Numero 20

Effetti di una esposizione cronica allo stimolo vibratorio su un modello sperimentale murino

Effetti di una esposizione cronica allo stimolo vibratorio su un modello sperimentale murino
Effetti di una esposizione cronica allo stimolo vibratorio su un modello sperimentale murino
Studi effettuati sugli animali e sull’uomo hanno confermato che l’esercizio agisce positivamente su diversi aspetti del funzionamento cerebrale, sull’apprendimento e sulla memoria, proteggendo dalla neurodegenerazione e alleviando la depressione.
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Abstract dell’articolo in Italiano

Quando si parla di “plasticità” ci si riferisce, di solito, alla particolare proprietà che ha un solido di subire deformazioni di notevole ampiezza che permangono al cessare della sollecitazione che le ha prodotte.

L’impiego scientifico di questo termine ha trovato ovvia collocazione in discipline come la fisica e l’ingegneria con lo scopo di descrivere le proprietà meccaniche tipiche di alcuni materiali. Solo in tempi più recenti il termine “plasticità” ha trovato applicazione anche in campo neurobiologico, con riferimento alla “modificabilità” dimostrata dal sistema nervoso in risposta all’esposizione di determinate “esperienze”.

I fenomeni plastici all’interno del sistema nervoso centrale (SNC) rappresentano ormai la necessaria premessa teorica per poter ipotizzare interventi finalizzati a contenere o a superare esiti di patologie anche molto gravi che costituiscono il presupposto fondamentale per la formulazione di qualsiasi intervento riabilitativo. Parallelamente, si è andato sempre più affermando in campo scientifico il concetto che vede la sfera cognitiva collegata a quella motoria.

Studi effettuati sugli animali e sull’uomo hanno confermato che l’esercizio agisce positivamente su diversi aspetti del funzionamento cerebrale, sull’apprendimento e sulla memoria, proteggendo dalla neurodegenerazione e alleviando la depressione.

Il movimento aumenta la plasticità sinaptica, modificando direttamente la struttura della sinapsi e potenziandone la forza, rafforzando allo stesso tempo i sistemi che supportano la plasticità, come il metabolismo e la funzione vascolare.

Queste modificazioni strutturali e funzionali sono state dimostrate in diverse aree cerebrali, ma gli studi più significativi sono stati condotti a livello ippocampale.

L’articolo completo è disponibile in formato PDF.
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Abstract of the article in English

When we speak of “plasticity” we usually refer to the particular property that has a solid to undergo deformations of considerable amplitude that remain at the end of the solicitation that produced them.
The scientific use of this term has found obvious place in disciplines such as physics and engineering with the aim of describing the mechanical properties typical of some materials. Only in more recent times has the term “plasticity” been applied also in the neurobiological field, with reference to the “modifiability” demonstrated by the nervous system in response to the exposure of certain “experiences”. The plastic phenomena within the central nervous system (CNS) now represent the necessary theoretical premise to be able to hypothesize interventions aimed at containing or overcoming even very serious outcomes that constitute the fundamental prerequisite for the formulation of any rehabilitation intervention. At the same time, the concept that sees the cognitive sphere connected to the motor sphere has been increasingly affirmed in the scientific field.

Profilo autore

Laureato in Scienze Motorie e Sportive presso l'Università di Roma "Foro Italico", laureando in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive Adattate, chinesiologo professionista certificato FAC


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