La rivista scientifica italiana su fitness e movimento

Anno: 2024 Volume: 20243

Quando allenare è anche filosofia. Come la filosofia del coaching influisce sulla pratica

Abstract

Italiano

Il coaching è un processo complesso che va oltre la semplice trasmissione di informazioni, rappresentando un'attività sociale dinamica basata sull'interazione tra diversi soggetti. Gli allenatori devono sviluppare una filosofia di coaching ben definita per guidare le loro decisioni quotidiane e rispondere ai dilemmi etici nella pratica. Una filosofia di coaching efficace consiste in un insieme coerente di valori, credenze, comportamenti e principi che orientano l'azione dell'allenatore. La coerenza tra teoria e pratica è fondamentale per ottenere rispetto e fiducia degli atleti. L'articolo analizza l'importanza della filosofia del coaching nel processo di allenamento, esaminando diverse definizioni e approcci presenti in letteratura, evidenziando come una vision forte e definita sia necessaria per guidare gli atleti verso risultati a breve e lungo termine.

English

Coaching is a complex process that goes beyond simple information transmission, representing a dynamic social activity based on interaction between different subjects. Coaches must develop a well-defined coaching philosophy to guide their daily decisions and respond to ethical dilemmas in practice. An effective coaching philosophy consists of a coherent set of values, beliefs, behaviors and principles that orient the coach's actions. Consistency between theory and practice is fundamental to gaining athletes' respect and trust. The article analyzes the importance of coaching philosophy in the training process, examining different definitions and approaches present in literature, highlighting how a strong and defined vision is necessary to guide athletes toward short and long-term results.

Keywords

Italiano

filosofia coaching, etica allenamento, pratica allenatore, sviluppo coaching, principi allenamento, relazione atleta allenatore, valori sportivi, leadership sportiva, coaching sportivo, riflessione allenatore

English

coaching philosophy, coaching ethics, coaching practice, coach development, training principles, athlete coach relationship, sports values, sports leadership, sports coaching, coach reflection

Questo articolo esplora come la filosofia del coaching influenzi la pratica sportiva, sottolineando l'importanza di una filosofia ben definita per guidare le decisioni quotidiane degli allenatori. Propone che una filosofia di coaching coerente non solo rafforza la fiducia e il rispetto tra allenatori e atleti, ma fornisce anche una guida chiara per affrontare dilemmi etici e pressioni contestuali.

Introduzione

Il coaching è un processo. Questa parola può sembrare semplicistica ma, da altra prospettiva, suona chiaramente forte e ricca di significati diversi. Allenare è un processo, parola che trasmette l’idea di qualcosa di continuo, inarrestabile e in costante sviluppo. La natura del coaching è ipso facto un processo: come affermato da Wright et al. (2016), il processo di coaching è un’attività sociale dinamica, che si esplica nell’incessante interazione tra un certo numero di soggetti interessati.

Negli sport di squadra, non solo gli atleti e il club, ma anche, a seconda del livello, i genitori, i media, il consiglio direttivo, gli sponsor e molti altri partecipanti giocano un ruolo fondamentale e devono essere presi in considerazione quando si intraprende questa professione impegnativa, ma gratificante. Durante la loro carriera, gli allenatori devono prendere molte decisioni difficili, sia tecniche sia pro-sociali, in un breve periodo di tempo, che alla fine devono risultare efficaci. Questo porta alla forte necessità per gli allenatori non solo di rafforzare una profonda conoscenza del gioco, ma anche di sviluppare una chiara filosofia di coaching per guidare le azioni quotidiane e per rispondere ai dilemmi etici che si presentano nella loro pratica1.

La filosofia del coaching: definizioni e rilevanza per il processo di allenamento

È invece importante e rilevante (opinione degli autori) sviluppare una filosofia di coaching dato il suo supporto unico per guidare la pratica, fornendo direzione e coerenza per rimuovere l’incertezza sulle regole, gli stili e gli obiettivi2. Negli ambienti degli allenatori, alla parola filosofia sono stati attribuiti molti significati e diversi autori hanno dato la loro definizione del termine. Wilkox e Trudel (1998) hanno affermato che “la filosofia del coaching è un insieme di valori e comportamenti che servono a guidare le azioni”, mentre Kidman e Hanrahan (1997) la riconoscono come un fondamento di valori e convinzioni; altri (Lyle, 1999; Karpel, 2006) si riferiscono a ciò che, in ultima analisi, definisce la pratica del coach, mentre Parkin (2003, citato in Brennan e O’Connor, 2010) include “verità personali, principi, atteggiamenti e valori”.

È chiaro che ogni autore fornisce la propria interpretazione, tuttavia tutti concordano sul fatto che la filosofia consiste in un insieme di valori, credenze, comportamenti e principi che guidano la loro pratica. Dalle definizioni di questi autori è possibile comprendere come l’affermazione teorica e la sua concretizzazione in termini tangibili debbano essere correlate e riconoscibili. In questo senso, la coerenza è la chiave: se gli allenatori basano le loro azioni su una filosofia stabile e ben definita, non solo otterranno il rispetto e la fiducia degli atleti, ma spesso la loro stessa visione e la direzione diventeranno la visione e la direzione della squadra3.

Gli allenatori sono esseri umani e quindi hanno valori morali ed etici propri, che danno necessariamente forma al loro approccio. Lo sviluppo di una filosofia di coaching è un processo che dura tutta la vita, basato sull’autoriflessione, sui feedback e sull’esperienza che portano a una migliore conoscenza di sé. Questo non riguarda solo la dimensione da allenatore, ma l’intera persona. Conoscere sé stessi è a priori fondamentale per aiutare gli altri (atleti) a capire meglio chi sono. Come suggerito da Nesti e Sulley (2014), in un’analisi delle migliori accademie di calcio del mondo, i migliori allenatori sono definiti da questa consapevolezza, piuttosto che dalle loro competenze e conoscenze.

La loro capacità di raggiungere in profondità la mente di ogni atleta e di costruire un senso di scopo comune è ciò che fa davvero la differenza: questo è possibile solo se l’allenatore conosce correttamente sé stesso. L’atteggiamento personale in questo gioca un ruolo chiave: gli allenatori che sono completamente soddisfatti del loro ruolo e quindi intrinsecamente motivati divengono più inclini alla autoriflessione e alla autovalutazione… in pratica, più creativi e coraggiosi.

Questo articolo propone che l'autoriflessione e una filosofia di coaching ben definita siano essenziali per il successo a lungo termine degli allenatori. Sottolinea l'importanza di adattare le strategie di coaching alle esigenze individuali degli atleti e di mantenere una visione coerente nonostante le pressioni esterne. La flessibilità e l'adattabilità sono fondamentali per affrontare le sfide in diversi contesti sportivi.

Metodologia e didattica

L’autoriflessione è vista come un’opportunità per esplorare la fonte di significato della propria vita: come sostenuto da Ronkainen e Nesti (2017), l’assenza di significato è tra le più comuni fonti di disfunzioni psicologiche. L’autoriflessione porta a una migliore comprensione della natura umana e alla consapevolezza del ruolo che ogni individuo (quindi anche l’atleta) svolge nel nostro mondo (nel club e nel campionato): questa è la causa dell’apprensione quando la libertà di fare scelte, quindi la possibilità di selezionare quelle sbagliate, diventano consapevoli. Anche in questo caso, l’apprensione è vista come un’opportunità per una migliore conoscenza di sé: in questo caso, l’attenzione deve essere rivolta al lungo termine, basandosi sul principio che i cambiamenti significativi richiedono tempo (Ronkainen e Nesti, 2017).

Come suggerito da Corlett (1996), un pensatore che segue l’approccio socratico sarebbe certamente d’accordo con quest’ultima affermazione: il fulcro è la riflessione interiore di allenatori e atleti, che porta a potenti sviluppi. Il dialogo tra allenatore e giocatori è fortemente suggerito da questa visione, basata sulla convinzione dell’importanza della conoscenza di sé e di un rigoroso esame personale. Gli atleti devono diventare consapevoli della propria condizione e quindi comprendere a fondo le aree che necessitano di miglioramento e di lavoro: i cambiamenti sono pienamente efficaci quando il soggetto li assimila, anche se questo processo richiede tempo e fatica.

La visione socratica si contrappone a quella sofista. Quest’ultima valuta ogni azione attraverso il suo risultato immediato e quindi è guidata dall’intensa volontà di ottenere un consenso immediato. Questo approccio utilitaristico privilegia il risultato pratico e tangibile, per cui il successo a breve termine è fondamentale: l’attenzione è rivolta alla vittoria, senza curarsi della prestazione né dello sviluppo dell’atleta o dell’autoriflessione. Vengono insegnate agli atleti tecniche, strategie somatiche e mentali per aiutarli a gestire i loro sentimenti negativi, come l’ansia, e ad avere una soluzione immediata. Questo approccio è efficace quando si persegue il successo immediato della prestazione, ma può essere dannoso se si tiene conto dello sviluppo a lungo termine di un giocatore (Corlett, 1996).

Come affermano Bennie e O’Connor (2010), i giocatori professionisti di diversi sport intervistati sostengono che costruire una filosofia basata solo sulla vittoria è totalmente inefficace. I giocatori d’élite, avendo già acquisito una forte mentalità nel corso della loro intera carriera (che ha permesso loro di raggiungere i più grandi risultati nel loro sport), in questa prospettiva (auto-indagine e conoscenza) possono essere sostenuti per innalzare scopi e obiettivi. Anche se il dialogo può causare un senso di disagio e pochi effetti tangibili sono visibili nell’immediato, la visione a lungo termine dimostrerà che questo è l’approccio più efficace (Nesti e Sulley, 2014).

Sfide e adattamento a obiettivi, livelli e ambienti diversi

Avendo definito una filosofia solida e stabile, i comportamenti degli allenatori sono guidati da un insieme di convinzioni e valori verso ciò che intendono raggiungere.

La visione a lungo termine guiderà le azioni quotidiane, garantendo la coerenza anche in caso di sfide. Se la propria filosofia è ben sviluppata, i fattori esterni raramente possono avere un impatto significativo, in quanto gli allenatori perseguono le loro visioni come risultato di ripetute autoriflessioni che portano a una migliore conoscenza di sé. La flessibilità consente l’adattabilità a qualsiasi livello e circostanza: i principi fondamentali, così come l’approccio, sono gli stessi, mentre alcune variabili (es. tempo e frequenza) cambiano a seconda delle caratteristiche e delle esigenze dell’uditorio.

Ad esempio, spiegare un’esercitazione a un giocatore di calcio professionista o a un bambino della squadra U8 è totalmente diverso in termini di tempo, spazio e complessità. Ciò che rimane simile è la visione e la responsabilità che l’allenatore sente verso lo sviluppo del giocatore e della persona. L’ambiente è diverso, così come la pressione e il peso dei risultati, ma l’atteggiamento degli allenatori nei confronti della loro professione dovrebbe essere sempre lo stesso.

Nel caso dello sport di base, l’obiettivo del coaching è lo sviluppo personale e fisico dei bambini in un ambiente divertente, sicuro e coinvolgente. Sebbene i fattori esterni (ad esempio, i genitori e gli altri allenatori) possano avere un impatto significativo, ciò che, in ultima analisi, conta è il rapporto che l’allenatore è in grado di stabilire con i giovani atleti e i valori che questi ultimi riconoscono nel loro modello. Questo aspetto è essenziale anche quando si considerano le accademie dei club d’élite, dove i partecipanti sono più specializzati e in genere hanno un obiettivo ben definito da raggiungere nel diventare atleti evoluti. Tuttavia, il crescente rischio di burnout e la necessità di sostenere i ragazzi nel loro sviluppo a lungo termine hanno spinto le migliori accademie del mondo a prendere in considerazione la salute mentale dei loro giovani.

Coinvolgere i genitori nel club e concentrarsi sulla crescita personale dei ragazzi sono due delle misure attuate per garantire una visione comune e, laddove il risultato sperato non fosse raggiunto, un futuro alla persona (Nesti e Sulley, 2014).

Per quanto riguarda gli ambienti dello sport d’élite, la relazione è il fattore che cambia le prestazioni: infatti, permette all’allenatore di ottenere il rispetto, la fiducia e la convinzione della squadra. Secondo Voight e Carroll (2006), la chiave è trattare ogni giocatore non allo stesso modo, ma in base alle sue esigenze. In questo processo sono fondamentali, inizialmente, una profonda auto-riflessione e poi un continuum di dialoghi formali e informali sulla vita personale degli atleti. Il successo è il risultato di un modo di essere, pensare e agire (Voight e Carroll, 2006). Anche la filosofia del club è rilevante e deve coincidere con quella dell’allenatore, fornendo messaggi coerenti. Per questo motivo, spesso i club d’élite includono ex giocatori leggendari nelle proprie accademie, al fine di garantire il continuum di identità, valori, credenze e comportamenti (Nesti e Sulley, 2014).

Infine, è possibile affermare che una filosofia di coaching è il risultato di un profondo e lungo processo di auto-riflessione e di varie e numerose esperienze. I valori e i principi fondamentali dovrebbero essere ben definiti, mentre una certa flessibilità è necessaria per potersi adattare a ogni contesto e situazione (Martens, 2012).

Conclusione

In questa relazione, l’attenzione è stata posta sullo sviluppo di una filosofia di coaching come opportunità per i coach di identificare e comprendere meglio chi sono e cosa è più importante per loro. Ciò che va evitato è l’adozione sommaria di un elenco di buone affermazioni che hanno poco da dare in termini pratici. L’autoriflessione è la possibilità di chiarire gli scopi e gli obiettivi da perseguire nella propria vita e il percorso migliore da seguire. La conoscenza e lo studio dei diversi approcci possibili, insieme all’autoesame e all’esperienza, aiutano a definire una propria filosofia di coaching.

L’adattabilità e la flessibilità devono essere considerate per garantire l’affidabilità in contesti e ambienti diversi. Le influenze e i vincoli esterni sono fattori significativi, ma non dovrebbero mai intaccare l’integrità della propria visione, che riflette chi è veramente il coach e i suoi valori e convinzioni profonde. Il tempo investito per esaminare, riflettere e sviluppare una filosofia di coaching funzionale e autentica è sicuramente ben speso con il risultato di un percorso stabile e chiaro da seguire nelle azioni quotidiane dell’allenamento (Cassidy et al., 2008).

Questo articolo esplora le filosofie di coaching e i processi utilizzati da allenatori di successo, evidenziando l'importanza di una comprensione sociale, culturale e pedagogica del coaching. Propone un'analisi critica delle pratiche di coaching per migliorare l'efficacia e lo sviluppo delle competenze degli allenatori.

Bibliografia

  1. Bennie A., O'Connor D. (2010). Coaching philosophies: Perceptions from professional cricket, rugby league and rugby union players and coaches in Australia, International Journal of Sports Science and Coaching, 5(2), pp. 309-320.
  2. Cassidy T. G., Jones R. L., Potrac P. (2008). Understanding sports coaching: The social, cultural and pedagogical foundations of coaching practice. New York: Routledge.
  3. Corlett J. (1996). Professional Practice Sophistry, Socrates, and Sport Psychology, The Sport Psychologist, 10, pp. 84-94.
  4. Cushion C., Partington M. (2016). A critical analysis of the conceptualisation of coaching philosophy, Sport, Education and Society. Taylor & Francis, 21(6), pp. 851- 867.
  5. Karpel M. P. (2006). An inquiry into the philosophies and coaching processes of successful division i head coaches baseball, tesi di dottorato, Brigham Young University.
  6. Kidman L., Hanrahan S. (1997) Il processo di coaching: a practical guide to improving your effectiveness, Palmerston North, NZ: Dunmore Press.
  7. Lyle J. (1999) "Coaching philosophy and coaching behaviour", in: N. Cross e J. Lyle (eds) The Coaching Process: Principles and Practice for Sport, Oxford: Butterworth-Heinemann.
  8. Martens, R. (2012) Coaching di successo. Champaign, IL: Human Kinetics.
  9. Nesti M, Sulley C. (2014) Sviluppo giovanile nel calcio: lessons from the world's best academies. Routledge.
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  11. Van Mullem P., Brunner D. (2013). Sviluppare una filosofia di coaching di successo: a step-by-step approach, Strategies, 26(3), pp. 29-34.
  12. Voight M., Carroll P. (2006). Applicare le filosofie, i principi e le pratiche della psicologia dello sport sul campo: un'intervista con l'allenatore di football americano Pete Carroll. International Journal of Sports Science & Coaching, 1(4), 321-331.
  13. Wright C. et al. (2016). L'impegno dei giocatori di calcio d'élite nell'analisi delle prestazioni, International Journal of Performance Analysis in Sport, 16(3), pp. 1007-1032.
  14. Wilcox S., Trudel P. (1998). Constructing the coaching principles and beliefs of a youth ice hockey coach, Avante, 4: 39-66.

Vedi anche

Domande frequenti

Cos'è la filosofia del coaching e perché è importante per un allenatore?

La filosofia del coaching è un sistema di valori, convinzioni e principi guida che un allenatore adotta per orientare la propria pratica. È fondamentale perché fornisce coerenza nelle decisioni, previene messaggi contraddittori agli atleti e costruisce fiducia, integrando aspetti tecnici, etici e relazionali.

Come si sviluppa una filosofia personale di coaching?

Lo sviluppo di una filosofia personale richiede un processo continuo di autoriflessione. L'allenatore deve analizzare le proprie esperienze, i valori personali, le conoscenze tecniche e le convinzioni etiche, integrandoli in un insieme coerente e flessibile che si adatti ai diversi contesti operativi.

Quali sono i rischi di non avere una filosofia di coaching chiara?

La mancanza di una filosofia chiara può portare a incertezza nella pratica, decisioni incoerenti, perdita di fiducia da parte degli atleti e difficoltà nel gestire situazioni complesse. Questo può compromettere l'efficacia dell'allenamento e la relazione con gli stakeholder.

Una filosofia del coaching deve essere rigida o flessibile?

Una filosofia del coaching deve bilanciare stabilità e flessibilità. Deve fornire principi stabili e direzionali, ma al contempo essere sufficientemente flessibile per adattarsi ai diversi contesti, alle esigenze specifiche degli atleti e alle dinamiche mutevoli dell'ambiente sportivo.

In che modo la filosofia del coaching influisce sulla relazione tra allenatore e atleta?

Una filosofia chiara e ben definita promuove una relazione basata sulla fiducia, sul rispetto e sulla comprensione reciproca. Aiuta l'allenatore a comunicare in modo più efficace, a stabilire aspettative chiare e a supportare lo sviluppo olistico dell'atleta, non solo quello tecnico-sportivo.

La filosofia del coaching è utile solo per gli allenatori di alto livello?

Assolutamente no. La filosofia del coaching è utile per allenatori di ogni livello, dal settore giovanile all'élite. Fornisce una base solida per prendere decisioni consapevoli, gestire le sfide quotidiane e promuovere un ambiente positivo e produttivo per tutti gli atleti, indipendentemente dal loro livello di competenza.

Quali sono gli elementi chiave da considerare nella costruzione di una filosofia di coaching?

Gli elementi chiave includono i valori personali dell'allenatore, le convinzioni sull'apprendimento e lo sviluppo degli atleti, l'approccio alla disciplina e alla motivazione, le strategie di comunicazione, l'etica professionale e la visione a lungo termine per gli atleti e la squadra.

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