Numero 20

L’evoluzione delle arti marziali: dalla pratica tradizionale all’agonismo moderno negli sport da combattimento

L'evoluzione delle arti marziali: dalla pratica tradizionale all'agonismo moderno negli sport da combattimento
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L’origine delle arti marziali giapponesi può ritrovarsi nella tradizione guerriera dei samurai e del sistema di caste che limitava l’uso delle armi ai membri delle classi guerriere, vietandone l’uso alla maggioranza della popolazione. Originariamente, si richiedeva e ci si aspettava che i samurai fossero perfettamente in grado di usare diversi tipi di armi e di combattere anche disarmati, sviluppando così l’assoluta maestria nelle capacità di combattimento che sarebbero servite loro per glorificare se stessi o il loro signore. Nel tempo, questo scopo fu alla base della filosofia che persegue una consapevolezza spirituale attraverso il perfezionamento delle proprie qualità marziali.

Oggi le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: autodifesa, salute fisica, forma di ginnastica, autocontrollo, meditazione, responsabilizzazione sull’uso della forza, acquisire confidenza col proprio corpo, sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti. In  modo particolare negli ultimi anni ciò che spinge molti atleti a praticare le arti marziali non è più nella filosofia in sé come un tempo ma è nello sport da combattimento agonistico, ciò che porta gli atleti ad avvicinarsi all’agonismo si trova  nella concezione del confronto che nasce da uno stimolo ben preciso che è quello della competizione.
È opportuno sottolineare che non vi è differenza fra arti marziali e sport da combattimento: in quanto gli stessi sport da combattimento sono rappresentati dalle varie discipline marziali, giapponesi, cinesi e cosi via,  quest’ultime possono essere praticate agonisticamente oppure no. Inoltre essendo che le arti marziali nei secoli si sono ampiamente divulgate in ogni parte del mondo, molte di esse hanno subito dei cambiamenti, di conseguenza non sono più pure, tuttavia, però, soprattutto in oriente ove molte discipline sono nate ed hanno radici, alcune di esse sono ben conservate e praticate nei monasteri, nei templi o nei classici dojo come ad esempio nel caso dello Shaolin.

Combattere è una delle forme di confronto molto antica ed ha la sua origine proprio nelle arti marziali. I giochi olimpici nell’antichità erano composti da discipline prettamente da combattimento come il tiro del giavellotto, la corsa armata, il pancrazio, fino ad arrivare all’epoca romana che introdusse gli scontri tra i gladiatori nelle arene. Il primo cenno storico riguardante gli sport da combattimento risale al 648 a.C.

Quell’anno, durante i giochi olimpici, prese piede il pancrazio, una disciplina da combattimento simile al pugilato che prevedeva uno scontro all’ultimo sangue nel quale le uniche regole erano di non mordere e non colpire sugli occhi. Gli incontri potevano durare anche molte ore e si combatteva fino alla sottomissione o morte dell’avversario.

Successivamente, nel medioevo e poi nel rinascimento, gli sport da combattimento venivano praticati come una sorta di addestramento alla guerra. Intorno all’800 la pratica sportiva del combattimento viene disciplinata e riconosciuta a livello internazionale, mentre nel mondo europeo si diffondeva il pugilato, la lotta olimpica e la scherma, discipline provenienti dalle abilità da combattimento degli antichi guerrieri.

Tutto ciò ha totalmente cambiato la visone del combattimento attraverso il mutamento delle varie civiltà, l’evoluzione e le trasformazioni atte a segnare i passaggi di vita storici. Oggi gli sport da combattimento sono numerosi e adottano una varietà di tecniche, limitazioni e soprattutto  regolamenti sportivi di carattere internazionale, infatti, nel mondo moderno le discipline da combattimento sono praticate con l’ausilio di protezioni, come i guantoni, le conchiglie e i paradenti.
Questo è un segno evidente di evoluzione nel tempo, infatti,  facendo alcuni esempi nella boxe sono ammessi soltanto i pugni, mentre altre discipline prevedono anche calci, ginocchiate e gomitate, come nel Muay Thai, oppure nel Fighting System, il combattimento agonistico del Ju Jitsu tradizionale, quest’ultimo prevede che il combattimento si svolge su tre fasi di seguito, all’inizio gli atleti si affrontano con atemi, colpi a distanza di calci e pugni, quella che viene definita prima fase, sino a quando uno dei due atleti effettua una presa sul judogi dell’avversario passando alla seconda fase.
Una volta che un atleta sceglie e riesce ad afferrare il suo avversario è vietato sferrare alcun colpo, fin tanto che persiste una qualsiasi presa. Nella seconda fase l’obiettivo di ciascun atleta diventa effettuare una proiezione dell’avversario utilizzando tecniche opportune di Nage-Waza. Una volta che uno dei due contendenti ha effettuato una proiezione dell’avversario o entrambi finiscono a terra, il combattimento continua nella terza fase in cui l’obiettivo è immobilizzare l’avversario al suolo osae-komi o costringerlo alla resa tramite leve articolari kansezu-waza o strangolamento shime-waza. Tale disciplina adotta inoltre  anche protezioni per mani, tibia e piedi.

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Abstract of the article in English

The evolution of martial arts, from the origins of traditional practice to modern competition. The progressive growth in Italy in combat sports. The mixed martial arts as the most seen and practiced sport in the world and the importance of science and technology in combat sports.

Profilo autore

Dott.ssa Francesca Lo Re, Laureata in Scienze motorie, docente per i corsi di formazione di NonSoloFitness


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