Questo articolo propone una riflessione sull'importanza dell'avviamento allo sport attraverso la scuola, evidenziando come i cambiamenti sociali abbiano influenzato le attività sportive scolastiche. Si sottolinea la necessità di ripristinare e valorizzare i campionati studenteschi per promuovere un'educazione fisica integrale e contrastare la sedentarietà giovanile.
Introduzione
Le riflessioni che seguono sono base di esperienze vissute, attuali e proiettate nel futuro. È probabile che vi siano punti di vista differenti, tuttavia le argomentazioni si basano su fatti concreti e sono dirette a dare indicazioni utili per un unico obiettivo: educare i giovani. Quando capita di affrontare queste tematiche con la classe dirigente o politica, si ha l’impressione che non si dia il giusto peso all’argomento, o meglio, che non si affronti a 360 gradi; la speranza è che questi concetti possano far riflettere gli addetti ai lavori e coloro i quali decidono delle progettualità e dei programmi.
Metodi
L’avviamento allo sport è avvenuto da sempre attraverso la scuola, con la partecipazione ai campionati studenteschi. Ai docenti di Educazione fisica è demandato il compito di svolgere le attività sportive scolastiche nelle ore pomeridiane. Dal 2011, si è assistito ad un taglio delle risorse economiche destinate all’avviamento allo sport scolastico, con una conseguente riduzione delle attività in favore dei ragazzi e delle ragazze nelle scuole, che andavano invece privilegiate per colmare le carenze di movimento dovute alla sedentarietà in età giovanile, con più tempo trascorso in casa davanti a social media, computer e telefoni cellulari, videogames, a sfavore delle abilità motorie di base, un tempo spontaneamente sviluppate con i giochi liberi all’aria aperta.
Attualmente, chi vuole fare sport si rivolge alle associazioni sportive; questo accadeva anche prima, ma soltanto dopo che la scuola - attraverso le attività sportive scolastiche - aveva rivelato le attitudini degli studenti e delle studentesse e favorito il corretto indirizzamento degli stessi agli sport a loro più affini.
Risultati
Era questo il principale scopo dell’attività sportiva scolastica di una volta, proiettata ai campionati studenteschi e i risultati non mancavano: le esperienze relazionali ed educative che i ragazzi vivevano non le dimenticavano più. Adesso, in buona parte, sono i genitori che, rendendosi conto della sedentarietà, pur di allontanarli dai comuni mass media, scelgono di mandare i propri figli in palestra o al campo per frequentare uno sport che, magari, hanno scelto per loro. Cosa accade spesso? Alle prime lezioni i bambini e i ragazzi partecipano volentieri, perché rappresentano per loro una novità, ma poi si annoiano, poiché non rientra nelle loro attese o perché si sentono poco portati, frequentando mal volentieri fino alla perdita di interesse ed al conseguente abbandono.
Discussione
Occorre ricordare che da sempre, sia nei programmi ministeriali, sia nelle nuove indicazioni nazionali per il curricolo del Primo ciclo d’istruzione, è affidato agli insegnanti il compito di valorizzare le potenzialità, le predisposizioni e le attitudini degli studenti in campo linguistico, matematico, artistico, tecnologico e sportivo. Si prenda, ad esempio, l’atletica: come si fa a capire se uno studente è portato per le corse veloci, o ad ostacoli, o per il mezzofondo e marcia, o per i salti o lanci, se non conoscendo e iniziando a praticare queste attività? Avviando tali attività nelle ore curriculari, i docenti possono notare i ragazzi che presentano particolari predisposizioni ed invitarli agli allenamenti pomeridiani, senza escludere ovviamente anche i meno dotati.
Ritornando all’atletica, per documentare come i livelli si sono abbassati rispetto al passato, basta confrontare i risultati e le graduatorie di tutte le specialità degli anni ’70, ’80, ‘90 con quelli di oggi. Senza farsi ingannare dai soli risultati di vertice dei campionati nazionali ed internazionali - che tendono ad essere fisiologicamente migliorati/superati nel tempo in ragione della competitività e dei progressi scientifici e metodologici dell’allenamento – nell’ambito dei Campionati regionali si assiste a dinamiche differenti con un abbassamento dei livelli tecnici e prestazionali.
Conclusioni
Venendo ai nostri giorni, la promozione sportiva scolastica risulta ridimensionata e avviene mediamente con i progetti promossi dal MIM, CONI, Sport e salute, Regioni e Federazioni. Senza entrare troppo nei particolari, i tecnici nominati dalle Federazioni affiancano i docenti di Educazione fisica in un numero abbastanza ristretto di ore sulle discipline sportive scelte dalle scuole. Con quale finalità? Promuovere i vari sport, che gli studenti eventualmente decideranno di praticare successivamente con le associazioni sportive. Non vi è dubbio che ciò costituisca per le stesse associazioni motivo di “sopravvivenza”, giacché è ridotta l’attività dei Campionati studenteschi; se da un lato ne consegue un risparmio economico da parte del competente Ministero, dall’altro subentra la necessità da parte delle Federazioni sportive di dover promuovere e selezionare gli atleti.
Un altro aspetto di riflessione è dato dal fatto che le attività didattiche si realizzano quando si presenta la disponibilità del tecnico predisposto, non sempre rispettando la programmazione didattica delle singole scuole, sebbene ne derivi comunque un arricchimento motorio da parte dei ragazzi ed un aggiornamento tecnico per i docenti.
Questo articolo propone di rivalutare il ruolo dell'attività sportiva scolastica come strumento fondamentale per l'educazione giovanile. Sottolinea l'importanza di un equilibrio tra formazione teorica e pratica per i laureati in Scienze motorie, al fine di migliorare le competenze didattiche e promuovere valori educativi attraverso lo sport.
Discussione
Le evoluzioni nel campo dell'educazione fisica non sono guidate solo dalla velocità e dalla resistenza, ma anche dalla necessità di sviluppare la forza veloce di salto, fondamentale per i ragazzi. Queste competenze sono essenziali in tutti gli sport e dovrebbero essere insegnate attraverso prove multiple.
La fase provinciale delle competizioni sportive dovrebbe essere vista come una partecipazione di rappresentanza, piuttosto che un evento individuale. Inoltre, la formazione e l'aggiornamento dei docenti di educazione fisica sono cruciali. Anche se è richiesto il titolo di Laurea in Scienze motorie, è importante analizzare la preparazione degli insegnanti.
“Per educare bisogna essere educati” - Maria Montessori
Per ottimizzare il percorso di studio, sarebbe utile ridurre il carico delle materie teoriche e aumentare quelle pratiche. Questo consentirebbe ai laureati in Scienze motorie di diventare più competenti nell'insegnamento. Sebbene i tirocini universitari offrano buone opportunità, gli studenti potrebbero ottenere risultati migliori con strumenti adeguati.
Attualmente, solo una minoranza di laureati migliora professionalmente attraverso corsi di approfondimento e titoli tecnici sportivi. L'educazione nelle situazioni sociali attuali è un tema di grande interesse, poiché i modelli educativi sono cambiati. I giovani di oggi sono meno abituati al sacrificio e all'autonomia.
Conclusioni
L'attività motoria e sportiva è fondamentale nella formazione giovanile, poiché contribuisce all'educazione della persona e alla prevenzione di situazioni di disagio. Lo sport insegna a controllare le emozioni, a rispettare le regole e a sviluppare un senso di cooperazione e solidarietà. I ragazzi che praticano sport migliorano la loro autostima e sviluppano sane abitudini alimentari.
In conclusione, come indicato nelle linee guida nazionali per il curricolo scolastico, l'attività sportiva promuove il rispetto delle regole e dei valori etici. È importante trasmettere ai ragazzi i principi di una cultura sportiva basata sul rispetto, la lealtà, il senso di appartenenza e la responsabilità, negando qualsiasi forma di violenza.