La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2018 Volume: 20182

Importanza e pianificazione di un allenamento cardiovascolare per danzatori

Abstract

Italiano

L'articolo riporta i contenuti della presentazione di Meredith Butilis sulla pianificazione dell'allenamento cardiovascolare per danzatori durante la 16° Conferenza Mondiale di Medicina della Danza IADMS. I danzatori, definiti 'atleti performativi', presentano paradossalmente capacità cardiovascolari, forza e resistenza inferiori rispetto ad atleti di discipline ad alta intensità intermittente. Le lezioni tradizionali di danza non stimolano adeguatamente i parametri di forma fisica necessari per le performance, determinando suscettibilità alla fatica centrale e periferica. Questo compromette la qualità della performance e predispone agli infortuni, specialmente durante prove generali e spettacoli. L'affaticamento muscolare e cardiovascolare porta ad alterazioni dei timing neuromuscolari, compensi biomeccanici e disturbi dell'equilibrio. È necessario un allenamento cardiovascolare supplementare sistematico e metodologico che alleni sia il sistema aerobico che anaerobico, riducendo i tempi di recupero e prevenendo infortuni da affaticamento, senza sovraccaricare la routine del danzatore.

English

This article reports on Meredith Butilis' presentation on cardiovascular training planning for dancers at the 16th IADMS World Conference on Dance Medicine & Science. Dancers, defined as 'performance athletes', paradoxically show lower cardiovascular capacity, strength and endurance compared to athletes in high-intensity intermittent disciplines. Traditional dance classes do not adequately stimulate the fitness parameters necessary for performance, resulting in susceptibility to central and peripheral fatigue. This compromises performance quality and predisposes to injuries, especially during dress rehearsals and performances. Muscular and cardiovascular fatigue leads to altered neuromuscular timing, biomechanical compensations and balance disorders. A systematic and methodological supplemental cardiovascular training is needed that trains both aerobic and anaerobic systems, reducing recovery times and preventing fatigue-related injuries, without overloading the dancer's routine.

Keywords

Italiano

allenamento cardiovascolare danza, condizionamento fisico danzatori, performance danza, prevenzione infortuni danza, resistenza danzatori, training aerobico danza, periodizzazione danza, biomeccanica danza

English

cardiovascular training dance, dance conditioning, dance performance, dance injury prevention, dancer endurance, aerobic training dance, dance periodization, dance biomechanics

I danzatori professionisti presentano una forma fisica inadeguata alle richieste della loro disciplina, con capacità cardiovascolari inferiori rispetto ad altri atleti di sport ad alta intensità intermittente. L'allenamento cardiovascolare supplementare, strutturato attraverso una periodizzazione scientifica, può migliorare le loro performance e ridurre il rischio di infortuni da affaticamento.

Condizione cardiovascolare dei danzatori

I danzatori possono essere descritti come atleti performativi, a causa della combinazione delle abilità fisiche, artistiche e di performance richieste dalla disciplina. Le lezioni rappresentano il loro principale metodo di allenamento, il momento in cui perfezionano gli aspetti tecnici, fisici ed estetici della danza, come flessibilità, allineamento, coordinazione.

Negli ultimi anni però molti studi hanno mostrato che le lezioni, così come le prove, non sono sufficienti per preparare i danzatori dal punto di vista fisico e fisiologico alle richieste della performance, che è stato dimostrato essere molto più intensa.

Paradossalmente, nonostante il lungo tempo dedicato alla preparazione, i danzatori classici e contemporanei non hanno una forma fisica ottimale per svolgere la propria attività, e possiedono capacità cardiovascolare, forza, potenza e resistenza, inferiori ad atleti che si interfacciano con attività ad alta intensità intermittente, come la danza 1.

La ragione di questo risiede nel fatto che la normale routine della danza, anche a livello professionistico, non stimola delle risposte capaci di migliorare i parametri di forma fisica nei danzatori come fanno i programmi di allenamento tradizionali 2.

Ciò che ne consegue è una suscettibilità alla fatica, sia centrale che periferica, che caratterizza questa categoria di atleti/artisti e che non solo compromette la qualità della loro performance, ma che li predispone ad infortunio, soprattutto nei periodi di prove generali e di spettacoli, in cui gli viene prontamente richiesto di lavorare ad un'intensità maggiore e per periodi di tempo più lunghi 3-4.

Il benessere, sia fisico che mentale, una forma fisica in grado di rispondere alle richieste in modo ottimale, sono presupposti necessari per fare in modo che il danzatore possa utilizzare al meglio e senza rischi il proprio corpo come mezzo espressivo e garantire non solo la sua salute, ma anche la qualità artistica del lavoro 5.

Tutta la letteratura di settore evidenzia che, nonostante le richieste fisiche della danza cambino a seconda dello stile, è necessario un programma di allenamento completo, che prenda in considerazione sia le componenti aerobiche che anaerobiche del fitness, il rinforzo, il potenziamento, il lavoro sulla flessibilità e sulla coordinazione neuromuscolare 6-7-8.

Il sistema aerobico, allenato con un'attività a bassa intensità sostenuta nel tempo, è la chiave che permette al danzatore di portare avanti un'intera performance senza gli effetti negativi della fatica, ed è quello principalmente utilizzato nella danza.

Nonostante questo, anche il sistema anaerobico, sia lattacido che alattacido, che consente lo svolgimento di attività ad alta intensità per brevi periodi, come una batteria di salti, è implicato nello svolgimento di alcuni momenti della performance, e va allenato e reso disponibile.

Meredith Butilis, dottore di ricerca in fisioterapia e fisioterapista del Twin City Orthopedics Eden Praire (USA), ha cercato di dare una risposta a queste domande, presentando un modello per la pianificazione annuale, mensile, settimanale e giornaliera di un allenamento cardiovascolare, che può essere adattata a qualunque stile di danza e stagione teatrale. Un modello supportato dalle migliori evidenze scientifiche in termini di periodizzazione e fisiologia dell'esercizio, strutturato prendendo in considerazione le richieste estetiche e neuromuscolari della disciplina.

Problematiche legate all'affaticamento

Butilis ha parlato della condizione cardiovascolare dei danzatori, sia classici che moderni/contemporanei, sottolineando che durante le lezioni e le prove, il perfezionamento della tecnica, il lavoro di apprendimento e di interpretazione della coreografia, il tempo dedicato all'osservazione, rendono il lavoro frammentario, incapace di incidere sulle capacità aerobiche ed anaerobiche. Per questo il danzatore risulta facilmente affaticabile, capace di arrivare alla perfezione nelle prime ripetizioni di un gesto tecnico, ma non in grado di sostenerla nel tempo. Nei periodi di lavoro più intenso, come quelli di performance o di prove generali, la sua tecnica, dopo poco tempo, non è più supportata dal corpo.

Sia l'affaticamento muscolare che quello cardiovascolare portano quindi il danzatore, non solo all'esecuzione di un gesto meno efficace e meno efficiente, ma anche all'emergere di problematiche. L'alterazione dei timing neuromuscolari dovuta a fatica, con conseguente attivazione di compensi, limitazione della corretta biomeccanica del gesto, disturbi dell'equilibrio e della coordinazione, non possono fare altro, infatti, che aumentare le probabilità di infortunio.

Butulis porta ad esempio il compenso comunemente utilizzato dal ballerino classico senza sufficiente resistenza, che deve affrontare molte ripetizioni di un gesto tipico, il relevè. I gastrocnemi affaticati lo portano a non estendere completamente le ginocchia in fase di plantiflessione e ad iperattivare il soleo, che va in sovraccarico, predisponendolo a problematiche come tendiniti del flessore lungo dell'alluce e sindrome da conflitto anteriore della caviglia.

Occorre quindi allenare i sistemi aerobico e anaerobico in maniera corretta, attraverso un training cardiovascolare supplementare, con gli obiettivi di abbassare i tempi di recupero, evitare l'overtraining, e ridurre i compensi che portano ad infortuni da affaticamento.

Butilis ha sottolineato che questo tipo di allenamento va inserito all'interno della routine del danzatore, senza però sovraccaricarlo. Deve diventare un supporto, non un'ulteriore fonte di fatica. Per questo è importante che sia sistematico e metodologico, che vi siano inseriti gli adeguati tempi di recupero, e che sia coerente con le richieste di un determinato momento dell'anno. Il suo scopo deve essere quello di fornire al danzatore una preparazione fisica e mentale capace di supportare prestazioni di alto livello in ogni momento, e un'adeguata periodizzazione, ampiamente utilizzata in ambito sportivo, può diventare lo strumento giusto per farlo.

Periodizzazione

La periodizzazione consiste in un'accurata pianificazione dell'allenamento, con stimoli che variano a seconda degli obiettivi che si vogliono raggiungere in un determinato periodo, una progressione di esercizi strutturata utilizzando variazioni di frequenza, intensità e durata. Viene organizzata in cicli costruiti tenendo in considerazione le diverse attività che i danzatori devono affrontare durante l'anno.

L'importanza di questo tipo di allenamento è data dal fatto che maggiori sono le capacità aerobiche di un danzatore, più a lungo egli potrà lavorare mantenendo una frequenza cardiaca ad un livello moderato, prima di affaticarsi. Potrebbero essere utilizzate attività come la corsa, lezioni di aerobica, il nuoto, la bicicletta, il salto con la corda.

Il danzatore dovrebbe raggiungere il suo picco di forza e di potenza attraverso il massimo aumento dell'intensità e la consistente riduzione del volume di allenamento.

Durante il periodo di performance, si deve concentrare sul gesto tecnico, senza spendere lunghi tempi nella preparazione cardiovascolare, ma piuttosto lavorando sul sistema anaerobico con brevi sessioni di 15/20 minuti, non quotidiane.

L'High Intensity Interval Training, che lavora alla massima intensità per periodi molto brevi (fino a 30 secondi), facendo aumentare il battito cardiaco in maniera sostanziale in poco tempo, potrebbe essere uno strumento molto efficace. In questo periodo, idealmente, questo tipo di allenamento dovrebbe essere fatto insieme e attraverso la tecnica, come parte integrante delle lezioni. Un esempio potrebbe essere quello di utilizzare una lezione sui salti. Esistono diverse linee guida sul modo di migliorare la soglia anaerobica utilizzando i salti, che indicano un numero variabile di contatti del piede con il pavimento, da 60 a 100, a seconda della tipologia di danzatore. In ogni caso, in questo periodo, utilizzare dei movimenti della danza piuttosto che altri, è importante non tanto da un punto di vista cardiovascolare, ma piuttosto da un punto di vista neurologico, in previsione delle performance.

Periodo del riposo attivo

Tra il periodo di performance e le successive prove è necessario un periodo di riposo attivo, in cui il lavoro riduce la sua intensità aumentando gradualmente il volume, con sessioni della durata di 30-60 minuti. Si tratta di un momento in cui è molto importante utilizzare esercizi non specifici della danza, ma lavorare piuttosto sul movimento generale, in ogni direzione, bilaterale, per bilanciare il lavoro ripetitivo che è necessario per raggiungere la perfezione durante il periodo di performance.

A questo vanno aggiunti i tempi di riposo, che riducano il rischio di fatica fisica e psicologica e permettano al corpo di migliorare la sua condizione, la sua forza e le sue capacità di rispondere alle richieste che gli vengono poste.

Training zones

Ogni periodo deve essere caratterizzato dunque da un lavoro ad una certa intensità, finalizzato al raggiungimento di determinati obiettivi. Ogni livello di intensità ha lo scopo di stressare il corpo in maniera differente, portando diverse risposte fisiologiche e permettendo diversi tipi di adattamento. Per questo il danzatore deve allenarsi ad una diversa intensità a seconda del periodo. Ma come si può definire, calcolare e monitorare questa intensità?

Butilis ha identificato delle training zone, che definiscono l'intensità dell'esercizio attraverso misure standardizzate, e le ha associate ai differenti periodi di lavoro. Ha posto l'accento sull'importanza fondamentale di usare una delle misure standard (%VO2max: Maximum rate of oxygen consumption; %HRR: Heart rate reserve; %MHR: Maximum heart rate; Borg Scale, Rpe: Rate of Perceived Exertion) per definire ogni training zone. Queste permetteranno al danzatore di sapere che si sta allenando proprio a quel livello di intensità che renderà possibile il raggiungimento degli obiettivi cardiovascolari di quel momento.

Butulis ha indentificato tre training zones, utilizzando come misura standard la percentuale di frequenza massima (%MHR), calcolata, in modo approssimativo, sottraendo l'età a 220.

  • Zona 1: Livello base/Recupero. %HRM = 65-75%.
  • Zona 2: Intensità moderata, che arriva al raggiungimento della soglia anaerobica. %HRM = 76-85%
  • Zona 3: Alta intensità. %HRM = 89-96%.

Utilizzare le training zones per creare giornate tipo di allenamento a bassa, media e alta intensità.

Un giorno di preparazione a bassa intensità è caratterizzato da un lavoro che resta in Zona 1. Per esempio 5 minuti di riscaldamento, tra 30 e 60 minuti di allenamento a 65-75% HRM (Zona 1), e 5 minuti di defaticamento.

Un giorno a media intensità può essere caratterizzato da un lavoro in zona 1 e 2. Per esempio 5-10 minuti di riscaldamento, 20 minuti di lavoro a 76-85% HRM (Zona 2) intervallati da 10 minuti di lavoro a 65-75% HRM (Zona 1) e 5-10 minuti di defaticamento.

Un giorno ad alta intensità può essere caratterizzato da 5-10 minuti di riscaldamento, seguito da un'alternanza di un minuto di lavoro a 76-85% HMR (Zona 2) e un minuto di lavoro 89-95% HMR (zona 3) per 15-20 minuti, e 5-10 minuti di defaticamento.

Frequenza

Per quanto riguarda la frequenza, Butulis ha sottolineato che i danzatori non devono svolgere allenamento cardiovascolare tutti i giorni, affermando che ad ogni periodo dovrà essere abbinato un training, oltre che alla giusta intensità, ad un'adeguata frequenza: qui entrano in gioco il mesociclo ed il microciclo, piani di lavoro mensili settimanali e giornalieri, creati ad hoc attraverso la giusta combinazione di intensità, volume e frequenza, con l'obiettivo di ottenere l'effetto cardiovascolare desiderato senza sovraccarico.

Butulis ha presentato alcuni esempi, fornendo tempistiche adattabili:

  • durante il periodo di prove potrebbero essere dedicati 3-4 giorni alla settimana al lavoro a bassa intensità (Zona 1), e a media intensità (Zona 1 e Zona 2).
  • Durante il periodo di transizione tra prove e performance potrebbe essere dedicata una giornata all'allenamento a media intensità (Zona 1 e Zona 2), una giornata ad alta intensità (Zona 3), una giornata al lavoro su agilità e coordinazione e una giornata all'allenamento pilometrico.
  • Durante il periodo di performance, concentrato principalmente sul perfezionare il gesto tecnico, potrebbero essere dedicate due giornate all'allenamento ad alta intensità, preferibilmente all'interno delle lezioni/prove (Zona 3).

Esempi di macrociclo

Tabella 1 - Parametri di allenamento cardiovascolare per danzatori nei diversi periodi del macrociclo
Parametri Periodo di prove Transizione Periodo di performance Periodo del riposo attivo
Intensità Bassa Moderata ? Alta Alta Moderata ? Bassa
Volume Alto Alto ? Moderato Basso Basso ? Moderato
Training Zones - 1/2 - 1/2
- 1/2/3
- Allenamento Pilometrico
- Agilità
- Principalmente lavoro sul gesto tecnico - 1
- 1/2
Durata 30-60 minuti 15-30 minuti 15-20 minuti 30-60 minuti
Frequenza (giorni/settimana) 3-4 2-3 2 2-3

Conclusioni

Butulis ha concluso dicendo che il rinforzo cardiovascolare è quindi fondamentale sia per migliorare le qualità performative del danzatore, che per prevenire infortuni e problematiche, ma che è solo una delle componenti che permettono di raggiungere le massime prestazioni. A questo va associato il lavoro tecnico e artistico, un lavoro sulla forza, la potenza, la coordinazione, degli adeguati tempi di riposo, una corretta alimentazione, un giusto atteggiamento mentale e una riabilitazione specifica in caso di infortunio.

I programmi di allenamento cardiovascolare dovrebbero seguire i principi della periodizzazione per massimizzare le prestazioni dei danzatori.

La ricerca ha dimostrato che i danzatori spesso hanno scarse prestazioni di forza e cardiovascolari e sono più soggetti ad affaticamento e infortuni. È stato riscontrato che la routine di danza tradizionale, composta da lezioni di tecnica e prove, non è sufficiente a preparare i danzatori per esibizioni più intense e fisicamente impegnative. Per questo motivo i danzatori devono incorporare un allenamento supplementare nella loro routine, incluso l'allenamento cardiorespiratoric, sia aerobico che anaerobico. Questo può aiutarli a soddisfare le richieste della coreografia all'intensità richiesta dall'esibizione, senza sperimentare livelli eccessivi di affaticamento che potrebbero ridurre la qualità della performance e aumentare la probabilità di infortuni.

Il Dr. Butulis ha parlato dell'importanza della periodizzazione, che promuove la progressione graduale e sistematica dell'allenamento attraverso cicli pre-pianificati (Macrociclo, Mesociclo e Microciclo), programmati nell'arco di un anno. L'allenamento di ogni periodo (prove, esibizione e le transizioni tra i due) dovrebbe essere pianificato utilizzando variazioni di intensità (Zone di Allenamento), volume e frequenza, per stressare il corpo in modi diversi e raggiungere obiettivi specifici di fitness.

L'obiettivo è raggiungere il picco di forma fisica per i periodi di esibizione, consentendo il recupero ed evitando il sovrallenamento.

Bibliografia

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Vedi anche

Domande frequenti

Perché i danzatori hanno bisogno di allenamento cardiovascolare oltre alle lezioni di danza?

Le tradizionali lezioni di danza non sviluppano adeguatamente i sistemi aerobico e anaerobico necessari per performance intense. L'allenamento cardiovascolare supplementare migliora la resistenza, riduce l'affaticamento precoce e mantiene la qualità tecnica durante tutta la performance.

Come l'affaticamento cardiovascolare influisce sulla tecnica di danza?

L'affaticamento muscolare e cardiovascolare compromette la precisione esecutiva, altera i timing neuromuscolari e genera compensi biomeccanici dannosi. Questo può portare a errori tecnici e aumentare il rischio di infortuni.

Quali sono i benefici dell'allenamento cardiovascolare per i danzatori?

I principali benefici includono: miglioramento della resistenza generale, riduzione dei tempi di recupero tra le performance, prevenzione dell'overtraining, mantenimento della qualità tecnica durante sforzi prolungati e riduzione del rischio di infortuni.

Come si pianifica un programma cardiovascolare per danzatori?

La pianificazione deve essere sistematica e periodizzata, considerando le specifiche richieste energetiche della danza. È importante integrare training aerobico e anaerobico, rispettando i cicli di allenamento e le esigenze artistiche del repertorio.

Qual è la differenza tra capacità cardiovascolari richieste e quelle possedute dai danzatori?

I danzatori, pur essendo 'atleti performativi', spesso presentano capacità cardiovascolari subottimali rispetto alle elevate richieste energetiche delle performance. Questo gap può essere colmato con un allenamento cardiovascolare mirato e specifico.

Come prevenire l'overtraining nei danzatori attraverso il condizionamento cardiovascolare?

Un allenamento cardiovascolare ben strutturato migliora la capacità di recupero e la gestione dello stress fisiologico, riducendo il rischio di overtraining. La periodizzazione appropriata permette di alternare carichi e recuperi in modo ottimale.

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