Questo articolo esplora il divertimento nello sport individuale, in particolare nella scherma, sfatando lo stereotipo che gli sport individuali siano meno divertenti rispetto a quelli di squadra. Attraverso l'analisi di questionari somministrati a giovani schermidori, si dimostra che il piacere e il divertimento percepiti sono elevati, promuovendo una pratica continua e riducendo l'abbandono sportivo precoce.
Introduzione
La pratica degli sport è sinonimo di competizione (Landkammer et al. 2019) e, purtroppo, troppo spesso tende ad escludere il piacere e il divertimento che sa infondere. Infatti, nei periodi dell’infanzia, fanciullezza e adolescenza, gli individui frequentano attività (se non obbligati dai genitori) per il puro piacere di muoversi, di divertirsi, di stare in compagnia tra amici e di provare soddisfazioni (Lovecchio, 2023). Infatti, il senso di divertimento (enjoyment; inteso come esperienza piacevole in cui si riesce ad ottenere qualcosa) è tra le principali ragioni per cui gli individui, a tutte le età, praticano attività motorie e sportive e le mantengono nel tempo (Carraro, 2012; Lovecchio, 2023) mentre la mancanza di esso porta frequentemente all’abbandono (Garn & Cothran, 2006).
In sostegno a questo, alcuni ricercatori, a ragione, interpretano lo sport giovanile semplicemente come lo step iniziale nei programmi di sviluppo del talento (Ford et al., 2008; Mantovani & Madella, 2018) che dovrebbero essere caratterizzati dall’obiettivo di raggiungere la prestazione di élite solo nel lungo termine: pratica spesso tradita dalla gratificazione, a breve termine, del risultato immediato (Cotè & Abernethy, 2012).
In ragione di ciò il presente report vuole essere un lavoro di indagine con successiva riflessione circa la reale motivazione che porta alla pratica e alla continua adesione allo sport di tipo individuale che nell’immaginario collettivo è poco gioioso e diffusore di piacere (si veda box 1).
Infatti, gli sport di squadra, rispetto agli sport individuali, vengono considerati più adeguati ad infondere divertimento, favorire coesione (Cei, 2017) e autostima (Šagát et al., 2021).
Uno stereotipo che si è cercato di sfatare attraverso una semplice ricerca basata sull’evidenza di interviste e non sul modo personale di vedere e pensare le attività.
Nello specifico, la pratica schermistica è stata studiata con strumenti validati rispetto al senso di enjoyment e quindi verso quella dimensione attrattiva che lo sport ha innata verso i giovani atleti.
Sport individuale e noia
Alcuni manager o dirigenti del mondo del lavoro (così come genitori o docenti) ritengono gli sport di squadra più efficaci nel creare situazioni di socializzazione, integrazione e legami tra pari. Inoltre, sostengono che gli sport individuali sono, parallelamente, meno divertenti e scarsamente mediatori di esperienze condivise.
Questa visione è da ritenere popolare e debole dal punto di vista pedagogico e metodologico. In ragione di ciò, infatti, alcuni autori hanno precipuamente diffuso idee più innovative e ponderate: lo sport è noioso se viene proposto in modo noioso, incentrato solo al risultato e modulato da un tecnico che lui stesso è noioso e ripetitivo (Wolff et al., 2023)
Materiali e metodi
Soggetti
Il campione di studio è stato costituito da 20 atleti di età compresa tra gli otto e gli undici anni di cui 8 femmine e 12 maschi. I giovani schermidori con una media di 12 mesi di pratica pregressa sono stati reclutati presso una società di scherma regolarmente affiliata al comitato regionale Lombardia.
Questionario
Il questionario psicobiologico Physical Activity Enjoyment Scale (PACES) di Kendzierski & De Carlo (1991) validato nella sua versione italiana da Carraro et al., (2008) è stato sommnistrato in considerazione della sua facile interpretazione e per la veloce compilazione che evita l’abbassamento della soglia di attenzione garantendo attendibilità delle risposte.
Il questionario è composto da 16 item con punteggi dati su scala Likert a 5 punti, da 1 (sono totalmente in disaccordo) a 5 (sono totalmente d’accordo) richiede di rispondere rispetto alla specifica attività (si veda “Durante le ore di scherma” nella Figura 1). In particolare, un elevato punteggio della scala positiva ed un basso punteggio nelle domande in forma negativa indicano un alto piacere nell’attività.
Procedura
I questionari sono stati somministrati nel mese di marzo (2023) quando l’attività sportiva societaria era avviata con continuità e il clima permetteva una frequenza assidua da parte degli atleti.
Al termine dell’allenamento del martedì è stato somministrato il questionario ed è stato esplicitato che non c’erano risposte giuste o sbagliate. Ogni atleta ha compilato volontariamente e autonomamente il questionario entro i venti minuti successivi all’allenamento come indicato in letteratura. La presenza del somministratore (persona diversa dal conduttore dell’allenamento) ha permesso di chiarire eventuali dubbi non influenzando le risposte.
Nel questionario, inoltre, sono state riportate le iniziali del nome, il genere, l’età e gli anni di frequenza dell’attività.
Analisi dati
I dati sono stati preliminarmente sottoposti a controllo per verificare la presenza di refusi o segni confondenti. Successivamente sono stati inseriti in fogli di calcolo generando matrici con tutti gli items del questionario. Da queste matrici è stato calcolato il punteggio totale PACES di ogni singolo atleta rovesciando sul dato mediano (numero 3) i punteggi degli item negativi e sommandoli a quelli positivi. In questo modo si ottengono punteggi da un minimo di 16 a un massimo di 80 come livello di PACES (Peliccioli et al., 2019).
Risultati
Lo sport individuale analizzato (scherma) ha ottenuto un valore medio pari a 71,55 (Figura 2) che corrisponde al 89,4% del massimo raggiungibile. Due atleti hanno espresso il massimo (dato non mostrato).
Interessanti, i dati presenti nella Figura 3 che sintetizzano i punteggi medi delle valutazioni in ogni singolo items del questionario.
La domanda positiva che ha ottenuto una media più alta è stata la numero 6 (“Mi dà energia”), mentre “Non è per niente interessante” (14) risulta il valore più alto nelle risposte negative.
In parallelo, se consideriamo la domanda “Ottengo qualcosa” (9) con “Mi dà una forte sensazione di successo” (15) si nota come i valori raggiunti sono tra i più bassi: quindicesimo e quattordicesimo posto.
Discussione
Dal presente studio emerge come il divertimento percepito in uno sport individuale nel periodo della giovinezza sia molto alto, sebbene la bassa numerosità del campione sia un limite per estendere alla popolazione questa deduzione.
I fanciulli praticano attività individuale per il puro piacere e divertimento che essa sa trasmettere, permettendone una pratica continua e duratura, evitando così precoci abbandoni (Lovecchio, 2023). Questi dati confermano che se le attività sportive (anche agonistiche) vengono progettate e proposte sul principio del divertimento (enjoyment) la motivazione intrinseca (intesa come la forma più auto-determinativa di motivazione e che offre maggiori opportunità di sviluppo personale; Robazza, 2017) aumenta riducendo ipso facto l’abbandono sportivo.
Il contributo di questi risultati sostiene che anche sport individuali visti come noiosi o poco attrattivi (Šagát et al., 2021) in realtà se proposti in modo piacevole da allenatori e tecnici che hanno questa sensibilità divengono coinvolgenti come altre discipline all’apparenza più cooperative e divertenti (Peliccioli et al., 2019; Castelnuovo et al., 2019).
Da evidenziare, in maniera decisa, il basso punteggio ottenuto nelle domande “ottengo qualcosa” (9) e “mi dà una forte sensazione di successo” (15). Il risultato ci indica come i fanciulli non concepiscono e quindi percepiscono l’attività motoria e sportiva come il mezzo per ottenere risultati e alti livelli di prestazione ma semplicemente per il piacere di fare attività, di stare in compagnia, di muoversi e di divertirsi: al proposito l’items 11 (“mi fa sentire bene”) ha registrato un valore medio di 4.6 su 5.
Questi dati, all’interno di uno sport individuale dall’alto tecnicismo (che nell’immaginario non è accattivante per i giovani), invece, dimostrano che le practice di allenatori preparati e che (insieme ai genitori) non esaltano il risultato come primo scopo (Mantovani & Madella, 2018) sono il vero collante e motivatore per l’adesione allo sport: di tutti i tipi!
Queste piccole evidenze dovrebbero servire per indirizzare le pianificazioni atletiche e tecniche affinché la pratica sia sgombra da inutili pressioni e precoci performance che fanno abbandonare moltissimi giovani.
Bibliografia
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