Numero 18

I.N.T.: nuova frontiera dell’allenamento giovanile?

I.N.T.: nuova frontiera dell'allenamento giovanile?
Articolo per la rivista scientifica "Scienza e e Movimento": "I.N.T.: nuova frontiera dell’allenamento giovanile?" di Gianluca de Giorgi
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Gli anni passano, nuove ricerche scientifiche vengono pubblicate ogni giorno sulle varie banche dati, nuove scoperte vengono sempre effettuate ma, comunque, alcuni quesiti (se non paure e preoccupazioni) faticano ad essere risolti.

Questo è il caso dell’allenamento giovanile: la questione relativa alle controindicazioni (un po’ per sentito dire, un po’ perché forse tutti credono di conoscere la fisiologia e l’anatomia) dell’attività nei ragazzini è oramai un must che va sempre di moda.

Nello specifico ci si riferisce agli allenamenti di forza (tutti i suoi tipi) visto che tendenzialmente sembrano essere tutti d’accordo con la pratica di attività ludico-ricreative nei bambini e pre-adolescenti.

CARATTERISTICHE FISIOLOGICHE DI BAMBINI E PRE-ADOLESCENTI

La frase che si sente pronunciare spesso riguardo l’attività sportiva nei bambini è : “il bambino non è un adulto in miniatura”.

Analizzando questa affermazione, possiamo dire (secondo la letteratura scientifica) che in parte può essere vera ma in parte potrebbe non esserlo. Può essere presa per vera in quanto è ovvio che il bambino non può essere sottoposto a programmi di lavoro che solitamente vengono assegnati ad adulti (anche nel caso questi dovessero essere ridotti in termini di volumi e intensità); però è anche vero che, fisiologicamente parlando, si potrebbe confutare l’affermazione fatta in precedenza. Prendendo, ad esempio, le caratteristiche cardiovascolari di un bambino noteremo che egli presenta un cuore più piccolo, di conseguenza la gittata e volume di scarica sistolica saranno nettamente minori rispetto a quelli di un adulto.

È anche vero però che la superficie corporea del fanciullo sarà minore, ciò vuol dire quindi che, rapportando i due fattori, la proporzione tra adulto e adolescente potrebbe portare a trovare un equilibrio logico. Lo stesso vale per il massimo consumo di ossigeno (VO2max) il quale è un fattore dipendente non solo dalle caratteristiche cardiovascolari ma è anche direttamente proporzionale alla quantità di massa muscolare presente sull’individuo: anche qui il VO2max di un bambino sarà minore, ma anche la richiesta di ossigeno muscolare lo sarà allo stesso modo.

Dopo questa breve premessa è importante specificare come la forza, nei bambini, segue un percorso ben preciso nell’arco dell’evoluzione del soggetto, aumentando grazie a determinati fattori in determinati momenti della vita. Precisamente: dalla nascita fino all’inizio della pubertà l’aumento di forza è dato prevalentemente da fattori nervosi; questo accade poiché il bambino non risulta ancora maturo dal punto di vista ormonale. Quindi sapendo che la forza è una capacità che dipende direttamente da fattori nervosi e strutturali, non potendo aumentare i propri volumi muscolari a causa della mancata sintesi di un’adeguata quantità di testosterone, il bambino aumenterà i propri livelli di forza grazie al miglioramento dei fattori nervosi. In particolare abbiamo: la mielinizzazione degli assoni, l’aumento delle unità motorie attivate e l’aumento della coordinazione tra muscoli agonisti e antagonisti.

Dall’inizio della pubertà in poi si avrà un consolidamento dei fattori nervosi, un aumento dei fattori ormonali e, di conseguenza, un buon aumento dei volumi muscolari; con la fine della pubertà e l’inizio dell’età adulta si avrà quello che è un potenziale ottimale per lo sviluppo della capacità di forza.

I.N.T. (INTEGRATIVE NEUROMUSCULAR TRAINING): COS’È E COME ATTUARLO

Gli ultimi studi scientifici parlano molto di questa nuova tipologia di allenamento, essa prende il nome di INT (trattasi dell’acronimo di Integrative Neuromuscular Training).

Questa nuova metodologia di allenamento è stata descritta come un insieme di stimoli ai quali i bambini verranno sottoposti al fine di aumentare quelle che sono le loro capacità (coordinative e condizionali) e per attuare una tipologia di prevenzione in vista di quella che sarà la loro vita futura.

I suddetti stimoli sembrano essere di vari tipi, si parte infatti da un’attività di tipo generale che si tramuta poi in quella che è l’attività specifica che verrà poi applicata in base allo sport praticato (attenzione però a non ricadere nel classico errore rappresentato da una specializzazione precoce, in quanto si potrebbero ottenere degli effetti completamente opposti a quelli auspicati); l’ INT, inoltre, prevede un adeguato sviluppo di forza massima, forza resistente ed esplosiva parallelamente ad un buon allenamento dei parametri di velocità e agilità, i quali non andrebbero mai dimenticati o messi da parte.

In base a ciò che è stato finora detto, si può dedurre come il periodo di sviluppo ideale per avviare a questa metodica di allenamento sia quello compreso tra i 6 e gli 8 anni d’età (periodo all’interno del quale rientrano le prime importanti fasi sensibili); inoltre un ruolo fondamentale viene ricoperto dalla figura dell’istruttore/insegnante il quale ha l’importante compito di inizializzare il fanciullo a questa pratica facendo in modo che quest’ultimo, step by step, riesca a progredire nell’apprendimento della tecnica base degli esercizi ancor prima di focalizzare la propria attenzione e il proprio allenamento sul parametro intensità (carico allenante).

Uno dei primi compiti dell’insegnante, infatti, è proprio quello di fare in modo che il bambino possa apprendere le varie “skills” affinando la tecnica e rendendola ottimale per poi iniziare a porre l’accento sull’aumento progressivo dei carichi di allenamento attraverso una programmazione adeguata.

Gli obiettivi dell’INT possono essere così riassunti:

  • Ottimizzare la crescita e lo sviluppo (Behringer et al., 2010, Slining et al., 2010)
  • Acquisire una grande varietà di abilità motorie (Lubans et al., 2010)
  • Migliorare la forza muscolare e la tecnica dell’esercizio (Faigenbaum and Myer, 2010)
  • Migliorare la stabilità dinamica e il controllo posturale (Mickle et al., 2011)
  • Migliorare la predisposizione a svolgere altre attività fisiche (Faigenbaum and Myer, 2010)
  • Stimolare uno stile di vita attivo e sano (Slining et al., 2010)

L’articolo completo è disponibile in formato PDF.
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Abstract of the article in English

Although today we continue to think that resistance training can be risky for children, many studies show how in fact it brings countless benefits also in terms of prevention. About that, for some years now, INT (Integrative Neuromuscular Training) is a new form of children training to improve coordinative and conditional capacities and to prevent future body injuries or desease.

Profilo autore

Laureato in scienze delle attività motorie e sportive, attualmente iscritto al corso di Scienze e tecniche dello sport presso l'università di Bologna


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