie croniche prevenibili.

Come programmare correttamente l'esercizio fisico per la prevenzione delle patologie croniche?

La programmazione corretta dell'esercizio fisico per la prevenzione delle patologie croniche deve considerare frequenza, intensità, durata e tipo di attività, seguendo le linee guida scientifiche e adattandosi alle caratteristiche individuali.

L'esercizio fisico può essere considerato una vera e propria cura per le patologie croniche?

Sì, l'esercizio fisico rappresenta sia uno strumento di prevenzione che di cura per le patologie croniche, inducendo adattamenti fisiologici positivi che contrastano la progressione delle malattie e migliorano la qualità di vita.

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