Il processo di identificazione e sviluppo del talento sportivo (TID) è un fenomeno multidimensionale e complesso che richiede la considerazione di fattori antropometrici, fisiologici, psicologici e sociali. Il talento non è solo un dono naturale ma il risultato di un'interazione dinamica tra predisposizioni individuali e condizioni ambientali ottimali attraverso un allenamento sistematico a lungo termine.
Il Talento Sportivo
Talento: Ingegno, predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti, spec. in quanto naturali e intese a particolari attività: avere molto, poco t.; essere dotato di grande t.; un ragazzo pieno di t.o, più brevemente, un giovane di talento; i suoi t. sono giustamente apprezzati; avere t. artistico, musicale, letterario.
Nella vita quotidiana, nelle arti, nella politica e, soprattutto, nello sport, ci si chiede se il talento rappresenti un dono naturale e se, di conseguenza, faccia parte del patrimonio genetico o se debba essere inteso come una condizione determinata da applicazione, duro lavoro, situazioni ambientali stimolanti ecc.
Il talento, in un'unica parola, è identificabile come il potenziale di un individuo in merito ad una qualsiasi attività dipendente da molteplici variabili (comportamentali, psicologiche, sociologiche, morfologiche, fisiologiche e culturali). Solo, quindi, attraverso una complessa e sana interazione di questi costrutti diventa possibile l'acquisizione di un alto livello di expertise nello sport 1.
Secondo Joch (1992, 90) ha talento, oppure è un talento, colui che, sulla base di disposizioni, della disponibilità alla prestazione e delle possibilità che gli sono state offerte dall'ambiente nel quale vive, ottiene risultati prestativi superiori alla media della sua età, ma suscettibili di sviluppo. Tali risultati rappresentano il prodotto di un processo attivo di trasformazione pedagogicamente guidato e controllato intenzionalmente attraverso l'allenamento, che è orientato in modo determinato verso quell'elevato livello di prestazione sportiva che dovrà essere raggiunto successivamente. Per questa ragione, l'attitudine verso il talento deve essere il risultato di un processo attivo e dinamico, attraverso adeguate misure d'allenamento, della persona e della personalità dell'atleta.
Da una prospettiva scientifica, la ricerca dell'eccellenza in ambito sportivo può essere suddivisa in quattro fasi chiave 2,3: scoperta, identificazione, selezione e sviluppo.
La scoperta del talento si riferisce al riconoscere potenziali giovani che non sono attualmente coinvolti nello sport in questione.
La selezione del talento comporta, invece, la scelta dell'individuo più appropriato (o gruppo di individui) per svolgere il compito all'interno di un contesto specifico, in particolar modo negli sport di squadra.
L'identificazione e lo sviluppo del talento
Oggi l'identificazione del talento (TI) è diventato indubbiamente un grande business dove i ricercatori, assieme ai coach ed agli agenti, cercano in continuazione di trovare metodi efficienti per identificare i migliori performers del futuro. Il TI può essere definito come un processo per riconoscere gli atleti con un potenziale adeguato per diventare sportivi d'élite 4. Lo sviluppo del talento (TD) invece, mira a creare un ambiente di apprendimento il più appropriato possibile per permettere, ai selezionati, di realizzare e consolidare il proprio potenziale 5. Quest'ultimo si riferisce, quindi, all'insieme di processi a lungo termine che mirano al miglioramento del livello prestativo.
Come già detto, le strategie e le metodiche di promozione del talento sportivo stanno prendendo sempre più piede in quanto, per rimanere competitivi, i club mirano ad investire quantità significative di denaro nel tentativo di scovare e coltivare giocatori potenzialmente d'élite.
Identificare individui con alta probabilità di eccellere nello sport sin dalla giovane età, assicura che questi ricevano una formazione specializzata per accelerare il processo di sviluppo del talento.
Attraverso queste strategie, le società sportive hanno anche un ritorno economico: concentrano, infatti, le spese per lo sviluppo di un numero minore di giocatori e ciò garantisce una gestione più oculata delle loro risorse; questo avviene anche attraverso le future vendite dei cartellini a squadre più blasonate che consentono introiti supplementari.
La necessità di una tempestiva e corretta selezione dei talenti sportivi è dovuta al fatto che prestazioni sportive assolute di massimo livello possono essere raggiunte solo attraverso una preparazione sistematica a lungo termine che, secondo gli sport, dura da 6 a 10 anni. Ciò vuol dire che se nelle diverse discipline sportive si vuole raggiungere la massima prestazione al momento giusto, vi deve essere un periodo adeguato di allenamento.
Fattori che influenzano il TID
In qualsiasi processo di identificazione e sviluppo del talento (TID) debbono essere presi in considerazione vari fattori che determinano l'iter motorio e, conseguentemente, la prestazione dell'atleta al fine di raggiungere risultati importanti:
- fattori antropometrici;
- fattori fisici e fisiologici;
- fattori tecnici e cognitivo-motori;
- fattori socio-affettivi e psicologici;
- fattori sulla performance.
I fattori antropometrici riguardano tutti quei dati sulla composizione e sulla costituzione corporea dell'atleta come: statura, peso, BMI, proporzioni dei segmenti ecc.
Quelli fisiologici e fisici sono VO2max, capacità anaerobiche ed aerobiche, mobilità articolare e gli elementi delle capacità motorie (forza, velocità e resistenza).
I fattori tecnici e cognitivo-motori consistono in tutte le abilità motorie necessarie per adempiere ai presupposti della disciplina di riferimento come: equilibrio, differenziazione cinestesica, ritmizzazione ecc.
Nel quarto punto rientrano molti elementi fondamentali come tutte quelle caratteristiche comportamentali, psicologiche e sociali quali l'impegno, la motivazione, la capacità di superare lo stress, lo stile di vita, il rapporto con l'allenatore, il background socio economico ecc.
Come messo in luce da Eriksson (2006, 33), all'ambiente sociale spetta una grande influenza soprattutto dal momento in cui un soggetto dotato intraprende una carriera di alto livello. Gli atleti avvertono come ideale la possibilità di allenarsi all'interno di un clima armonico a tutto tondo, privo di ostacoli ed in condizioni ottimali. Per condizioni ottimali intendiamo un insieme di fattori come: buone attrezzature, centri d'allenamento all'avanguardia, un buon allenatore, condizioni climatiche ottimali e possibilità di partecipare a gare di alto livello. Tutto questo si riflette su un sano ed armonico incremento delle tre fasi bloomiane dello sviluppo dell'expertise: iniziazione, sviluppo e perfezione.
Infine, abbiamo tutti quei dati inerenti i risultati nelle competizioni che, come vedremo successivamente, vengono troppo presi in considerazione in quelle strategie d'identificazione del talento ormai obsolete.
Negli sport di squadra come il calcio, il basket, l'hockey ed il rugby infatti, la specializzazione non dovrebbe avvenire prima dei 16 anni 6 poiché, come afferma Wiersma (2000), la gamma limitata
di costrutti motori, a disposizione durante la prima specializzazione sportiva, può potenzialmente limitare lo sviluppo generale delle abilità motorie anche nelle fasi successive. Non solo, la specializzazione precoce, cui segue un incremento del volume e della frequenza degli allenamenti, può portare all'isolamento sociale4 come anche al burnout5 e, da un punto di vista fisiologico, a maggiori infortuni all'apparato locomotore. Questi ultimi dovuti ad una serie di microtraumi ripetuti e causati da un più rapido sviluppo delle ossa rispetto ai tendini ed ai muscoli6.
Barynina e Vaitsekhovskii7, inoltre, hanno visto come gli atleti élite che si specializzano precocemente abbiano una carriera meno duratura rispetto ad altri atleti, sempre di alto livello, che non sono sottoposti a specializzazione precoce.
In alternativa a questa, altamente sconsigliata negli sport di squadra, le ultime ricerche vertono sulla diversificazione precoce e il cross-training, ovvero una sorta di formazione crociata interdisciplinare tesa ad aumentare il bagaglio tecnico e motorio al fine di avere maggior probabilità di diventare atleti élite. Questo processo formativo avviene attraverso il trasferimento di abilità e capacità motorie da uno sport all'altro che consente un incremento dell'expertise.
Innanzitutto si è visto come il coinvolgimento in un numero più elevato di discipline sportive, sia utile per sviluppare la motivazione intrinseca richiesta durante le fasi di sviluppo successive, nelle quali la formazione diviene più strutturata e impegnativa. In questo modo, quindi, si acquisisce una formazione motoria più esaustiva e duttile che consente agli atleti coinvolti in più discipline di essere avvantaggiati.
A tal proposito Baker et al.8 hanno evidenziato, in uno studio, come la partecipazione a discipline correlate (pattern motori similari) alla primaria, ha contribuito ad incrementare le capacità fisiche e cognitive necessarie nel loro sport primario.
Ovviamente tale metodica perde i suoi effetti con livelli di competenza molto alti, ecco perché il cross-training viene utilizzato solamente durante le prime fasi dello sviluppo del giovane atleta.
Selezione precoce basata sulle caratteristiche fisiche e sui risultati
Modelli di TI basati principalmente (o esclusivamente) sulle caratteristiche fisiche, antropometriche e fisiologiche, come criterio per la selezione, ignorano il fatto che la performance può essere la risultante di un'ampia gamma di fattori, molti dei quali possono variare col tempo. Purtroppo, questo modello è uno dei metodi di selezione ed identificazione più utilizzati in ambito giovanile, soprattutto negli sport di squadra, in quanto più economici e più rapidi. Nonostante le ricerche scientifiche9 abbiano dimostrato che esistono correlazioni tra qualità fisiche e performance più elevata avviene, in questo modo, una selezione dei più maturi poiché avvantaggiati fisicamente (selezione di maturità e non di talento). Il tutto senza inoltre tener conto dello sviluppo a lungo termine di questi individui che, essendo in un primo momento facilitati dalla propria struttura fisica, tenderanno poi ad essere più soggetti a dropout. Infatti, nel momento in cui anche gli altri matureranno, tali individui tendono a perdere stimoli in quanto non è stato richiesto loro di sviluppare adeguate abilità tecniche, né di accrescere o esibire un alto livello di determinazione. D'altro canto l'evidenza suggerisce che piuttosto di resistere, i giocatori nati più tardivamente nell'anno di selezione di riferimento tendono ad essere estromessi prima dei 12 anni. Di conseguenza molti di coloro che maturano tardivamente sono verosimilmente ignorati durante l'adolescenza e non avranno l'opportunità di sviluppare le abilità richieste per essere selezionati nuovamente nello sport. Nonostante tutto, una piccola parte di coloro che perseverano spesso tendono a raggiungere livelli di performance molto elevati10.
A dimostrazione di ciò Helsen et al.11 ha preso in considerazione un arco temporale nell'ambito di un campionato giovanile belga (1° agosto 1997 - 31 luglio 1998). I giovani giocatori nati tra agosto e ottobre (la prima parte dell'anno di selezione) venivano più verosimilmente identificati come talentuosi. In contrasto, i giocatori nati più tardi nell'anno di selezione tendevano ad essere estromessi dal calcio prima dei 12 anni.
Un altro errore comune riguarda l'insieme dei processi di TI basati sui risultati giovanili conseguiti nelle competizioni12. Purtroppo, l'adottare o meno questo criterio di selezione è, spesso, direttamente legato a motivi economici (tempo, finanze).
Quanti casi abbiamo visto di atleti che hanno avuto prestazioni altissime nella loro carriera giovanile non confermarsi, poi, da atleti senior? Quanti altri hanno raggiunto l'eccellenza prestativa senza aver avuto un passato giovanile "glorioso"?
Il tutto viene spiegato dal fatto che il raggiungimento precoce di risultati non è un prerequisito necessario per eccellere da adulto13.
Durante le Olimpiadi di Atene 2004, infatti, uno studio14 ha evidenziato che solamente il 44% degli atleti ha avuto un debutto in competizioni internazionali durante le categorie giovanili (16,8 ± 2,5 anni). In una ricerca sul ciclismo, addirittura, si è visto che solamente il 29,4% degli atleti élite ha partecipato, nel passato giovanile, ai campionati mondiali, mentre solo il 34% degli atleti internazionali junior ha avuto un futuro altrettanto prospero da senior15. Il problema chiave pertanto non è l'identificazione del miglior performer in un certo momento, o il giovane col profilo fisico ideale, ma piuttosto l'identificazione temporale di quali fattori possano essere limitanti il TD.
Trascurare la multidimensionalità del talento
Come abbiamo già accennato, spesso molte squadre professionistiche tendono a minimizzare l'importanza di una selezione del talento basata su più fattori. A tale proposito uno studio16 su atleti under 18 del football australiano ha rivelato come non sia possibile fare una discriminazione adeguata del talento senza far riferimento alla sua multidimensionalità. In particolare, sono stati presi in considerazione per lo studio 42 atleti U18, identificati come talenti per la stagione 2014 dell'Australian Football League, ed altri 42 non identificati come tali e facenti parte dei 337 giocatori esclusi. Dopo una serie di valutazioni tramite 4 test di tipo fisico (altezza soggetto, dinamic vertical jump, 20 m fitness test), tecnico (guida della palla, calcio) e percettivo-cognitivo (capacità di decision making), si è visto che l'approccio multidimensionale è in grado di fornire una maggior discriminazione dei soggetti talentuosi e non. Lo studio ha dimostrato, infatti, che il 95% degli atleti selezionati avevano ragione di esserlo mentre, in altre ricerche precedenti17, basate su un processo di identificazione di una sola delle precedenti caratteristiche (TI non multidimensionale), la precisione del processo di TI era dell'89%. Inoltre si è visto come il fattore che più di tutti influenzava il processo di TI e dove gli atleti identificati come talenti superavano di gran lunga coloro non selezionati, era la capacità tecnica (guida della palla con mano debole e mano forte); ragion per cui bisognerebbe adottare dei processi di TI basati sulla multidimensionalità e non su singoli parametri, ciò al fine di evitare di non considerare atleti che invece hanno alte potenzialità.
Trascurare le caratteristiche psicologiche
La ricerca ha dimostrato che adottare dei comportamenti psicologici adeguati inerenti la motivazione, l'autostima, la concentrazione, l'impegno ecc. stabiliscono dei traguardi realistici e, inoltre, l'auto-rafforzamento è cruciale per permettere ai performers che si stanno sviluppando, di far fronte ai periodi di instabilità che incontreranno durante il proprio iter sportivo. In effetti, gli atleti che adottano questi atteggiamenti possono raggiungere dei livelli di performance più efficienti e stabili e, di conseguenza, questi assicurano l'espressione del potenziale del soggetto in questione.
È sempre più avvalorata la tesi che un atleta di talento, sia esso giovane o senior, debba possedere, per essere tale, una forte personalità che faciliti l'apprendimento, l'allenamento e il perfezionamento (Abbott et al., 2005). Infatti, fattori motivazionali, determinazione, resilienza, intelligenza e capacità di attenzione possono giocare un ruolo chiave nel distinguere i futuri atleti élite dai loro coetanei meno talentuosi o motivati (Baker & Horton, 2004).
Conclusioni
Riassumendo, questa review ha sottolineato come il talento in qualsiasi area di performance sia multidimensionale e non lineare. Infatti numerosi sono i processi interattivi e compensatori che prendono posto all'interno di una molteplicità di variabili, che includono: fattori fisici, fisiologici, motori, sociologici, psicologici e cognitivi.
perciò, combinare i processi TI e TD cosicché l'enfasi possa essere posta sullo sviluppo di una gamma di variabili chiave che assicurano il successo. Tutto ciò dovrebbe consentire di non focalizzarsi sui risultati dati da poche variabili incerte e instabili.Abstract
Un processo strutturato e pianificato di identificazione e sviluppo del talento (TID) è essenziale per il successo in qualsiasi sport. Le osservazioni antropometriche, fisiologiche, psicologiche, pedagogiche e sociologiche dovrebbero sempre essere considerate in questo processo e, ove possibile, integrate tra loro. Nessuna caratteristica, infatti, può essere isolata con fiducia poiché il talento è un concetto multidimensionale e molto complesso.
Il seguente lavoro si propone di analizzare in profondità questi aspetti. In una prima parte, l'analisi si concentra sui principali fattori che possono influenzare il talento e, successivamente, esaminando tutta una serie di problemi che tendono a verificarsi nei processi di identificazione e sviluppo del talento che possiamo considerare come obsoleti.
Dopo una panoramica generale, ho cercato di proporre alternative, grazie all'aiuto di alcuni studi recenti su TID che tengono conto dei nuovi metodi di reclutamento del talento negli sport come il calcio, il football australiano e altri sport di squadra.