La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2018 Volume: 20182

Malattie croniche e motivazione all’esercizio fisico

Abstract

Italiano

Il presente articolo esamina le principali teorie e modelli motivazionali applicati all'esercizio fisico in soggetti affetti da malattie croniche, con particolare riferimento al diabete mellito di tipo 2. Vengono analizzati modelli consolidati quali il modello di percezione della salute, la teoria dell'auto-efficacia di Bandura, la teoria dell'azione motivata e il modello socio-cognitivo, ponendo l'accento sul problema della non aderenza terapeutica. Tra i modelli esaminati, il modello Transteorico emerge come il più efficace, articolato negli stadi del cambiamento, nei processi attivati e nei livelli coinvolti. Viene discussa l'efficacia del counseling comportamentale nel promuovere la spesa energetica attraverso l'attività fisica aerobica, con evidenze che mostrano come il 69% dei pazienti in intervento di counseling raggiunga l'obiettivo prefissato rispetto al 18% del gruppo di controllo. L'analisi dei dati ISTAT 2011-2017 evidenzia un miglioramento complessivo dell'8,45% nella pratica di attività fisica tra i diabetici, ritenuto tuttavia insufficiente rispetto alle aspettative, sottolineando la necessità di interventi motivazionali strutturati e integrati nel trattamento terapeutico.

English

This article examines the main motivational theories and models applied to physical exercise in subjects with chronic diseases, with particular reference to type 2 diabetes mellitus. Established models such as the health belief model, Bandura's self-efficacy theory, the theory of reasoned action and the social cognitive model are analyzed, with emphasis on the problem of therapeutic non-adherence. Among the models examined, the Transtheoretical model emerges as the most effective, articulated in stages of change, activated processes and levels involved. The effectiveness of behavioral counseling in promoting energy expenditure through aerobic physical activity is discussed, with evidence showing that 69% of patients receiving counseling intervention achieve the set goal compared to 18% of the control group. Analysis of ISTAT data from 2011-2017 shows an overall improvement of 8.45% in physical activity practice among diabetic patients, considered however insufficient compared to expectations, highlighting the need for structured motivational interventions integrated into therapeutic treatment.

Keywords

Italiano: malattie croniche, motivazione esercizio fisico, modello transteorico, diabete tipo 2, counseling comportamentale, sedentarietà, attività fisica terapeutica, scienze motorie, motivazione all'esercizio fisico, aderenza terapeutica, diabete mellito tipo 2

Inglese: chronic diseases, exercise motivation, transtheoretical model, type 2 diabetes, behavioral counseling, sedentary lifestyle, therapeutic physical activity, sports science, exercise motivation, therapeutic adherence, type 2 diabetes mellitus

Questo articolo esplora la correlazione tra malattie croniche e motivazione all'esercizio fisico, evidenziando l'importanza di modelli motivazionali come il modello Transteorico. Si sottolinea la necessità di un approccio integrato che coinvolga specialisti delle attività motorie per migliorare l'aderenza all'esercizio fisico nei pazienti con malattie croniche come il diabete di tipo 2.

Introduzione

Esistono numerosi modelli e teorie (tab.1) rivolti alla ricerca di un’efficace azione motivazionale all’esercizio fisico laddove in presenza di particolari condizioni patologiche; in realtà, molti di questi studi nascono e muovono nella direzione di un altro aspetto attinente la gestione della malattia che è “la non aderenza” o “compliance” del paziente al trattamento terapeutico. Queste condizioni, infatti, di solito ottimizzate in situazioni di malattie “transitorie”, appaiono poco soddisfatte in presenza di affezioni croniche dove, cioè, la malattia è “per sempre” e “inguaribile”. Per tale ragione i due aspetti, attività fisica e compliance, tra loro strettamente correlati e spesso fondamentali nell’evoluzione della malattia e dello stato di salute del paziente, sono da tempo oggetto di studio accurato. A tale riguardo è indicativo il fatto che la prescrizione di attività fisica, fortemente raccomandata ai diabetici Tipo 2 è, mediamente, rispettata da appena il 30% degli stessi! Da ciò si evince chiaramente la ragione della stretta correlazione tra la motivazione all’esercizio fisico e la non aderenza al protocollo terapeutico oggetto delle teorie di cui sopra.

  • Modello di percezione della salute (health belief model)
  • Teoria di motivazione per la prevenzione (protection motivation theory)
  • Teoria dell’auto-efficacia (self efficacy theory - Bandura)
  • Teoria dell’azione motivata (theory of reasoned action)
  • Modello socio-cognitivo (social cognitive model). Tab. 1

Recentemente, sempre a riguardo della gestione della malattia, sono stati “coniati” altri termini specifici con altrettante giustificazioni teoriche come l’adherence, intesa come collaborazione tra medico e paziente; il coping che stimola un approccio di “aggressione” nei confronti della malattia che induca un comportamento di attacco, piuttosto che di fuga, nei confronti della stessa; il modello integrato bio-psico-sociale, in cui l’attenzione è spostata dalla malattia al paziente con tutti i suoi problemi e il suo vissuto, ma anche le self-efficacy, self-management, self-care e così di seguito.

Il continuo tentativo di ricerca di sempre altri approcci motivazionali si giustifica, in altre parole, nella consapevolezza che pur essendo ormai conclamati i benefici dell’adesione all’esercizio fisico, questo non è per nulla o in maniera molto ridotta, adottato come modello di stile di vita.

Tra i tanti descritti e accennati sopra, quello che oggi sembra essere il più efficace è il cosiddetto modello Transteorico1, costruito su tre dimensioni fondamentali che sono: gli stadi del cambiamento, i processi che sono messi in atto e i livelli coinvolti dal problema. Negli stadi del cambiamento sono riflessi gli aspetti temporali e motivazionali del cambiamento stesso intesi come un processo graduale che attraversa specifici stadi, seguendo un percorso periodico e progressivo. (tab. 2)

Tabella 2 - Stadi del cambiamento nel modello Transteorico
Stadio Descrizione
I° stadio Disinteresse o pre-contemplativo: Tipico del sedentario che non ha alcuna intenzione di cambiare il proprio stile di vita
II° stadio Propositivo o contemplativo: Sedentario ma con una disponibilità a cambiare nel breve periodo
III° stadio Preparazione: Il soggetto ha già alle spalle almeno un tentativo di approccio all’esercizio fisico
IV° stadio Cambiamento o azione: Ha cominciato l’attività da meno di sei mesi

Per processo di cambiamento, invece, s’intende un particolare percorso intrapreso da una persona nel momento in cui si accinge a cambiare modo di pensare, sentire e affrontare un determinato problema. Questi processi fondano il loro costrutto teorico principalmente sull’attività cognitivo-esperienziale e comportamentale, dalla rivalutazione di sé e dell’ambiente, alle relazioni di aiuto, caratterizzanti il contesto emotivo della dinamica terapeutica capace di facilitare il cambiamento.

A tutt’oggi sembra che questo sia il modello che maggiormente riesce a raggiungere l’obiettivo motivazionale verso l’esercizio fisico, al punto che anche l’American College of Sport Medicine ne consiglia l’uso soprattutto nei soggetti con Diabete T2.

Di recente, un intervento di counseling comportamentale finalizzato a ottenere una spesa energetica >10 METs-ora/settimana attraverso l’attività fisica aerobica volontaria è stato confrontato con il trattamento convenzionale in pazienti diabetici di tipo 2 ambulatoriali. Al termine del follow-up di 2 anni, il 69% nel gruppo d’intervento e il 18% nel gruppo di controllo avevano raggiunto l’obiettivo; la riduzione del BMI e del HbA1c (o emoglobina glicata, è il test che permette di determinare la qualità media del controllo della glicemia nei 2-3 mesi precedenti al test al fine di valutare l’efficacia della terapia in atto), erano significativamente maggiori nel primo gruppo rispetto il secondo2. L’efficacia del counseling che, ricordiamo è da intendersi come la raccolta delle informazioni che giungono dal paziente al fine di definire la natura del problema, monitorarne l’evoluzione e comprendere qual è la vera percezione che esso ha del suo malessere, è stata in seguito confermata da altri studi3-4. Tali protocolli devono quindi essere considerati a tutti gli effetti come parte integrante dell’approccio terapeutico nel diabete mellito e nella sindrome metabolica, le cui linee guida raccomandano l’esercizio fisico come strumento essenziale5-6 per i numerosi effetti metabolici e psicologici favorevoli che induce.

A questo punto, però, pur nel rispetto assoluto per questi assunti, si deve registrare che confrontando i dati ISTAT7 degli ultimi sette anni ci troviamo di fronte ad una realtà sì, migliorativa, ma che dalla quale, forse, ci si attendevano maggiori risultati. Come è possibile osservare nella tabella 2, riferita all’anno 2011, infatti, per le persone affette da diabete troviamo che il 55% dei maschi e il 72,6% delle femmine, dichiara di non praticare mai attività fisica, mentre dal report ISTAT 2017 apprendiamo che “il 47,5% degli uomini e il 64,2% delle donne con diabete non praticano alcuna attività fisica leggera nel tempo libero” con un aumento, quindi, di disponibilità all’esercizio fisico, nei maschi del 7,5% e nelle femmine dell’8,4%; complessivamente siamo di fronte ad un “miglioramento” dell’8,45% che, tutto sommato, sembrerebbe un risultato che lascia bene sperare. In questa lettura, però, bisogna considerare che accanto a chi non fa “mai” attività ci sono anche coloro che dichiarano di fare “qualche” attività e chi di farle in modo “saltuario” che, a ben vedere, significa più o meno la stessa cosa. Personalmente abbiamo verificato che, per molti diabetici, portare a spasso il cane un’ora la domenica mattina corrisponde a una “qualche” attività!

Tabella 3 - Percentuale di figure professionali nelle strutture per la cura del diabete
Figura Professionale Percentuale
Diabetologo 88,7
Infermiere Spec 88,1
Dietologo 77,5
Infermiere di amb 74,8
Oftalmologo 53,6
Cardiologo 53,6
Nefrologo 50,3
Podologo 38,4
Psicologo 35,1
Psichiatra 25,8
Farmacista 21,9
Psicoterapeuta 19,9
Medico generale 19,2

È possibile osservare che la figura professionale del laureato in Scienze Motorie non appare minimamente in questo “organigramma” e ciò significa che la tanto declamata attività fisica è proposta ai pazienti, da professionisti e operatori di settore del tutto distanti dalle specificità intrinseche che la stessa richiede. Probabilmente uno specialista delle attività motorie, adeguatamente formato nel settore delle dismetabolie, saprebbe sicuramente meglio veicolare e consigliare quale tipo di attività, in che tempi e modi praticarla e quali benefici da essa poter ottenere e, aggiungiamo, non soltanto nei riguardi della malattia stessa ma anche, e soprattutto, nei confronti del proprio sé corporeo.

Tabella 3
Professione Percentuale
Diabetologo 88,7
Infermiere Spec 88,1
Dietologo 77,5
Infermiere di amb 74,8
Oftalmologo 53,6
Cardiologo 53,6
Nefrologo 50,3
Podologo 38,4
Psicologo 35,1
Psichiatra 25,8
Farmacista 21,9
Psicoterapeuta 19,9
Medico generale 19,2

È noto, infatti, che il primo stimolo all’esercizio fisico è veicolato al neo paziente dal medico curante o dallo specialista che ha decretato il suo nuovo stato patologico. Egli gli raccomanderà di muoversi di più, di parcheggiare la macchina più distante dal luogo di lavoro, di non usare l’ascensore, di portare a passeggio il cane e altri “espedienti” che così, semplificando un po’, lo aiuteranno a consumare di più lo zucchero in eccesso. Ovviamente tutte queste raccomandazioni sono valide e, di certo, se adeguatamente rispettate, possono portare a concreti benefici. Purtroppo, però, la loro presentazione non tiene conto, a nostro avviso, di un fatto molto importante legato alla sfera psicologica del nuovo paziente. Quest’ultimo, infatti, nel momento in cui prende coscienza della malattia subisce un forte trauma che tra i tanti aspetti ne ha uno, particolare, legato alla necessaria ridescrizione del proprio nuovo sé. Un lutto vero e proprio per ciò che si era prima della malattia, da adesso in poi lo accompagnerà in un lungo cammino e per lungo tempo. “Ciò che ero non sono e non sarò più”, si dice il nuovo malato, cominciando a vivere, da quel momento, una nuova esistenza nel nome della malattia. Non lo sfiora neppure il pensiero che forse quel suo nuovo stato patologico potrebbe, paradossalmente, anche migliorare la sua qualità di vita. I pensieri dominanti adesso sono le medicine, i rischi associati, i sensi di colpa, le rinunce che dovrà fare, la trasmissibilità ai figli ecc. Non pensa che, sicuramente, con un nuovo regime alimentare, un’adeguata attività fisica e nel complesso un migliore stile di vita la sua esistenza potrà migliorare rispetto a quella fino a quel momento condotta. Non contempla neppure il fatto che anche il suo aspetto fisico di certo potrà migliorare e di conseguenza anche la propria autostima. Con tutto questo non si vuole certo affermare che in prospettiva l’insorgenza del diabete o della sindrome metabolica sia un evento positivo, ci mancherebbe, ma si rimarca però il fatto, che anche in queste realtà occorre evidenziare che possono esserci dei lati positivi. Ed è sulla ricerca e sull’evidenziazione di questi che occorre insinuare il concetto, per molti, nuovo, di esercizio fisico. Non bisogna, in altre parole, lasciare che siano solo gli aspetti negativi a prendere il sopravvento nel paziente perché, altrimenti, egli, nella sua nuova e avvolgente realtà depressiva, percepirà la “prescrizione” dell’attività fisica esattamente come quella farmacologica e di conseguenza, così come nessuno ama prendere la “pasticca”, nessuno amerà indossare le scarpe da ginnastica e fare attività fisica, perché entrambe le prassi saranno parallelamente declinate in funzione della malattia, cioè verso un contesto di negatività e con un approccio medicalizzato. Ciò di cui, invece, egli deve persuadersi è che tutto ciò che, da adesso in poi farà sarà rivolto a se stesso e non alla malattia. In altre parole ciò che si deve dire il paziente è “andrò a camminare in favore di me e non contro la malattia”! L’approccio comunicativo e motivazionale in questa ottica è ben differente. Ci sono esempi di pazienti diabetici anche nello sport ad alto livello che possono chiaramente suffragare quest’orientamento.

In definitiva la veicolazione dell’esercizio fisico dovrà puntare, nelle sue proposte iniziali, proprio a quest’obiettivo: un nuovo progetto di me che contempli la ridescrizione di un sé corporeo “positivo”, e non un’attenzione “negativa” verso sé, focalizzata esclusivamente sui disturbi impliciti della malattia. Se così fosse, la fatica che sarò quotidianamente chiamato a sopportare sarà ricompensata anche, e soprattutto, da un miglioramento di me oltre che all’implicito miglioramento della mia malattia.

Bibliografia

  1. Prochaska, J.O., DiClemente, C.C. (1982). Transtheoretical Therapy: Toward a More Integrative Model of Change. American Journal of Health Promotion
  2. Di Loreto C, Fanelli C, Lucidi P, Murdolo G, De Cicco A, Parlanti N, Santeusanio F,Brunetti P, De Feo P., Validation of a counseling strategy to promote the adoption and the maintenance of physical activity by type 2 diabetic subjects. Diabetes Care 2003; 26:404–408
  3. Kirk AF, Mutrie N, Macintyre PD, Fisher MB., Promoting and maintaining physical activity in people with type 2 diabetes. Am J Prev Med 2004; 27:289-296
  4. Smith SA, Vickers KS., A counseling strategy was better than usual care for adopting and maintaining physical activity in type 2 diabetes. ACP J Club 2003; 139:69
  5. Klein S, Sheard NF, Pi-Sunyer X, Daly A, Wylie-Rosett J, Kulkarni K, Clark NG., American Diabetes Association, North American Association for the Study of Obesity, American Society for Clinical Nutrition: Weight management through lifestyle modification for the prevention and management of type 2 diabetes: rationale and strategies. Diabetes Care 2004; 27: 2067–2073
  6. Task Force on Community Preventive Services: Increasing physical activity: a report on recommendations of the Task Force on Community Preventive Services. MMWR Recomm Rep 2001; 50:1–14
  7. www.istat.it/it/archivio/202844

Vedi anche

Domande frequenti

Cos'è il modello transteorico nell'esercizio fisico per malattie croniche?

Il modello transteorico è un approccio basato sugli stadi del cambiamento e sui processi cognitivo-comportamentali che risulta il più efficace per motivare i pazienti con malattie croniche ad iniziare e mantenere un'attività fisica regolare.

Quanto è efficace il counseling comportamentale per diabetici di tipo 2?

Il counseling comportamentale integrato nel trattamento del diabete tipo 2 mostra un'efficacia del 69% nel raggiungimento degli obiettivi di attività fisica, contro il solo 18% del trattamento convenzionale.

Quanti diabetici sono ancora sedentari in Italia?

Nonostante i miglioramenti registrati dall'ISTAT, oltre il 60% delle donne diabetiche e il 47% degli uomini diabetici in Italia rimangono ancora sedentari.

Perché mancano professionisti delle scienze motorie nelle équipe mediche?

La mancanza di figure specializzate in scienze motorie nelle équipe terapeutiche rappresenta un limite significativo nell'implementazione efficace dell'esercizio fisico come strumento terapeutico per le malattie croniche.

Come è cambiata l'adesione all'attività fisica tra i diabetici negli ultimi anni?

Secondo i dati ISTAT, dal 2011 al 2017 si è registrato un aumento dell'8,45% nell'adesione all'attività fisica tra i pazienti diabetici, mostrando un trend positivo ma ancora insufficiente.

Quali sono i processi cognitivo-comportamentali nel modello transteorico?

I processi cognitivo-comportamentali del modello transteorico includono strategie specifiche per ogni stadio del cambiamento, dalla pre-contemplazione all'azione e mantenimento dell'attività fisica.

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