Numero 18

Benefici e rischi del cedimento muscolare nell’allenamento contro resistenze

Benefici e rischi del cedimento muscolare nell'allenamento contro resistenze
Benefici e rischi del cedimento muscolare nell'allenamento contro resistenze
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INTRODUZIONE

Il cedimento muscolare è una pratica particolarmente diffusa ed accettata da chi si relaziona abitualmente con i sovraccarichi ed ha come obiettivi l’aumento dell’ipertrofia muscolare e delle performances neuromuscolari. Esso combacia con il punto di momentanea incapacità muscolare; per via del progressivo affaticamento non si è più in grado di proseguire la serie di lavoro la quale s’interrompe.

Raggiungere (o superare) tale soglia presenta indubbiamente una serie di aspetti sia positivi sia negativi per quanto riguarda la salute, le prestazioni e la massa muscolare. Questi aspetti saranno trattati ed esplicitati nel seguente lavoro basandoci sulla numerosa mole di dati e ricerche scientifiche a riguardo. Al termine verranno inoltre fornite delle raccomandazioni pratiche in base alle caratteristiche del soggetto ed al contesto di allenamento.

VANTAGGI DEL CEDIMENTO MUSCOLARE

Allenarsi fino al fallimento muscolare permetterebbe di massimizzare il reclutamento delle unità motorie[1]. Infatti, come espresso dal principio delle dimensioni di Henneman[2], al sopraggiungere della fatica, soprattutto a carico delle unità motorie (UM) a bassa soglia, incrementerebbe in modo significativo il contributo di quelle ad alta soglia per sostenere la produzione di forza; il cedimento sarebbe dunque una condizione necessaria in caso di utilizzo di carichi leggeri (pari o inferiori a 15RM)[3] per sollecitare lo spettro completo delle UM. Al contrario, con carichi pesanti[4] (da 1 a 5RM) anche le UM ad alta soglia sono reclutate sin dall’inizio per cui perderebbe di valore la sua applicazione.

Tuttavia il solo reclutamento muscolare non è sufficiente perchè è necessario anche che le fibre muscolari vengano stimolate per un certo periodo di tempo, ossia tempo sotto tensione (TUT – Time under tension)[5], come avviene appunto quando si protrae una serie per giungere al cedimento e\o mediante le varie tecniche di lavoro apposite (super serie, forzate, stripping, ripetizioni parziali, pre affaticamento e così via).

In diversi studi è stato dimostrato che il diametro della sezione trasversa dei muscoli era diminuita (o comunque non vi erano guadagni superiori) quando le serie non raggiungevano il cedimento[6][7][8]; tale situazione mostra un’attenuazione della sintesi proteica miofibrillare e della segnalazione anabolica muscolare[9]. Non sorprende quindi sapere che il cedimento muscolare sia una vera e propria necessità per soggetti o atleti di livello avanzato di fronte a situazioni di stallo[10][11]. In ultimo va considerato che lavori portati al cedimento permettono di ottimizzare l’allenamento nel caso in cui, per varie motivazioni, si avesse a che fare con un’obbligata e ridotta frequenza di allenamento permettendo di compensare il ridotto volume di lavoro eseguibile.

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Abstract of the article in English

Benefits and risks of muscular failure in resistance training

Training to muscular failure is a widespread and accepted practice by those who regularly train with overloads and whose objectives are to increase muscle hypertrophy and neuromuscular performances. Reaching (or overcoming) the point of momentary muscular failure involves a series of positive and negative aspects regarding health, performances and muscle mass. Know the effects on neuromuscular, locomotor and cardiorespiratory systems, the metabolic and hormonal impact is essential to correctly manage muscular failure depending on the characteristics of the subject (age, lifestyle, level of training, diseases), types of exercises, loads and methods.


  • [1] Willardson , JM, Norton, L, Wilson, G. Training to failure and beyond in mainstream resistance exercise programs. Strength Cond J. 2010
  • [2] Henneman E, Somjen G, Carpenter Do. FUNCTIONAL SIGNIFICANCE OF CELL SIZE IN SPINAL MOTONEURONS. J Neurophisiol. 1965
  • [3] Spiering, BA, Kraemer, WJ, Anderson, JM, Armstrong, LE, Nindl, BC, Volek, JS, Maresh, JM. Resistance exercise biology: Manipulation of resistance exercise programme variables determines the responses of cellular and molecular signalling  pathways. Sports Med. 2008
  • [4] Brad J. Schoenfeld. The Mechanisms of Muscle Hypertrophy and their application to resistance training. Strength & Conditioning Journal. 2010
  • [5] Brad Schoenfeld. Scienza e sviluppo della ipertrofia muscolare. Olympian’s S.r.l.. pag. 63. 2017
  • [6] Brad Schoenfeld. Scienza e sviluppo della ipertrofia muscolare. Olympian’s S.r.l.. pag. 65. 2017
  • [7] Goto K, Ishii N, Kizuka T, Takamatsu K. The impact of metabolic stress on hormonal responses and muscular adaptations. Med Sci Sports Exerc. 2005
  • [8] Gieβsing J, Fisher J, Steele J, Rothe F, Raubold K, Eichmann B. The effects of low-volume resistance training with and without advanced techniques in trained subjects. J Sports Med Phys Fitness. 2016
  • [9] Vinod Kumar, Anna Selby, Debbie Rankin, Rekha Patel, Philip Atherton, Wulf Hildebrandt, John Williams, Kenneth Smith, Olivier Seynnes, Natalie Hiscock, Michael J. Rennie. Age-related differences in the dose–response relationship of muscle protein synthesis to resistance exercise in young and old men. J Physiol. 2009
  • [10] Jeffrey M. Willardson. The application of training to failure in periodized multiple-set resistance exercise programs. Strength & Conditioning Journal. 2007
  • [11] Willardson, Jeffrey M, Norton, Layne, Wilson, Gabriel MS. Training to Failure and Beyond in Mainstream Resistance Exercise Programs. Strength & Conditioning Journal. 2010
Profilo autore

Laureato in Scienze delle Attività Motorie e Sportive


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