Questo articolo esplora la relazione tra le tecniche di impugnatura nel tennis e l'incidenza di lesioni al polso. Propone che l'uso eccessivo e la tecnica scorretta, specialmente nel rovescio a due mani, possano portare a lesioni croniche, suggerendo la necessità di una corretta tecnica per prevenire infortuni.
Introduzione
Nel tennis, le lesioni descritte coinvolgono ogni tipo di tessuto nativo. La categorizzazione per struttura, tuttavia, si rivela complessa perché numerosi tessuti sono coinvolti in diverse entità cliniche (Rettig, 1994). Quindi, la letteratura rispecchia la pratica clinica di raggruppare le condizioni in base alla loro posizione (ad es. ulnare vs. radiale oppure dorsale vs. volare).
Nonostante la descrizione occasionale di una caduta sulla mano tesa come possibile causa traumatica di lesione al polso nel tennista (Futami et al., 1993), i meccanismi traumatici risultano raramente annotati nella letteratura riguardante il tennis. A differenza di ciò che accade a livello degli arti inferiori, la maggior parte delle lesioni agli arti superiori, e al polso precipuamente, è associata ad un uso eccessivo e a un decorso cronico (Pluim et al., 2006), con caricamento ripetuto durante il colpo spesso descritto come fattore contribuente (Kibler & Safran, 2005; Loosli & Leslie, 1991; Maquirriain & Ghisi, 2007; Rettig, 1983).
Pertanto, si consiglia cautela nella categorizzazione primaria delle lesioni del polso dovute al tennis come “traumatiche”, a causa della probabilità che anche presentazioni acute (ad esempio, fratture da stress) possano essere la manifestazione di disadattamento cronico dei tessuti locali (Kox et al., 2015) e della catena cinetica (Kibler & Safran, 2000). Le prove disponibili supportano un’associazione tra dolore ulnare al polso non dominante e l’uso del rovescio bimane (Kibler & Safran, 2005).
Ad esempio, diversi studi hanno descritto un’associazione tra il rovescio a due mani e le fratture da stress dell’ulna esclusivamente nel polso non dominante (Retting, 1983; Fragnière et al., 2001; Balius, 2010; Bell & Hawkins, 1986; Bollen et al., 1993). Allo stesso modo, Montalvan e colleghi (Montalvan et al., 2006) hanno osservato - in tennisti ligi a tale impostazione tecnica - la maggior parte dei casi di instabilità del tendine della ECU (10 su 12) e la sua rottura (2 su 2), con carichi di supinazione del polso suggeriti come fattore causale.
Ad un primo acchito, l’idea di associare le suddette lesioni a supinazione eccessiva (Rettig, 1994; Bollen et al., 1993; Campbell et al., 2013) può sembrare controintuitiva poiché una rapida pronazione è comunemente impiegata per agevolare la produzione di topspin (Elliott, 2006). Tuttavia, lo sforzo di pronare il polso e l’avambraccio atto a generare proprio il topspin è contrastato da un impulso angolare (supinazione) prodotto dall’inerzia della racchetta e dall’impatto della palla. Quindi, il polso sperimenta coppie contrapposte che possono provocare una relativa supinazione della mano e dei carpali sull’avambraccio pronato (Montalvan et al., 2006).
Ciò può essere accentuato da un contatto decentrato della palla sopra l’asse longitudinale della racchetta (per il polso dominante nel diritto e per il polso non dominante nel rovescio a due mani). È ormai noto come il ripetersi colpo su colpo della catena cinetica che genera il movimento del braccio-racchetta del conseguente impatto sulla palla è implicato come la causa principale delle lesioni agli arti superiori nel tennis. Pur restando fermi alcuni principi tecnici di base, ogni giocatore presenta alcuni tratti di personalizzazione del colpo che possono far variare i carichi sulle diverse componentistiche della catena cinetica.
Basti pensare al meccanismo di prono-supinazione (come accade nel passaggio dal diritto al rovescio e viceversa, o nella chiusura del servizio) determinante fenomeni tenosinovitici per lo più inserzionali del flessore ulnare del carpo e del suo antagonista, l’estensore ulnare del carpo (Lisi, 2021). La causa principale è la modificazione nella esecuzione del gesto tecnico, in cui l’impatto della palla con il busto in posizione frontale e in flessione ulnare del polso (soprattutto nel diritto) causa una riduzione dello spazio ulno-carpico ed un impingement tra la porzione articolare del radio e l’ulna. Ovviamente, il quadro clinico dipende anche dall’intensità del gioco dell’atleta, sia in termini di tempo impegnato, sia dalla forza impressa durante l’esecuzione del colpo.
Questo articolo esplora le lesioni al polso nei tennisti, evidenziando come la tecnica di impugnatura e il livello di esperienza influenzino il rischio di infortuni. Propone l'uso dell'ecografia per diagnosi e trattamento, e sottolinea l'importanza di un corretto allenamento propriocettivo per prevenire lesioni. Viene suggerito un modello prestativo che coniuga performance agonistica e prevenzione degli infortuni.
Tennis e lesioni sul lato radiale
Le patologie a livello del polso sul lato radiale, quello del pollice per intenderci, sono maggiormente legate all’utilizzo delle prese di tipo continental ed eastern, ossia prese che non garantiscono la dinamica indispensabile per impatti veloci. Solamente una variazione della posizione del polso può correggere l’impatto arretrato a prezzo però di un notevole aumento del sovraccarico funzionale1.
«[…] Questo modo di impugnare la racchetta non garantisce la dinamica indispensabile per impatti veloci. Solamente una variazione della posizione del polso può correggere l’impatto arretrato a prezzo però di un notevole aumento del sovraccarico funzionale» (Candela, 1998).
In questi casi, la diagnosi è caldeggiata con un esame ecografico dinamico in flesso-estensione. Utile, a volte, anche la risonanza magnetica; la quale, però, non consente una visualizzazione dinamica della flessione ed estensione del polso. La terapia, in caso di lesione del retinacolo e conseguente instabilità del polso, è di natura chirurgica2.
Tennis e lesioni sul lato ulnare
Ben nota - tra gli addetti alla diagnostica del settore - la lesione del ciclista a livello dell’uncinato in grado di comprimere il nervo o i rami sensitivi e motori del nervo ulnare all’interno del canale osteofibroso di Guyon. Riportate meno frequentemente le associazioni tra lesioni sul lato ulnare del polso e la pratica del tennis, anche se talune di esse (tra cui quelle della fibrocartilagine triangolare e dell’estensore ulnare del carpo) sono spesso riconducibili, ad avviso di alcuni Autori, alla pratica dello sport delle racchette3.
Infatti, in una casistica relativamente numerosa di tennisti non professionisti, Tagliafico e colleghi hanno rilevato la presenza di lesioni dell’estensore ulnare del carpo e della fibrocartilagine triangolare con una maggiore frequenza in quei tennisti votati ad impugnature spostate verso la western o la semi-western. Anche le rotazioni applicate alla palla, in particolare il topspin, influiscono sullo stress cronico e sui carichi sul versante ulnare del polso.
Tennis e lesione della fibrocartilagine triangolare
La fibrocartilagine triangolare (TFCC), una sorta di menisco o stabilizzatore dell’articolazione radio-ulnare distale, trasmette e ammortizza i carichi tra il complesso mano-polso e l’avambraccio. Se la TFCC è lesionata, il paziente/giocatore accusa dolore a livello del lato ulnare del polso (prevalentemente nelle manovre di prono-supinazione) e lamenta una ridotta forza muscolare nell’afferrare gli oggetti, tra cui la racchetta stessa. Molto note le vicende di tennisti, anche di spessore, che hanno sofferto di lesioni in detta regione anatomica.
Il complesso della TFCC è costituito da otto componenti: il disco fibrocartilagineo, i legamenti radio-ulnari dorsali e radiali, il menisco omologo, il legamento ulno-carpale collaterale, il legamento ulno-semilunare, il legamento ulno-piramidale e la guaina degli estensori ulnari. Come in altre regioni anatomiche, la lesione della TFCC può essere acuta o cronica ed esacerbata dal carico e dalla rotazione del polso. È necessario integrare spesso ecografia e risonanza magnetica affinché la diagnosi sia presentata e compresa correttamente. Tuttavia, ad oggi non esiste il “golden standard” in quanto, ad esempio, l’RM ha dimostrato una ridotta accuratezza (specificità 76% e sensibilità <50%)4.
Tennis e lesione dell’estensore ulnare del carpo
In realtà, la lesione a livello dell’estensore ulnare del carpo (ECU) riguarda spesso il retinacolo, ossia quella sottile ma resistente banda fibrosa che tiene il tendine adeso all’osso sottostante, cioè l’ulna. La lesione del retinacolo degli estensori dell’ECU è spesso sorprendente per il tennista in quanto il tendine scivola anteriormente esercitando un’attività flessoria. In pratica, se il tennista cerca di estendere il polso, la mano e il polso stesso si flettono anziché estendersi. Questa situazione si verifica, ovviamente, se la lesione del retinacolo è completa.
Un modello prestativo che coniughi performance agonistica adeguata e prevenzione degli infortuni
Premessa
È ragionevole innanzitutto ipotizzare un carico maggiore a livello del polso in quel tennista che, in posizione aperta, “mulina” il diritto con il braccio dominante esteso (Figura 2A): le sollecitazioni articolari aumentano perché aumenta la distanza tra il punto di impatto della palla e il fulcro articolare (spalla). Nel momento in cui, al contrario, il sistema “arto-racchetta”, a gomito flesso, si avvicina al corpo (Figura 2B), si modifica la modalità di trasmissione dei carichi a livello muscolo-tendineo e delle superfici articolari.
Vale la pena mettere a confronto i due modelli (pattern) di movimento degli arti superiori (gomito esteso versus gomito flesso), facendo riferimento alla canonica ripartizione in tre fasi del gesto tecnico del diritto: ottenimento della velocità angolare voluta (accelerazione), impatto, follow-through5.
Accelerazione
Il gomito del tennista in Figura 2A è più lontano dal corpo rispetto a quello del tennista in Figura 2B. A causa di ciò, l’accelerazione articolare dell’atleta A, nelle sue componenti centripeta e tangenziale (la componente tangenziale è presente in quanto la velocità angolare aumenta nel corso del movimento a colpire), è superiore a quella dell’atleta B. Per cui, gli sforzi assiali e tangenziali risultano più elevati considerata la maggiore distanza del centro di massa del sistema dal centro di rotazione. È poi utile ricordare che la spalla, a gomito esteso, deve agire più intensamente per ottenere la stessa velocità angolare e vincere così una maggiore inerzia del sistema.
Impatto
Ipotizzando che la pallina giunga sul piatto corde con la stessa velocità, l’urto, a braccio esteso, avviene più lontano dal gomito. È logico pensare ad un accresciuto momento reattivo articolare e, quindi, ad un aumento degli sforzi tangenziali articolari; così come è altrettanto giustificato supporre che, sempre a gomito esteso e a parità di sforzi tangenziali, i carichi articolari siano potenzialmente più pericolosi.
Questo articolo esplora l'importanza della biomeccanica nel tennis, evidenziando come diverse tecniche di esecuzione del colpo possano influenzare la distribuzione delle forze e il rischio di infortuni al polso. Propone un approccio che bilancia performance e prevenzione degli infortuni, suggerendo che una corretta tecnica e preparazione fisica possono ridurre significativamente il rischio di lesioni.
per la diversa geometria articolare e per la ridotta possibilità di intervento muscolare flessorio. Follow-through (accompagnamento): a braccio esteso, il sistema “arto-racchetta” possiede un maggior momento della quantità di moto a causa del momento d’inerzia più elevato. Detto sistema, quindi, va “frenato” con maggiore vigore (e di qui il relativo incremento degli sforzi segmentari e articolari) rispetto a quanto accade a gomito flesso o parzialmente flesso.
È pressoché lapalissiano che, concentrando soprattutto nel distretto “arto superiore” la generazione delle necessarie forze, si vengono a creare più elevate sollecitazioni a livello delle componenti osteo-tendinee del polso1.
Figura 2: Nella posizione assunta dal giocatore (A), rispetto a quello del giocatore (B), si riscontrano verosimilmente maggiori sollecitazioni articolari poiché esiste una più considerevole distanza tra punto di impatto e spalla.
L’esame di cui sopra - per quanto scrupoloso - potrebbe dare adito a fraintendimenti o a conclusioni del tutto errate. Mettiamo il caso (ma è ciò che avviene nella realtà) che un tennista adotti una tecnica (quella a braccio esteso, per intenderci) nella fase iniziale del movimento. Il fine corsa implica che il complesso muscolo tendineo-legamentoso deputato alla flessione sarà impegnato, oltre che per eventuali azioni tecniche, a ridurre i carichi di compressione che sembra ragionevole pensare si verranno a generare tra la porzione dorsale delle ossa sopracitate e le epifisi ulnare e radiale.
Sulla base di questa ipotesi, ciascuna riduzione dell’azione dei componenti flessori si tradurrà in un incremento del carico interosseo. La distribuzione del carico sui componenti in causa sarà influenzata da eventuali rotazioni assiali dovute a componenti tecniche del colpo o difetti.
La condizione B è analoga alla 1 anche se, in questo caso, il distretto che sembra maggiormente interessato è quello composto dalle ossa piramidale e semilunare, dall’epifisi ulnare e dalla porzione laterale dell’epifisi radiale. È ragionevole ipotizzare un incremento degli sforzi dovuti all’estensione di muscoli, tendini e legamenti che agiscono medialmente su trapezio, scafoide e radio.
La condizione C appare la più adeguata, in quanto ad un primo acchito si basa sull’azione equilibrata di muscoli, tendini e legamenti senza sovraccarichi ossei.
Nel tennista, comunque, possono verificarsi (a causa del meccanismo di pronosupinazione, come accade nel passaggio dal diritto al rovescio e viceversa, o nella chiusura del servizio) fenomeni tenosinovitici per lo più inserzionali del flessore ulnare del carpo e del suo antagonista, l’estensore ulnare del carpo. La causa principale è la modificazione nella esecuzione del gesto tecnico, in cui l’impatto della palla con il busto in posizione frontale e in flessione ulnare del polso (soprattutto nel diritto), causa una riduzione dello spazio ulno-carpico ed un impingement tra la porzione articolare tra il radio e l’ulna2.
Ovviamente, il quadro clinico dipende anche dalla intensità del gioco dell’atleta, sia in termini di tempo impegnato sia dalla forza impressa durante l’esecuzione del colpo. Anche se è difficile ottenere dati completi e affidabili (vista la mancanza di registri ufficiali delle patologie del polso nei tennisti), i recenti cambiamenti nella tecnologia di costruzione della racchetta (piatto corde, peso ridotto, sistemi di antivibrazione), le impugnature sempre più “estreme” e l’aumento della velocità di gioco hanno contribuito non poco ad un incremento dell’incidenza di lesioni a mano e polso nei tennisti amatoriali e professionisti.
La diagnostica, accurata e precisa, rientra a ben donde in un ambito altamente specialistico soprattutto per le implicazioni in termini di trattamento (conservativo, medico, fisioterapico e/o chirurgico). Contrariamente a quanto pensano alcuni non addetti ai lavori, la risonanza magnetica non è affatto superiore all’ecografia (se eseguita, quest’ultima, da “mani esperte”). Esistono Società Scientifiche Internazionali, quali l’ESSR (Società Europea di Radiologia Muscolo-Scheletrica), che si occupano proprio di stilare Linee Guida per l’utilizzo delle indagini strumentali migliori in relazione al sospetto diagnostico.
Di seguito, si riportano le indicazioni cliniche in cui l’ecografia risulta l’esame di prima scelta a livello del polso3:
- Central slip injury
- Finger collateral ligament injury except gamekeeper’s thumb and Stener lesion
- Trigger finger
- Ganglion
Data la grande importanza del complesso anatomico polso-mano, si invita il paziente a rivolgersi ad uno specialista in modo da affrontare - serenamente - la diagnosi e la terapia, adottando tutti gli accorgimenti necessari per ridurre al minimo il tempo passato lontano dai court. È prassi attenzionare l’atleta sì da scoraggiare sul nascere l’uso di una determinata impugnatura. Tuttavia, un buon principio di precauzione verte - soprattutto nei tennisti non professionisti e non perfettamente condizionati atleticamente - su scelte dettate dalla sicurezza e dall’efficienza biomeccanica.
Bibliografia
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Balius, R. et al. (2010). Stress fractures of the metacarpal bones in adolescent tennis players: a case series. Am J Sports Med, 38(6), 1215-1220.
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Bell R.H., Hawkins R.J. (1986). Stress fracture of the distal ulna: a case report. Clin Orthop Relat Res, 209, 169-171.
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Blackwell, J.R., Cole, K.J. (1994). Wrist kinematics differ in expert and novice tennis players performing the backhand stroke: implications for tennis elbow. J Biomech, 27(5), 509-516.
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Bollen, S.R. et al. (1993). Stress fractures of the ulna in tennis players using a double-handed backhand stroke. Am J Sports Med, 21(5), 751-752.
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Campbell, D. et al. (2013). Sports-related extensor carpi ulnaris pathology: a review of functional anatomy, sports injury and management. Br J Sports Med, 47(17), 1105-1111.
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Candela V. (1998). Humeral Epicondylitis. Clinical Case Management. Milano: Mediserve.
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DaSilva, M.F. et al. (2017). Evaluation of ulnar-sided wrist pain. J Am Acad Orthop Surg, 25(8), e150-156.