Questo articolo esplora il ruolo cruciale dell'attività fisica nella gestione del lipedema, una patologia cronica del tessuto adiposo. Propone approcci terapeutici che includono esercizi fisici mirati e interventi di drenaggio linfatico, sottolineando l'importanza di un trattamento conservativo per migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Introduzione
Alimentazione e stili di vita devono essere presi in considerazione tanto quanto l’attività fisica, soprattutto considerando che occorre spesso rapportarsi con fattori indipendenti dalle scelte personali quali la genetica, l’età o il genere. Migliorare la prestazione e modificare la struttura corporea rappresentano da sempre gli obiettivi per chiunque si alleni. Spesso, la spasmodica ricerca di tali traguardi porta ad alzare eccessivamente l’asticella delle aspettative in rapporto al risultato reale, considerando soprattutto che l’allenamento da solo non è sufficiente.
Basti pensare alla spasmodica (quanto inutile) aspettativa di ottenere, ad esempio, un dimagrimento localizzato “solo in certi punti” o l’eliminazione radicale e definitiva, con allenamenti o esercizi miracolosi quanto improbabili, della cellulite. Proprio in base a quest’ultima, la richiesta proviene prevalentemente dall’utenza femminile, essendo una condizione che interessa per lo più le donne (85-98%). Si può certamente affermare che la cellulite ha rappresentato fino ad oggi la problematica più diffusa tra le donne in età post puberale e sulla quale si sono concentrate le maggiori ricerche, per lo più infruttuose, circa la sua risoluzione.
Per capire meglio di cosa si tratta, è necessaria qualche precisazione in merito a questi fattori e al motivo per il quale le donne ne siano maggiormente predisposte. Con il termine cellulite si intende la pannicolopatia fibro-sclerotica del tessuto adiposo, data dall’alterazione dell’ipoderma, tessuto sottocutaneo che porta ad ipertrofizzare le cellule adipose.
Pur non essendoci elementi certi sulle cause scatenanti, appare evidente come questo fattore sia collegato ad alcuni elementi che, se circoscritti, possono avere degli effetti positivi sul trattamento:
- Problemi di circolazione: il sistema circolatorio è una fitta rete di vasi che dal cuore irrorano tutti i tessuti corporei. Nel sistema circolatorio possono essere distinte la grande circolazione (dal cuore al resto del corpo) e la piccola circolazione (dai polmoni al cuore e viceversa). Qualora nel sistema circolatorio ci fossero delle interruzioni, causate, ad esempio, da una limitata elasticità del vaso per la presenza di patologie come l’aterosclerosi, da una insufficiente elasticità dei canali a causa di sedentarietà e stili di vita errati oppure dalla presenza di scorie che limitano il passaggio ematico, il flusso sanguigno inizierebbe a rallentare, raggiungendo con difficoltà soprattutto i tessuti periferici, i quali si ritroverebbero privati di ossigeno e nutrienti, sviluppando infiammazioni e, nei casi più gravi, necrosi. Per contrastare il rischio di questi fenomeni è essenziale procedere con i mezzi disponibili (soprattutto attività fisica, stimolazione del ritorno venoso, alimentazione adeguata).
- Fattori genetici e ormonali: sembra essere comprovata la presenza di polimorfismi associati alla cellulite, i quali sarebbero responsabili dei disturbi dell’ossigenazione dei tessuti e della protezione degli stati di grasso. La maggior parte dei soggetti con tali mutazioni ha alte possibilità di sviluppare la cellulite, in quanto le zone più soggette (fianchi, glutei, cosce) sono particolarmente ricche di adipociti con recettori per gli estrogeni, i quali accumulano adipe, riducono la lipolisi e aumentano il deposito adiposo riducendone l’utilizzo della capacità da parte dei tessuti.
Negli ultimi tempi, un’altra problematica legata alla sfera femminile si è aggiunta alla lista, non perché questa sia una novità, ma perché gli studi hanno cominciato ad ampliare la ricerca nei riguardi di quella che è a tutti gli effetti una vera e propria patologia, talvolta invalidante: si tratta del lipedema. Differente dalla cellulite, il lipedema è una malattia del tessuto connettivo lasso (LCT, loose connective tissue) che provoca un aumento fibrotico, progressivo e deturpante del tessuto adiposo prevalentemente localizzato sul basso addome, sui fianchi, sui glutei e sugli arti inferiori e superiori. L’incidenza del lipedema negli uomini risulta nettamente inferiore.
Un segno distintivo del lipedema è la presenza di un’infiammazione che provoca fibrosi e dolore dei tessuti fino, in alcuni casi, a provocarne la perdita della sensibilità. Come accennato, non si tratta di una patologia nuova, in quanto già negli anni 40 Allen e Hines presso la Mayo Clinic negli Stati Uniti e Moncorps in Germania ne parlarono per la prima volta, ma solo nel 2018 l’OMS l’ha riconosciuta come patologia cronica degenerativa e invalidante. Il lipedema rimane ancora oggi in parte sottostimato, perché associato ad una componente ereditaria tipica del tessuto adiposo femminile. Altro motivo è rappresentato dal confonderlo con altre patologie.
Questo articolo esplora i diversi stadi e tipi di lipedema, una condizione cronica che colpisce principalmente il tessuto adiposo sottocutaneo, e propone trattamenti conservativi per gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita. Viene sottolineata l'importanza di una diagnosi tempestiva e di un approccio multidisciplinare che includa alimentazione, esercizio fisico e supporto psicologico.
Gli stadi del lipedema
La malattia colpisce maggiormente il Tessuto Adiposo Sottocutaneo (SAT: Subcutaneous Adipose Tissue), con maggiore incidenza in alcuni distretti corporei, ma essa interessa tutto il tessuto connettivo, la fascia muscolare e il sistema linfatico e vascolare.
Stadio 1
La superficie cutanea appare normale, ma a livello dell’ipoderma si evidenziano piccoli noduli palpabili prodotti da un ingrossamento e una fibrosi nel tessuto connettivo che circonda il lobulo adiposo. Può essere già presente dolore e facile formazione di ematomi.
Stadio 2
La pelle dello stadio 2 è irregolare con delle rientranze (simili alla cellulite, detta “a materasso”) date da un ispessimento delle fibre del tessuto connettivo sottostante ed un aumento del grasso con masse ipodermiche di varia dimensione. Si può localizzare nella parte superiore delle cosce o estendersi fino alle caviglie.
Stadio 3
Le estrusioni lobulari di pelle, grasso e tessuto fasciale nello Stadio 3 rappresentano una significativa perdita di elasticità nella fascia adiposa inibendo drasticamente la mobilità; il flusso sanguigno in entrata e quello linfatico in uscita dai lobuli si riduce con conseguente infiammazione seguita da fibrosi; è in questa fase che la fibrosi del tessuto diventa evidente e palpabile; la fibrosi può colpire o meno la pelle, la quale può sviluppare un assottigliamento e una connessione più debole con l’ipoderma sottostante. Solitamente, si estende fino alle caviglie.
Il linfedema può verificarsi a qualsiasi stadio, ma si riscontra più spesso allo stadio 3.
Tipizzazione del lipedema
Il tipo di lipedema è definito in base alla sua posizione anatomica.
Tipo 1
Le donne con lipedema di tipo 1 presentano adipe a livello del bacino, dei glutei e dei fianchi.
Tipo 2
La concentrazione di adipe si estende dai glutei alle ginocchia, con formazione di depositi di grasso più morbidi attorno alla zona mediale e sotto il ginocchio.
Tipo 3
Adipe dai glutei alle caviglie, dove si sviluppa una sorta di “polsino” o sporgenza di tessuto adiposo.
Tipo 4
Si denota interessamento della concentrazione adiposa anche a livello degli arti superiori.
Tipo 5
Un tipo più raro, interessa solo la parte inferiore delle gambe. Il fenotipo più comune delle donne con lipedema sono le combinazioni di 2 e 4 o 3 e 4.
Le cause
Il lipedema viene identificato mediante esame clinico ed è classificato in base allo stadio e alla sede in cui si manifesta. L’infiammazione del tessuto, l’indice di massa corporea (BMI), le alterazioni metaboliche ed il linfedema aumentano con il progredire della malattia. Riguardo le cause, la più accreditata sembra essere quella genetica, per quanto siano tuttora in fase di studio. È spesso associata a sovrappeso ed obesità, ma non ne rappresenta una conseguenza diretta.
“Nelle donne con lipedema in assenza di obesità, il tessuto connettivo lasso ginoide è sproporzionatamente aumentato e fibrotico (…)”
Altri criteri evidenziati dalla pubblicazione riguardano l’importanza di valutare postura, forza muscolare, equilibrio e mobilità articolare ed inserire esercizi specifici all’interno della programmazione che includano anche respirazione addominale profonda.
I trattamenti conservativi
Le necessità di compressione varia a seconda della presentazione del paziente, del dolore e della capacità fisica di indossare/togliere indumenti o bendaggi compressivi. Gli indumenti compressivi per il lipedema forniscono comfort e riducono il dolore sostenendo il polpaccio aumentano il drenaggio linfatico e il flusso venoso, riducendo o prevenendo l’edema. I livelli di impatto possono variare ma dovrebbero rimanere tollerabili e sostenibili per l’adesione a lungo termine.
La scelta dell’allenamento più indicato, secondo recenti studi, ricade sul lavoro aerobico, in quanto risulta essere un potente modulatore dell’attività mitocondriale all’interno del SAT (subcutaneos adipose tissue). Il potenziamento dell’attività mitocondriale attraverso l’attività fisica può essere considerato uno strumento terapeutico efficace per gli individui affetti da lipedema, contribuendo a migliorare il metabolismo lipidico e potenzialmente contrastando l’eccessivo accumulo dei lipidi.
Questo articolo propone che l'esercizio fisico, in particolare l'attività in acqua, sia un intervento promettente per migliorare la qualità della vita delle persone affette da lipedema. L'attività fisica non solo aiuta a gestire i sintomi fisici e psicologici, ma contribuisce anche al controllo del peso e al miglioramento del drenaggio linfatico.
Discussione
La selezione nella scelta delle compressioni, del tessuto e della resistenza dovrebbe essere individuale. Gli indumenti compressivi possono essere combinati per rivestire la parte del corpo interessata (braccia, mani, gambe, piedi, tronco o bacino). I tessuti spaziano da quelli leggeri e micro-massaggianti fino a quelli a trama piatta, la quale fornisce il contenimento più forte. I terapisti e le figure professionali che si occupano della patologia possono suggerire modifiche per la scelta degli indumenti compressivi tra quelli anelastici o attrezzature adattive.
Vale la pena ricordare che l’esercizio acuto e ad alto impatto esercita, invece, un aumento temporaneo di citochine infiammatorie necessarie per stimolare i meccanismi di adattamento all’esercizio legati al miglioramento delle prestazioni e della forma fisica. Data la solida connessione tra l’infiammazione nel tessuto adiposo bianco e l’infiammazione sistemica, è ragionevole ipotizzare che l’esercizio fisico possa influenzare direttamente lo stato infiammatorio dell’adipe.
Le persone con lipedema che intraprendono programmi di esercizio fisico dovrebbero idealmente essere seguite a lungo termine con valutazioni regolari. L’assistenza domiciliare per il lipedema (in autogestione o con l’assistenza del caregiver) è essenziale per mitigarne la progressione e ottimizzare la qualità della vita. L’esercizio fisico, infatti, non solo contrasta i sintomi principali, come affaticamento e debolezza muscolare, ma è fondamentale per incoraggiare i pazienti a includere il movimento come parte della loro routine quotidiana al fine di mantenere uno stile di vita sano.
Conclusioni
L’allenamento fisico strutturato, in particolare l’esercizio in acqua, emerge come un intervento promettente, offrendo non solo benefici fisiologici come controllo del peso, attività funzionale, sollievo articolare e drenaggio linfatico, ma anche benefici psicologici, con un impatto positivo sull’autostima, sull’umore e sulla salute e sulla qualità della vita. Programmi di allenamento fisico su misura, tra cui rafforzamento muscolare, allenamento per la flessibilità e condizionamento di tutto il corpo, sono essenziali per i piani di trattamento conservativi. Tuttavia, la letteratura rivela la necessità di ulteriori studi su un numero più ampio di soggetti per stabilire prescrizioni standardizzate di esercizio fisico specifico adattato ai diversi stadi del lipedema, migliorando la nostra comprensione degli approcci terapeutici ottimali e, in definitiva, migliorando la qualità della vita delle persone alle prese con questa difficile condizione.
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