La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2016 Volume: 20162

La funzionalità diaframmatica: chiave di volta nella rieducazione posturale globale

Abstract

Italiano

Il presente articolo esamina la patologia della retrazione diaframmatica e le diverse alterazioni posturali che ne possono derivare. Il diaframma, muscolo tonico fondamentale per la respirazione e il controllo della statica, tende progressivamente alla retrazione in seguito a uno stile di vita moderno caratterizzato da stress, ritmi alterati e respirazione costale superficiale. Tale condizione determina la vicariazione dei muscoli accessori respiratori con conseguenti disfunzioni a carico del rachide cervicale, dorsale e lombare, tra cui iperlordosi diaframmatica, rigidità delle spalle, collo rigido e alterazioni del cingolo scapolo-omerale. Le tecniche di rieducazione posturale globale, basate sulla messa in tensione delle catene muscolari e sul ripristino della sinergia diaframma-addominali, rappresentano un approccio efficace per normalizzare tensioni e retrazioni non fisiologiche. Esercizi respiratori diaframmatici correttivi e metodi di decompensazione lombare combinati con la auto-postura consentono di ripristinare la funzionalità respiratoria ottimale, ridurre il sovraccarico dei muscoli accessori e ristabilire il benessere della colonna vertebrale.

English

The purpose of this paper is to examine the pathology of diaphragmatic retraction with the various alterations that may result. Proper rehabilitation techniques and corrective respiratory exercises are effective for an efficacious restoration of the synergy abdominal-diaphragm. In this way the accessory respiratory muscles can resume their function without being overloaded. Methods of lumbar decompensation combined with self-posture and diaphragmatic breathing exercises are able to restore the health and well-being of our back.

Keywords

Italiano: respirazione diaframmatica, rieducazione posturale globale, pattern respiratorio, disfunzioni posturali, catene muscolari, iperlordosi lombare, rigidità cervicale, blocco inspiratorio, retrazione diaframmatica, muscoli respiratori accessori

Inglese: diaphragmatic breathing, global postural reeducation, respiratory pattern, postural dysfunction, muscle chains, lumbar hyperlordosis, cervical stiffness, inspiratory block, diaphragmatic retraction, accessory respiratory muscles

L'articolo esplora come la retrazione diaframmatica possa influenzare negativamente la postura e la salute generale. Propone tecniche di riabilitazione e esercizi respiratori correttivi per ripristinare la sinergia tra addome e diaframma, riducendo il carico sui muscoli respiratori accessori e migliorando il benessere posturale.

Introduzione

Siamo tutti capaci di respirare? sicuramente no... potremmo non essere mai stati "educati" nel farlo nel modo giusto, o potremmo aver perso nel tempo la nostra capacità di farlo.

La cosa più strana? Di tutto ciò noi non ce ne rendiamo proprio conto. Lo stile di vita moderno che tutti noi abbiamo, fatto di stress, problemi lavorativi, ansie, preoccupazioni, ore nel traffico, ritmi alterati, pranzi fuori casa, poche ore di sonno...insomma tutto quello che la maggior parte di noi vive giornalmente porta a respirare velocemente utilizzando prevalentemente la porzione superiore delle coste espandendo il torace e mantenendo per tutta la giornata un blocco inspiratorio, in pratica l'aria che inspiriamo non la liberiamo quasi mai...o comunque mai completamente.

In questo modo il diaframma rimane pressochè immobile fermo in basso e i muscoli cosiddetti accessori devono provvedere al lavoro che in realtà dovrebbe assolvere il diaframma. La "pigrizia" diaframmatica provoca diversi problemi, è vero che qualcuno lavora per lui, ma il rendimento non è lo stesso e la macchina uomo, costruita in modo attento e perfetto, con il tempo risente di tutto ciò che non funziona come dovrebbe.

Spero di avervi incuriosito almeno un pò...ora un bel respiro e via... La nostra respirazione è sotto il controllo della muscolatura tonica e una muscolatura lenta, per fortuna difficilmente affaticabile, la cui funzione fondamentale rimane comunque il controllo della statica.

Il suo agente meccanico è il riflesso miotatico tonico controllato dalla coattivazione alfa-gamma all'interno del fuso neuromuscolare. Per questa sua attività riflessa noi non abbiamo nessun controllo su di essa, sfugge completamente al nostro stato cosciente.

Le unità motorie toniche, essendo sotto il controllo dei centri vestibolari del bulbo e delle formazione reticolate sono in continua attività, per tutta la nostra vita; per questo motivo la patologia della muscolatura tonica non è mai la debolezza, ma piuttosto l'accorciamento e la retrazione.

Le retrazioni sono responsabili della maggioranza dei nostri dolori o disturbi. La spiegazione non è difficile: un solo muscolo retratto provoca un disequilibrio delle nostre catene muscolari, con conseguenti alterazioni posturali che portano ad adattamenti e compensi di tutta la struttura.

Se questo stato viene protratto nel tempo si arriverà alla manifestazione di stati patologici e dolorosi, quasi sempre localizzati in una sede distante da quella che è all'origine del problema. Nel trattamento di persone che manifestano retrazioni bisogna essere molto attenti; una delle basi della rieducazione posturale globale è la messa in tensione, effettuare cioè un allungamento muscolare mirato con lo scopo di normalizzare tensioni e retrazioni non fisiologiche.

Come abbiamo detto, la maggioranza della popolazione esegue una respirazione costale con carenza di espirazione, accelerata, superficiale e spesso orale. In pratica si è in inspirazione…sempre.

Per questo motivo il diaframma sarà sempre “teso” perderà progressivamente la capacità di muoversi con movimenti ampi e completi; diverrà sempre più basso, più piatto e il suo tessuto connettivo, col tempo, registrerà l’accorciamento permanente dei sarcomeri, fissandoli in una condizione di retrazione. Un diaframma che funzionerà meno del dovuto, dovrà essere vicariato, sostituito dai muscoli accessori del collo, del tronco, dalle braccia determinando in futuro tensioni anomale e croniche anche sui muscoli accessori. Ciò provocherà disagi ai vari organi e alla struttura scheletrica con i quali è collegato.

Il meccanismo di retrazione muscolare è identico per ogni muscolo scheletrico e porterà progressivamente il diaframma alla perdita d’elasticità, di lunghezza muscolare e dunque a divenire progressivamente più corto e nel tempo retratto (fissato corto).

In altre parole il tessuto connettivo, giorno dopo giorno, tenderà a fissare le fibre in condizione sempre più corta rispetto all’ideale funzionale. Questa condizione del diaframma comporterà a livello anatomico delle modificazioni strutturali sia a carico dell’apparato scheletrico, sia a livello di funzionalità organica, esattamente come il resto dei muscoli scheletrici che divenendo retratti determinano coattazioni e disequilibri articolari coinvolgenti l’intera struttura.

Retrazione diaframmatica e alterazioni posturali

Rigidità delle spalle

“Non c’è buona libertà delle spalle, se non c’è buona libertà del diaframma”.

Questo era un aforisma che ripeteva Meziérès fisioterapista francese, che andremo a conoscere più tardi. Tale aforisma, dovrebbe essere di facile interpretazione; infatti, tenuto conto che gran parte degli accessori inspiratori sono relazionati al cingolo scapolo omerale, è intuibile che, se un individuo respira per tutto il giorno affidandosi alla muscolatura respiratoria accessoria, quest’ultima, chiamata a svolgere un compito non abituale, col tempo sarà soggetta ad uno stato di tensione molto marcato e di conseguenza retrazioni muscolari che daranno coattazioni articolari producendo appunto le spalle “rigide” e passibili di scarso e difficoltoso movimento. In questo contesto molto spesso le spalle diventano dolorose limitando il movimento.

Iperlordosi diaframmatica

Quanto riguarda la formazione della classica “iperlordosi lombare”, questa è il frutto della trazione, in direzione avanti-alto del tratto lombare alto, esercitata dalle fibre diaframmatiche che vanno verso l’appiattimento, come diretta conseguenza della fissità verso il basso del centro frenico; per la parte più bassa, la lordosi si evidenzia a livello di L1-L2, inserzione comune dei pilastri destro e sinistro. Nel tempo, la zona D11-D12-L1-L2, soggetta a questa trazione permanente, si fisserà in atteggiamento iperlordotico, che viene esasperato anche dal piccolo e grande psoas, che hanno inserzione lombare. In relazione alle catene muscolari, la retrazione del diaframma, porta ad un aumento anche della lordosi cervicali, aumentando di conseguenza la cifosi dorsale, dando origine al portamento in avanti del capo associato alla “nuca corta”.

“Gobba del bisonte”

In seguito ad un blocco inspiratorio, se gli scaleni assumono un ruolo principale vicariante del diaframma, si origina così un’alterazione posturale a livello cervico-dorsale, detta appunto “gobba del bisonte”. Questa si manifesterebbe in seguito all’azione meccanica degli scaleni in fase inspiratoria. Il collo per eccellenza, data la conformazione anatomica, risulta essere un elemento molto mobile, a differenza del tratto dorsale che per il suo legame con le costole non può godere di tanta mobilità. I tre scaleni, anteriore, medio e posteriore, (che si inseriscono dai processi traversi delle cervicali alle prime due coste) portano al sollevamento del torace per favorire l’ingresso di aria a livello polmonare.

Collo rigido

“Non c’è buona salute del collo, senza una buona libertà del diaframma”

così ci dice Mèzieres che mette il diaframma al centro del suo metodo terapeutico. La maggior parte degli inspiratori accessori hanno origine al livello del cingolo scapolare, altri hanno inserzione al livello nucale o cervicale. Per poter elevare le coste gli accessori devono trovare il loro punto fisso a livello cervicale o nucale. Pertanto se una retrazione diaframmatica provoca, nel corso degli anni un blocco delle spalle, è intuibile che anche il collo diventi vittima di questo meccanismo.

La parte cervicale nucale diventa punto semifisso, così gli accessori durante la loro contrazione anziché sollevare le coste per permettere l’ingresso dell’aria, fanno abbassare il capo comprimendo il tratto cervicale, in questo modo anche il torace si espanderà meno del necessario. Questo meccanismo, lentamente porta alla modificazione della curva cervicale, a compressioni del tratto cervicale a fenomeni di riduzione del disco intervertebrale, compressione radicolare, fenomeni di artrosi, protusioni ernie e quindi…dolore.

Possibili strategie di rieducazione

Il quadro delle alterazioni posturali derivanti dal problema del diaframma retratto potrebbe essere senza dubbio maggiormente esteso. Tutt’oggi la funzionalità diaframmatica è oggetto di studio di numerosi esperti nel settore, tutti d’accordo sul fatto che “una buona funzione ed un corretto utilizzo del corpo permettono di mantenere una buona postura, e quindi una buona salute.”(F.Mèzières)

Della rieducazione diaframmatica il principio fondamentale è naturalmente quello di riequilibrare il soggetto nella espirazione facendo scomparire la rigidità dei muscoli inspiratori. (Souchard, 1995) Da punto di vista meccanico il trattamento consiste nell’agevolare le relazioni agoniste-antagoniste del diaframma nei confronti della massa viscerale e degli addominali. Dato che il blocco inspiratorio è legato ad una iperlordosi lombare, il lavoro si effettua in decubito supino in posizione di correzione del tratto lombare. A questo punto si chiede al soggetto di respirare profondamente facendo particolare attenzione ad effettuare un’espirazione profonda; attraverso questo esercizio si otterrà un completo rilasciamento del diaframma sia per la risalita del centro frenico durante l’espirazione che attraverso l’ipertrazione delle sue connessioni lombari grazie alla posizione in delordotizzazione.

Questo tipo di respirazione comporta una contrazione vigorosa della parete addominale, il diaframma non deve operare alcun controllo sulla sua risalita, cosa che presuppone la completa apertura delle vie aeree superiori. (Souchard, 1995) Per continuare a lavorare sul binomio addome-diaframma si può effettuare un altro tipo di manovra: mentre nella espirazione forzata si fanno contrarre gli addominali senza permettere la minima resistenza del diaframma, in questo tipo di respirazione si fa lavorare il diaframma senza autorizzare la minima contrazione dei muscoli addominali.

Tale trattamento, chiamato “Paradosso del diaframma” implica che il soggetto ad ogni espirazione deve gonfiare l’addome; questa contrazione paradossale si può ottenere solo tramite un controllo volontario, in questo caso il diaframma si abbassa senza incontrare resistenze. Durante le sedute di rieducazione respiratoria molto importante è la visione globale del soggetto. Osservare la persona mentre respira può dirci tanto …ma non tutto. Gli occhi, insieme alle mani, rimangono gli strumenti più importanti per un buon terapista.

In alcuni soggetti, soprattutto che presentano conflitti osteo-articolari a livello L5 S1 o sacro iliaco, quando gli si chiede di respirare, fanno rientrare l’addome nella espirazione solo a livello sopra-ombellicale, senza essere capaci di retrarre efficacemente la zona sotto ombelicale. Questo perché il “conflitto” comporta l’inibizione del piccolo obliquo che si inserisce sulla spinosa di L5 e sulla parte inferiore del traverso, la cui aponeurosi passa davanti al retto dell’addome. Per questo motivo bisogna educare il paziente sensibilizzandolo alla consapevolezza del proprio corpo; una presa di coscienza facilita la rieducazione che è veramente tale solo se si riesce a correggere la cerniera lombo-sacrale. Di altrettanta importanza è correggere globalmente l’eccessiva rigidità dei muscoli inspiratori accessori che, se bloccati in inspirazione, manifestano costantemente la loro supremazia sugli espiratori.

Oggi la rieducazione respiratoria viene “immagazzinata” all’interno di un contesto più ampio che riguarda la RIEDUCAZIONE POSTURALE GLOBALE. Metodi “globali” propri della ginnastica posturale e correttiva vengono utilizzati non solo per ripristinare la completa funzionalità diaframmatica, ma per sopperire a tutte le problematiche che un muscolo “bloccato” può provocare. Ricerche medico-scientifiche (M. Aparecida) dichiarano che i metodi classici della rieducazione posturale sono quelli che hanno portato risultati migliori su persone che manifestavano alterazioni muscolo scheletriche, posture scorrette, e in diversi casi dolore in seguito ad ipofunzionalità diaframmatica. Non esiste in letteratura una regola fissa che conferma l’efficacia di un trattamento rispetto ad un altro, maestri del settore, Mèzièrès, Souchard, Bousquet, ci parlano di globalità, di catene muscolari, di “anelli” muscolo-scheletrici, non isolando mai i nostri distretti corporei, ma osservando valutando e trattando “nell’insieme” ogni individuo che presenta alterazioni.

La rieducazione posturale è, quindi, a loro e a mio avviso, un metodo globale che affronta i problemi della statica e le loro conseguenze patologiche, ponendo particolare attenzione alla correzione delle lordosi e all’allungamento della catena cinetica posteriore. Questa via terapeutica si prefigge di ristabilire l’armonia e l’equilibrio corporeo attraverso il recupero dell’estensibilità perduta dei gruppi muscolari accorciati ed ipertonici, senza dimenticare il sistema miofasciale nella sua globalità che ha connessione dirette con il sistema viscerale, l’apparato scheletrico e muscolare riservando, naturalmente, particolare attenzione al recupero della funzionalità diaframmatica: la base per un completo recupero posturale. Contemporaneamente viene garantito un rafforzamento dei gruppi muscolari ipotonici (cervicali, anteriori, addominali, quadricipiti); questo lavoro di sinergia è reso possibile grazie all’impiego di posture attentamente studiate che hanno come scopo la “messa in tensione” attraverso un’armonizzazione statica globale. (da qui il titolo del libro di N. Verkimple Morelli e M. Bienfait “Armonizzazione statica globale” metodo delle tre squadre.)

Viene favorito il ritorno alla libertà degli effettori dei grandi sistemi funzionali, così come vengono rispettate le egemonie indispensabili all’integrità e alla pienezza di tutto l’organismo, in particolare l’orizzontalità dello sguardo e dei canali semicircolari dell’orecchio interno elementi primordiali che intervengono nell’equilibrio, nella valutazione delle distanze e dei suoni. Il recupero dell’omeostasi risulta essere, quindi, fra gli obiettivi principali della rieducazione posturale. Non esiste equilibrio e quindi omeostasi se non c’è completa funzionalità diaframmatica per questo motivo particolare attenzione si concentra sulla espirazione (lenta e prolungata) che ha lo scopo di allontanare il centro frenico dai pilastri del diaframma determinandone un rilasciamento al quale ne consegue la riduzione della lordosi lombare.

Fondamentale è la durata del mantenimento delle posture. Queste sono messe in atto in modo da impedire qualsiasi fuga o compenso alle necessarie messe in tensione, sono per definizione il contrario dell’habitus del soggetto e dunque difficili, faticose. Tutte le posture efficaci passano obbligatoriamente dall’allineamento in uno stesso piano di tre livelli che sono l’occipite, le scapole, il sacro. Rispetto alle modalità di intervento, l’effetto memoria dei tessuti impone un primo rilassamento di grande importanza ed eseguito con elevata intensità. Quelli successivi saranno sempre più efficaci. Il “rilassamento del muscolo” si otterrà per azione sul tessuto connettivo che verrà sollecitato meccanicamente in quanto proprio a questo livello si trovano i recettori (propriocettivi) che regolano il tono e l’equilibrio del muscolo.

Al recupero della “forma sana” segue un notevole aumento della coscienza del corpo, un rilassamento generale ed un lento riequilibrio delle funzioni motorie e neurovegetative. Da quanto esposto risulta chiaramente che la rieducazione posturale non può essere definita un metodo, pertanto non esistono protocolli definiti per singole patologie, ma dopo un analisi dettagliata del soggetto si cerca di adattare il trattamento in base alle esigenze che di volta in volta si presentano.

Bibliografia

  1. Souchard Ph.E. Gymnastique classiche - Rééducation Posturale Globale: les raisons du Jivorce. - Rééd. Post. Glob. ed Le Pousoé, 1983.5-13.
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  4. Souchard Ph.E. La respirazione. Marrapese editore Roma 1996
  5. Bousquet L. Le catene muscolari vol.2 tronco e colonna. Marrapese editore Roma
  6. Godelieve D.S. Il manuale del mezierista vol.1 Marrapese editore Roma1996.
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  12. Wilmore J.H Costill D.L Fisiologia dell'esercizio fisico e dello sport Calzetti Mariucci editore Perugina 2005
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Vedi anche

Domande frequenti

Come riconoscere un pattern respiratorio disfunzionale?

Un pattern respiratorio disfunzionale si manifesta con respirazione superficiale, uso predominante dei muscoli accessori (collo e spalle), blocco inspiratorio e mancanza di movimento diaframmatico. Spesso è accompagnato da tensioni al collo e alle spalle.

Qual è la connessione tra respirazione e postura?

Il diaframma è collegato attraverso le catene muscolari a tutta la struttura corporea. Una disfunzione respiratoria causa retrazione diaframmatica che genera compensi posturali come iperlordosi lombare, rigidità cervicale e anteriorizzazione delle spalle.

Quanto tempo serve per rieducare la respirazione diaframmatica?

La rieducazione respiratoria richiede costanza e pazienza. I primi miglioramenti si notano dopo 2-4 settimane di pratica quotidiana, mentre per automatizzare il nuovo pattern respiratorio servono generalmente 2-3 mesi di allenamento regolare.

Quali esercizi aiutano a ripristinare la funzione diaframmatica?

Gli esercizi più efficaci includono la respirazione addominale in posizione supina, la respirazione a labbra socchiuse, tecniche di rilassamento della muscolatura accessoria e esercizi di mobilizzazione delle coste per favorire l'espansione toracica.

La respirazione diaframmatica può migliorare il mal di schiena?

Sì, la respirazione diaframmatica corretta può significativamente ridurre il mal di schiena. Il diaframma funziona come stabilizzatore del core e la sua corretta attivazione riduce le tensioni compensatorie sulla colonna lombare.

Cosa causa il blocco inspiratorio nel pattern respiratorio disfunzionale?

Il blocco inspiratorio è causato principalmente da stress cronico, posture scorrette prolungate, tensioni emotive e stile di vita sedentario. Questi fattori portano all'iperattivazione della muscolatura accessoria e alla perdita della naturale mobilità diaframmatica.

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