La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2023 Volume: 20233

Asse cervello/intestino/microbiota: un sistema bidirezionale

Abstract

Italiano

L'articolo esamina la comunicazione bidirezionale tra cervello, intestino e microbiota, un sistema complesso che ha rivoluzionato la comprensione delle interazioni psicosomatiche e neurobiologiche nell'essere umano. Il microbiota intestinale, costituito dalla totalità dei microrganismi che popolano l'apparato digerente (batteri, virus, miceti, funghi, protozoi), influenza lo sviluppo e il funzionamento del sistema nervoso centrale attraverso molteplici meccanismi: modulazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, stimolazione del nervo vago, produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA) e sintesi di neurotrasmettitori quali dopamina, serotonina e GABA. Le evidenze scientifiche emergenti correlano le comunità microbiche intestinali a disturbi neuropsichiatrici dello sviluppo (disturbi dello spettro autistico), alterazioni del tono dell'umore (depressione e ansia) e patologie neurodegenerative (Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla). La composizione del microbiota, determinata fin dalla nascita e dinamicamente influenzata da fattori quali alimentazione, stress, esercizio fisico, ritmi circadiani e farmaci, produce effetti locali e sistemici con ricadute fisiche e psicologiche, superando definitivamente la dicotomia corpo-mente e aprendo nuove prospettive terapeutiche e preventive.

English

This article examines the bidirectional communication between the brain, gut, and microbiota, a complex system that has revolutionized the understanding of psychosomatic and neurobiological interactions in humans. The gut microbiota, comprising the totality of microorganisms inhabiting the digestive tract (bacteria, viruses, mycetes, fungi, protozoa), influences the development and functioning of the central nervous system through multiple mechanisms: modulation of the hypothalamic-pituitary-adrenal axis, vagal nerve stimulation, production of short-chain fatty acids (SCFAs), and synthesis of neurotransmitters such as dopamine, serotonin, and GABA. Emerging scientific evidence correlates intestinal microbial communities with neurodevelopmental neuropsychiatric disorders (autism spectrum disorders), mood alterations (depression and anxiety), and neurodegenerative pathologies (Parkinson's disease, Alzheimer's disease, multiple sclerosis). Microbiota composition, determined from birth and dynamically influenced by factors such as diet, stress, physical exercise, circadian rhythms, and pharmacological agents, produces local and systemic effects with physical and psychological implications, definitively overcoming the body-mind dichotomy and opening new therapeutic and preventive perspectives.

Keywords

Italiano: asse cervello intestino microbiota, salute mentale, microbiota intestinale, neurotrasmettitori, psicosomatica, benessere intestinale, depressione, ansia, neurodegenerazione, nervo vago, asse intestino-cervello, disbiosi, neurotrasmettitori enterici, acidi grassi a corta catena

Inglese: gut-brain axis, mental health, gut microbiota, neurotransmitters, psychosomatic, gut health, depression, anxiety, neurodegeneration, vagus nerve, gut-brain axis, dysbiosis, enteric neurotransmitters, short-chain fatty acids

L'articolo esplora il ruolo del microbiota intestinale nella comunicazione bidirezionale tra cervello e intestino, suggerendo che il microbiota possa influenzare non solo la salute fisica ma anche quella mentale. Studi recenti indicano che il microbiota può avere un impatto su disturbi neuropsichiatrici e neurodegenerativi, evidenziando l'importanza di fattori ambientali e comportamentali nella sua composizione.

Asse cervello – intestino – microbiota: un sistema bidirezionale

Esistevano anni fa le malattie psicosomatiche, le quali non avevano eziologia ben definita e che spesso erano velate da un alone di mistero: mal di testa, mal di pancia, vari dolori muscolari e articolari apparivano più come una scusa per non andare a scuola che un concreto malessere. Escludendo le situazioni del tutto immaginarie (che poi cosa sia realmente immaginazione quando si scrive di mente è un discorso che merita un articolo a parte), quale entità ha dato oggi dignità alle malattie psicosomatiche? Il microbiota.

È bene anticipare che la maggior parte delle intuizioni sul microbiota derivano da osservazioni su modelli animali, ma le prove emergenti e sorprendenti di questi ultimi anni hanno aperto un filone di studio estremamente interessante riguardante la comunicazione bidirezionale cervello-intestino-microbiota, quest’ultimo potenziale protagonista di disturbi anche neurologici.

Ricerche recenti (Erny et al, 2015; Sharon et al, 2019) stanno mostrando come il microbiota possa influenzare lo sviluppo del cervello attraverso la capacità dei microrganismi batterici di produrre e modificare diversi fattori metabolici, immunologici e neurochimici: da una prospettiva cervello – centrica si sta passando ad una visuale molto più ampia, ben consci che il sistema nervoso centrale è influenzato anche dallo stato metabolico e immunitario del corpo.

Questa nuova visuale ha aperto il campo a un numero oramai considerevole di ricerche scientifiche nell’ambito del microbiota, ricerche che correlano le comunità microbiche presenti nel nostro intestino (ma non solo in questa sede) e le loro funzioni ai disturbi neuropsichiatrici associati allo sviluppo (ad esempio disturbi dello spettro autistico, ASD dall’inglese Autism Spectrum Disorders), al tono dell’umore (depressione e ansia), a patologie neurodegenerative (Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla) (Morais et al, 2021).

È un argomento estremamente affascinante che sradica, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la dicotomia corpo-mente: l’essere umano possiede un secondo cervello a livello intestinale, il quale comunica col cervello cranico in maniera bilaterale e con vicendevoli effetti. Ebbene sì, non solo la scienza ha abbattuto la diatriba corpo-mente ma si è andati ben oltre definendo come lo stesso microbiota intestinale possa incidere sul cervello e quindi anche sullo stato psico-emotivo del soggetto. A titolo esemplificativo depressione e infiammazione, spesso correlate, possono trovare entrambe la causa in un microbiota non equilibrato: la disbiosi, infatti, non è causa solo di gonfiore o malessere intestinale ma ha ripercussioni ben più estese e ad ampio spettro rispetto a ciò che si potrebbe pensare. È una (ri)scoperta rivoluzionaria che rende responsabile ognuno di noi del proprio microbiota; stress, alimentazione, sedentarietà, sonno, ritmi circadiani, farmaci, clima, esercizio fisico, relazioni interpersonali incidono notevolmente sulla composizione del microbiota, la quale ha poi ripercussioni locali e sistemiche, fisiche e psicologiche. L’ambiente pervade, compenetra e plasma l’essere umano finanche nelle sue parti più intime, ossia il DNA e queste piccole ma importanti modifiche possono essere trasmesse anche nelle generazioni successive come l’epigenetica insegna. La comunità batterica muta nel tempo ed è quindi una variabile dinamica nelle sue concentrazioni così come nelle sue attività in risposta ai fattori sopra citati.

Il microbiota è costituito dalla totalità di microrganismi che popolano il nostro apparato digerente, soprattutto in sede intestinale; si stima un numero forse addirittura pari a quello delle cellule dell’intero organismo, formato da batteri, virus, miceti, funghi, protozoi. Il microbiota intestinale rappresenta, in estrema sintesi, la flora batterica intestinale ma non in via esclusiva.

Il microbioma non è sinonimo di microbiota ma bensì definisce l’intero patrimonio genetico dei batteri colonizzanti il nostro corpo, è il genoma del microbiota nella sua interezza; si stima un numero impressionante di geni, cifra che si aggira sui 232 milioni (Tierney et al, 2019).

Alla nascita l’apparato digerente risulta sterile e viene immediatamente colonizzato dai batteri materni, vaginali e anali (in caso di parto naturale) oppure ambientali ed epiteliali (parto cesareo); nei primi giorni di vita le specie batteriche sono relativamente ridotte ma a distanza di pochi mesi il bambino, a contatto con l’ambiente esterno e con altri esseri umani, crea un microbiota molto più vario con la presenza di nuove specie batteriche che vanno ad affiancarsi a quelle presenti. Anche il latte materno e il cibo assunto nei primissimi mesi di vita giocano un ruolo molto importante nel determinare la composizione del microbiota, così come la qualità delle relazioni e dell’ambiente (fisico ed emotivo) che circondano il bambino: il futuro del microbiota, ma ahimè non solo, è quindi determinato nel periodo di minor consapevolezza e autonomia possibile.

Si è scoperto che i trilioni di batteri che risiedono nel tratto intestinale non solo sono componente essenziale della salute immunitaria e metabolica ma sembrano anche influenzare lo sviluppo e gli eventuali disturbi del sistema nervoso centrale ed enterico (dell’apparato digerente) compresi i disturbi della motilità intestinale, disturbi comportamentali, malattie neurodegenerative, eventi cerebrovascolari e disturbi neuroimmuno mediati (Strandwitz, 2018).

Sono diversi i meccanismi attraverso i quali il microbiota può influenza il sistema nervoso centrale direttamente o indirettamente, come ad esempio l’alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene correlata allo stress (Sudo et al, 2004), la stimolazione del nervo vago (Bonaz et al, 2018; Bravo et al, 2011), la secrezione di acidi grassi a corta catena che possono attivare le cellule della microglia (Erny et al, 2015).

In modelli preclinici è stato visto come gli acidi grassi a corta catena (SCFA), prodotti dai microrganismi intestinali attraverso la fermentazione della fibra introdotta con gli alimenti, sono in grado di agire sul sistema nervoso centrale regolando la neuroplasticità, l’espressione genica ed epigenetica e il sistema immunitario (Dalile et al, 2019); nei topi gli SCFA sono in grado di regolare i geni coinvolti nella maturazione della microglia, inducendo al contempo cambiamenti morfologici (Erny et al, 2015). Sono acidi grassi a corta catena l’acido butirrico, propionico, acetico, isobutirrico, valerico, caproico, succinico e lattico.

I microrganismi intestinali possono influenzare anche il senso di fame/sazietà nell’ospite e di conseguenza veicolarne almeno in parte i comportamenti diretti alla ricerca del cibo; ciò avviene modulando la produzione di segnali endocrini da parte delle cellule della parete intestinale, come ad esempio la sintesi della molecola GLP-1, da parte delle cellule L dell’ileo e del colon. Il GLP-1 è un ormone che riduce la fame e al contempo stimola il rilascio di insulina riducendo quello di glucagone ed è in grado di ridurre lo svuotamento gastrico.

Sfruttando modelli animali sono stati identificati diversi percorsi di comunicazione quali quelli guidati dal sistema immunitario, dal nervo vago, dalla modulazione di composti neuroattivi prodotti dal microbiota stesso; i batteri producono e/o consumano un’ampia gamma di neurotrasmettitori tra cui i famosi dopamina, serotonina (o 5-HT idrossitriptamina, sintetizzata dal triptofano) e GABA (acido gamma-ammino-butirrico) (Strandwitz, 2018). Queste molecole rivestono un ruolo fondamentale, centrale, determinante nel sistema nervoso centrale con ripercussioni sulla sfera comportamentale e psico-emotiva dell’essere umano: al contrario di quanto si possa credere la serotonina è prodotta primariamente a livello gastrointestinale (dalle cellule enterocromaffini) con percentuali variabili reperibili in letteratura che vanno dal 70 al 90% del totale. Anche i non addetti ai lavori sono a conoscenza di una delle categorie più famose di antidepressivi, gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) che agiscono a livello del sistema nervoso, somministrati dallo specialista in caso di depressione; questo neurotrasmettitore è coinvolto nella regolazione di numerosi processi fisiologici, tra i quali peristalsi e secrezioni gastrointestinali, respirazione, vasocostrizione, comportamento e funzione neurologica. Con topi germ free (ossia sprovvisti di microbiota) vi è una significativa riduzione della serotonina nel sangue e nel colon rispetto al gruppo di controllo (Wikoff et al, 2009) tendenza che può essere invertita ripristinando il microbiota; sebbene diversi ceppi batterici siano in grado di produrre serotonina, tale capacità non si concretizza nei colonizzatori del microbiota intestinale.

Esiste comunque una correlazione tra serotonina-microbiota-ospite (ossia l’essere umano) in quanto i livelli del neurotrasmettitore sembrano mediati dalla secrezione microbica di piccole molecole (come acidi grassi a corta catena, acidi biliari secondari, indolo, alfa-tocoferolo o vitamina E), le quali stimolano le cellule enterocromaffini verso la produzione di serotonina; l’espressione dell’enzima triptofano idrossilasi gioca un ruolo molto importante in tal senso (Yano et al, 2015). Topi germ free o trattati con antibiotici mostrano una riduzione dei livelli di 5-HT ma questa situazione può essere invertita attraverso l’inoculazione di batteri sporigeni che aumentano il metabolismo del triptofano nelle cellule enterocromaffini (Yano et al, 2015); effetti similari si sono riscontrati allorquando batteri sporigeni venivano trapiantati da un microbiota umano sano a topi germ free.

Secondo altre ricerche scientifiche il microbiota porta in dote il potenziale per influenzare i livelli

anche di altri neurotrasmettitori quali l’istamina (Hegstrand et al, 1986), neuropeptidi (Holzer et al, 2014), steroidi (Tetel et al, 2018), ed endocannabinoidi (Cani et al, 2016). La dopamina è uno dei principali neurotrasmettitori prodotto in diverse zone cerebrali (ma anche nella midollare del surrene) implicata nei comportamenti che portano a ricompensa, ed è precursore di altre fondamentali catecolamine quali adrenalina e noradrenalina; quest’ultima, nota anche con il nome di norepinefrina, oltre al suo “classico” lavoro di attivazione del sistema nervoso simpatico riveste un ruolo importante nei contesti della memoria, apprendimento e attenzione (Borodovitsyna et al, 2017). In questi ultimi anni si stanno accumulando prove dell’importanza del microbiota nei processi di sintesi/catabolismo della dopamina e noradrenalina e studi su topi germ free stanno dando dei risultati molto interessanti in tal senso (Asano et al, 2012).

Da sottolineare il ruolo da assolute protagoniste delle fibre del nervo vago all’interno della comunicazione bidirezionale cervello-microbiota, in quanto innervano gli strati muscolari e mucosali del tratto gastrointestinale con funzione sia afferente (intestino verso il cervello) che efferente (cervello verso intestino); il nervo vago assume quindi l’importante veste di mediatore all’interno della trasmissione di informazioni tra il centro e i visceri. Il GABA è il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale, la cui sintesi è strettamente legata alla conversione del glutammato ad opera dell’enzima glutammato decarbossilassi. Al netto dell’importanza di questo neurotrasmettitore non stupisce l’ampia distribuzione dei suoi recettori all’interno dell’ospite; la sua azione è mediata dai recettori GABA A, GABA B, GABA C e un’alterazione della trasmissione GABAergica è correlata a diversi disordini del sistema nervoso centrale ed enterico, come ad esempio disturbi comportamentali o del sonno (Wong et al, 2003) nonché influenze sulla motilità intestinale, lo svuotamento gastrico e la secrezione acida (Hyland e Cryan, 2010). La produzione di GABA da parte dei batteri presenti nel microbiota ha uno scopo fisiologico ben preciso, ossia abbassare il pH intracellulare ed anche in questo caso studi condotti sui topi hanno definito come il microbiota possa influenzare i livelli circolanti del neurotrasmettitore; animali germ free hanno livelli sierici (ma non cerebrali) di GABA ridotti (Matsumoto et al, 2013). Ad oggi sappiamo che diversi organismi commensali producono GABA, tra i quali i membri dei generi Bifidobatteri e Lattobacilli, i cui nomi vengono spesso associati ai famosi probiotici. Per ciò che concerne l’essere umano studi preliminari suggeriscono che la manipolazione del microbiota possa avere delle ripercussioni sui livelli circolanti di GABA, manipolazione che può concretizzarsi in primo luogo attraverso interventi dietetici mirati (David et al, 2014).

Diversi studi osservazionali (Sampson et al, 2016; Jiang et al, 2015; Luna et al, 2017) hanno rilevato un dato estremamente interessante: individui con varie patologie neurologiche presentano un microbiota differente rispetto ad individui sani. E le scoperte non si fermano qui: in modelli murini si è visto come i batteri intestinali umani possano contribuire nello sviluppo di patologie cerebrali e comportamentali, una volta trapiantati negli animali. Il trasferimento di microbiota intestinale da individui con depressione ha causato un aumento dei comportamenti depressivi nei roditori (Zheng et al, 2016; Kelly et al, 2016), suggerendo che il trapianto di microrganismi intestinali è anche in grado di trasferire i fenotipi della depressione.

Nei disturbi dello spettro autistico (ASD), insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo, la disfunzione gastrointestinale è maggiormente presente rispetto ai soggetti che non presentano tale patologia, con un incremento dell’infiammazione intestinale (McElhanon et al, 2014) e della permeabilità intestinale (Coury et al, 2012). Buie et al (2010) hanno anche riscontrato una correlazione positiva tra gravità dei sintomi comportamentali e quelli gastrointestinali suggerendo, ancora una volta, il collegamento tra intestino e cervello nello sviluppo di ASD. Collegandomi a quanto scritto poco prima diversi studi (Luna et al, 2017; Kang et al, 2017; Zhang et al, 2018) riportano una composizione del microbiota differente tra soggetti con ASD e persone non affette da tale patologia, indicando il microbiota come un fattore importante nello sviluppo del comportamento sociale, quest’ultimo dominio chiave in una patologia come l’autismo.

Il disturbo depressivo maggiore, una tipologia di depressione, è associato a modificazioni fisiologiche in tutto il corpo ivi comprese quelle del tratto gastrointestinale il quale subisce un aumento della permeabilità dell’epitelio così come un’increzione dell’infiammazione sistemica: tutto ciò si rispecchia in un incremento di alcuni biomarcatori tipici quali la proteina C reattiva, interleuchina 1 beta, interleuchina 6 e il fattore di necrosi tumorale (TNF) (Dowlati et al, 2010). Se correlato a quello di soggetti sani, ancora una volta abbiamo prove di un microbiota alterato in pazienti con diagnosi di depressione maggiore (Jang et al, 2015; Kelly et al, 2016; Zheng et al, 2016) con una riduzione di alcuni generi batterici usualmente più elevati come Bacteroides, Firmicutes e Attinobatteri, e concomitante aumento di Proteobatteri (Kelly et al, 2016; Zheng et al, 2016) e Alistipes spp (Jang et al, 2015). In sintesi, la ricerca indica diverse modalità attraverso le quali il microbiota può influenzare sviluppo e funzione del sistema nervoso centrale, tra le quali si annoverano la modulazione della risposta del sistema immunitario, la produzione di ormoni, neuropeptidi e neurotrasmettitori.

Giungendo a conclusione, sono diversi i batteri presenti nel nostro microbiota in grado di produrre neurotrasmettitori (Dhakal et al, 2012; Clarke et al, 2014) come acetilcolina, serotonina, GABA, istamina, dopamina, adrenalina e noradrenalina; questo basta a far comprendere quanto il microbiota possa ampliare le opzioni terapeutiche e diagnostiche nei confronti di molteplici problematiche, dalla oramai famosa sindrome dell’intestino irritabile a disturbi nella sfera psico-emotiva, dall’autismo alle malattie autoimmuni. Le molecole di derivazione microbica, quindi, inviano segnali al cervello attraverso le vie neuronali del nervo vago e sono in grado anche di modulare il sistema immunitario con effetti che da locali si tramutano in sistemici. Vista in un’ottica ancor più ampia sia il sistema nervoso centrale che il microbiota influenzano direttamente il sistema immunitario e quest’ultimo ha effetti sui primi due: diventa quindi imperativo, per tutte le figure sanitarie, essere a conoscenza delle dinamiche bidirezionali tra intestino e cervello e ciò richiederebbe anche e soprattutto una conoscenza approfondita della persona che abbiamo di fronte, in quanto il microbiota si è formato e plasmato su tutte le esperienze consce e inconsce dell’essere umano. E la comunicazione cervello-intestino-microbiota, è bene sottolinearlo, dura una vita intera.

Bibliografia

  1. Yano et al, 2015
  2. Hegstrand et al, 1986
  3. Holzer et al, 2014
  4. Tetel et al, 2018
  5. Cani et al, 2016
  6. Borodovitsyna et al, 2017
  7. Asano et al, 2012
  8. Wong et al, 2003
  9. Hyland e Cryan, 2010
  10. McElhanon et al, 2014
  11. Coury et al, 2012
  12. Buie et al, 2010
  13. Matsumoto et al, 2013
  14. David et al, 2014
  15. Sampson et al, 2016
  16. Jiang et al, 2015
  17. Luna et al, 2017
  18. Kang et al, 2017
  19. Zhang et al, 2018
  20. Dowlati et al, 2010
  21. Zheng et al, 2016
  22. Kelly et al, 2016
  23. Jang et al, 2015
  24. Dhakal et al, 2012
  25. Clarke et al, 2014

Vedi anche

Domande frequenti

Cos'è l'asse cervello-intestino-microbiota e perché è importante?

L'asse cervello-intestino-microbiota è un sistema di comunicazione bidirezionale che collega il cervello, l'intestino e i trilioni di microrganismi che popolano il nostro intestino (microbiota). È fondamentale perché influenza la nostra salute mentale, emotiva e fisica, giocando un ruolo chiave in disturbi come ansia, depressione e patologie neurodegenerative.

In che modo il microbiota intestinale influenza il cervello?

Il microbiota intestinale influenza il cervello attraverso la produzione di metaboliti (come gli acidi grassi a catena corta), neurotrasmettitori (come la serotonina e il GABA) e modulando l'infiammazione. Questi composti possono agire direttamente sul sistema nervoso centrale, stimolare il nervo vago o influenzare l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), alterando così umore e funzioni cognitive.

Quali fattori possono alterare l'equilibrio del microbiota intestinale?

L'equilibrio del microbiota intestinale può essere alterato da numerosi fattori ambientali e di stile di vita, tra cui una dieta sbilanciata (ricca di zuccheri e grassi saturi, povera di fibre), stress cronico, uso di antibiotici e altri farmaci, disturbi del sonno e mancanza di attività fisica. Queste alterazioni possono avere ripercussioni sulla salute sistemica e psicologica.

Esiste un collegamento tra il microbiota e disturbi neuropsichiatrici come depressione e ansia?

Sì, la ricerca scientifica ha evidenziato una forte correlazione tra la disbiosi (squilibrio del microbiota intestinale) e disturbi neuropsichiatrici come depressione, ansia e persino patologie neurodegenerative. Le alterazioni del microbiota possono influenzare la produzione di neurotrasmettitori e modulare le risposte allo stress, contribuendo allo sviluppo o all'aggravamento di queste condizioni.

Come posso migliorare la salute del mio microbiota intestinale per supportare il benessere mentale?

Per migliorare la salute del microbiota intestinale e supportare il benessere mentale, è consigliabile adottare una dieta ricca di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali), alimenti fermentati (yogurt, kefir, crauti), ridurre lo stress, garantire un sonno adeguato, praticare attività fisica regolare e, se necessario, considerare l'integrazione con probiotici e prebiotici sotto la supervisione di un professionista.

Il nervo vago è coinvolto nella comunicazione tra intestino e cervello?

Assolutamente sì. Il nervo vago è una delle principali autostrade di comunicazione bidirezionale tra l'intestino e il cervello. Trasmette segnali dall'intestino al cervello e viceversa, influenzando funzioni come l'umore, la digestione e la risposta allo stress. La stimolazione del nervo vago è un meccanismo chiave attraverso cui il microbiota può influenzare il sistema nervoso centrale.

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