L'attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per il miglioramento delle capacità motorie, cognitive e di adattamento sociale nei bambini con ritardo mentale. Le evidenze scientifiche dimostrano che tutti i bambini con ritardo mentale presentano difficoltà nello sviluppo degli schemi prassici e carenze posturo-cinetiche, ma possono beneficiare significativamente di programmi di attività fisica adattata strutturati in base alle loro specifiche necessità.
Definizione e caratteristiche del ritardo mentale
Con il termine ritardo mentale non si indica un'entità clinica ben definita, ma solo il sintomo predominante o comunque di varie situazioni patologiche che differiscono fra loro per eziologia, caratteristiche e gravità. Il fattore determinante di tali definizioni riguarda il deficit cognitivo, deficit che ha connotazioni globali e relativamente stabili nel tempo, anche se suscettibili di evoluzione sulla base delle influenze ambientali ed educative1.
Per ritardo mentale o insufficienza mentale s'intendono tutte quelle sindromi dovute a cause organiche che hanno agito nel periodo prenatale, perinatale o postnatale, che determinano un incompleto ed insufficiente sviluppo delle capacità intellettive, tale che l'individuo presenta una limitata capacità ad adattarsi all'ambiente circostante in maniera efficiente ed armoniosa.
I ritardi nello sviluppo psicomotorio si caratterizzano come ritardi mentali globali semplici o associati a paralisi cerebrali e/o deficit sensoriali, visivi o uditivi, oppure si presentano come disturbi parziali della comunicazione e del comportamento, a volte al limite della normalità.
Le cause del ritardo mentale possono essere suddivise nelle seguenti categorie:
- cause sconosciute (75% dei casi)
- traumi pre e post-natali
- infezioni congenite e post-natali
- anomalie cromosomiche
- anomalie genetiche e disturbi del metabolismo ereditari
- cause di origine metabolica
Evoluzione delle classificazioni
Le classificazioni psicometriche, come quella iniziale ufficialmente proposta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1954, possono dirsi ormai completamente superate, in quanto l'esclusivo esame del quoziente intellettivo (QI) non è sufficiente a fornire indicazioni circa le effettive potenzialità dell'individuo, le sue strategie cognitive, i suoi problemi relazionali, il suo grado di adattamento all'ambiente.
La classificazione dell'OMS evidenziava cinque categorie di ritardo mentale:
- i soggetti Borderline, con QI compreso fra 70 e 80, che sono individui con capacità intellettive ai limiti della norma
- i ritardati mentali lievi, con QI compreso fra 50 e 70, indicati come soggetti educabili ed inseribili nel lavoro
- i ritardati mentali di medio grado, con QI compreso fra 30 e 50, definiti "addestrabili" in quanto in grado di raggiungere una certa autonomia se opportunamente assistiti
- i ritardati mentali gravi, con QI compreso fra 20 e 30, che vanno sempre aiutati e che risultano costantemente dipendenti dall'ambiente umano
- i ritardati mentali gravissimi o profondi, con QI inferiore a 20, che risultano necessitanti di sorveglianza continua
| Classe | Patologia | Quoz. INT. | ETÀ MENT. | Percentuale | Possibilità operative individuali |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | ritardo mentale lieve | q.i. tra 50 e 69 | da 9 a 12 anni | e.m. 80% della popolazione ritardata | Vocabolario ridotto, possibilità ridotte di risoluzione di problemi complessi. Da adulti riuscirebbero a sviluppare abilità sociali e lavorative. |
| 2 | ritardo mentale moderato | q.i. tra 35 e 49 | e.m. da 6 a 9 anni | 12% della popolazione ritardata | Vocabolario ancora più ridotto, difficoltà nella risoluzione di semplici problemi, scarse la coordinazione psicomotoria e l'accuratezza nel vestire. Da adulti, in ambienti protetti, manifesterebbero sufficienti abilità lavorative, pur richiedendo costanti attenzioni e supervisioni. |
| 3 | ritardo mentale grave | q.i. tra 20 e 34 | e.m. da 3 a 6 anni | 7% della popolazione ritardata | Vocabolario ridottissimo, mancanza di autonomia nella cura della persona, nell'età scolare riuscirebbero a malapena a provvedere alle più elementari norme igieniche. Possono presentare deficit fisici. |
| 4 | ritardo mentale profondo | q.i infer. 20 | e.m. infer. a 3 anni | 1% della popolazione ritardata | Capacità minime a livello senso-motorio, mancanza di controllo sfinterico, non autonomi nell'alimentazione, necessitano di quasi totale assistenza, richiederebbero servizi strutturati con assistenza continua. |
Nel 1973, l'American Association on Mental Deficiency (A.A.M.D.) ha modificato la classificazione di ritardo mentale eliminando la categoria dei soggetti "Borderline", in considerazione del fatto che ritardato mentale è solo quell'individuo il cui funzionamento cognitivo risulti considerevolmente al di sotto della media.
La classificazione a tre gruppi presentata da Zigler, Balla e Hodapp (1984) ha consentito sicuramente un passo avanti in quanto, nel loro sistema definitorio, oltre al parametro quantitativo (QI), sono stati presi in considerazione anche aspetti qualitativi ed eziologici. Gli autori hanno descritto tre gruppi d'individui con ritardo mentale, denominandoli rispettivamente:
- organici
- ambientali
- indifferenziati
I ritardati mentali "organici", che rappresentano una minoranza della popolazione dei soggetti con ritardo mentale, si caratterizzano per un danno biologico certo, per un deficit considerevole delle funzioni intellettive, per consistenti problemi di adattamento all'ambiente, per un'uguale distribuzione nei vari ceti sociali.
I ritardati mentali "ambientali", al contrario, rappresentano circa il 75% del totale di tali soggetti e si contraddistinguono per l'assenza di un danno biologico diagnosticato, per l'appartenenza ad ambienti socio-culturali deprivati, per la possibilità di condurre un'esistenza indipendente come adulti, se ricevono alcuni aiuti soprattutto di natura educativa.
Ai due gruppi di soggetti con ritardo mentale di tipo organico e ambientale se ne aggiunge, nella classificazione di Zigler et al. (1984), un altro detto "indifferenziato". Questa classe ingloba quegli individui i quali, a causa soprattutto di una conoscenza non esaustiva dei correlati eziologici, non risultano facilmente collocabili nelle prime due categorie.
La classificazione DSM IV
La classificazione sulla quale attualmente si tende a convergere a livello internazionale è quella formulata dal "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" (DSM IV) nella sua ultima versione, curata dall'American Psychiatric Association (1994).
La persona è definita come affetta da ritardo mentale in base ai seguenti tre criteri:
- quando il QI è inferiore a 70
- quando esistono limiti significativi in due o più aree di abilità di adattamento (comportamento adattativo)
- quando queste condizioni si manifestano prima dei 18 anni
Per abilità di adattamento s'intendono quelle necessarie a vivere, lavorare ed avere un ruolo nella comunità2.
Patologie associate e deficit motori
Fra i deficit intellettivi e relazionali che si riscontrano più frequentemente e le patologie annesse ricordiamo:
- sindrome di Down
- autismo
- epilessia
- disturbi sensoriali
- disturbi motori cerebrali
- insufficienze mentali
- turbe caratteriali
- patologie del comportamento
- difetti cardiaci
- ritardi psicomotori
La classificazione dei ritardi mentali è basata sulla valutazione del quoziente intellettivo (QI), calcolato mediante test psicologici standardizzati. In base a tale metodica di valutazione sono distinte le categorie di ritardo mentale.
Gli individui con un dimostrato basso livello di apprendimento ed una limitata capacità di apprendimento sono identificati come portatori di ritardo mentale (R.M) o d'insufficienza mentale (I.M).
Difficoltà motorie specifiche
Per quanto riguarda l'area motoria va messo in risalto come, nello specifico, i bambini in situazione di handicap mentale presentino sistematicamente ritardi e carenze.
Fra i problemi fisici associati al ritardo mentale la lassità legamentosa e l'ipotonia muscolare sempre si connettono con la sindrome di Down e condizionano sia il raggiungimento delle principali tappe evolutive che l'acquisizione dei cosiddetti prerequisiti funzionali del movimento (controllo del tono e del rilassamento, coordinazione, equilibrio ecc.). L'ipotesi che l'ipotonia muscolare e la lassità legamentosa giochino un ruolo importante nella determinazione del ritardo di sviluppo motorio è confermata anche da uno studio di Urlich e Urlich (1992).
Gli autori della letteratura scientifica traggono le seguenti considerazioni generali sulla qualità e la natura delle difficoltà motorie e prassiche dei bambini con ritardo mentale:
- tutti i bambini con ritardo mentale dimostrano, se pure in diversa misura, una difficoltà nello sviluppo e nell'uso degli schemi prassici. In alcuni bambini la difficoltà motoria assume le caratteristiche di un vero e proprio disturbo "specifico", che sembra compromettere selettivamente la messa in atto di programmi esecutivi
- i bambini con ritardo mentale presentano importanti carenze nello sviluppo posturo-cinetico, probabilmente connesso alle particolari difficoltà esecutive neuromotorie (ipotonia, lassità legamentosa ecc) e al loro deficit cognitivo di base
Una volta definita e classificata questa patologia in base alle diverse casistiche e alla diversa entità delle problematiche psico-fisiche ad essa connesse, proviamo a vedere come l'attività fisica possa rappresentare uno strumento efficace per il miglioramento delle condizioni di questi soggetti.
Gli individui con disabilità mentali possono presentare difficoltà in una o più componenti dell'apparato di elaborazione delle informazioni. Lavorando con questo tipo di disabili, è importante comprendere le loro diverse capacità di elaborazione delle informazioni, nonché il modo di porsi verso le medesime.
Ad esempio, gli individui affetti da sindrome di Down o ritardo mentale possono non essere in grado di elaborare istruzioni astratte e di serie come, ad esempio, "spostarsi verso il centro del campo, cercare un avversario e contrastarlo." Le informazioni devono essere il più possibile semplici, concrete e trasmesse una alla volta.
Diversamente dai soggetti affetti da trisomia 21, le caratteristiche degli individui che manifestano sindrome da disfunzione cerebrale minima, disgrafia, dislessia, disturbi di tipo convulsivo e alcuni tipi di lesioni cerebrali possono evidenziare, nello specifico, problemi di orientamento spaziale, ovvero difficoltà nel distinguere la destra dalla sinistra, ordinare nella giusta sequenza le informazioni, elaborare le informazioni in un determinato periodo di tempo1.
Valutazione e strumenti di misura
Come nella maggior parte dei casi, la valutazione del soggetto è necessaria al fine di programmare un idoneo piano di lavoro e per determinare lo stato e le esigenze del bambino. Alcuni bambini con disabilità intellettiva hanno bisogno solo di supporto intermittente o limitato, spesso possono eseguire gli stessi test dei bambini senza disabilità intellettiva. In alcuni casi, invece, i test standardizzati potrebbero richiedere degli adattamenti o l'utilizzo di test standard progettati specificamente per gli studenti con disabilità intellettive.
I bambini con disabilità intellettive che necessitano di sostegno limitato dovrebbero, ovviamente, anche essere in grado di completare le valutazioni utilizzate con il resto della popolazione studentesca. Tuttavia, i bambini che necessitano di un'assistenza continua spesso sono decondizionati, hanno ridotte capacità motorie per eseguire le prove, hanno bisogno di essere motivati e di avere spiegazioni semplici e chiare, ed è quindi consigliata un'accurata analisi del caso2.
Facendo riferimento ai mezzi di valutazione di questa popolazione, non possiamo non citare apparecchi come i contapassi, utilizzati sempre più spesso per misurare lo stile di vita del soggetto facendo riferimento, soprattutto, alla sua quotidianità ma, ancora, valutazioni alternative sviluppate da insegnanti (come scale di valutazione analitiche e liste di controllo, questionari e osservazioni sistematiche) sono particolarmente indicate anche per misurare le capacità condizionali di questi soggetti.
Tre test sono stati sviluppati specificatamente per l'uso degli studenti con disabilità intellettiva:
- Brockport Physical Fitness Test (BPFT)3, progettato per misurare la salute e la forma fisica degli studenti con limitazioni lievi;
- Ohio State University Scala of Intra - Gross Motor Assessment (OSU - SIGMA)4, progettato per misurare lo sviluppo motorio;
- Le guide del coaching dello Special Olympics5, progettate per misurare lo sviluppo e le capacità motorie.
Obiettivi dell'attività motoria
Gli obiettivi nell'ambito delle attività motorie costituiscono ciò che bisognerebbe conoscere e saper eseguire al termine di un percorso didattico, in seguito alle opportunità di apprendimento ricevute. L'attività fisica consente l'apprendimento di abilità motorie in modo che l'individuo possa rispondere adeguatamente alle richieste dell'ambiente. Gli effetti dell'attività fisica sulle componenti organiche comprendono l'incremento della forza, della resistenza, del miglioramento delle capacità cardio-vascolari e della flessibilità.
Gli effetti neuromuscolari riguardano invece il funzionamento armonico del sistema nervoso e del sistema muscolare, che rende possibile i movimenti desiderati e l'apprendimento di abilità locomotorie (camminare, saltare, scivolare, balzare, galoppare, saltellare ecc), non locomotorie (oscillare, scuotere, piegarsi, inchinarsi ecc), abilità di base per i giochi (colpire, ricevere, calciare, fermare, lanciare, battere, cambiare direzione ecc) e tecniche sportive (calcio, pallavolo, pallacanestro ecc).
Gli effetti socio-emozionali riguardano l'integrazione del soggetto all'interno della società, il miglioramento della comunicazione, dello scambio di idee, dello sviluppo della personalità e dei valori, della creatività e della capacità di divertirsi6.
Abilità sociali e relazione educativa
Con il termine abilità sociali si indica "un repertorio" di comportamenti verbali e non verbali, acquisiti attraverso l'apprendimento, per mezzo dei quali un individuo ricerca risposte di altri individui in contesti interpersonali7. Per perseguire gli obiettivi stabiliti, è necessario costruire una relazione interpersonale positiva e significativa tra il disabile e l'insegnante/allenatore, basata su capacità empatiche dell'insegnante.
L'apprendimento e il consolidamento di nuovi schemi motori adatti al deficit migliora la percezione di sé, del proprio corpo e delle sue possibilità di azione nello spazio circostante, delineando aree, percorsi e direzioni e arricchendo la conoscenza e la terminologia dei movimenti.
La regolazione del tempo e della velocità di esecuzione dei movimenti, assieme alla conoscenza delle relazioni tra le varie parti del corpo e tra il corpo e gli attrezzi sportivi utilizzati, favoriranno una maggiore confidenza con i gesti tecnici e le attrezzature a disposizione. Il miglioramento e il mantenimento delle capacità motorie condizionali e coordinative, ad un certo livello di allenamento, influirà anche sulle capacità attentive e di concentrazione, aumentando l'autostima e la sicurezza interiore8.
Strategie didattiche inclusive
Fondamentale è la necessità di privilegiare, con gli allievi con deficit mentale, una didattica operativa centrata principalmente sul fare, sull'operare, sullo sperimentare concretamente. Tramite un approccio di tipo motorio, manipolativo, soprattutto
Fondamentale è l'utilizzo della cosiddetta "risorsa compagni" ai fini dell'integrazione del soggetto con disabilità intellettiva all'interno di un gruppo. Strategie come l'apprendimento cooperativo e il tutoring dovrebbero avere maggiore risalto per attivare quella rete di relazioni di aiuto e di scambio fondamentali per l'apprendimento e l'integrazione sociale, al fine di condurre il bambino con ritardo mentale a sentirsi realmente parte della stessa comunità.
Allo stesso tempo, risulta indispensabile assicurare la massima individualizzazione al processo educativo, garantendo nel contempo una sua effettiva inclusione nel gruppo di gioco, adattando gli obiettivi generali a quelli individualizzati, per trovare spazi di lavoro sugli stessi argomenti, seppure su livelli diversi.
L'utilizzo del gioco è quindi il veicolo più efficace per facilitare le esperienze integrate. In un soggetto affetto da ritardo mentale, lo sviluppo affettivo è strettamente connesso a quello cognitivo, per cui la mancanza di flessibilità che presentano le strutture mentali deterInoltre, è stato osservato come certi comportamenti inadeguati, solitamente manifestati da soggetti con ritardo mentale medio o grave (aggressività, stereotipie sia di tipo autolesivo che non autolesivo, ecc.), tendono a ridursi nel momento in cui la persona impara a impiegare costruttivamente il proprio tempo libero. Esiste quindi un rapporto inversamente proporzionale fra l'acquisizione di abilità di gioco e l'emissione di comportamenti aggressivi e di auto-stimolazione22.
Abstract
The child with mental retardation presents a series of difficulties in the elaboration of the body scheme and the spatio-temporal relations, which results in the inability to program the movement in correct sequences to be developed in space and time. Once this pathology has been defined and classified according to the different cases and the different extent of the psycho-physical problems connected to it, let us try to discover what good practice could be adopted with those individuals affected by mental retardation.
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