Questo articolo esplora l'approccio olistico del Tai Chi come metodo per mantenere la funzionalità negli anziani. Dimostra come il Tai Chi possa contribuire a mitigare i cambiamenti fisiologici legati all'invecchiamento, migliorando la salute fisica e mentale attraverso un'attività fisica adattata.
Introduzione
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.; World Health Organization, W.H.O.) definisce i 65 anni come età di passaggio dalla condizione di adulto alla condizione di anziano (W.H.O., 2022). Oggi il processo di invecchiamento rappresenta una delle questioni di maggiore rilevanza sociale e demografica, in quanto esso è favorito da una diminuzione della natalità e dall’aumento dell’aspettativa di vita nei paesi industrializzati, quest’ultima a sua volta sostenuta dalle migliori condizioni sanitarie e sociali. Entro il 2050, di fatto, la percentuale della popolazione mondiale con più di 60 anni raddoppierà dal 12% al 22% (Ibidem).
Definizione di invecchiamento
Per poter spiegare al meglio cosa comporta l’invecchiamento è importante prima di tutto definirlo. Esso non è una patologia, ma una condizione fisiologica dell’essere umano, caratterizzata da modificazioni di ordine degenerativo a carico di apparati e organi che non possono quindi essere considerate patologiche, in quanto inevitabili manifestazioni di un normale processo biologico (Lemoine, 2020).
Attività fisica adattata
L’invecchiamento è una fase regressiva che conduce a importanti cambiamenti del corpo umano ed è un processo che gli individui incontrano prima o poi nella vita in vari modi e a diverse velocità. In generale, una persona anziana si contraddistingue poiché è meno protetta verso le infezioni, ha una ridotta funzionalità metabolica (sia da un punto di vista muscolare che energetico), presenta alterazioni geniche e uno stato infiammatorio cronico (McHugh & Gil, 2018). Per questi motivi, l’invecchiamento risulta essere un fattore di rischio per molte patologie come le malattie cardiovascolari, la demenza, l’osteoporosi, l’osteoartrite, il cancro, il diabete di tipo II, ecc. (Ibidem).
C’è inoltre da precisare come l’invecchiamento dipenda sia da fattori genetici, sia da fattori ambientali come gli stili di vita incorretti; tra questi vi è sicuramente l’inattività fisica che già di per sé rappresenta un elemento predisponente per un incremento del rischio di mortalità e morbilità; di fatto, l’inattività fisica è la quarta causa di morte a livello globale, al di sotto solo di pressione alta, fumo e iperglicemia (Kohl et al., 2012).
Capiamo quindi come, l’invecchiamento non è solo un passaggio di età ma una modificazione fisiologica dell’individuo che però dipende sia da fattori genetici e sia dallo stile di vita più o meno sano della persona; di fatto, due soggetti della stessa età potrebbero non manifestare le stesse modificazioni di ordine degenerativo di apparati ed organi. Per semplicità di esposizione, tuttavia, utilizzeremo la definizione dell’O.M.S. secondo cui si è anziani solo una volta aver superato il 64° anno di età (W.H.O., 2022).
Invecchiamento del sistema nervoso centrale
Con l’invecchiamento si verificano molti cambiamenti cerebrali che si traducono all’atto pratico in un declino neuro-cognitivo (Van Petter et al., 2004). Queste modificazioni includono:
- Atrofia del giro corticale: con l’invecchiamento si assiste ad una perdita maggiore dei neuroni a livello della corteccia cerebrale. Ciò induce una diminuzione della materia grigia e bianca che porta all’atto pratico ad una diminuzione del peso e del volume del tessuto nervoso stesso. È stato ampiamente dimostrato che il volume del cervello e/o il suo peso diminuiscono con l’età ad un tasso di circa il 5% per decennio dopo i 40 anni, con un indice di declino maggiore dopo la settima decade (Peters, 2006).
- Diminuzione della vascolarizzazione cerebrale: ciò causa una diminuzione di ossigenazione del tessuto stesso con conseguente sofferenza di tutto l’apparato (Sannicandro, 2013). In particolare, una riduzione del flusso sanguigno cerebrale e della densità vascolare è stata maggiormente riscontrata nelle regioni cerebrali frontali piuttosto che in quelle posteriori (Peters, 2006).
- Riduzione dei neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale e dei loro recettori molecolari: i neurotrasmettitori, di cui si parla più spesso in relazione all’invecchiamento sono la dopamina e la serotonina. I livelli di dopamina diminuiscono di circa il 10% per decennio a partire dalla prima età adulta e sono stati associati al declino delle prestazioni cognitive e motorie (Mukherjee, 2002). Anche i livelli di serotonina e di B.D.N.F. (Brain-Derived Neurotrophic Factor; Fattore Neurotrofico Cerebrale) diminuiscono con l’aumentare dell’età e possono essere implicati nella scarsa regolazione della plasticità sinaptica e della neurogenesi nel cervello adulto (Ibidem).
Il cambiamento mentale più evidente associato all’invecchiamento è quello della memoria, in particolare della memoria episodica e semantica (Peters, 2006).
Queste alterazioni macro e microscopiche si traducono in veri e propri deficit cognitivi. Questi cambiamenti probabilmente sono la base del decremento correlato all’età della performance neuromuscolare (argomento che verrà affrontato in seguito più nel dettaglio), non a caso, tramite test che misurano i tempi di reazione semplice e complessa ad uno stimolo, si è notato un rallentamento del tempo di reazione sia nei movimenti motori semplici che complessi nei soggetti anziani rispetto ai giovani, a parità di attività fisica giornaliera (Spirduso, 1975).
Invecchiamento dell'apparato osseo
Affinché un movimento possa essere eseguito, l’organismo abbisogna di una impalcatura di sostegno che garantisca la corretta contrazione muscolare. L’osso è un tessuto dinamico formato da collagene e minerali, soggetto ad un rimodellamento continuo da parte di cellule altamente specializzate, gli osteoclasti e gli osteoblasti (McArdle, et al., 2018). A causa dell’età, la persona perde progressivamente questa capacità di rimodellamento osseo, cadendo nella vera e propria osteoporosi. Quest’ultima è una malattia multifattoriale, la cui condizione si osserva quando la densità dell’osso è un valore pari a più di 2.5 volte la deviazione standard al di sotto del valore medio riferito al sesso (Ibidem).
Questo deperimento è dovuto ad una carenza di calcio e/o di minerali tipici dell’osso, quali i sali di idrossiapatite; questo deterioramento porta ad un osso che progressivamente diventa più poroso e fragile predisponendolo al rischio di fratture (Ibidem). Capiamo bene come tale condizione di asintomaticità si mantiene fin quando non si viene a realizzare un evento traumatico, in seguito cioè ad una sollecitazione meccanica di forza sufficientemente tale alla formazione della frattura.
Attività fisica adattata osseo, cadendo nella vera e propria osteoporosi. Quest’ultima è una malattia multifattoriale, la cui condizione si osserva quando la densità dell’osso è un valore pari a più di 2.5 volte la deviazione standard al di sotto del valore medio riferito al sesso (Ibidem).
Questo deperimento è dovuto ad una carenza di calcio e/o di minerali tipici dell’osso, quali i sali di idrossiapatite; questo deterioramento porta ad un osso che progressivamente diventa più poroso e fragile predisponendolo al rischio di fratture (Ibidem). Capiamo bene come tale condizione di asintomaticità si mantiene fin quando non si viene a realizzare un evento traumatico, in seguito cioè ad una sollecitazione meccanica di forza sufficientemente tale alla formazione della frattura.
Componenti muscolari del sistema neuromuscolare
Per spiegarlo praticamente, vi è una differenza tra il rapporto di gittata cardiaca e consumo di ossigeno; la deossigenazione a livello microvascolare, per carichi submassimali, incrementa la domanda di energetica del muscolo stesso che per gestire l’impegno fisico, attiva maggiormente i meccanismi anaerobici. Il sistema diventa quindi molto meno efficiente e, di conseguenza, il gesto motorio ne risente risultando essere molto meno economico.
Questo articolo esplora come l'invecchiamento influisca negativamente sul sistema cardiocircolatorio, muscolare e neuromuscolare, evidenziando una significativa riduzione della massa muscolare e della capacità di ossigenazione. Propone che questi cambiamenti portino a una diminuzione della forza e della coordinazione motoria, aumentando il rischio di fragilità e limitazioni funzionali negli anziani.
Invecchiamento del sistema cardiocircolatorio
Le limitazioni date dall’invecchiamento riguardano anche l’aspetto cardiocircolatorio. Il massimo consumo di ossigeno (VO2 max), definito come il livello più alto a cui l’ossigeno può essere prelevato ed utilizzato dall’organismo durante esercizi aerobici estremamente intensi, è da sempre considerato una variabile che permette di analizzare la massima performance del sistema cardiorespiratorio e circolatorio, in quanto quest’ultimi permettono di trasportare ossigeno ai vari tessuti per ottenere energia; tuttavia, il VO2 max non esprime solo l’efficienza della diffusione dell’ossigeno e suo utilizzo avviene grazie all’interazione tra i capillari muscolari e i mitocondri.
La diffusibilità del gas tra questi due compartimenti dipende da svariati parametri:
- Capillarità a livello muscolare: rappresenta il parametro dell’area tra il capillare e la fibra muscolare e la distanza media tra i capillari e il mitocondrio.
- Ematocrito capillare: rappresenta il volume e il numero dei globuli rossi a contatto con il capillare muscolare.
- Solubilità dei gas.
- Temperatura: elemento che facilita o rallenta il rilascio di ossigeno.
- Mioglobina muscolare.
- Concentrazione mitocondriale (Short & Nair, 2001).
Con l’invecchiamento si assiste ad una riduzione di massa ossea, tra i 40 e gli 80 anni, di circa il 50% di tessuto spugnoso e del 5% di tessuto compatto1, con le donne che risultano essere più colpite a causa dei cambiamenti ormonali durante e dopo la menopausa2.
Invecchiamento del sistema neuromuscolare
Ciò che si altera non è solamente il muscolo in sé, ma anche i neuroni corticali deputati alla trasmissione dell’informazione al motoneurone. Ciò a cui si assiste è un’atrofia neurale3: essa può indurre fino al -40% del volume e della dimensione del corpo cellulare dei neuroni corticali, ma anche la diminuzione del volume sia della materia grigia che bianca4.
La forza prodotta dai muscoli scheletrici altro non è che la risultante del numero di intervento dei motoneuroni che innervano le fibre e dalla frequenza di scarica elettrica che arriva all’unità motoria5. Sembrerebbe che nell’anziano questa capacità intrinseca del sistema neuromuscolare risulti compromessa a causa di un rimodellamento della giunzione neuromuscolare (spazio inter-sinaptico tra bottone assonico e sarcoplasma della cellula muscolare).
L’invecchiamento causa un rimodellamento della giunzione neuromuscolare e una conseguente compromissione della trasmissione elettrica; ciò porta ad una maggiore variabilità nell’attivazione delle unità motorie6.
Componenti neurali del sistema neuromuscolare
Ora che sono state analizzate le singole componenti che danno forma al sistema neuromuscolare, è possibile parlare di ambo le componenti associate insieme e come queste si comportano durante l’invecchiamento. Sappiamo che l’unità motoria è l’unità funzionale del sistema neuromuscolare e che permette l’espressione del movimento e della forza; essa è costituita da due fattori essenziali:
- Motoneurone-a.
- Fibre muscolari specifiche del motoneurone.
Queste alterazioni anatomo-funzionali hanno, all’atto pratico, delle ripercussioni sui livelli di forza e di potenza dell’anziano. La minore presenza e qualità delle fibre di tipo II in questo tipo di popolazione comporta delle riduzioni nella velocità di contrazione se paragonate rispetto ai giovani e questo ha senso.
Attività fisica adattata
Il Jiggle (traducibile come “scuotimento”) è la variabilità nella forma della singola unità motoria attraverso scariche consecutive, ed è collegato alla diminuzione della stabilità della trasmissione nervosa dovuta ad un aumento del Jitter7. In pratica, le scariche consecutive producono, nella singola unità motoria, ogni volta un pattern differente.
Queste alterazioni anatomo-funzionali hanno, all’atto pratico, delle ripercussioni sui livelli di forza e di potenza dell’anziano. La minore presenza e qualità delle fibre di tipo II in questo tipo di popolazione comporta delle riduzioni nella velocità di contrazione se paragonate rispetto ai giovani e questo ha senso.
L'invecchiamento sensoriale e la conseguente perdita di equilibrio
Tali analizzatori, se compromessi (condizione abbastanza comune nell’anziano), possono indurre una marcata riduzione dell’equilibrio. L’equilibrio rientra nelle capacità coordinative speciali dell’uomo e viene definito come la capacità di tenere e mantenere bilanciato il corpo o di recuperare tale bilanciamento durante o dopo ampi spostamenti.
Questo articolo dimostra l'importanza dell'equilibrio e della potenza muscolare nella prevenzione delle cadute negli anziani, proponendo il Tai Chi come un'efficace attività fisica olistica per migliorare la stabilità posturale e ridurre il rischio di incidenti. Attraverso l'analisi di studi recenti, si evidenzia come il Tai Chi possa incrementare la forza, l'equilibrio e la mobilità, contribuendo al mantenimento dell'indipendenza funzionale negli anziani.
Invecchiamento Sensoriale
Affinché possa essere eseguito un movimento, il sistema nervoso centrale deve disporre delle informazioni necessarie che derivano dai recettori del sistema sensoriale. Gli analizzatori più importanti in relazione alla progettazione, al controllo ed alla coordinazione dei movimenti sono quello: cinestesico, vestibolare, ottico e acustico (Sannicandro, 2013).
Analizzatore cinestesico
Fornisce informazioni sul grado di tensione di muscoli, tendini, legamenti e articolazioni, essenziale per la coordinazione dei gesti motori; infatti, fornisce informazioni visive sui propri movimenti, permettendo un feedback immediato, per ciò che riguarda il programma motorio e l'esecuzione del movimento stesso.
Analizzatore acustico
Importante per la ricezione di informazioni verbali o sonore, perciò aiuta ad orientarsi nello spazio e a mantenere l'equilibrio.
L'Equilibrio e il Rischio di Cadute
Di tutte le alterazioni causate dall'invecchiamento, la perdita dell'equilibrio rappresenta una delle più problematiche, per il semplice fatto che è uno dei motivi principali di cadute. Una lesione legata ad una caduta comprende fratture, lacerazioni, contusioni, ecc., che possono portare all'allettamento del soggetto anziano con conseguente rischio di morte.
Uno studio recentissimo condotto da Kakara e colleghi (2023), mostra come dal 1999 fino al 2020 il trend delle cadute accidentali tra gli adulti anziani negli Stati Uniti non accenna a diminuire, anzi: si è osservato un incremento statisticamente significativo (il 58% delle morti totali nel 2020 è dato dalle cadute).
L'Approccio Olistico del Tai Chi
Accanto ai tradizionali protocolli di training rivolti al mantenimento e all'incremento di specifiche capacità motorie, sempre più spesso si assiste alla nascita di nuove offerte formative a carattere più olistico destinate all'età anziana. Quest'ultime si prefiggono l'obiettivo di sollecitare le diverse capacità condizionali e coordinative dell'anziano in maniera globale e soprattutto innovativa dal punto di vista del divertimento, punto estremamente problematico per il soggetto che deve iniziare ed eventualmente mantenere un percorso motorio.
Effetti Benefici del Tai Chi
Esistono evidenze scientifiche che documentano gli effetti della pratica del Tai Chi sull'incrementare le capacità fisiche quali:
- Forza: sia degli arti inferiori e sia degli arti superiori. Gli incrementi di tale capacità sono del 39% (Lan et al., 1998; Lan et al., 2001; Murphy et al., 2005; Hill et al., 2007).
- Componente cardiorespiratoria: comparando la capacità di endurance tra pre e post test assistiamo ad un incremento dal 5,2% al 21,3% (Lan et al., 1998; Zhang et al., 2006; Hill et al., 2007).
- Equilibrio: si è partito da un valore di 12,3% fino a raggiungere un miglioramento del 92% (Yamauchi et al., 2003; Murphy et al., 2005; Zhang et al., 2006; Hill et al., 2007).
- Flessibilità muscolare e mobilità articolare: dal 13% al 34% (Lan et al., 1998; Zhang et al., 2006).
Confronto tra Tai Chi e Fitness
Uno studio condotto da Sannicandro e colleghi (2013) si è prefissato di verificare se nell'anziano, l'intervento motorio globale con il Tai Chi potesse ottenere adattamenti migliori nei livelli di capacità motorie quali equilibrio, forza, velocità di deambulazione, flessibilità ed endurance, rispetto alle tradizionali sedute di allenamento tipiche del fitness.
Lo studio è stato condotto su 34 anziani non sportivi di ambo i sessi che hanno frequentato 10 settimane con frequenza trisettimanale, i corsi di attività motoria per la terza età. Il campione è stato suddiviso in due gruppi, uno di controllo e uno sperimentale.
Attività Fisica Adattata
Il protocollo sperimentale ha seguito le lezioni di Tai Chi della durata di 60 minuti con cadenza trisettimanale; il gruppo di controllo, invece, ha seguito lezioni di fitness della durata anch'essa di 60 minuti, tre volte alla settimana.
I risultati ottenuti da ambo i protocolli confermano che anche l'anziano risponde allo stimolo allenante con adattamenti positivi delle capacità motorie; tuttavia, se consideriamo i benefici ottenuti dal gruppo di controllo, nel confronto pre/post test si è osservato un decremento statisticamente significativo nella capacità di equilibrio.