Questo articolo esplora le conseguenze a lungo termine dell'infezione da SARS-CoV-2, evidenziando come il Long Covid possa causare problemi di salute persistenti anche dopo la guarigione. La sindrome post-virale può manifestarsi con sintomi debilitanti che richiedono un monitoraggio medico continuo per gestire le complicazioni a lungo termine.
Introduzione
Nel corso degli ultimi mesi, sono stati riportati numerosi casi di persone che, dopo essere guarite dal Covid-19, continuano a soffrire di problemi di salute di vario genere. La maggior parte delle persone recupera completamente entro due mesi, ma alcuni continuano a presentare disturbi e manifestazioni cliniche per più tempo, una condizione nota come "Long Covid" o "Sindrome Post Covid-19".
Questa sindrome post-virale può debilitare una persona sotto molti aspetti anche per parecchie settimane dopo la negativizzazione, cioè dopo la guarigione e la conseguente eliminazione del virus dall'organismo. La durata della persistenza dei sintomi non sembra essere collegata all'intensità degli stessi durante la malattia.
Metodi
La letteratura scientifica attuale distingue tra sindrome che si presenta in seguito a malattia acuta:
- Covid-19 sintomatico subacuto: sintomi tra la quarta e la dodicesima settimana dalla malattia acuta.
- Long Covid: sintomi dopo la dodicesima settimana dalla malattia acuta.
È importante individuare tempestivamente eventuali effetti a lungo termine, con i medici di medicina generale che devono monitorare attentamente i pazienti che hanno avuto il Covid-19.
Risultati
Un team di ricercatori francesi ha seguito 50 pazienti con dolore neuropatico cronico causato da lesioni periferiche o centrali. Sebbene la maggior parte non presentasse un'infezione grave, tutti hanno riportato un deterioramento delle loro condizioni in termini di sintomi di dolore neuropatico per almeno diverse settimane.
Le infezioni virali possono avere un impatto sul sistema nervoso centrale o periferico, portando a complicazioni neurologiche. In particolare, le complicanze neurologiche documentate di Covid-19 includono la sindrome di Guillain-Barré, la mielite e l'ictus.
Discussione
Disturbi caratteristici del Long Covid possono essere causati da diversi meccanismi, tra cui:
- Danno diretto agli organi del corpo provocato dal virus o dalla malattia.
- Effetti e compromissione del sistema nervoso.
- Risposta anomala del sistema immunitario che innesca una specie di autoimmunità.
Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato più di 4.000 pazienti guariti, rilevando che il 13% presentava sintomi del Long Covid per più di 28 giorni, il 5% per più di 8 settimane e il 2% per più di 12 settimane.
Conclusioni
Ad oggi, non esistono terapie specifiche per curare i disturbi legati al Long Covid. Le terapie possono prevedere esercizi di riabilitazione fisica, diete alimentari e supporto psicologico. Il trattamento farmacologico per il dolore neuropatico include gabapentinoidi, antidepressivi, tramadolo e agenti topici, sebbene l'efficacia terapeutica sia complessivamente modesta.
Una stretta cooperazione interdisciplinare è necessaria per l'assistenza completa di questi pazienti.
Questo articolo propone che la vaccinazione contro il SARS-CoV-2 potrebbe alleviare i sintomi del Long Covid, sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare questi risultati. Le evidenze preliminari suggeriscono un miglioramento dei sintomi in alcuni pazienti vaccinati, ma la dimensione ridotta dei campioni limita la solidità delle conclusioni.
Fattori di rischio che predispongono al Long Covid
Gli effetti a lungo termine dell'infezione causata dal nuovo coronavirus possono manifestarsi in tutte le persone che lo hanno contratto, indipendentemente dall'età e dalla gravità della malattia. Il Long Covid colpisce uomini e donne di ogni età, ma sono soprattutto le donne tra i 40 e 60 anni a soffrirne. Si è osservato anche qualche caso in età pediatrica ma, per il momento, le prove solide per la loro efficacia necessitano ancora di studi controllati su larga scala4.
La vaccinazione aiuta a curare il Long Covid?
Uno studio osservazionale prospettico inglese (Arnold, et al. 2021), pubblicato come preprint a marzo 2021, ha dimostrato un piccolo miglioramento dei sintomi da Long Covid in persone che avevano già contratto l'infezione da coronavirus e che si sono sottoposte al vaccino. Il numero di pazienti coinvolti tuttavia è troppo piccolo per trarre conclusioni solide3.
In Italia anche le persone con pregressa infezione da SARS-CoV-2 devono sottoporsi alla vaccinazione, secondo quanto stabilito nella Circolare del Ministero della Salute di marzo 2021: "la somministrazione di un'unica dose di vaccino anti-Covid in quelli che hanno manifestato infezione sia in maniera sintomatica che asintomatica deve essere eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa".
La priorità delle cure di follow-up deve essere data a: persone ad alto rischio di disturbi da Covid-19 subacuto; persone che hanno avuto una forma grave di malattia; persone che hanno dovuto avvalersi di terapia intensiva; soggetti fragili, come per esempio gli anziani, o quelli affetti da multimorbidità; persone che hanno subito un trapianto o pazienti oncologici; persone con il più alto carico di sintomi persistenti.
In particolare, chi ha ricevuto il vaccino Moderna ha riferito statisticamente più spesso una riduzione dei disturbi. Questo studio, però, ha un limite: di tutti i partecipanti coinvolti solo 130 avevano ricevuto la seconda dose.
Bibliografia
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1) Blomberg, B., Mohn, K.GI., Brokstad, K.A. et al. Long COVID in a prospective cohort of home-isolated patients. Nat Med 27, 1607–1613 (2021).
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2) Choi, A., Koch, M., Wu, K. et al. Safety and immunogenicity of SARS-CoV-2 variant mRNA vaccine boosters in healthy adults: an interim analysis. Nat Med (2021).Corresponding author: Name: Dr Fergus Hamilton., Address: Infection Sciences, North Bristol NHS Trust, Bristol, UK.
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3) Arnold, D.T., et, al. (2021): Are vaccines safe in patients with Long COVID? A prospective observational study. doi: https://doi.org/10.1101/2021.03.11.21253225
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4) Attal N. et al., Potential for increased prevalence of neuropathic pain after the COVID-19 pandemic Pain Rep . 2021 Jan 27;6(1):e884.